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Lunedì 7 luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17 alle 20 l’Arci raccoglierà le impronte digitali degli Italiani che non accettano lo scempio della civiltà e della democrazia del Paese e il razzismo come pratica di governo. Centinaia di impronte saranno inviate al ministro degli Interni con un messaggio: Siamo tutte e tutti Rom. Si faranno “schedare” anche Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini e tanti altri. (Nonché il Prof, che invita tutti i cittadini di Anticoli e della Valle dell’Aniene a fare lo stesso.)

Lunedì 7 luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17 alle 20

lArci raccoglierà le impronte digitali degli Italiani che non accettano lo scempio della civiltà e della democrazia del Paese e il razzismo come pratica di governo.

Centinaia di impronte saranno inviate al ministro degli Interni con un messaggio:

Siamo tutte e tutti Rom.

Si faranno schedare anche Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini e tanti altri. (Nonché il Prof, che invita tutti i cittadini di Anticoli e della Valle dell’Aniene a fare lo stesso.)

Lunedì 7 luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17 alle 20 l’Arci raccoglierà le impronte digitali degli Italiani che non accettano lo scempio della civiltà e della democrazia del Paese e il razzismo come pratica di governo. Centinaia di impronte saranno inviate al ministro degli Interni con un messaggio: Siamo tutte e tutti Rom. Si faranno “schedare” anche Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini e tanti altri. (Nonché il Prof, che invita tutti i cittadini di Anticoli e della Valle dell’Aniene a fare lo stesso.)

La Terra vista da Anticoli Corrado

La Terra vista da Anticoli Corrado

 

Fuori dall’Italia,

certi Italiani

 

Ci ha confidato nostra figlia che prendere i mezzi pubblici a Roma le sta

diventando penoso per i continui episodi di intolleranza razzista ai quali è costretta ad assistere da qualche tempo. Pena che insieme è rabbia, com’è naturale, ma che abbiamo dovuto pregarla di non manifestare – sebbene sia anche la nostra – poiché l’uomo (e la donna) che possono trattare altri esseri umani come se non siano umani si son resi così simili a fantastiche bestie malvagie, inesistenti in Natura, che non si sa mai come potrebbero rivoltarsi contro chi gli rammenti la bellezza e la dignità perdute. Il vero e insopportabile degrado della città ove siamo nati, e che più che mai vorremmo lasciare per Anticoli nella speranza di trovare nel Paese Immaginario il Paese umano che ci ostiniamo a immaginare possibile, è fatto in realtà da individui come quelli, tanto abietti da non vergognarsi di scagliare sui più deboli e indifesi l’odio meschino sedimentatosi nel corso degli anni nelle loro povere vite fallite, e fatte fallire; e tanto abietti, al contempo (poiché l’odio che scagliano sui più deboli e indifesi è anche, ma segreto e vigliacco, contro gli astanti e l’Umanità intera, loro stessi compresi) da non vergognarsi di occupare così anche solo per qualche istante le immagini e i pensieri di ragazze di vent’anni – e di chissà quanti altri bambini e ragazzi ogni giorno – che altrimenti non recherebbero che gioia con sé, sugli autobus e per le vie delle nostre città. Sono Italiani, gli uomini e le donne di quella risma, che vorremmo fuori dall’Italia, sùbito, senza e senza ma, foglio di via obbligatorio e divieto assoluto di ricomparirci davanti finché non avranno – se possono – ritrovato sé stessi. E non sono i soli. No, non sono affatto i soli. Poiché, ora che ci pensiamo, sono davvero

tanti gli Italiani che da quando eravamo bambini vediamo insozzare le nostre città... Mafiosi? Camorristi? ’Ndrangheti-sti? Evasori fiscali? Corruttori e corrotti? Diffusori di menzogne?... (Clicca qui per continuare a leggere)

Vietato l'ingresso a (certi) Italiani e ai cani.

 

La Gita delle Prime nelle foto e nei video di Eclario Barone!

