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Progetto Viaggio d’Ombre
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Leggi le interessantissime domande di Beatrice e Caterina su questi film!

Corso di Educazione Cinematografica
Secondo anno
Viaggio d’Ombre
Le figure umane che vediamo al cinema
sono ombre che si muovono.
Dai titoli di testa ai titoli di coda,
il loro percorso è un viaggio...
Un Viaggio d’ombre, appunto.
Qualcuno ritiene forse che le ombre,
non essendo realtà materiali,
siano poco importanti, inconsistenti e vane?
In tal caso, ricordi che esse sono
della stessa sostanza dei sogni, dei sentimenti,
delle fantasie e delle speranze,
cioè delle realtà in base alle quali
gli esseri umani costruiscono e trasformano
la loro esistenza e il mondo...
Ricordi, insomma,
che le ombre, a ben vedere, siamo noi;
e che il loro viaggio
è anche il nostro.
1. Il Film (e la Vita) come Viaggio
4. Viaggio (umano) nello Spazio
5. Viaggio (alieno) dallo Spazio
7. Viaggio tra gli Umani: 7a. Viaggio verso (e dentro) l’Amore
7c. Viaggio nel Tempo e nelle Età
8. Viaggio di Salvezza o di Distruzione
1. Il Film (e la Vita) come Viaggio
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1. Ombre rosse, di John Ford (’39), con John Wayne e Claire Trevor. Alcuni uomini e donne sono in viaggio su una diligenza. I banditi, gli Indiani (ma soprattuto gli sbagli che essi stessi hanno commesso nel corso delle loro vite) li minacciano di morte; ma li aiutano, invece, le buone qualità che sono riusciti a conservare. Un film in cui tutti, momento per momento, devono scegliere se essere buoni o cattivi. Ma non gli Indiani, perché essi sono (solo?) ombre rosse... Un film che racconta l’esistenza umana. |
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2. Odissea, di Franco Rossi e Mario Bava (’69), con Bekim Fehmiu e Irene Papas. Il più grande viaggiatore di tutti i tempi non viaggiò perché lo desiderasse, ma perché vi fu costretto dagli uomini e dagli Dei. Incontrò esseri umani e divinità, streghe e mostri, buoni e cattivi. Ma, benché fosse il più ingegnoso e astuto degli eroi greci, non poté nulla contro il Destino, che fa che le cose siano così come sono: dal viaggio, per lui, non scaturivano ancora un cambiamento, un’evoluzione, ma solo molte sofferenze, qualche gioia... e la conoscenza. |
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3. Cristoforo Colombo, di Alberto Lattuada (’85), con Gabriel Byrne. Con Cristoforo Colombo, invece, il viaggio non è più qualcosa che si subisce per volere degli Dei e del Fato... Ora lo si desidera, lo si sceglie: diventa viaggio d’esplorazione, di scoperta, di conquista. La realtà, non più solo conosciuta per quel che è, diventa anche la (possibile) realizzazione di un sogno. E il mondo viene trasformato dal sogno che si realizza. |
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4. Dersu Uzala, di Akira Kurosawa (’74), con Maxim Munzuk e Yuri Solomin. Ma quale rapporto si stabilisce tra il viaggiatore/esploratore e il mondo, tra lui e la Natura, e soprattutto tra lui e gli altri esseri umani che incontra nel corso del viaggio? Si comincia a domandarselo... e Dersu Uzala comincia a rispondere. |
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5. Moby Dick, di John Huston (’56), con Gregory Peck. Il rapporto del viaggiatore umano con la Natura è talvolta ispirato da un sogno che sarebbe più giusto chiamare un incubo: il sogno, cioè, di poter non solo sfruttare la Natura per le proprie necessità, ma di dominarla fino a schiacciarla e a distruggerla. Come se si potesse sopravvivere senza la Natura; come, cioè, se lo spirito umano potesse vivere senza il corpo... È l’incubo del capitano Achab. E Moby Dick è l’amaro risveglio. |
