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Arthur Miller

 

Il Crogiuolo

 

dramma in quattro atti

 

(The Crucible, 1952. Ia ediz. italiana, 1959. IIa ediz., 1997. Ristampa 2004)

 

traduzione dall’inglese di Luchino Visconti e Gino Bardi

 

Giulio Einaudi Editore, Torino

 

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Il Crogiuolo

 

     Preti feroci e caccia alle streghe     

"Il Crogiuolo", di Arthur Miller, Giulio Einaudi editore

Sulla copertina dell’ultima edizione Einaudi de Il Crogiuolo c’è Wynona Ryder, che ne La seduzione del male, diretto nel 1996 da Nicholas Hytner, è Abigail Williams. Ma il film è stato giudicato semplicista, manierato e troppo politically correct dalla critica.

John Hale (testimone e fra i principali protagonisti dei fatti), 1702:

 

All’inizio del 1692 il reverendo Samuel Parris (ex mercante fallito alle isole Barbados, pastore dal 1689 della Chiesa di Salem Village, nel Massachussets, uomo intransigente e autoritario aspramente contestato da una parte non piccola della sua comunità) ebbe una sua figliola di nove anni (Elizabeth) e una nipote di circa dodici (Abigail Williams) gravemente colpite da disturbi di cui nessuno riuscì a stabilire la natura; e sebbene chiamasse i medici, i disturbi peggiorarono, sinché un medico finì per diagnosticare che le due pazienti erano in preda a malefizio. I vicini colsero al volo la frase e dissero subito che le due bambine erano stregate... Esse venivano pizzicate e morse da agenti invisibili; le braccia, il collo, la schiena, si torcevano da una parte e dall’altra... Talvolta venivano prese da repentini ammutolimenti; la bocca gli si chiudeva, la gola era strozzata, e le membra si contorcevano e si stiravano in modo tale da commuovere un cuore di pietra... Mr Parris, vedendo le pietose condizioni della sua famiglia, richiese la presenza di alcuni degni gentiluomini di Salem e invitò a consulto a casa propria alcuni ministri (= preti) dei dintorni; non appena costoro giunsero e si informarono diligentemente dei patimenti delle tormentate, conclusero trattarsi di fatti soprannaturali, ed espressero il timore che in tutta la faccenda vi fosse la mano di Satana.

 

(John Hale, Modesta indagine sulla natura della stregoneria, 1702. Cit. da I. Vivan, Caccia alle streghe nell’America puritana, Rizzoli, Milano, 1972, pp 337-340)

Era cominciata la Caccia alle streghe. Nel giro di pochi mesi, decine e decine di donne e uomini di ogni età e condizione sociale furono trascinati dinanzi ai giudici, accusati da un gruppo di bambine e ragazze tra i 9 e i 20 anni (e da alcune donne) di essere gli alleati di Satana che magicamente provocavano le loro sofferenze, incarcerati e torturati. Diciannove di loro finirono sulla forca. Uno, il vecchio Giles Corey, fu schiacciato a morte perché rifiutava di rispondere ai giudici. Poi, all’inizio dell’autunno – quando nessuno, neanche i giudici, si sentiva più al sicuro e la psicosi minacciava di diffondersi ad altre comunità  l’autorità politica trovò la forza di recuperare quel minimo di indipendenza dal potere religioso che le permise di porre fine ai processi e alla mattanza. Trascorsero decenni prima che i sopravvissuti e le famiglie delle vittime fossero parzialmente riabilitati e risarciti. Alcuni non lo furono mai. Della prima accusatrice, Abigail Williams, qualcuno raccontò, molti anni dopo, di averla vista prostituirsi a Boston.