La Gita delle Prime

nelle foto e nei video

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La Gita delle Seconde nelle foto di Sofia di Anticoli e Tommaso di Roviano!

La Gita delle Seconde: foto di Sofia (Anticoli) e Tommaso (Roviano)!

La Gita delle Terze nelle foto e nei video di Cecilia, di Sonia e  del Prof!

La Gita delle Terze: foto e video di Sonia, di Cecilia e  del Prof!

Il PicNic della Scienza: Anticolani ai confini della realtà!

Il PicNic della Scienza: Anticolani

ai confini della realtà!

"Inseguendo Dulcinea": la Prova Generale del 2 maggio 2008, il divertentissimo "La Strizza del Venerdì Sera" di Anna D'Incalci e le foto del Prof!

Inseguendo Dulcinea: La Strizza del Venerdì Sera di Anna D’Incalci e le foto del Prof!

A Villa Adriana con Beatrice Sforza e la Prima di Anticoli!

A Villa Adriana con Beatrice Sforza e la Ia di Anticoli! (A giorni...)

"Zitelle a Vallepietra, Modelle ad Anticoli Corrado" - Immagini della Donna nel Novecento della Valle dell’Aniene.

Zitelle a Vallepietra, Modelle ad Anticoli Corrado

Immagini della Donna nel Novecento della Valle dell'Aniene

 

di Luigi Scialanca

"Zitelle a Vallepietra, Modelle ad Anticoli Corrado" - Immagini della Donna nel Novecento della Valle dell’Aniene.

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E allora va dall’artista a spogliarsi, a far l’amore senza coscienza di cercare un’immagine di sé che né il Pianto di tutti né le lacrime sue le impediscano di vedere e a ciò la rassegnino; in un rapporto sessuale di cui non vi sia convalida fuor che quella dell’uomo e della donna, sulla Terra, nel presente, momento per momento; in un tentare insieme, senza saper nominarle, la creatività, la ricerca, la realizzazione che per natura distinguono l’umano dal non umano prima che lo colga un qualsiasi battesimo o altre investiture... (Clicca qui per continuare!)

Le bellissime pagine della Maestra Cristina! Per grandi e piccini!

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Meglio Ridere... di chi vuol farci piangere!

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Maria e Mariuoli: Un’in-chiesta è stata aperta dalla polizia giudiziaria di Pau nei confronti di padre” Raymond Zam-belli, rettore dei santua-ri di Lourdes, sospettato di una distrazione di fondi. Il prete, che avreb-be sul proprio conto 427 mila euro, ha spiegato che son solo frutto di do-nazioni. Il 13 settembre Benedetto XVI sarà nella città mariana per il 150° anniversario delle “ap-parizioni (La Repubbli-ca, giovedì 3 luglio 2008, virgolette nostre). Pa-dre” Zambelli, se davve-ro si è appropriato di quei soldi, in effetti ha cominciato un po male il suo ritorno dal Cielo alla Terra. Ma quel che conta è iniziare: pian pianino, se è uomo in-telligente, capirà che il mondo umano offre di più e di meglio. Un lavo-ro vero, per esempio, che lo restituisca alla Socie-tà e ad autentici rappor-ti con gli altri. E poi, soprattutto, una donna da amare. Auguri, Ray-mond! E non fermarti lì! Per te, non per noi!... (Clicca per continuare!)

(Clicca sull’immagine per ingrandirla...)

Un individuo che ci piacerebbe scacciato da Anticoli ha insozzato la provinciale che sale al paese con frasi deliranti. Chiediamo che la scritta sia cancellata al più presto, e a chiunque sia in grado di identificare lo squallido imbrattatore di scriverci cliccando qui.

Un individuo che ci piacerebbe espulso da Anticoli ha insozzato la provinciale che sale al paese con frasi deliran-ti. Chiediamo che la scritta sia cancellata, e a chi sia in grado di identificare lo squallido imbrattatore di scriverci cliccando qui.

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Luigi Scialanca, Da qui alla Maturità, 2000 - 2008. Congratulazioni, ragazzi!