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6. Il vecchio e il mare, di John Sturges (’58), con Spencer Tracy. In questo film, in viaggio è un vecchio e povero pescatore, Santiago, che alla Natura chiede solo i mezzi per sopravvivere. Egli ha con essa un rapporto di conoscenza, di intelligenza, di creatività e di grande rispetto, e questo basta per non esserne schiacciato. Ma non può chiederle che anch’essa rispetti lui. Questo lo si può domandare solo agli esseri umani. O, almeno, a quelli di loro che, come il ragazzo che è amico di Santiago, sono davvero umani, e non degli squali. |
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7. Chiamami aquila, di Michael Apted (’81), con John Belushi e Blair Brown. È un film molto divertente, apparentemente leggero, ma parla con intelligenza del rapporto con la Natura dell’uomo “urbano” e “civilizzato” (interpretato in modo esilarante dal grande John Belushi, che dalla megalopoli di Chicago si mette in viaggio verso le Montagne Rocciose). E mostra che il continental divide del titolo originale, la “divisione continentale” che taglia in due l’America del Nord, è anche la grande divisione tra coloro che vivono in armonia con la Natura e coloro che non sanno farlo, perché sono divisi in se stessi. |
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8. Il pianeta verde, di Coline Serreau (’96), con Coline Serreau e Vincent Lindon. È la nostra ultima speranza? Forse, se i buoni non riescono proprio a vincere da soli, qualcuno si metterà in viaggio dallo Spazio (e precisamente dal Pianeta Verde) e verrà a insegnarci a convivere con la Natura e con noi stessi, e a “sistemare” i cattivi che non ne vogliono sapere? Non è molto probabile. E infatti, in questo film, gli “Alieni” rappresentano come noi stessi dovremmo essere, per diventare finalmente dei bravi Terrestri. |
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4. Viaggio (umano) nello Spazio
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9. Robinson Crusoe su Marte, di Byron Haskin (’64). Gli esseri umani, esplorata tutta la Terra, si mettono in viaggio attraverso lo Spazio. E ritrovano, anche lassù, i problemi che non hanno ancora risolto quaggiù: l’esigenza non solo di conoscere, ma anche di trasformare la Natura; il rapporto con gli Altri, che non sono tutti ben intenzionati; e, naturalmente, il rapporto ancor più difficile con sé stessi. |
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10-11. Alien e Aliens, di Ridley Scott (’79) e James Cameron (’86), con Sigourney Weaver. I viaggiatori nello Spazio, si dice (proprio come lo si diceva a chi si metteva in viaggio sulla Terra ai tempi di Ulisse) dovranno stare molto attenti, perché lassù incontreranno orribili e feroci Mostri. Ma i viaggiatori nello Spazio, passati gli anni ’50 e ’60, cominciano a capire che il mostruoso potrà anche esserci, certo (perché la Natura, su altri mondi come su questo, non sa nulla di noi e segue una logica tutta sua) ma, quando vincono e uccidono, la colpa è sempre di certi esseri umani. E può essere perfino un po’ colpa nostra, se siamo anche noi (magari solo un pochino) come quei certi esseri umani... |
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12. Pianeta proibito, di Fred McLeod Wilcox (’56), con Leslie Nielsen. I viaggiatori, in questo film, sbarcano su un pianeta dove gli Alieni si sono estinti da molto tempo, lasciando però delle macchine meravigliose, ancora funzionanti, che sono il frutto di una tecnologia perfetta. Il problema, infatti, sul pianeta proibito, non è costituito dalla tecnologia aliena, ma dalla nostra! Come mai, certe volte, la tecnologia umana funziona così male? C’è forse qualcosa che non va, in (alcuni di) noi? C’è, forse, un pianeta sconosciuto anche dentro di noi, che ci è “proibito” perché non osiamo fare un viaggio fin là? |
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13. 2001: Odissea nello Spazio, di Stanley Kubrick (’68), con Keir Dullea e Gary Lockwood. Il più celebre film di fantascienza della Storia del Cinema ci accompagna in un duplice, epico viaggio: nel Tempo, fino all’alba dell’uomo, e nello Spazio fino a Giove e oltre, verso l’infinito. Un viaggio ispirato e governato dal misterioso monolite nero che diede inizio al cammino dell’Umanità, e che riappare dopo un milione di anni per guidarla verso una nuova, misteriosa meta: l’essere umano. |
