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Indice

Manifesto del cittadino/consumatore per la legalità e lo sviluppo

Articolo del 27 - 04 - 2006 sull'associazione Addiopizzo

Palermo si ribella: Addio al pizzo !, 6 - 05 - 2006

Palermo, la vendetta del racket sull'albergatore "antipizzo", 13 - 05 - 2006

La Nave dei teenager antimafia, 23 - 05 - 2006

 

La Repubblica di martedì 23 maggio 2006:

Quattordici anni dopo la strage di Capaci. I ragazzi arriveranno a Palermo: Siamo i figli che il giudice non ha avuto

La nave dei teenager antimafia

Salpata da Civitavecchia: in mille per ricordare Falcone

Quattordici anni dopo la strage di Capaci, i ragazzi arriveranno a Palermo: Siamo i figli che il giudice Falcone non ha avuto. La nave dei teenager antimafia è salpata da Civitavecchia.

I nuovi garibaldini hanno il piercing sul labbro, tatuaggi tribali, i pantaloni col cavallo basso e la voglia di cambiare il mondo, di combattere la corruzione e la mafia seguendo l'esempio del giudice Giovanni Falcone. Come i Mille che con Garibaldi partirono alla volta della Sicilia, mille studenti delle scuole di tutto il Paese ieri pomeriggio si sono ritrovati sul molo di Civitavecchia per salire sulla Nave della Legalità diretta a Palermo, e organizzata dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone per il quattordicesimo anniversario della strage.

 

Un viaggio della speranza e della volontà per ragazzi dagli otto ai diciotto anni che sulla maglietta portano impressa la ricetta della legalità a base di "mille grammi di libertà, giustizia, democrazia, legge e civiltà", per schiere di adolescenti combattivi e sognatori "armati" di zaini e striscioni. Arrivati da Napoli come da Verona, dal liceo Vittoria Colonna di Roma come dalle elementari di Forcella e Secondigliano, sono pronti a "marciare contro le mele marce". Partiti da Acqui Terme come da Foggia tra sorrisi e magliette che raccontano chi sono e chi vogliono diventare: Né indifferenti né corrotti, e Siamo le gambe delle tue idee, scrivono i ragazzi della media Virgilio di Ardea accanto a una foto del giudice.

 

Molti di loro non erano neppure nati nel '92, quando Falcone venne ucciso con la moglie e i tre uomini della scorta. Ma chi era quel giudice, e chi è per loro, lo hanno ben chiaro. Al di là dell'emozione, della voglia di partire come per una gita - che c'è, accanto all'impegno e alle ore passate sui banchi quest'inverno a lavorare, fare progetti e capire chi fosse quel signore coi baffi nella gigantografia che campeggia su un ponte della nave. E lo scrivono a chiare lettere: "Per combattere contro il mostro hai rinunciato ad avere figli, noi siamo i figli che non hai avuto" hanno dipinto su uno striscione gli studenti della media Pavoni di Roma. E loro, "ragazzi del '92 nati per portare avanti le tue idee", si sentono veramente figli di Falcone, di quell'ideale di onestà, legge e impegno per una giustizia uguale per tutti. Come Jacopo Coletta, quattordici anni e la voglia di credere di poter cambiare il mondo, convinto che la mafia non sia solo una questione siciliana, che la legalità è un problema per tutta l'Italia, dal calcio alla politica, da Milano alla Sicilia.

 

Tanto che quando prende la parola Dario, in rappresentanza degli studenti calabresi, e legge la carta della legalità, si fa silenzio tra la folla dei ragazzi: "Mi impegno a non chiedere raccomandazioni per superare esami, per trovare un posto di lavoro o per ottenere ingiusti vantaggi economici," dice, e scoppia un applauso mentre a decine vanno a firmare la carta, a prendere personalmente l'impegno di combattere la mafia e tutti i comportamenti mafiosi.

(articolo di Caterina Pasolini)

 

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La Repubblica di sabato 13 maggio 2006:

Era sceso in piazza contro le estorsioni, i clan lo minacciano

Palermo, la vendetta del racket sull'albergatore "anti pizzo"

Dieci giorni fa il nome del suo hotel, insieme a quello di altre 99 imprese che hanno detto no al racket, era nell'elenco diffuso dai ragazzi di Addiopizzo. La risposta non si è fatta attendere. I citofoni dell'albergo sono stati cosparsi di colla attack. Un'intimidazione in piena regola, con il più classico dei sistemi utilizzati dagli estorsori. Maurizio Vara ha denunciato il fatto ai carabinieri, che hanno intensificato la vigilanza sull'albergo.

