|
Sito per i Ragazzi, le Famiglie e gli Insegnanti di Anticoli Corrado e della Valle dell'Aniene
Progetto Idee sui Bambini
Home Il Prof Viaggio d'Ombre Fantasie e Sparizioni La Materiachenoncè |
Leggi le interessantissime domande di Beatrice e Caterina su questi film!

Corso di Educazione Cinematografica
Primo anno
Idee sui Bambini
I film e i bambini si assomigliano molto...
Entrambi, per dirne una,
hanno solo poco più di cent’anni!...
Prima non c’erano, o magari non si vedevano:
i film perché non erano stati inventati,
e i bambini perché quasi nessuno
aveva la voglia o il tempo o la forza
di guardarli e ascoltarli per più di un istante.
Oggi, invece, per gli uni e per gli altri,
le cose vanno forse un po’ meglio...
E tuttavia accade ancora, ai film e ai bambini,
di venire talvolta disprezzati
perché non sanno e non parlano
della vita cosiddetta “vera”;
o di essere interrotti e sopraffatti,
gli uni dai razionali discorsi dei “grandi”,
gli altri dalla pubblicità
ed entrambi dalle tantissime cose
che son credute più serie e importanti di loro.
Per questo, un Cineforum che s’intitoli
IDEE sui BAMBINI
non può avere altro scopo
che quello di ricordare loro,
con l’importanza e la bellezza dei film,
quanto siano essi stessi belli e importanti,
e quanta cura gli spetti dagli altri e da sé.
1. Bambini alla nascita del cinema
2. Bambini dai libri al cinema
3. Bambini... selvaggi o sapiens?
10. Bambini... adulti!
1. Bambini alla nascita del cinema
|
1. Bambini al cinema, di Francesco Maselli (1957); Il monello, di Charlie Chaplin (1921), con Charlie Chaplin, Jackie Coogan e Edna Purviance. Al centro di Roma, nel parco di Villa Borghese, c’è un cinema minuscolo e speciale. Si chiama Il Cinema dei Piccoli, perché da molti anni propone solo film per bambini. Nel 1957, attratto da questa caratteristica più unica che rara, il regista Francesco Maselli vi ha girato un cortometraggio (della durata di poco più di un quarto d’ora) in cui si vedono solo i volti, le espressioni e i gesti dei piccoli spettatori durante la proiezione di un cartone animato (o forse di una comica.) Sono, naturalmente, volti e atteggiamenti di bambini di allora, in parte diversi da quelli di oggi; ma continuano a mostrarci, dopo quasi mezzo secolo, fino a che punto i bambini possano venire coinvolti, emotivamente e fisicamente, dalla visione di un film... e costituiscono, perciò, un’ottima introduzione per un Corso di Educazione Cinematografica come questo, che non solo si rivolge ai bambini e gli “parla” di loro, ma si propone l’ambizioso obiettivo di aiutarli a ritrovare (se per caso lo avessero un po’ smarrito) l’antico piacere di rimanere incantati dinanzi alle fantastiche visioni della creatività umana. Segue Il monello, che è forse il più famoso dei film di Charlie Chaplin (Charlot) e che, sebbene sia stato girato più di ottant’anni fa, continua ad essere un punto di riferimento per chiunque voglia fare del cinema con e su i bambini. Storia di un Monello abbandonato dai genitori e del Vagabondo che non può fare a meno di prendersi cura di lui e di volergli bene come a un figlio, Il monello ci parla del bambino (e di ogni adulto che riesca a diventare grande senza “uccidere” il bambino che è in lui) come di esseri umani i cui istinti ed affetti sono più sani di quelli di molti altri (nonostante le “monellerie” che commettono per difendersi e sopravvivere) e che potrebbero, perciò, rendere la nostra Società assai più umana di quanto sia riuscita a essere fino ad oggi. |
2. Bambini dai libri al cinema
|
2. Il Mago di Oz, di Victor Fleming (1939), con Judy Garland. Talvolta i bambini, proprio perché bambini, riescono a penetrare più facilmente degli adulti nel Regno della Fantasia. E magari (a differenza di Alice nel Paese delle Meraviglie, a cui invece va tutto male) riescono anche a farvi delle grandi scoperte e a compiere delle grandi imprese!