 

Elio Vittorini, 1946 (dal saggio I Preti Feroci):

 

Ferocia della purezza

 

A questo punto la cultura americana ci dà la possibilità di definire il carattere che è il suo principale ancora oggi, e che costituisce il suo apporto qualificativo alla cultura di tutto il mondo. È in esso..., almeno per quello che oggi è diventato, la capacità culturale americana di “americanizzare” la cultura di tutto il mondo. Quale carattere? I padri pellegrini si erano portato in America, come legge spirituale, il “feroce” concetto calvinista della necessità di lottare a morte contro il “peccato”. S’erano anche portata, più o meno travestita da questo concetto, la sete di arricchimento a tutti i costi ch’era naturale della classe in ascesa cui appartenevano. E in America avevano trovato un ambiente dov’era necessaria, per non perire, la stessa “strenua tensione” in cui vivono gli animali dei boschi. Così il concetto della necessità di lottare a morte contro il “peccato” s’era identificato in loro con un concetto della vita stessa come strenua lotta: ferocia con ferocia. Inoltre, la convinzione che i comandamenti di Dio fossero in eterno quelli della legge ebraica..., aveva eliminato dal loro animo ogni velleità spirituale di transigere con l’avversario e di compatirlo. La pietà è debolezza per loro, un principio di corruzione, e ogni compromesso è la corruzione stessa. La cristiana purezza, al contrario, coincide con tutto ciò che l’imperativo di lotta suggerisce. Da questo nasce, per le generazioni che si susseguono, un oscuro sentimento di non potere non esser “feroci” quando si è nuovi, e un gusto, quindi, della “ferocia” come gusto stesso della novità... È la cultura dei preti, appena diventa letteratura, tra Seicento e Settecento, a rivelarcelo: la voce ch’essi fanno nel dire le cose pur trite che dicono..., ma che trasformano ogni... piatto argomento in mortale vetriolo americano...

 

(Clicca qui per leggere o scaricare l’intero saggio)

 

( Elio Vittorini, I preti feroci. O meglio di come una cultura che eserciti il potere politico non possa non essere di tipo clericale. Il Politecnico, n° 30, giugno 1946. Tratto da Elio Vittorini, Diario in Pubblico 1929-1956, Bompiani, Milano, 1970, pp 249-250.)

Arthur Miller, 22 gennaio 1953 (prima rappresentazione de Il Crogiuolo al Martin Beck Theatre di New York):

 

Quando si apre il sipario, il reverendo Parris è inginocchiato accanto al letto, nell’atto di pregare. Sua figlia, Betty Parris, di dieci anni, è distesa, inerte, sul letto... (Al tempo di questi fatti, Parris era sui quarantacinque... Bastava che un fedele in chiesa si alzasse per chiudere la porta senza aver chiesto prima il suo permesso perché egli si sentisse offeso... Non amava i bambini né sapeva come trattarli. Li considerava dei piccoli adulti; e prima di essere coinvolto in questa strana vicenda (come del resto ogni abitante di Salem) non gli sarebbe neppure passato per la mente che i bambini potessero fare altro che esser grati per il permesso che veniva loro concesso di camminar dritti, con gli occhi bassi, le braccia lungo i fianchi e la bocca chiusa fin quando non fossero sollecitati a parlare...

Non ci è dato di sapere con esattezza come si svolgesse la vita degli abitanti di Salem. Non c’erano romanzieri tra di loro; e d’altra parte nessuno avrebbe avuto il permesso di leggere un romanzo, ammesso che avesse potuto procurarselo. La religione proibiva qualsiasi attività che rassomigliasse a un teatro e simili “vuoti piaceri”. A Natale non si facevano feste e il giorno di riposo comportava semplicemente il dovere di una maggiore dedizione alla preghiera...

Il confine della foresta era vicinissimo. Il continente americano, che si estendeva sterminato verso occidente, era, agli occhi degli abitanti di Salem, pieno di mistero... Pochissimi Indiani furono convertiti (tutto sommato, era preferibile rubare la terra a dei pagani piuttosto che a dei fratelli neo-cristiani) e il popolo di Salem continuò a credere che la foresta vergine fosse l’ultima riserva di caccia del Diavolo, la sua fortezza, il suo estremo baluardo...

In conclusione, gli abitanti di Salem credevano di tenere saldamente in mano la fiaccola che doveva portar la luce al mondo intero...

