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Le domande buffe o misteriose o
interessanti che conducono decine di
navigatrici e navigatori ad approdare a
ScuolAnticoli...
Ultimo aggiornamento: 1° gennaio 2010.
(Siamo rimasti indietro? Scusa! Nessuna
domanda resterà senza risposta!)
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Ci son topi e topi. Come,
naturalmente, ci son tope e
tope. |
La mia Anna è un topo
Son cose che capitano, caro amico. E d’altronde
poteva andarti peggio:
la tua Anna poteva essere un pidocchio,
un serpente a sonagli, una vedova nera,
una tenia... Ma è un topo in che
senso?
È forse un ratto? O invece è una
graziosa topolina tipo
Minnie? Una cosa non capiamo: perché
la chiami topo, al maschile?
Intendi forse che la tua Anna è un
topo maschio di nome Anna? Se è così
va bene, altrimenti è più gentile
dire che la tua Anna è una topa.
E ti aiuterà a riconciliarti con la
situazione. Una bella topa è sempre
meglio che niente. Ma tu questo lo sai
già, forse, o non parleresti di lei come
della tua Anna.
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Racconto il Paese dei Bambini frettolosi
In tutti i Paesi del mondo, una delle
cose più sgradevoli che gli Adulti
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fanno (o sono indotti a fare) ai Bambini
è mettergli fretta. La fretta non
è mai piacevole, e niente di quel che si
fa in fretta è bello.
Si può mantenere la calma o meno, quando
si ha fretta, ma non si è mai contenti
di averla. In fretta ― per natura ― si
scappa, si aggredisce, qualche volta si
muore. E nient’altro.
Non vedere
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l’ora, non star più nella pelle
per il desiderio, non significa
aver fretta: è un’esperienza
gradevole, talvolta molto
gradevole, in
cui la fretta non è reale, ma
simulata: così come i
Bambini fingono la paura
quando le Mamme e i Papà si
fingono streghe o lupi cattivi
per divertirli, allo |
stesso modo ―
per la gioia di vedere il mostruoso
babau terrorizzante ridotto a un
giocattolo ―
Piccoli e Grandi fingono di aver
fretta quando un piacere in
avvicinamento rende giocosa un’esperienza
che altrimenti è sempre insopportabile:
lo scorrere del tempo in direzione di un
termine che non può essere allontanato.
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Quando mettiamo fretta a
un Bambino, dunque, noi
lo
costringiamo a confrontarsi con
una minaccia più o meno grave
che incombe su di lui, o su
entrambi: poiché l’approssimarsi
di qualcosa
che impone di fuggire dal
Presente, che altro può
essere ―
in Natura ―
se non una minaccia? Ma il Paese
dei Bambini frettolosi ―
ahinoi ― non è lo Stato |
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di
Natura ch’è
il Mondo dei Bambini alla Nascita: è
una
Società governata
― o
piuttosto tiranneggiata ―
da un Ordine che altro non è che un’immensa
e capillare
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Rete di Scadenze che attimo per
attimo ci mette in fuga dal
Presente bacchettandoci e
sferzandoci con gli orologi e le
suonerie. A che scopo? Perché la
produzione e la vendita delle
merci e il profitto che per
alcuni ne consegue non
rallentino mai, cascasse il
Mondo (che infatti sta per
cascare proprio per questo).
Noi, gli Adulti, tentiamo di
credere |
di aver finito con l’abituarci
a vivere così, di considerarlo
necessario o addirittura di trovarlo
appassionante, ma in cuor nostro
sappiamo benissimo
che ci sentiamo come animali in gabbia.
Ma un Bambino è ben poco capace, almeno
fino a una certa
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età, di contraffare i propri
sentimenti, l’immaginazione
e il pensiero con
la razionalità: scappare,
per lui, è scappare e basta,
finché non impara a mistificarne
la realtà chiamandolo
“arrivare in tempo”.
E scappare è brutto, e vivere
scappando è orribile, ed essere
a poco a poco indotti, per
assuefarvisi, a separare la
mente dal corpo e dalla |
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realtà... è triste da impazzire.
Potrebbe andare diversamente? Certo. Le
idee e la tecnologia per far sparire la
fretta dalla faccia della Terra esistono
già. E tanto più ne disporremo quanto
più ci libereremo dal dominio delle
Tirannie private.
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Trovami le persecuzioni romane,
se no ti uccido!
Se no uccidi chi, caro amico o
amica? Il computer, come sta per
fare l’ossuta
signorina qui a destra? O noi di
ScuolAnticoli, a cui la tua furiosa
ricerca è stata (chissà perché)
recapitata? Temiamo, purtroppo, non
potendosi privare della vita chi non ne
ha, che
tu ce l’abbia
con noi. Eccoti la risposta, dunque: chi
detiene il potere, al tempo dei Romani
come oggi, perseguita chiunque gli
sembri pericoloso per la
conservazione del medesimo. Asterix e
Obelix, per esempio. Inoltre, essendo la
religione un ottimo dispositivo per l’avvilimento
e l’istupidimento
(e dunque il controllo) delle menti, chi
detiene il potere, al tempo dei Romani
come oggi, perseguita chiunque |

Sentirsi molto insoddisfatti,
anche dinanzi a un monitor,
consegue quasi sempre dall’aver
sbagliato la ricerca... |
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gli sembri ostile alla religione.