|
|
|
3. Chi ha paura delle streghe?, di Nicholas Roeg (1990), con Jason Fisher, Mai Zetterling, Anjelica Huston e Rowan Atkinson. Luke ha nove anni, ed è orfano. Vive con la nonna, che lo mette in guardia contro l’odio delle streghe per i bambini. Ma un giorno la buona vecchietta lo porta in vacanza in Cornovaglia, nel Grand Hotel diretto dal signor Stringer, senza sapere che nello stesso lussuoso albergo si son date convegno le streghe più perfide che ci siano, guidate dall’ancor più malvagia Strega Suprema. E che il loro intento, per niente simpatico, è quello di trasformare in topi tutti i bambini del mondo!
|
|
|
4. Le avventure di Pippi Calzelunghe, di Ken Annakin (1988), con Tami Erin. Pippi Calzelunghe non solo è una bambina molto speciale, ma vive e si comporta in modo più speciale ancora! E i suoi amici la invidiano non solo per la sua assoluta libertà, ma soprattutto perché, nonostante faccia sempre quel che le pare, non fa mai nulla di sbagliato o di brutto e non perde mai il suo naturale buon cuore!
|
|
|
5. Le avventure di Tom Sawyer, di Don Taylor (1973), con Warren Oates e Jodie Foster. Tratto dall’immortale romanzo di Mark Twain, geniale scrittore e umorista americano dell’800, questo film narra le avventure (e le disavventure) di un bambino che tutti, nel piccolo paese in cui vive, giudicano un birbone destinato a finir male... Ma sarà davvero così? O c’è qualcosa, a volte, negli ambienti creati dai grandi, che impedisce ai bambini d’essere bambini?
|
|
|
6. Le avventure di Huck Finn, di Stephen Sommers (1993), con Elijah Wood, Courtney B. Vance, Robbie Coltrane, Jason Robards e Ron Perlman. Huckleberry Finn (per gli amici Huck) è il migliore amico di Tom Sawyer, e questo film, tratto anch’esso da un romanzo di Mark Twain, racconta che cosa accadde a lui e a Tom quando, stanchi dell’incomprensione dei loro cari e di tutto il paese, decisero di scappare di casa insieme a Jim, un giovanotto di colore che voleva andare al Nord per non essere più uno schiavo...
|
|
|
|
7. L’isola del tesoro, di Fraser Heston (1990), con Christian Bale, Charlton Heston, Oliver Reed e Christopher Lee. Tratto dal romanzo omonimo pubblicato da Robert Louis Stevenson nel 1881 (uno dei massimi capolavori della letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi) questo film racconta le avventure di Jim, un ragazzo che è entrato in possesso della mappa di un prezioso tesoro e perciò è costretto a vedersela con una gran quantità di cattivi (brutti ceffi, banditi e pirati d’ogni genere, decisi a qualsiasi crimine pur d’impadronirsi del bottino) e con un certo numero di buoni che vogliono esattamente la stessa cosa... Eppure, a dispetto della rapacità dei grandi che lo circondano, Jim diviene ben presto l’ago della bilancia fra di loro, mentre la capacità di indurlo a parteggiare per gli uni o per gli altri appare sempre di più, ad entrambi gli schieramenti, come l’unica vera misura del loro valore e del loro diritto al bottino.
|
|
8. La storia infinita, di Wolfgang Petersen (1984), con Noah Hathaway, Barret Oliver e Tami Stronach. Il Regno di Fantàsia è minacciato di distruzione dall’avanzata del Nulla. Atreiu, un eroico ragazzo, viene incaricato dall’Infanta Imperatrice di scongiurare il tremendo pericolo. Ed egli tenta, ma dopo varie avventure deve rendersi conto che nessuna creatura della fantasia, nemmeno se in gamba come lui, può riuscire da sola a sconfiggere il Nulla: è necessario l’aiuto di un bambino terrestre, e questo bambino è Bastian, che nella soffitta della sua scuola sta leggendo proprio La storia infinita! Ma Bastian, al pari di tutti noi, vive nella realtà: come potrà raggiungere il mondo della fantasìa? E com’è possibile, in fondo, che un intero Universo fantastico risorga dalla creatività di un cucciolo d’uomo, così immaturo e poco esperto?!