Per fini buoni, anzi, per alti fini, il popolo di Salem si creò una teocrazia, un complesso di poteri statali e religiosi che teneva unita la comunità difendendola dagli elementi disgregatori materiali o ideologici...

La caccia alle streghe fu una tremenda manifestazione del panico che si diffuse in tutte le classi quando la bilancia incominciò a pendere in favore d’una maggiore libertà individuale... Ma fu anche l’occasione a lungo attesa, da chi ne sentisse il bisogno, di confessare impunemente in pubblico le proprie colpe e i propri peccati rendendone responsabili gli accusati.)

 

(Atto primo, introduzione, pp 11-15)

 

 

Parris borbotta qualche cosa e sembra che stia per piangere; poi piange e ricomincia a pregare. Ma sua figlia non si muove... Entra sua nipote, Abigail Williams, un’orfana di diciassette anni. È una ragazza di eccezionale bellezza e dotata di un’eccezionale capacità di dissimulazione. Ora si mostra tutta preoccupata, spaventata e rispettosa...

abigail   Zio, dappertutto si parla di stregoneria. Penso sia meglio che voi andiate giù a smentire personalmente queste voci. Il salotto è pieno zeppo di gente. Resterò qui io, con Betty.

parris   (esasperato, prendendosela con lei) E che cosa dirò loro? Che ho scoperto mia figlia e mia nipote nella foresta a ballare come delle invasate?... Abigail, ti rendi conto che ho molti nemici?

abigail   L’ho sentito dire, zio.

parris   C’è una fazione che è decisa a buttarmi giù dal pulpito. Lo capisci?

abigail   Credo di sì, signore.

parris   E ora, proprio in piena lotta, si viene a scoprire che la mia casa è un focolaio di pratiche oscene. Si commettono atti abominevoli nella foresta...

abigail   Ma si scherzava, zio!

parris   (indicando Betty) E lo chiami scherzare?... Quando vi ho sorprese, ho visto la schiava Tituba che agitava le braccia sul fuoco. Perché? E l’ho sentita urlare frasi sconnesse. Si dondolava su quel fuoco come una bestia ferita!

abigail   Tituba canta sempre le sue canzoni delle Barbados, e noi balliamo...

parris   (deciso) Abigail. Non c’è stato nessun altro motivo, oltre quelli che mi hai detto, per il tuo licenziamento dal servizio della moglie di John Proctor? Ho sentito dire, e ti ripeto quello che mi è stato riferito, che Elizabeth Proctor viene in chiesa così di rado, quest’anno, perché non vuol trovarsi a sedere accanto a qualcosa di immondo. A chi si riferisce questo... apprezzamento?

abigail   Quella mi odia, zio, mi odia, perché mi sono rifiutata di farle da schiava. È una donna astiosa, bugiarda, falsa e senza cuore, e io non voglio lavorare per una donna simile!

 

(Atto primo, pp 15-19)

 

 

(Abigail è rimasa sola con Betty, inerte sul letto, e con Mercy Lewis, una fanciulla di diciotto anni, grassa, furba e spietata.)

abigail   Betty. (Betty non si muove. La scuote) Adesso basta! Betty! Alzati subito!

mercy   Hai provato a dargliene?

abigail   No, può tornare lo zio. Ora senti: se ti fanno delle domande, di’ pure che abbiamo ballato... tanto gliel’ho già detto.

mercy   Va bene. E nient’altro?

abigail   Lui sa che Tituba ha chiamato dal sepolcro le sorelline di Ruth.

mercy   E poi?

abigail   Ti ha visto nuda.

Mercy   (battendo le mani, con una risata isterica di spavento) Oh, Gesù!

 

(Atto primo, pp 24-25)

 

 

Entra John Proctor...

(Proctor era un contadino di trentacinque anni. Non risulta che avesse bisogno di parteggiare per questa o quella fazione del paese, ma la documentazione lascia capire ch’egli aveva verso gli ipocriti un atteggiamento sprezzante. Fisicamente forte, di natura equilibrata, e difficilmente influenzabile, Proctor era persona tale da non poter negare il proprio appoggio a uomini di parte, senza che questo suscitasse in loro il più profondo risentimento. Alla sua presenza, un imbecille si sentiva imbecille subito, ragion per cui un uomo come Proctor era destinato a essere oggetto di calunnie...)