 

L’ambiente in cui si viene educati vuol rendere ogni uomo non libero, ponendogli davanti agli occhi il minor numero di possibilità. L’individuo viene trattato dai suoi educatori come se fosse sì qualcosa di nuovo, ma dovesse diventare una ripetizione. Se l’uomo appare da principio come qualcosa di sconosciuto, di mai esistito, deve poi essere trasformato in qualcosa di conosciuto e di già esistito. Si dice buon carattere in un bambino il manifestarsi del suo essere vincolato a ciò che è già esistito.

 

Accade forse non di rado che uomini nobili e di alte aspirazioni debbano sostenere nella fanciullezza la loro lotta più ardua: o per il fatto di dover far valere il loro modo di sentire contro un padre di mente volgare, dedito all’apparenza e all’ipocrisia, o per il fatto di vivere, come Lord Byron, continuamente in lotta con una madre puerile e collerica. Se si è provato qualcosa del genere, per tutta la

 

Friedrich Nietzsche (1844-1900)

Friedrich Nietzsche (1844-1900)

 

vita non si supererà mai il dolore di sapere chi sia stato veramente per noi il nemico più grande e pericoloso.

 

L’educazione giovanile (...) o è un esperimento, compiuto su di un essere ancora sconosciuto e inconoscibile, o un livellamento di principio, inteso a rendere il nuovo essere, quale che sia, conforme alle abitudini e ai costumi che dominano: in entrambi i casi (...) un’opera dei genitori e dei maestri, che uno dei sinceri temerari ha chiamato nos ennemis naturels. ― Un giorno, quando già da un pezzo, secondo l’opinione del mondo, si è educati, si scopre sé stessi.

 

Quale brutalità è l’educazione comune, l’invasione dei genitori nella sfera dei figli!

 

Utilizzarono questi giovani (...) e li alienarono da sé stessi, li educarono all’essere quotidianeamente usati, di tutto questo crearono per loro una teoria di doveri ― e ora non possono farne a meno e non vogliono altro.

 

Volete inserirvi in un sistema in cui, o si deve essere pienamente e completamente ruota, oppure è sotto le ruote che si va a finire! Nel quale va da sé che ognuno è così come dall’alto lo hanno fatto. Nel quale la ricerca di “relazioni influenti” fa parte dei doveri naturali. Nel quale nessuno si sente offeso, se la sua attenzione è richiamata su di un uomo, con l’accenno che “Le potrà essere utile un giorno!” Nel quale non ci si vergogna di fare delle visite per sollecitare la raccomandazione di una persona. Nel quale non si ha la minima idea che attraverso un deliberato inserimento in tali costumi si è caratterizzati una volta per sempre come vili stoviglie della natura, che altri possono adoperare e mandare in pezzi, senza sentirsene molto responsabili. Come se si dicesse: “Di roba del mio genere, non ce ne sarà mai mancanza; prendetemi! Senza far complimenti!”

 

Per la nuova educazione del genere umano. Voi uomini soccorrevoli e ben disposti, cooperate a un’unica opera, ad allontanare dal mondo intero quel concetto di castigo che lo ha soffocato! Non c’è malerba peggiore! Non soltanto lo si è posto nelle conseguenze dei nostri modi di procedere ― e quanto è orribile e ripugnante alla ragione già il solo fatto d’intendere causa e effetto come causa e pena! Ma si è fatto di più, (...) sì, si è spinta tanto lontano codesta pazzia da far sentire l’esistenza stessa come castigo: è come se il vaneggiamento di carcerieri e carnefici avesse guidato fino a oggi l’educazione del genere umano.

 

Maestri e scolari. Conviene all’umanità di un maestro mettere i propri discepoli in guardia contro sé stesso.

 

(Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano, 1876-78, traduzione di Sossio Giametta e Mazzino Montinari, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970, vol. 1, pagg 155, 221 e vol. 2, pag. 219; Aurora, 1879-81, traduzione di Ferruccio Masini e Mazzino Montinari, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1971, pagg 261, 124-125, 117, 18 e 211.)