|
|
|
9. Le avventure di Pinocchio, di Luigi Comencini (1972), con Andrea Balestri, Nino Manfredi, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Lionel Stander e Gina Lollobrigida. La storia immortale del burattino che vuol diventare un bambino vero propone alla nostra riflessione alcuni importanti quesiti. Come, per esempio: 1. Pinocchio è un bambino finto, finché non diventa un bambino vero? 2. Anche nella realtà le persone possono essere finte e poi diventare vere? 3. Si può compiere anche il percorso inverso, cioè smettere di essere veri e diventare finti? E diventando grandi che cosa si diventa, più veri o più finti? |
|
3. Bambini... selvaggi o sapiens?
|
12. Tutto accadde un venerdì, di Gary Nelson (1977), con Barbara Harris, Jodie Foster e John Astin. “Mettiti qualche volta nei miei panni, invece di pensare solo a te stessa!” dicono talora le mamme alle figlie (e anche ai figli). E questo film le prende in parola: un bel venerdì, in una famiglia come tante, accade che la figlia diventa la mamma e la mamma diventa la figlia! L’una, per così dire, si perde nell’altra (a questo mondo, infatti, ci si può perdere anche così...) e ne succedono di tutti i colori!
|
|
|
13. Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi!, di Joe Johnston (1989), con Rick Moranis, Kristine Sutherland, Thomas Wilson, Amy O’Neill e Robert Oliveri. Che fare, se i propri figli si perdono perché diventano così piccoli da risultare praticamente invisibili ad occhio nudo? Niente paura, se la caveranno benissimo da soli! Mentre i genitori, oltre il problema di ritrovarli, dovranno affrontare la sconvolgente scoperta che forse, anche quando le dimensioni dei figli erano normali, in realtà li vedevano piuttosto poco...
|
|
|
14. Paper moon, di Peter Bogdanovich (1973), con Ryan O’Neal, Tatum O’Neal, Madeline Kahn e Randy Quaid. Anche quando sono i bambini che pèrdono i genitori, puo fortunatamente accadere che poi, se tutto va bene, li ritrovino. O almeno che ne ritrovino uno... O che trovino qualcuno che è disposto a sostituirli... È il problema della bambina che è la protagonista di questo film, che ci mostra come all’assenza (dei grandi come dei piccoli) non ci si debba mai rassegnare.
|
|
|
15. Bellissima, di Luchino Visconti (1952), con Anna Magnani, Tina Apicella, Walter Chiari e Alessandro Blasetti. C’è una madre, in questo film (interpretata dalla grande Anna Magnani) che rischia di perdere la figlia... in un sogno. Un sogno che le sembra bellissimo, all’inizio, e nel quale vede la sua bambina diventare un’attrice famosa e ottenere dal successo tutte le soddisfazioni che la vita ha negato a lei. Ma il sogno si rivelerà un incubo, e il tentativo di realizzarlo rischierà di perdere entrambe...
|
|
|
Le domande di Beatrice e Caterina
|
16. Hook, di Steven Spielberg (1991), con Dustin Hoffman, Robin Williams, Bob Hoskins e Julia Roberts. Peter Banning è costretto ad andare sull’Isola Chenoncè per salvare i suoi figli dal perfido Capitan Uncino, ma la prima cosa che scopre è che in realtà deve innanzi tutto salvare sé stesso: deve assolutamente ricordare chi era da bambino (cioè Peter Pan) e ritrovare tutto ciò che ha perduto e dimenticato diventando grande. Un’impresa per niente facile! Ma l’amore per i suoi figli, prigionieri delle bugie e delle malvagie fantasticherie di Uncino, gli darà la forza di rinunciare alle proprie bugie. E di recuperare, così (al di là del denaro, del potere e della carriera, che hanno fatto anche di lui un pirata come Uncino) le cose davvero importanti della vita: la fantasia, il coraggio, la capacità di gioire e di amare... Uno dei più bei film di Steven Spielberg, che con acuta intelligenza e con grazia quasi perfetta rende giustizia a quel bambino che non voleva crescere che Matthew Barrie, l’autore di Peter Pan, aveva sottilmente calunniato un secolo fa. |
|
17. Erasmo il lentigginoso, di Henry Koster (1964), con James Stewart, Glynis Johns, Bill Mumy e Brigitte Bardot. Che cosa succederà a un bambino che è un piccolo genio della matematica, se suo padre (che odia la scienza con tutte le proprie forze) vuole a tutti i costi che diventi invece un musicista, o almeno un pittore? E se, per di più, questo bambino è innamorato di una famosissima attrice, alla quale scrive lettere d’amore tutti i giorni?