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5. Viaggio (alieno) dallo Spazio
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14. L’invasione degli ultracorpi, di Don Siegel (’56), con Kevin McCarthy e Dana Wynter. Chi si mette in viaggio, qui, non sono gli Umani, ma gli Alieni: non andiamo noi da loro, ma vengono loro da noi. E agli inizi, chissà perché, ce li immaginiamo cattivissimi, come se il Nuovo, lo Sconosciuto e l’Estraneo dovessero essere per forza mostruosi... Questo film però fa eccezione, in qualche modo, perché in esso la mostruosità e la cattiveria degli Alieni consistono nel fatto che essi provocano una spaventosa trasformazione in noi; nel fatto, cioè, che ci sostituiscono con una specie di versione brutta di noi stessi... Che però assomiglia molto alla versione brutta degli esseri umani che certi di noi realizzano già da soli, senza alcun bisogno di un aiuto dallo Spazio! |
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15. Starman, di John Carpenter (’84), con Jeff Bridges e Karen Allen. Qui, invece, il viaggiatore alieno è senza alcun dubbio il buono, e i cattivi sono un certo numero di Umani (un numero piuttosto alto, ahimé!) che vogliono interrompere il suo viaggio... Lui, poi, ha una straordinaria capacità, che sembra fatta apposta per mandare in bestia certe persone: sa come fare riapparire ciò che è stato fatto sparire! |
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16. Essi vivono, di John Carpenter (’88), con Roddy Piper, Keith David e Meg Foster. Come ne L’invasione degli ultracorpi, anche in questo film gli alieni si sono messi in viaggio verso la Terra per sostituirsi a poco a poco agli Umani senza che nessuno se ne accorga. Finché uno scienziato inventa degli occhiali, con cui si può scoprire chi è davvero umano e chi, invece, in realtà è un Alieno. In Essi vivono, però, rispetto all’altro film, gli invasori hanno degli obiettivi molto più precisi: vogliono il potere e la ricchezza, e usano la TV e gli altri mezzi di comunicazione per dominare le menti della gente... Basteranno a sconfiggerli le lenti speciali della fantasia? |
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17. Romuald e Juliette, di Coline Serreau (’89), con Daniel Auteuil e Firmine Richard. Gli estranei (lo dice la parola stessa) sono anch’essi dei viaggiatori, solo che il loro viaggio l’hanno già fatto: sono arrivati fra noi da altri Paesi, da altre Religioni, o magari semplicemente da altre famiglie. Anche Juliette, immigrata a Parigi dall’Africa come tanti extracomunitari, è un’estranea: il suo datore di lavoro, Romuald, non sa nulla di lei e quasi non si accorge della sua presenza. Ma Juliette si rivelerà una persona così straordinaria e preziosa, che ora sarà Romuald a mettersi in viaggio: verso di lei. |
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18. Rainman, di Barry Levinson (’88), con Dustin Hoffman, Tom Cruise e Valeria Golino. Raymond e Charlie sono fratelli, ma Charlie si è dimenticato dell’esistenza di Raymond perché è stato separato da lui quando era piccolo. Di chi è la colpa, se sono diventati degli estranei l’uno per l’altro? Del padre, che li ha divisi? Della condizione di Raymond, che è autistico? O dell’indifferenza di Charlie? In ogni caso, per ritrovarsi, dovranno compiere un lungo viaggio. |
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19. Per favore, non mordermi sul collo, di Roman Polanski (’67), con Roman Polanski, Jack McGowran e Sharon Tate. Siamo in un’epoca imprecisata, tra il XVIII e il XIX secolo, e il professor Abronsius e il suo giovane assistente, Alfred, sono in viaggio attraverso la Transilvania per svolgere delle ricerche su degli estranei molto particolari: i vampiri! Il film racconta le loro divertenti imprese, e la guerra contro queste creature in cui i nostri eroi si cimentano per difendere gli abitanti di un povero villaggio. Naturalmente, i vampiri non esistono. Ma perché li immaginiamo, perché li abbiamo inventati? Che cosa significano? Il film, pur mirando a farci ridere, cerca di fornire qualche risposta. |