“San” Pietro e “san” Paolo, per esempio.
Due le principali differenze, tra allora
e oggi: 1. Il potere, da noi, fondandosi
molto più sulla ricchezza che sulle
legioni, teme che eccedere in
persecutorietà possa intralciare i
flussi di denaro: finché non ce ne
saremo liberati, dunque, cerchiamo di
giustificare questo timore; 2. La
religione, da noi, è stata quasi del
tutto sostituita dalla tivù, e il
potere (dove non è nelle grinfie di
perfetti imbecilli) se n’è
accorto così bene che dei preti tende
ormai a infischiarsene. Soddisfatto,
caro amico o amica? In ogni caso, morti
per morti, meglio essere uccisi per non
aver saputo rispondere che per
una risposta che non è piaciuta all’Imperatore
e ai suoi sgherri. O al Pontefice
Massimo e ai suoi...
Altrimenti lei non mi direbbe di andare
a trovare sua figlia
sentendo che io sto male, e non direbbe
neanche a mio cugino
di andarsene a dormire da mia cugina
Giovi: questo è clamoroso...
Siamo perfettamente d’accordo
con te, cara amica. O caro amico. Per
fare un po’ gli avvocati del diavolo,
tuttavia, ti invitiamo a considerare la
possibilità che la lei a cui ti
riferisci ritenga: 1. Che andare a
trovare sua figlia (nell’ipotesi che
quest’ultima sia un medico o goda di
potenti virtù taumaturgiche) possa
guarirti dal male che stai;
2. Che il ritorno di tuo cugino nel
letto di tua cugina Giovi (che poi di
tuo cugino è la moglie) possa risanarti
anche nella psiche dai sensi di colpa
che ti affliggono per averglielo portato
via. Se le cose stessero
effettivamente così ―
e sottolineiamo se ― la lei
a cui ti riferisci agirebbe come agisce
per il bene di voi tutti. E clamoroso,
in tal caso, sarebbe solo che tu non te
ne renda conto.
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Il sangue,
penetrando nel cervello, vi porta anche
l’ossigeno di cui disgraziatamente è
ricco, e questo può rendere il pensiero
di gran lunga più agile. Per questo gli
zombie sono così astuti. |
Come comportarsi quando esce il sangue
dal naso
e un po’
finisce nel cervello?
Innanzi tutto mantieni la calma: sei in
grave pericolo di vita, ma se farai quel
che ti diremo hai circa il 6,2% di
probabilità di morire senza soffrire, l’1,8%
di sopravvivere gravemente menomato e lo
0,05% di uscirne illeso. Qual è il
pericolo? Che tutto il tuo sangue si
riversi nel cervello, tramutandoti in
una
mente prigioniera di un cadavere. Cioè
in uno zombie più o meno
paralitico. Qual è la terapia? Eccola:
1. Siediti con il tronco leggermente
piegato in avanti e la bocca aperta, in
modo che le vie aeree non vengano
ostruite dal sangue o da coaguli di
sangue; 2. Stringi la punta del
naso per circa 15 minuti. Attenzione:
nel frattempo, però, non dimenticarti di
respirare con la bocca! 3. Lascia
lentamente la presa e non toccare più il
naso né soffiartelo. Se dopo 20 minuti l’emorragia
non si è ancora arrestata, chiama il
medico. |
Veltroni melenso /
Fioroni violenza da dentro da fuori
Due
domande, cari amici o amiche,
che assemblate si tramutano in una folgorante
risposta! Sia nel Veltroni che nel
Fioroni, voi suggerite, la melensaggine cela
la violenza (da dentro da fuori, dici,
caro amico o amica, e in quattro parole
comunichi perfettamente l’idea
di una violenza psichica, non fisica, che
pervade ogni molecola dell’atmosfera nazionale
intossicandola del tutto) ma solo
unendole (l’unione
fa la forza, si sa) la violenza arriva a
sovrastare la melensaggine!
Grazie a voi, ignoti amici o amiche, abbiamo
capito a che servono i chierichetti nel Pidì.
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Per la serie
La scienza non è un’opinione
ma forse sì:
Giacomo Rizzolatti
(docente di neurofisiologia umana all’università
di Parma e scopritore, con gli studenti Vittorio
Gallese, Luciano Fadiga e Leonardo Fogassi, dei
cosiddetti neuroni specchio)
ed Elena Dusi (
giornalista de La
Repubblica):
I neuroni specchio,
ovvero il meccanismo che ci consente di comprendere e condividere le emozioni
altrui. Il motivo per cui proviamo compassione o ci emozioniamo davanti a un
film. Ma anche l’anello
della catena che si spezza in un bambino colpito da autismo.