|
|
|
18. Matilda, sei mitica!, di Danny De Vito (1996), con Mara Wilson, Danny De Vito, Rhea Perlman, Pam Ferris e Embeth Davidtz. Matilda è una bambina meravigliosa, geniale, straordinaria e dotata di incredibili poteri. Eppure, nonostante queste eccezionali qualità, la sua terribile famiglia non la stima affatto e la tratta malissimo! Anzi: i suoi genitori e suo fratello si accorgono di lei solo per gridarle di non stare davanti al televisore (che insieme al denaro e al Bingo è l’unica cosa che gli interessi) e per cercare in tutti i modi di farla diventare come loro! Riuscirà Matilda a rimanere diversa e migliore della ragazzina stupida, invidiosa, prepotente e disonesta che la sua famiglia vorrebbe che diventasse?... Da un romanzo del grande Roald Dahl, un film che descrive i bambini come realmente sono, finché ci riescono! |
|
|
19. Pesi massimi, di Steven Brill (1995), con Ben Stiller. Cominciamo questa sezione con un problema che può sembrare piccolo e perfino comico a chi non l’ha, ma che è, invece, piuttosto preoccupante per chi lo vive sulla propria... pancia! È il problema dell’obesità, da cui i giovanissimi protagonisti di questo film sono afflitti. Solo che loro, in realtà, non ne sarebbero afflitti proprio per niente: sono gli altri (alcuni genitori, la Società in genere e in particolare il gestore di uno spaventoso campo estivo) che fanno di tutto per affliggerli!
|
|
|
20. Free Willy, un amico da salvare, di Simon Wincer (1993), con Jason James Richter e Keiko. Storia di una grande amicizia tra un bambino difficile e un’Orca, splendido mammifero marino che ha qualcosa in comune con lui. Entrambi, infatti, sono prigionieri: l’animale nella vasca in cui deve esibirsi dinanzi al pubblico, e il bambino nella sua storia dolorosa, che lo induce a esibizioni piuttosto spiacevoli di aggressività nonostante abbia finalmente trovato delle persone che gli vogliono bene e tentano di aiutarlo. Che cosa sia la libertà per Willy è evidente: tornare nell’Oceano... Ma che cos’è, invece, per il suo giovanissimo amico umano?
|
|
|
21. Anna dei miracoli, di Arthur Penn (1962), con Anne Bancroft e Patty Duke. La protagonista di questo film è una bambina molto intelligente, fantasiosa e sensibile. Purtroppo, però, è anche cieca, sorda e muta, e questo ha fatto sì che tutte le sue qualità restassero chiuse nel suo cuore come dentro uno scrigno di cui nessuno possieda la chiave. Al punto che i suoi famigliari si son convinti che non le abbia affatto, quelle qualità, e che sia destinata a rimanere per tutta la vita una specie di bestiolina selvatica... Ma è davvero così? O invece non l’hanno cercata bene, la chiave che apre quello scrigno? Quando arriva Anna e fa il miracolo (un lungo, doloroso e faticosissimo “miracolo” che in realtà è dovuto al suo amore per la bambina, alla sua forza d’animo e alla sua intelligenza) si scopre che le cose stanno proprio così!
|
|
|
22. Jack, di Francis Ford Coppola (1996), con Robin Williams e Jennifer Lopez. Il suo corpo ha quarant’anni, ma lui ne ha solo dieci: è Jack, un bambino che come una farfalla è condannato a vivere una vita rapidissima e breve... Ma è proprio necessario che egli viva (e che gli altri gli facciano vivere) questa sua condizione come una condanna? Non è forse molto simile, la sua realtà, a quella di tutte le creature, la cui presenza su questa Terra non può comunque durare in eterno? E il compito di rendere la propria vita spettacolare, che Jack sente in modo particolarmente pressante, non è in fondo il compito di tutti noi?... Bambino e al tempo stesso uomo, Jack se la cava benissimo in entrambe le sue realtà: è un’immagine perfetta dell’essere umano, e l’autentico significato della vita traspare da ogni suo atto. |
|
|
23. Ti-koyo e il suo pescecane, di Folco Quilici (1963), con Al Kauwe, Marlene Among, Dennis Pouira e Diane Samsoi. Diretto dal più celebre documentarista italiano, questo film narra dell’amicizia tra un piccolo polinesiano, Ti-Koyo, e un pescecane che egli ha allevato fin da cucciolo nonostante l’incomprensione sempre più dura dei suoi parenti e degli altri abitanti dell’isola. È forse il più antico dei film in difesa della Natura, e un predecessore di tutti quelli che in seguito ci hanno suggerito l’idea che ciò che sembra mostruoso, come gli squali, non sempre lo è davvero (come non sempre, del resto, è una persona per bene chi ne ha l’aspetto e i modi...) Ma è anche un film che, nel raccontarci dell’antica alleanza tra il bambino e il cucciolo, ci ricorda che il piccolo della specie umana è un essere “allo stato di Natura”, che gli adulti hanno il compito di educare e istruire, certo, ma anche di proteggere, di preservare come la Natura l’ha fatto... e di non lasciar estinguere!