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20. La bella e la bestia, di Walt Disney (’91). È una delle più belle storie d’amore mai narrate, diretta discendente della Favola di Amore e Psiche scritta da Apuleio nel II secolo dopo Cristo, e la Walt Disney ha il merito di averla riscoperta. Racconta del viaggio di una ragazza alla scoperta dell’amore, e di quanto, però, può essere difficile amare se non si riesce a superare la diffidenza che ci fa sentire l’Altro come un estraneo, se non addirittura come un mostro. |
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7a. Viaggio verso (e dentro) l’Amore
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21. Romeo e Giulietta, di William Shakespeare, nella trasposizione cinematografica di Franco Zeffirelli (’68), con Leonard Whiting e Olivia Hussey. Se La Bella e la Bestia narrava le difficoltà che chi ama trova dentro di sé, Romeo e Giulietta, forse la più famosa storia d’amore di tutti i tempi, racconta degli ostacoli che gli innamorati incontrano per colpa della follia che talvolta trionfa nella Società. La distanza fra Montecchi e Capuleti è troppa, perché il viaggio di Giulietta e Romeo l’uno verso l’altra possa superarla; ma, nonostante ciò, la loro storia è anche un inno stupendo alla diversità dell’amore tra uomo e donna: unica forza, sulla Terra, che si opponga davvero all’odio e alla violenza. |
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22. Sette spose per sette fratelli, di Stanley Donen (’54), con Howard Keel e Jane Powell. Adam Pontipee, il maggiore di sette fratelli che vivono in una fattoria fra le montagne, si mette in viaggio alla ricerca di una moglie e trova la bella e dolce Milly. Ma adesso anche i suoi sei fratelli vogliono sposarsi: e lo desiderano così tanto, da organizzare un vero e proprio ratto delle Sabine! Un musical famosissimo e amato, che porta gli spettatori in una comunità ideale assai diversa dalla Verona di Giulietta e Romeo: qui, infatti, i problemi fra le persone, anche i più difficili da risolvere, si affrontano entro la cornice di un’armonia collettiva che rende impossibile l’odio, e che le musiche e le canzoni del film esprimono mirabilmente. |
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23. Fermata d’autobus, di Joshua Logan (’53), con Marilyn Monroe. Anche Beauregard Decker, bel giovanotto di campagna, si è messo in viaggio (insieme all’ amico Virgil) ma all’amore non ci pensa per niente: lui va in città per partecipare al grande rodeo, e con tutte le intenzioni di vincerlo. Solo che poi incontra la bellissima Cherie, s’ innamora di lei e decide che la sposerà a tutti i costi. C’è solo un piccolo problema: Cherie non vuole sposarlo a nessun costo! Chi avrà la meglio? |
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24. La vita è meravigliosa, di Frank Capra (’46), con James Stewart e Donna Reed. George Bailey vede improvvisamente crollare tutti i suoi sogni e, di fronte alla catastrofe, pronuncia una frase terribile: “Sarebbe stato meglio se non fossi mai nato!”... Ma ecco che appare un angelo, Clarence, che gli fa vedere come sarebbe brutta, invece, la vita dei suoi cari e dei suoi amici, se George non fosse mai nato davvero. Gli fa compiere un viaggio, cioè, non nella realtà, ma in un mondo e in un tempo fantastici, e gli mostra così quanto sia immensa (assolutamente non misurabile) la differenza tra l’esserci e il non esserci, quando qualcuno ha bisogno di noi.. |
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25. Arsenico e vecchi merletti, di Frank Capra (’44), con Cary Grant, Raymond Massey, Peter Lorre e Josephine Hull. In alcune famiglie, purtroppo, non è molto piacevole vivere. È il caso di quella di Mortimer Brewster, i cui membri, come vedrete, sono tutti pazzi e assassini. Lui, invece, è perfettamente normale, e non avrebbe mai immaginato che un giorno, in casa delle sue care ziette, avrebbe compiuto un simile viaggio nell’orrore e nella follia. Viaggio che Frank Capra ci racconta con grande umorismo facendoci ridere spesso; ma anche ricordandoci che tra le mura delle case si nascondono talvolta dei panorami allucinanti, dinanzi ai quali non possono portarci i nostri mezzi di trasporto, ma solo il coraggio dell’immaginazione. |