“Un gesto
banale come allungare la mano per porgere una mela è colmo di mille possibili
significati,” spiega quel mix di entusiasmo e comunicativa
che è Rizzolatti.
“Le persone
normali riescono a coglierne molti, se non tutti. Un bambino autistico invece si
blocca alla prima interpretazione. Per lui, se afferro una tazza è solo per
bere. Non esistono altre intenzioni, come donare, spostare o lavare”. Il mondo
delle emozioni e delle intenzioni altrui è precluso a chi è colpito da questa
sindrome e il ventaglio dei significati di un gesto è ripiegato in un’unica
interpretazione.
“Ma noi
crediamo,” corregge Rizzolatti, “che si tratti di un meccanismo solo inceppato,
non rotto per sempre”. Per rieducare i neuroni specchio e insegnar loro a
parlare con il sistema motorio, a Parma pensano di usare i videogiochi: “La
Wii è perfetta,” spiega il professore, “perché coinvolge il sistema motorio e
non prevede l’interazione
con gli altri, un ostacolo per i bambini autistici. Con questo metodo possiamo
forse correggere uno dei difetti della malattia: l’incapacità di legare
intenzione e movimento. Vogliamo rieducare i neuroni specchio a dialogare con i
neuroni del sistema motorio...
Dopo la scoperta dei neuroni specchio potremmo forse rivedere il nostro modo di
insegnare nelle scuole. Osservare gli altri, imitarli, ripetere molte volte i
gesti fondamentali è la base per imparare”. E il sogno nascosto di chi guarda al
lavoro degli scienziati di Parma è forse quello di una
“pillola dell’empatia”
che aiuti gli uomini a comprendersi meglio e gli impedisca di procurarsi
sofferenze. Oltre al Nobel per la medicina (tutt’altro
che inatteso qui a Parma) verrà allora anche quello per la pace.
(Elena Dusi su La Repubblica di martedì
16 febbraio 2010).
Pur con la dovuta
umiltà ―
non
tanto nei confronti della
“scienza”
come la immaginano
La Repubblica ed Elena Dusi
quanto nei
suoi, caro
professor Rizzolatti, che i neuroni specchio li ha scoperti davvero e quindi ha
fatto scienza senza virgolette ― ci permetta di suggerirle, onde rendere più
probabile e vicino il Nobel “da voi a Parma tutt’altro
che inatteso”,
di verificare la possibilità che
“rispecchiare”
e “interpretare” non siano la stessa cosa. E che per spiegare l’autismo,
dunque (come,
più in generale, per spiegare che cosa ci renda animali umani) i neuroni
specchio, ahinoi, non bastino.
A meno che lei
―
invece di accontentarsi di
fantasticare
che tali neuroni, oltre che imitare (come fanno gli animali non umani)
interpretino (come fanno gli animali umani) ―
riesca un bel
giorno anche a dimostrarlo.


Per la serie
Dio, il suo popolo,
il papa e i Cittadini italiani fanno quello che dico io, se no ci rimango male,
Tarcisio Bertone
(dipendente di Joseph Ratzinger ―
o boss di Joseph Ratzinger? ― col grado di cardinale e segretario
di Stato) dice: La democrazia, come ogni
sistema costituzionale, è una struttura di potere. Che si pone perciò, al pari
di ogni sistema di governo, essenzialmente in termini di ripartizione di potere.
Tale dinamica diventa equivoca nella Chiesa. Il rapporto strutturale, anche a
livello decisionale-operativo, tra la gerarchia e il popolo di Dio, non può mai
essere posto in termini di ripartizione di potere.
(Se governata da un voto di maggioranza, la Chiesa)
diventa una Chiesa puramente umana, dove l’opinione
sostituisce la fede. I diritti umani sono universali perché non dettati da un
voto assembleare. Ma oggi si parla spesso, più che di diritti umani, di diritti
individuali, trasformando desideri da soddisfare in diritti. Benedetto XVI, nel
2008, all’Onu, ha detto che i diritti trovano fondamento nella legge naturale, e
che separarli da essa significherebbe cedere a una concezione relativista.
(La Repubblica, venerdì 12 febbraio 2010). Traduzione: Io dico che la
democrazia è una ripartizione di potere perché me ne frega niente che la
Costituzione del mio Paese
dica invece che la sovranità appartiene al popolo. Io dico basta con le
Costituzioni, che fondano i diritti umani sul voto dei rappresentanti del
popolo. Io dico che i diritti umani si fondano
sulla legge naturale, cioè sulla volontà di Dio. E chi è che decide qual è la
volontà di Dio? Io dico che lo decide la gerarchia della Chiesa ―
cioè lo decido io, perché il vero papa sono io. E il popolo di Dio? Io dico che
il popolo di Dio ubbidisce e basta. Ubbidisce alla gerarchia. Cioè ubbidisce a
me.
Te piacerebbe, eh, Tarcì? E invece noi ridiamo a crepapelle di questi tuoi
desideri da soddisfare. E finché ridiamo, vedrai, non ti sarà facile
trasformarli in diritti. Anzi: in tuoi personali privilegi.


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