|
|
|
24. E.T., di Steven Spielberg (1982), con Henry Thomas e Drew Barrymore. Il mostro per eccellenza, però, come tutti sanno, è quello che viene dallo Spazio: l’Alieno... Ma come saranno i piccoli, i cuccioli, i bambini degli Alieni? Mostruosi anche loro? E quegli Umani che talvolta (sotto un aspetto apparentemente normale) nascondono indifferenza e brutalità, che cosa faranno a un piccolo mostro alieno scappato di casa (o meglio di astronave) se riusciranno a catturarlo?... Un film famosissimo (di cui nel 2002 è stato celebrato il ventennale) che ci racconta, più che di un’amicizia, di una straordinaria alleanza: Bambini (e mostriciattoli) di tutti i mondi, unitevi!
|
|
|
25. Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan (1962), con Gregory Peck, Robert Duvall, Mary Badham, Phillip Alford, Brock Peters, Collin Wilcox Paxton, James Anderson ed Estelle Evans. Scout, la protagonista di questo film, è una bambina che vive con il papà, Atticus, e con il fratello più grande, Jem, in una piccola cittadina del Sud degli Stati Uniti in un’epoca in cui il razzismo si è impadronito degli animi di quasi tutta la popolazione. La loro è una famiglia come tante altre, e la sua vita scorre tranquilla fino al giorno in cui il papà, che è avvocato, viene incaricato di difendere un ragazzo nero accusato di un crimine molto grave. Allora tutto cambia, e per Scout arriva il momento di scoprire quale mostro si nasconda nel buio oltre la siepe. |
|
|
26. La famiglia Addams 2, di Barry Sonnenfeld (1993), con Anjelica Huston, Raul Julia, Christopher Lloyd, Joan Cusack e Christina Ricci. Ma saranno poi davvero così cattivi, questi bambini cattivi? E se (qualche rara volta) fossero invece più buoni e simpatici di tanti altri, che sono angioletti solo in apparenza? Nella famiglia Addams e nei suoi immediati dintorni, si sa, i concetti di buono e di cattivo sono un po’ diversi da quelli comunemente accettati altrove. Ma gli effetti di questo capovolgimento ideologico, anziché generare confusione nello spettatore, sono spassosamente salutari per la sua mente!
|
|
|
27. Il giglio nero, di Mervyn LeRoy (1956), con Nancy Kelly e Patricia McCormack. “Ma insomma, dirà qualcuno a questo punto: esisteranno pure, almeno qualche volta e da qualche parte, dei bambini cattivi! O i cattivi sono sempre i grandi?” Ebbene: ecco un film che è stato girato proprio per quel qualcuno! E con questo film, dunque, passiamo dai bambini cattivi per finta a quelli cattivi per davvero. Sono casi molto rari, certo, ma qualcuno ce n’è!
|
|
|
28. Il villaggio dei dannati, di John Carpenter (1995), con Christopher Reeve e Kirstie Alley. Un brutto giorno, in una serena cittadina della California, tutti si addormentano all’improvviso come ne La Bella Addormentata. Ma dopo qualche ora, quando si risvegliano, invece che una favola comincia un incubo: nel giro di poche settimane tutte le donne del paese si accorgono di essere inspiegabilmente rimaste incinte; e nove mesi dopo, quando nascono i bambini, la popolazione del villaggio non tarda a rendersi conto, per via degli strani e terribili fenomeni che accadono intorno ad essi, che i piccoli... non sono umani! Anzi: sono addirittura capaci di leggere nel pensiero degli adulti! E ciò che vi leggono, a quanto pare, non gli piace affatto... Tratto da un romanzo del 1959 dell’inglese John Wyndham, Il villaggio dei dannati descrive i suoi piccoli protagonisti come dei mostri, e così facendo ci dà il modo, benché senza volerlo, di scoprire l’antica e assurda paura dei bambini che certi adulti si portano in cuore. |
|
|
29. La guerra dei bottoni, di Yves Robert (1961), con André Treton, Michel Isella, François Lartigue, Martin Lartigue, Pierre Trabaud, Paul Crauchet e Marie Catherine Faburel. Tratto da un romanzo che all’epoca ebbe grande successo, questo film narra della “guerra” tra i bambini di due cittadine francesi rivali... che potrebbero anche essere Anticoli e Roviano al tempo in cui erano piccoli i nonni dei ragazzi di oggi. E mostra come i bambini, a differenza degli adulti, siano capaci di fare amicizia persino mentre si affrontano sul campo di battaglia!