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26. I quattrocento colpi, di François Truffaut (1959), con Jean-Pierre Leaud. Antoine Doinel è un bambino trascurato dai genitori e non compreso né aiutato dagli insegnanti, e il suo viaggio quotidiano da casa a scuola e da scuola a casa è un viaggio all’umiliante scoperta dell’indifferenza degli adulti e della propria irrilevanza per loro. Incapace di resistere, non riesce a intravedere altra possibilità di mutare questo percorso che quella di scappare di casa. Finisce col rubare e col farsi chiudere in un riformatorio, ma ne fugge per un nuovo viaggio verso il mare, dove nessuno lo ha mai portato. Straordinario primo film di François Truffaut, I quattrocento colpi è un film sull’infanzia abbandonata tra i più commoventi e rigorosi che mai siano stati realizzati. |
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27. Fanny e Alexander, di Ingmar Bergman (’82). Alexander e Fanny sono due bambini, fratello e sorella, che fanno parte di una grande famiglia molto unita, gli Ekdahl, i cui membri, pur avendo i loro problemi grandi e piccoli, sono un gruppo di persone di cui, tutto sommato, è bello far parte. Un brutto giorno, però, il loro papà muore, e dopo qualche tempo la mamma si risposa. Ma, per Fanny e Alexander, il trasferimento dalla casa degli Ekdahl a quella del patrigno non sarà affatto solo un piccolo viaggio, ma l’inizio di un’Odissea, a tratti spaventosa e qualche volta affascinante, nei meandri della mente umana e della Storia. |
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7c. Viaggio nel Tempo e nelle Età
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28. Peggy Sue si è sposata, di Francis Ford Coppola (’86), con Kathleen Turner, Nicolas Cage, Helen Hunt e Jim Carrey. Lì per lì, questo film può sembrare la solita storia di un viaggio nel tempo, sul genere di Ritorno al futuro. Poi, però, ci si accorge che quello di Peggy Sue Bodell nel suo passato è in realtà un viaggio tra le età della vita, nel corso del quale ella riesce a rivivere e a comprendere ciò che è stata nell’adolescenza (la figlia, la ragazza innamorata, ma anche la ragazza che non sempre sapeva cogliere le occasioni che la vita le offriva), ciò che è oggi, da adulta (la madre, anche nel confronto con la propria, la donna sposata e poi divorziata) e perfino ciò che sarà da vecchia (nelle scene bellissime del suo incontro con i nonni). |
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29. Il posto delle fragole, di Ingmar Bergman (’57), con Victor Sjöström, Max von Sidow, Ingrid Thulin, Bibi Andersson, Gunnar Björnstrand e Gunnel Lindblom. Il professor Isak Borg (un uomo molto vecchio, che ormai sente di trovarsi a tu per tu con la fine dell’esistenza) si mette in viaggio con la nuora Marianne per andare a trovare il figlio Evald. Si ferma, a un certo punto, nel luogo in cui, da ragazzo, era stato innamorato. È il posto delle fragole: cioè l’ultimo posto, nel corso della sua esistenza, in cui egli sia stato ancora capace di amare, prima di diventare l’uomo freddo, duro e indifferente che poi è sempre stato. Quindi il viaggio riprende, e il professore fa altri incontri: con una coppia che si odia, con un gruppo di ragazzi ancora vitali e spontanei... E finalmente capisce d’aver sbagliato la vita. Sarà troppo tardi, per intraprendere il viaggio di ritorno? |