 

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La Repubblica di sabato 6 maggio 2006:

Anche Rita Borsellino alla manifestazione popolare in piazza Magione. Il procuratore Grasso: c'era bisogno di un atto coraggioso

Palermo si ribella: "Addio al pizzo"

Migliaia in festa per i cento commercianti che non pagano

E il sindaco Cammarata annuncia per l'anno prossimo una iniziativa contro il racket

Palermo si ribella: "Addio al pizzo"

 

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Dal sito www.addiopizzo.org :

Manifesto del cittadino/consumatore per la legalità e lo sviluppo

Cosciente della gravità, della complessità e della capillare diffusione del fenomeno del racket delle estorsioni nella realtà economica e produttiva siciliana, ritengo che tutto il tessuto sociale, economico e culturale nel quale agiscono gli operatori economici può e deve esercitare un ruolo attivo nella lotta contro il pizzo;

pertanto, in quanto cittadino e consumatore consapevole del proprio potere e della propria responsabilità, mi impegno a scegliere prodotti e servizi forniti da imprenditori, esercenti e professionisti che non paghino il pizzo o che, essendo stati vittime di richieste estorsive, ne abbiano fatto denuncia.

Chiedo altresì che le istituzioni e gli organi di polizia rinnovino l'azione a tutela della sicurezza e dell'attività economica di chi ha avuto il coraggio di denunciare.

Sollecito, infine, tutte le forze politiche ad un concreto impegno ed a una maggiore sensibilità verso le problematiche attinenti al racket delle estorsioni.

A tal fine si costituirà una "Commissione di Garanzia" formata da dieci membri. Essa prenderà in considerazione gli operatori economici le cui denunce abbiano dato avvio ad indagini concluse almeno con la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati, o con la richiesta di archiviazione adottata perché è ignoto l'autore del reato (e non perché la notizia di reato sia infondata). Infatti, solo a seguito di uno di questi due atti, la denuncia diventa pubblica e riceve una prima valutazione di non infondatezza ad opera di un organo giudiziario (il pubblico ministero).
In assenza di denuncia e per individuare gli imprenditori che non pagano, la Commissione di garanzia valuterà, discrezionalmente ed insindacabilmente, la serietà e l'attendibilità delle dichiarazioni presentate dagli operatori economici interessati, anche su segnalazione di fondazioni antiracket o di associazioni che forniscono sostegno legale e psicologico alle vittime di reato. La Commissione renderà poi nota ai sottoscrittori del manifesto la lista degli imprenditori che aderiranno all'iniziativa e presso cui recarsi per gli acquisti o per la corresponsione dei servizi, specificando la motivazione in base alla quale si è proceduto all'inserimento nella lista stessa (denuncia o altro).

Dall'articolo di Attilio Bolzoni su La Repubblica di giovedì 27 aprile 2006

La mattina del 29 giugno 2004 Palermo trovò sui suoi muri una scritta: Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. Erano centinaia e centinaia di piccoli adesivi appiccicati dappertutto, c'erano anche due grandi lenzuoli che sventolavano dai ponti nel centro della città. In procura ci fu un summit dei magistrati antimafia per capire chi mai avesse riempito Palermo con quel messaggio, il giorno dopo il prefetto convocò un comitato per l'ordine pubblico.

Grande fu la sorpresa. E tante le reazioni. Come quella del presidente della Confesercenti, Giovanni Felice, e del presidente della Confcommercio, Roberto Helg. Diceva uno: "Non crea consenso un invito alla ribellione che arriva da soggetti che si nascondono dietro l'anonimato." Diceva l'altro: "Bisogna evitare iniziative solitarie che finiscono per dividere il fronte."

A gridare che un intero popolo che paga il pizzo è senza dignità erano stati sette ragazzi appena laureati che volevano aprire un pub. Ma prima di aprirlo si domandarono: "E se vogliono il pizzo?" Decisero di non aprire più il pub e quel giorno nacque Addio Pizzo, la prima associazione a Palermo contro le estorsioni.

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