|
|
|
30. Ladri di biciclette, di Vittorio De Sica (1948), con Lamberto Maggiorani, Enzo Staiola e Lianella Carell. Quando su un Paese si abbatte una guerra vera, però, le conseguenze sono così devastanti che durano per anni e decenni. Ed esse sono ancor più terribili per chi, come i bambini, è più indifeso... Un film famosissimo, girato negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, che narra con grande sensibilità e intelligenza la storia di un bambino e di un papà, Italiani di quell’epoca, la cui sola ricchezza è una bicicletta che un brutto giorno viene loro rubata. Un film che pone al centro della realtà il rapporto tra padre e figlio, tra l’essere umano adulto e il suo bambino. E che, oltre che un’opera d’arte di indiscusso valore, è anche un documento storico e politico, che mostra come sia cambiata da allora la situazione del nostro Paese e aiuta a essere più comprensivi nei confronti di quelli che al giorno d’oggi vengono in Italia da terre lontane per sfuggire a situazioni analoghe.
|
|
|
31. Bashù, il piccolo straniero, di Bahram Beizai (1989), con Sussan Taslimi, Adnan Afravian e Parviz Purhosseini. Da una guerra italiana del passato a una guerra dei nostri giorni in un paese, l’Iran, che può sembrare (ma non è) assai lontano dal nostro... Durante la guerra contro l’Iraq, un bambino di otto anni, di nome Bashù, perde tutta la famiglia nel corso di un bombardamento che distrugge completamente il suo villaggio, nel sud del paese. Bashù sale allora su un camion in fuga e riesce a raggiungere una località sicura del nord. Lì, però, la sua pelle nera non piace alla gente, che vorrebbe cacciarlo via; ma Nail, madre di due bambini un po’ più piccoli, decide di accoglierlo lo stesso, sfidando coraggiosamente i pregiudizi della comunità, e di prendersi cura di lui... Un film in cui l’immagine del bambino è anche l’immagine di ciò che per ogni popolo costituisce il bene più prezioso, la conferma e la perpetuazione della sua identità umana, che a tutti i costi, contro tutto e tutti, dev’essere protetta e salvata.
|
|
|
32. Witness, il testimone, di Peter Weir (1985), con Harrison Ford, Kelly McGillis e Lukas Haas. Anche in tempo di pace, all’interno di qualsiasi Società si deve purtroppo combattere una guerra contro i criminali. E in essa vengono talora coinvolti degli innocenti bambini, che invece dovrebbero essere protetti più di chiunque altro perché costituiscono il bene più prezioso di ogni popolo. Come ci insegna la cura con cui si tiene al riparo dalla nostra Società il popolo “bambino” degli Amish...
|
|
|
33. Il signore delle mosche, di Harry Hook (1989), con Balthazar Getty, Chris Furrh e Daniel Pipoly. Un gruppo di bambini, dopo un disastro aereo e la morte degli adulti che li accompagnavano, approdano su un’isola deserta e devono tentare di cavarsela da soli, senza l’aiuto dei grandi, fino all’arrivo dei soccorsi. Ben presto, però, alcuni di essi si rendono conto che rimanere dei buoni esseri umani, in una situazione del genere, è ancora più difficile che sopravvivere; e che, per riuscirci, si dovranno impegnare in una durissima lotta contro quei compagni che a poco a poco, come se l’umanità fosse in loro più debole e precaria, stanno diventando sempre più stupidi e cattivi... Un film che è la fedele trasposizione dell’omonimo romanzo pubblicato nel 1954 da William Golding (che per esso ricevette il premio Nobel per la letteratura) e che, come l’opera da cui è tratto, tenta di rispondere a un’antica e importantissima domanda: sono buoni o cattivi, gli esseri umani, quando vengono al mondo? |
|
|
34. Hollywood party, di Blake Edwards (1962), con Peter Sellers e Claudine Longet. Non sempre (per fortuna?) i grandi sono davvero... grandi! A volte (per fortuna!) sono rimasti almeno un po’ bambini. In tal caso, però, sono spesso costretti a subire l’ironia e l’intolleranza dei grandi veri e seri, che non gli nascondono di considerarli degli sciocchi. Ma chi è, dopo tutto, lo sciocco autentico? Chi non riesce a muoversi con disinvoltura in un mondo nel quale l’amore e la fantasia sono stati sostituiti dalla razionalità e dal cinismo, e perciò combina un po’ di guai? O chi quel mondo lo ha costruito e lo perpetua, combinando la propria e l’altrui infelicità?... Un film esilarante, che ci insegna a difenderci da chi, nell’organizzare la Società, non ha voluto mettere un posto a tavola anche per noi!