Sin dall’entrata di Proctor, Abigail è rimasta quasi come in punta di piedi, spiando la sua presenza con occhi spalancati. Lui la guarda, poi si avvicina a Betty sul letto.)

abigail   Mi ero quasi dimenticata come sei forte, John Proctor.

proctor   (guardando Abigail con un sorriso significativo, appena accennato) Cos’è quest’altro guaio?

abigail   (con una risata nervosa) Fa la stupida, nient’altro.

proctor   Sulla strada davanti a casa mia c’è un vero pellegrinaggio verso Salem, da stamattina. In paese non si parla che di stregoneria.

abigail   Che sciocchezze. (Si avvicina con fare mellifluo e con aria maliziosa e confidenziale) Stanotte siamo state a ballare nel bosco, e lo zio ci ha sorprese. Lei si è spaventata. Ecco!

proctor   (con sorriso più aperto) Ah, fai ancora la cattiva, eh? (Abigail scoppia in una risata significativa, osa avvicinarsi di più, lo guarda negli occhi avidamente) Finirai sulla forca prima di avere vent’anni. (Fa un passo per uscire, ma Abigail gli sbarra il cammino.)

abigail   Dimmi una parola, John. Una parola dolce... (Il suo acceso desiderio spegne il sorriso di Proctor.)

Proctor   No, no, Abby! È finita!...

abigail   (afferrandogli la mano prima che lui possa liberarsi) John... Tutte le notti ti aspetto.

proctor   Abby, non ti ho mai promesso niente...

abigail   Io so come mi abbracciavi dietro la tua casa, e che sudavi come uno stallone quando ti venivo vicino! O forse l’ho sognato? È stata tua moglie a buttarmi fuori, non puoi pretendere di essere stato tu. Ti ho guardato in faccia quando lei mi ha cacciata via: mi amavi e mi ami ancora adesso!

 

(Atto primo, pp 27-29)

 

 

(Poco dopo, fatto chiamare da Parris, arriva il reverendo John Hale. Egli si rivolge alla schiava Tituba e a poco a poco, con lusinghe e minacce, la induce a confessare”: non è stata lei, di sua iniziativa, ma altri, i veri nemici della comunità, che l’hanno indotta a entrare in comunicazione con Satana.)

hale   (con crescente esaltazione) Tu sei lo strumento che Dio ci ha messo nelle mani per scoprire gli agenti del Diavolo che sono in mezzo a noi. Tu sei l’eletta, Tituba, sei stata scelta per aiutarci a purificare il nostro villaggio. Perciò, parla senza paura, Tituba. Volta le spalle al Diavolo e guarda verso Dio. Guarda verso Dio, Tituba, e Dio ti proteggerà.

tituba   (unendosi a lui) Oh Dio, proteggi Tituba!

hale   (dolcemente) Chi è venuto da te col Diavolo? Due? Tre? Quattro? Quanti?

tituba   (ansando e dondolandosi, gli occhi fissi in avanti) Erano quattro. Erano quattro!

hale   (incalzando) Chi? Chi? I nomi! I nomi!

tituba   Ho guardato... e lì c’era la signora Good.

parris   Sarah Good!

tituba   (dondolandosi e piangendo) Sì, signore, e la signora Osburn...

Hale   Dio ti benedirà per il tuo aiuto.

abigail   (si alza in piedi, fissa gli occhi avanti come se fosse ispirata, e grida) Voglio confessarmi. (Tutti si voltano, sorpresi. È estasiata, come se scendesse su di lei una luce perlacea) Voglio che la luce di Dio mi illumini, voglio l’amore di Gesù! Ho ballato per il Diavolo. L’ho visto. Ho firmato il suo libro. Voglio tornare a Gesù. Gli bacio la mano. Ho visto Sarah Good col Diavolo! Ho visto la signora Osburn col Diavolo! Ho visto Bridget Bishop col Diavolo!

betty   (alzandosi dal letto, con la febbre negli occhi, e unendosi alla cantilena) Ho visto George Jacobs col Diavolo! Ho visto la signora Howe col Diavolo!

abigail   Ho visto la signora Sibber col Diavolo!

betty   Ho visto Alice Barrow col diavolo!