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30. Stand by me, di Rob Reiner (’86), con River Phoenix e Richard Dreyfuss. Tratto da un bel racconto di Stephen King, questo film racconta il viaggio di quattro ragazzi che, all’insaputa dei genitori, partono alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo, che si è perduto nei boschi ed è stato investito da un treno. Partono, insomma, per andare a vedere la morte. Poiché, sebbene non se ne rendano conto, sentono che essa è presente, in qualche modo, anche nei drammi e nelle tragedie delle loro vite, e vogliono capire che cos’è, com’è fatta, e soprattutto come fa a invadere e contaminare le esistenze dei vivi. |
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31. Il settimo sigillo, di Ingmar Bergman (’57), con Max von Sidow, Bibi Andersson, Gunnar Björnstrand, Bengt Ekerot, Gunnel Lindblom e Nils Poppe. Siamo nel Medio Evo. Un cavaliere crociato, Antonius Block, torna in patria dalla Palestina e la trova in preda a una terribile epidemia di peste e tormentata dalle violenze dei fanatici religiosi che predicano la fine del mondo e dei banditi che approfittano della situazione. In questo scenario egli incontra la Morte, che gli dice che è venuta a prenderlo. Il cavaliere, nella speranza di vincerla, le chiede di giocare a scacchi con lui, e la Morte accetta. Comincia, così, una partita che è anche un viaggio, nel corso del quale il cavaliere riuscirà a capovolgere il significato della sua esistenza: a cercare di scoprire, cioè, lui che è stato un soldato e un uccisore, qual è il segreto degli uomini che riescono a non servire la Morte e a non portarla fra gli altri. |
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32. Il sorpasso, di Dino Risi (’62), con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant. Roberto è un giovane studente universitario: un ragazzo dai sentimenti ancora puri e appassionati, che ha dei ricordi, degli ideali e delle speranze in cui crede. Ma queste qualità attirano su di lui l’invidia di Bruno, un uomo adulto che da tempo ha perduto sé stesso e distrutto i suoi rapporti più cari, e che lo trascina in un terribile viaggio iniziatico dentro la sua indifferenza e stupidità. E Roberto non riesce a resistergli. Un film molto amaro, tragico (ma anche amaramente divertente) che illustra in maniera perfetta i meccanismi mediante i quali gli individui come Roberto sottomettono e distruggono persone molto migliori di loro. |
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8. Viaggio di Salvezza o di Distruzione
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33. Il flauto magico, di Wolfgang Amadeus Mozart e Ingmar Bergman (’75). Il principe Tamino viene a sapere che la bellissima e dolce Pamina, figlia della Regina della Notte, è stata rapita dal malvagio Re Sarastro, che la tiene prigioniera e cerca di indurla a odiare sua madre. A Tamino basta guardare il suo ritratto, per innamorarsi di lei e decidere di mettersi in viaggio per salvarla... Sarà, però, un’impresa molto diversa da come egli se l’aspetta, nel corso della quale, affrontando e superando prove sempre più ardue, Tamino dovrà conquistare non solo l’amore e la libertà di Pamina, ma anche il coraggio d’immaginare una Verità molto diversa da quella che gli è stata imposta. |
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34. Truman Show, di Peter Weir (’98), con Jim Carrey. Truman Burbank vive in un mondo che crede reale, ma che non lo è. Vive, cioè, dentro la fantasia di un altro uomo, realizzata sotto forma di scenario per uno show televisivo dall’immenso successo. E tutto, in quel mondo fantastico, è stato accuratamente studiato per impedire che egli possa evaderne: il viaggio, per lui, è proibito per sempre. Ma Truman, un giorno, si accorge dell’inganno, e da quel momento avrà un unico scopo: mettersi in viaggio, partire, raggiungere il mondo reale. Per cercare di realizzarvi, liberamente, il proprio mondo fantastico. |