|
|
|
35. Harvey, di Henry Koster (1950), con James Stewart, Josephine Hull, Peggy Dow, Charles Drake, Cecil Kellaway, Victoria Horne, Jesse White e William H. Lynn. Anche il protagonista di questo film non è un bambino, ma un grande. E anch’egli è un grande molto, molto... bambino! Cosa che gli crea qualche problema con un paio di sciocche parenti, che lo credono matto e lo vogliono chiudere in manicomio. Fortuna che lui non è solo, ad affrontare questo pericolo, perché ha uno splendido e straordinario e buonissimo e intelligentissimo amico! Il quale, però, ha due piccoli difetti: prima di tutto è invisibile, fatto che rende un po’ difficile convincere la gente della sua esistenza, e poi è un Puka, cioè un gigantesco coniglio rosa... Come andrà a finire? Elwood P. Dowd finirà al manicomio? O le sue parenti e gli psichiatri faranno amicizia col Puka?... |
|
|
36. L’estate di Kikujiro, di Takeshi Kitano (1999), con Takeshi Kitano e Yusuke Sekiguchi. Ben settantotto anni dopo Il monello, e dopo decine di film più o meno validi ispirati al capolavoro di Charlie Chaplin (alcuni dei quali inclusi in questo Corso) la misteriosa e inquietante alleanza fra il pirata e Jim Hawkins, fra l’emarginato-briccone e il bambino abbandonato e disprezzato, si ripete nel Giappone di oggi fra un teppista ormai suonato, di mezza età e di mezza tacca, il cui nome è Kikujiro, e un bambino di nove anni, il piccolo Masao, che vuole andare in cerca della madre che non ha mai conosciuto. Il bandito, dapprima indifferente, comincia a interessarsi al bambino soltanto quando intravede la possibilità di guadagnare qualche soldo sfruttando la naturale tenerezza che il piccolo suscita in molte persone. Ma poi, a poco a poco, si affeziona a lui e si trasforma in un suo difensore, in una sorta di moderno cavaliere di ventura urbano, a volte patetico e votato alla sconfitta, ma sempre deciso a tutto pur di proteggerlo. E nello spettatore, in pari tempo, si fa strada il sospetto che i briganti non siano tutti uguali, ma si dividano in due grandi categorie: quelli che son diventati banditi perché hanno ammirato i cattivi fino a diventare come loro; e quelli che invece lo sono diventati perché dai cattivi non hanno trovato altro modo per difendersi. Il vagabondo de Il monello e Kikujiro appartengono a questa seconda categoria, che forse esiste solo nella fantasia degli artisti e forse no... Come si riconoscono? Da come si comportano con i bambini. |
La Materiachenoncè
Come Alvin Straight, in questi tre anni anche noi abbiamo compiuto un’impresa assolutamente non pratica (studiare i film?! E a che serve?) e che non ha niente a che fare con l’utile (per caso si trova più facilmente un lavoro, vedendo tutti quei film?!...) Come Alvin, anche noi abbiamo percorso un lunghissimo e faticoso tragitto: abbiamo visto più di 100 film, abbiamo parlato insieme di ciascuno di essi, e per vederli e parlarne abbiamo impiegato un tempo non certo meno lungo di quello che Alvin ha trascorso sulla strada per Mount Sion, nel Wisconsin. Come Alvin abbiamo compiuto questa impresa grande (per le proporzioni) e minuscola (per il risultato pratico) con dei mezzi minimi: un videoregistratore e uno schermo televisivo (così ridicolmente piccolo, quest’ultimo, in confronto alle gigantesche immagini che abbiamo contemplato in esso!) sono stati il nostro tagliaerbe, e una saletta angusta e un po’ ammuffita è stata il nostro rimorchio a due ruote. Come Alvin anche noi abbiamo dovuto affrontare e superare difficoltà di ogni genere, prima di arrivare in porto: problemi di orario, personaggi esterni e interni alla scuola che non apprezzavano affatto quel che stavamo facendo, ragazzi che si assentavano o che non seguivano i film (cioè se ne tornavano a casa con la coda fra le gambe) perché qualcuno aveva fatto in modo che non si credessero né capaci né degni di andare avanti insieme a noi, apparecchiature che si guastavano, corrente elettrica che veniva a mancare tanto spesso e volentieri quanto può accadere solo nei domìni altomedioevali dell’Enel dell’Alta Valle dell’Aniene... E come Alvin, infine, anche noi abbiamo compiuto questa impresa per uno scopo che andava molto al di là dell’apparenza: per ritrovare e riconoscere, cioè, quel nostro fratello che è l’essere umano, con il quale abbiamo talvolta litigato (o ci hanno fatto litigare) fino al punto di correre il rischio di dimenticare come siamo fatti e il nostro immenso valore; perché ciascuno di noi potesse ricrearla per così dire dal nulla, l’immagine parzialmente cancellata o deturpata dell’essere umano e di sé stesso, componendo secondo la propria fantasia i piccoli e grandi tasselli forniti da quei cento film; e perché ciascuno di noi potesse riscuotersi e uscire dall’incubo televisivo che come in The Truman Show o in Pleasantville tenta di imprigionarci in una rappresentazione della realtà umana, e quindi di noi stessi, che è tanto più delirante e distruttiva quanto più pretende, annullando e negando la propria meschina bassezza, di essere l’unica vera, l’unica a cui dovremmo credere.