Hale   L’ufficiale giudiziario! Chiamate l’ufficiale giudiziario!

 

(Atto primo, pp 51-53)

 

 

La stanza al pianterreno della casa di Proctor, otto giorni dopo... Dal piano di sopra viene la voce di Elizabeth che canta dolcemente ai bambini... Entra John Proctor, col fucile in spalla... Si ferma un istante sentendo cantare la moglie... Si avvia verso il focolare, appoggia il fucile contro il muro, poi dal fuoco tira a sé la catena alla quale è appeso un caldaio. Odora il contenuto, tira fuori il mestolo e assaggia. Non è completamente soddisfatto: prende nella madia un pizzico di sale e lo butta nel caldaio... Entra Elizabeth... Proctor si avvicina e la bacia. Elizabeth si lascia baciare. Alquanto deluso, Proctor ritorna verso la tavola...

proctor   Dovresti mettere un po’ di fiori in casa.

elizabeth   Non ci ho pensato. Domani.

proctor   È ancora inverno qui dentro... Ho l’impressione che tu sia di nuovo triste. È vero?...

elizabeth   John..., mi sembra che in paese siano tutti impazziti... Abigail sarebbe diventata una santa... Accompagna le altre ragazze in tribunale, e quando passa, la folla si apre come il mare per la gente di Israele. E gli accusati devono sfilare davanti alle ragazze. E se quelle incominciano a gridare, a mugolare, e a rotolarsi per terra, la persona che ha provocato queste reazioni viene presa e buttata in carcere sotto l’accusa di averle stregate... Io credo che tu debba andare a Salem, John... Devi dir loro che è tutta una frode... Digli che cosa ti ha detto Abigail la settimana scorsa nella casa di suo zio...

proctor   Eravamo soli nella stanza, quindi non ho nessuna prova...

elizabeth   Eri solo con lei?...

proctor   Elizabeth, non voglio più sentirmi sospettato... Tu dubiti ancora di me...

elizabeth   (con un sorriso, per conservare la dignità) John, se non ci fosse il pericolo di nuocerle, esiteresti ad andare a smascherare Abigail? Non credo...

proctor   (con tono di solenne avvertimento) Non permetto che tu mi giudichi, Elizabeth. Ho molte buone ragioni per riflettere prima di accusare Abigail di mistificazione, e voglio riflettere. Faresti meglio a cercare di migliorare te stessa, prima di azzardare un giudizio su tuo marito. Abigail l’ho dimenticata, e...

elizabeth   Anch’io.

proctor   Tu! Tu non dimentichi niente e non perdoni niente. Cerca di essere più generosa. Ho camminato in punta di piedi in questa casa per sette mesi, da quando lei se n’è andata. Non mi sono mosso da qui a lì senza pensare di farti piacere, ma il tuo cuore batte ancora di rancore, lugubremente. Non posso aprir bocca che tu subito dubiti di me, pronta sempre a sorprendermi in contraddizione. Quando entro in questa casa, è come se mi presentassi davanti a un tribunale!... Avrei dovuto mentire quando mi parlasti per la prima volta dei tuoi sospetti. Invece mi vergognai, e da buon cristiano ti confessai tutto. Confessai! Chissà che sogno avevo fatto quel giorno per indurmi a confonderti con Dio! Ma tu non sei Dio, no, non sei Dio, ricordatelo. E cerca di vedere qualche volta quello che c’è di buono in me e non pensare solo a giudicarmi!

elizabeth   Io non ti giudico. Il magistrato che ti giudica è nel tuo cuore. Ti ho sempre reputato un uomo onesto, John... (con un sorriso) ... solo un po’ smarrito.

proctor   (ridendo con amarezza) Oh, Elizabeth, il tuo senso della giustizia farebbe congelare la birra!