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35. Pleasantville, di Gary Ross (’98), con Jeff Daniels. Quel che accade a David e Jennifer Wagner, fratello e sorella adolescenti, è simile a ciò che è successo a Truman Burbank, ma con una differenza: mentre quest’ultimo non sapeva di vivere in un mondo fantastico, loro se ne rendono conto fin dal primo istante: come per magia sono stati trasferiti a Pleasantville, una cittadina che esiste solo nella finzione di una serie televisiva degli anni ’50! Riusciranno a tornare nel mondo reale? E nel frattempo, quali cambiamenti provocheranno in quel luogo, con la loro mentalità da ragazzi di oggi? Sono, già queste, delle domande appassionanti, ma Pleasantville è un film che ne pone ben altre: in quale misura viviamo tutti dentro le fantasie di altre persone? È una cosa cattiva? Può essere qualche volta una cosa buona? E come si fa a uscire dalle fantasie altrui e ad entrare nelle proprie? |
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36. Ricomincio da capo, di Harold Ramis (’93), con Bill Murray e Andie Mac Dowell. Il viaggio di Phil Connors è forse il più strano che si possa immaginare: non solo è un viaggio nel Tempo, anziché nello Spazio, ma è un viaggio dentro lo stesso giorno, che Phil è costretto a ripetere, dal risveglio fino al momento di andare a dormire, migliaia e migliaia di volte. Potrebbe sembrare un viaggio molto, molto noioso, dover rivivere lo stesso giorno all’infinito, e in un certo senso lo è... Eppure il numero (e l’importanza) delle cose che Phil riuscirà a scoprire nel corso di esso è semplicemente immenso, e questo viaggio cambierà lui e la sua esistenza più di qualsiasi altro che egli abbia mai fatto. |
La Materiachenoncè
Come Alvin Straight, in questi tre anni anche noi abbiamo compiuto un’impresa assolutamente non pratica (studiare i film?! E a che serve?) e che non ha niente a che fare con l’utile (per caso si trova più facilmente un lavoro, vedendo tutti quei film?!...) Come Alvin, anche noi abbiamo percorso un lunghissimo e faticoso tragitto: abbiamo visto più di 100 film, abbiamo parlato insieme di ciascuno di essi, e per vederli e parlarne abbiamo impiegato un tempo non certo meno lungo di quello che Alvin ha trascorso sulla strada per Mount Sion, nel Wisconsin. Come Alvin abbiamo compiuto questa impresa grande (per le proporzioni) e minuscola (per il risultato pratico) con dei mezzi minimi: un videoregistratore e uno schermo televisivo (così ridicolmente piccolo, quest’ultimo, in confronto alle gigantesche immagini che abbiamo contemplato in esso!) sono stati il nostro tagliaerbe, e una saletta angusta e un po’ ammuffita è stata il nostro rimorchio a due ruote. Come Alvin anche noi abbiamo dovuto affrontare e superare difficoltà di ogni genere, prima di arrivare in porto: problemi di orario, personaggi esterni e interni alla scuola che non apprezzavano affatto quel che stavamo facendo, ragazzi che si assentavano o che non seguivano i film (cioè se ne tornavano a casa con la coda fra le gambe) perché qualcuno aveva fatto in modo che non si credessero né capaci né degni di andare avanti insieme a noi, apparecchiature che si guastavano, corrente elettrica che veniva a mancare tanto spesso e volentieri quanto può accadere solo nei domìni altomedioevali dell’Enel dell’Alta Valle dell’Aniene... E come Alvin, infine, anche noi abbiamo compiuto questa impresa per uno scopo che andava molto al di là dell’apparenza: per ritrovare e riconoscere, cioè, quel nostro fratello che è l’essere umano, con il quale abbiamo talvolta litigato (o ci hanno fatto litigare) fino al punto di correre il rischio di dimenticare come siamo fatti e il nostro immenso valore; perché ciascuno di noi potesse ricrearla per così dire dal nulla, l’immagine parzialmente cancellata o deturpata dell’essere umano e di sé stesso, componendo secondo la propria fantasia i piccoli e grandi tasselli forniti da quei cento film; e perché ciascuno di noi potesse riscuotersi e uscire dall’incubo televisivo che come in The Truman Show o in Pleasantville tenta di imprigionarci in una rappresentazione della realtà umana, e quindi di noi stessi, che è tanto più delirante e distruttiva quanto più pretende, annullando e negando la propria meschina bassezza, di essere l’unica vera, l’unica a cui dovremmo credere.