È stata dunque un’impresa davvero straordinaria, il nostro Corso di Educazione Cinematografica, anche se (come quella di Alvin) a guardarla superficialmente non sembrava tale. E un’impresa così insensata e generosa (nel suo stridente contrasto con il cosiddetto “ideale” produttivistico al quale la scuola, secondo alcuni, dovrebbe piegarsi per diventare quella fabbrica di robot di cui la Società avrebbe bisogno) da meritarsi il nome di creazione artistica. Ci siamo infatti inventati una Materiachenoncè in un’Aulachenoncè, e che cosa c’è di più artistico di uno spazio e di un tempo immaginarii? Ma non basta: una volta alla settimana ci siamo andati a stare sul serio, nella nostra Aulachenoncè, come Peter Pan nell’Isolachenoncè o come Bastian nel Regno di Fantàsia! Ci siamo presi, cioè, la libertà di “evadere” dai programmi ufficiali della Scuola Media, di sottrarre delle ore alle materie cosiddette “curricolari” e di dedicarle alla nostra materia inventata nella presunzione che saremmo stati così bravi che la fantasia ci sarebbe riuscita più vera della realtà! E tuttavia (per quanto rischiosa potesse apparire agli altri e anche a noi questa audace impresa di “marinare la scuola” insieme al professore e di “fuggire” una volta alla settimana dalla sacrosanta realtà) l’inaudita libertà che ci siamo presi non ha fatto di noi dei selvaggi come i protagonisti de Il signore delle mosche né ci ha allontanato per sempre dalle nostre famiglie come Peter Pan e i suoi Bimbi Sperduti: ogni venerdì siamo ritornati a casa sani e salvi e più maturi, perché il nostro scopo non era quello di non diventare mai grandi, ma di crescere rimanendo almeno altrettanto umani di quando siamo venuti al mondo; e, anziché trasformarci in altrettanti ragazzacci, le nostre “fughe” ci hanno a poco a poco condotto fino al traguardo della licenza media con un patrimonio di ricordi e di fantasie (di fantasie-ricordi) che quasi mai si riesce a trarre dalle lezioni scolastiche.
*
Stop this day and night with me and you shall possess the origin of all poems,
You shall possess the good of the earth and sun, (there are millions of suns left,)
You shall no longer take things at second or third hand, nor look through the eyes of the dead, nor feed on the spectres in books,
You shall not look through my eyes either, nor take things from me,
You shall listen to all sides and filter them from your self.
I believe in you, my soul, the other I am must not abase itself to you,
And you must not be abased to the other.
Férmati oggi con me, férmati questa notte, e possederai l’origine di tutte le poesie,
Possederai il bene della terra e del sole (sono rimasti ancora milioni di soli,)
Non riceverai più le cose di seconda, terza mano, non dovrai più guardare attraverso gli occhi dei morti, né nutrirti di spettri nei libri,
E neppure dovrai guardare attraverso gli occhi miei, né ricever le cose per mezzo mio,
Ascolterai d’ogni parte, e filtrerai le sensazioni attraverso te stesso.
Credo in te, anima mia, e l’altro che io sono non dovrà mai umiliarsi a te,
Come tu non dovrai umiliarti all’altro.
Walt Whitman,
(USA, 1819-1892)
Foglie d’erba - Il canto di me stesso,
traduzione di Enzo Giachino, Mondadori, Milano, 1971, pp.64-65