 

(Atto secondo, pp 54-59)

 

 

(Arriva Mary Warren, una delle ragazze “torturate” e la nuova cameriera dei Proctor dopo il licenziamento di Abigail, ma che ormai si comporta come un’ospite, se non come la padrona. Poi arriva il reverendo Hale, venuto a indagare se Proctor conosca alla perfezione i dieci comandamenti: La teologia, signore, è una fortezza, e nessuna crepa in questa fortezza può essere definita piccola. Ma quando giunge Ezekiel Cheever, il funzionario del tribunale, la situazione precipita quando vede in un angolo una bambola che in realtà è stata appena portatav lì da Mary Warren, che è stata tutto il giorno in tribunale accanto ad Abigail. Cheever la prende in mano, solleva la gonnella della bambola e trova un lungo ago conficcato nel suo corpo...)

cheever   (gli tremano le mani) È un indizio grave contro vostra moglie, Proctor... (A Hale, mostrandogli l’ago) Lo vedete, signore, è un ago!

hale   Ma che cosa vuol dire?

cheever   (con gli occhi spalancati e tremando) La ragazza, signore, la ragazza Williams, Abigail Williams. Stava cenando stasera con il reverendo Parris, e tutt’a un tratto, senza una parola, è caduta a terra. Come un animale ferito, ha detto il reverendo, e ha cacciato un urlo che avrebbe spaventato un toro. Il reverendo corre a darle soccorso, e le tira fuori dalla pancia un ago che era penetrato per una profondità di due pollici. E quando lui le chiede come sia stata ferita in quel modo... (rivolgendosi a Proctor) ha detto che era stato lo spirito di vostra moglie a ficcarglielo dentro.

 

(Atto secondo, p. 77)

 

 

Altri colpi di scena si susseguono, prima dello scioglimento finale. Noi, però, dobbiamo fermarci qui: se vuoi saperne di più, leggi per intero questo bellissimo dramma! Ti abbiamo fornito un bel po’ di motivi d’interesse, non ti sembra? E più di un indizio, ci pare, da un lato dell’importanza di questa storia non solo per il pubblico degli anni ’50  quando negli Stati Uniti si scatenò contro chiunque fosse sospettato di simpatizzare con il comunismo quella che non a caso fu chiamata la caccia alle streghe del senatore Eugene McCarthy  ma anche per questi nostri anni di risorgente fondamentalismo religioso orientale e occidentale; e, dall’altro, della sensibilità e della maestria con cui Arthur Miller ha saputo fondere la verità storica dei fatti di Salem (riguardo ai quali, compresi i nomi e le biografie dei protagonisti, non ha inventato nulla) con la sua intuizione artistica dei riflessi che una tirannia teocratica (come ogni imposizione di “verità” indimostrabili) può avere sulla psiche di chi è costretto a subirla (anche nel caso che vi si sottometta di sua spontanea volontà), sui rapporti interumani in genere e, in particolare, sul rapporto uomo-donna.

 

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Arthur Miller

Arthur Miller e Marilyn Monroe

Arthur Miller con Marilyn Monroe

 

Arthur Miller nasce il 17 ottobre 1915 in una famiglia ebrea benestante di New York.

 

Iscritto alla Abraham Lincoln High School (vicino a Coney Island, a Brooklyn), si distingue più per le sue doti atletiche che per l’impegno nello studio. Subisce alcuni episodi di antisemitismo. Rifiutato dalluniversità del Michigan, fa di nuovo domanda nel 1934 e viene infine accettato.

 

Studia giornalismo e teatro, in modo particolare il teatro classico greco e Henrik Ibsen. Nel 1936 scrive il suo primo lavoro, No Villain (per vincere, si dice, 250 dollari in una gara) e ottiene il premio Avery Hopwood. Nel 1938 si laurea in letteratura inglese. Nel 1940, a venticinque anni, sposa Mary Slattery, una compagna di università, e ha con lei due figli, Jane e Robert.