È stata dunque un’impresa davvero straordinaria, il nostro Corso di Educazione Cinematografica, anche se (come quella di Alvin) a guardarla superficialmente non sembrava tale. E un’impresa così insensata e generosa (nel suo stridente contrasto con il cosiddetto “ideale” produttivistico al quale la scuola, secondo alcuni, dovrebbe piegarsi per diventare quella fabbrica di robot di cui la Società avrebbe bisogno) da meritarsi il nome di creazione artistica. Ci siamo infatti inventati una Materiachenoncè in un’Aulachenoncè, e che cosa c’è di più artistico di uno spazio e di un tempo immaginarii? Ma non basta: una volta alla settimana ci siamo andati a stare sul serio, nella nostra Aulachenoncè, come Peter Pan nell’Isolachenoncè o come Bastian nel Regno di Fantàsia! Ci siamo presi, cioè, la libertà di “evadere” dai programmi ufficiali della Scuola Media, di sottrarre delle ore alle materie cosiddette “curricolari” e di dedicarle alla nostra materia inventata nella presunzione che saremmo stati così bravi che la fantasia ci sarebbe riuscita più vera della realtà! E tuttavia (per quanto rischiosa potesse apparire agli altri e anche a noi questa audace impresa di “marinare la scuola” insieme al professore e di “fuggire” una volta alla settimana dalla sacrosanta realtà) l’inaudita libertà che ci siamo presi non ha fatto di noi dei selvaggi come i protagonisti de Il signore delle mosche né ci ha allontanato per sempre dalle nostre famiglie come Peter Pan e i suoi Bimbi Sperduti: ogni venerdì siamo ritornati a casa sani e salvi e più maturi, perché il nostro scopo non era quello di non diventare mai grandi, ma di crescere rimanendo almeno altrettanto umani di quando siamo venuti al mondo; e, anziché trasformarci in altrettanti ragazzacci, le nostre “fughe” ci hanno a poco a poco condotto fino al traguardo della licenza media con un patrimonio di ricordi e di fantasie (di fantasie-ricordi) che quasi mai si riesce a trarre dalle lezioni scolastiche.
*
Stop this day and night with me and you shall possess the origin of all poems,
You shall possess the good of the earth and sun, (there are millions of suns left,)
You shall no longer take things at second or third hand, nor look through the eyes of the dead, nor feed on the spectres in books,
You shall not look through my eyes either, nor take things from me,
You shall listen to all sides and filter them from your self.
I believe in you, my soul, the other I am must not abase itself to you,
And you must not be abased to the other.
Férmati oggi con me, férmati questa notte, e possederai l’origine di tutte le poesie,
Possederai il bene della terra e del sole (sono rimasti ancora milioni di soli,)
Non riceverai più le cose di seconda, terza mano, non dovrai più guardare attraverso gli occhi dei morti, né nutrirti di spettri nei libri,
E neppure dovrai guardare attraverso gli occhi miei, né ricever le cose per mezzo mio,
Ascolterai d’ogni parte, e filtrerai le sensazioni attraverso te stesso.
Credo in te, anima mia, e l’altro che io sono non dovrà mai umiliarsi a te,
Come tu non dovrai umiliarti all’altro.
Walt Whitman,
(USA, 1819-1892)
Foglie d’erba - Il canto di me stesso,
traduzione di Enzo Giachino, Mondadori, Milano, 1971, pp.64-65