 

Nel 1945 pubblica il romanzo Focus, con cui si impone allattenzione dei critici.

 

L’opera che lo rende famoso è, nel 1947, Erano tutti miei figli, imperniata sul personaggio di un imprenditore che vende pezzi di ricambio di elicottero falsi durante la seconda guerra mondiale.

 

Morte di un commesso viaggiatore, del 1949, considerata il suo capolavoro e una pietra miliare del teatro contemporaneo, fonde alla perfezione i temi a lui più congeniali  il conflitto familiare, la responsabilità etica individuale, la critica a un sistema economico e sociale spietato e alienante – nella figura del protagonista, Willy Loman, fiero sostenitore del sogno americano del successo e dellautoaffermazione ma al tempo stesso sua patetica vittima. Con Death of a Salesman Arthur Miller vince il premio Pulitzer, tre Tony Awards e il premio New York Drama Critics Circle. È la prima volta che unopera teatrale se li aggiudica tutti e tre.

 

Il 29 settembre 1955, due anni e mezzo dopo Il Crogiuolo, vanno in scena Uno sguardo dal ponte, tragedia con risvolti incestuosi ambientata tra gli immigrati italiani, e Memorie di due Lunedì, testo autobiografico sullincomunicabilità e la solitudine di un intellettuale. 

 

Nel 1956 Arthur Miller divorzia da Mary. A giugno è convocato di fronte al comitato sulle attività anti americane presieduto da Eugene McCarthy. Il 29 dello stesso mese sposa Marilyn Monroe, conosciuta otto anni prima tramite il regista e scrittore Elia Kazan. Marylin, per sposare Miller, si converte allebraismo.

 

Il 31 maggio 1957 Miller è giudicato colpevole di insulto al Congresso per essersi rifiutato di fare i nomi dei membri di un circolo letterario sospettato di simpatie per il comunismo. In proposito (e riferendosi anche a The Crucible) il drammaturgo scrive: Non fu solo la nascita del maccartismo a provocarmi, ma qualcosa che appariva molto più fatale e misterioso. Era il fatto che una campagna politica, obiettiva, riconoscibile, dell’estrema destra, fosse in grado di creare non solo terrore, ma una nuova realtà soggettiva, una vera mistica che stava a poco a poco assumendo addirittura una colorazione sacra. Che una causa così futile e meschina, asserita da uomini così manifestamente ridicoli, potesse paralizzare la capacità di pensare, anzi, suscitare addirittura un tal cumulo di sentimenti misteriosi mi colpì... Vedevo uomini consegnare la propria coscienza ad altri uomini e ringraziarli della possibilità che essi gli davano di farlo.

 

Nel 1960 Arthur Miller divorzia da Marilyn Monroe. Nel 61 scrive la sceneggiatura de Gli spostati, diretto da John Huston e interpretato da Marilyn, da Clark Gable e da Montgomery Clift. È l’ultimo film dell’attrice, che muore (suicida?) nel 1962.

 

Nel 1964 va in scena La caduta, storia del difficile rapporto fra un intellettuale e unattrice. Dello stesso anno è Incidente a Vichy, sugli Ebrei francesi deportati nei campi di sterminio dai nazisti. 

 

Ricordiamo, inoltre, Creazione del mondo e altri affari (1973), Orologio americano (1980), Una specie di storia damore e Elegia per una signora (1982), Pericolo: Memoria (1986), Specchio a due direzioni (1988), Discesa da Mount Morgan (1991), Lultimo Yankee (1992) e Vetri rotti (1994). 

 

Ma il ricordo (e forse il tormento) di Marilyn non hanno mai abbandonato Arthur Miller, che nel 2003, a 88 anni, torna a parlarne in Finishing the Picture

 

Malato di cancro, il drammaturgo si è spento l11 febbraio 2005. Accanto a lui la sorella Joan Copeland, la figlia Rebecca, moglie dellattore Daniel Day Lewis, e Agnes Bailey, la giovane pittrice di 34 anni con cui Arthur Miller ha vissuto la sua ultima storia damore.

 

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