 

(Clicca qui per gli altri brani di Parole ad altezza d'Uomo e di Donna)

 

 

La copertina del numero 27 di "Left", in edicola a partire da venerdì 4 luglio 2008.

è in edicola

il numero 27 di

Left, la rivista

della Sinistra Vera

 

Luigi Scialanca, "Intervista ad Anticoli", 5 agosto 2006.

 

 

Luigi Scialanca, Intervista ad Anticoli, 5 agosto 2006.

 

 

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Il Mondo dei Bambini

 

(puntata 2.9)

 

Senza far chiasso né agitarsi, consapevoli

"Il Mondo dei Bambini", di Luigi Scialanca

d’esser vestiti a festa e aver le scarpe ai piedi, si muovevano con una sorta d’istintiva grazia selvaggia in piccole file che si formavano e si scioglievano spezzandosi e intersecandosi, insinuandosi fra le gambe dei grandi, aggirando la bianca cupoletta del forno, scomparendo dietro la casa e riapparendo un attimo dopo, resistendo all’impulso di mettersi a correre ma non al desiderio di cedere alla reciproca forza di gravità che li faceva pendere l’uno verso l’altro tendendo le braccia, sbilanciandosi, raddrizzandosi prima di cadersi addosso, atteggiando i volti a sussiegose smorfiette d’autocontrollo che subito si scomponevano in silenziosi accessi d’ilarità... Dando spettacolo, insomma, e divertendosi un mondo! Non tutti, però. Altri bambini, come Fabian, stavano in disparte a bocca aperta: una mezza dozzina fra maschietti e femminucce, come pietrificati in mezzo allo stradone e tutti bianchi, chissà perché, mentre i figli delle donnone erano quasi tutti bruni e neri di varie gradazioni, proprio come... sì, come le loro grandi madri affettuose, invadenti, e i burberi padri e zii confabulanti! Quelli invece erano bianchi e timidi, come lui, non si avvicinavano, come lui, e dai loro sguardi non si capiva cosa pensassero o volessero. Ma due di essi si distinguevano per una quasi impercettibile separazione dagli altri e per un’espressione e un atteggiamento da adulti da cui Fabian fu attratto quasi senza accorgersene: una bambina esile, rosea come una pesca, dai capelli neri raccolti in trecce che le arrivavano alla vita, e un ragazzino, anch’egli dai capelli neri ma così corti da sembrar dipinti, che aveva forse un paio d’anni più di lei e degli altri. Si tenevano per mano con le punte delle dita, in un gesto da sonnambuli che perfino un alito di vento sembrava poter interrompere senza che vi facessero caso, e guardavano davanti a sé con identici occhi neri cupi e impervi come piccoli nascondigli segreti. Ma la cosa più strana e meravigliosa era che la bambina col braccio libero si stringeva al petto un agnellino sgambet-tante, agitatissimo, che muoveva di scatto la testolina ogni volta che lo sguardo della padroncina cambiava direzione! “Jorge! Carla!” gridarono alcuni dei bambini in cortile, e Fabian capì che chiamavano proprio i due che anch’egli, forse, avrebbe voluto chiamare. “Venite, dai! Venite a conoscere Fabian!” Non vi fu risposta, né a voce né a gesti. Ma dovette esservi un rifiuto, poiché i bambini sullo stradone trasalirono come rei colti sul fatto, alcuni perfino arrossendo, all’istante si rimisero in moto ― lenti, dapprima, come statuine ridestate per magia e un po’ anchilosate ― e continuando a voltarsi, come se un istinto li forzasse a guardarsi le spalle, si dileguarono tra le prime case del paese. Allora, mentre la campana continuava a suonare, le donne veleggiarono a una a una verso i loro uomini, che in cortile, spalleggiandosi in laconici capannelli, non avevano fatto che tendere le orecchie lustre a ciò che si diceva in casa. Uomini e bam-bini cominciarono a uscire sullo stradone, mentre le donne, che di andarsene non avevano alcuna voglia, dal cortile non facevano che tornare a chiamare Etra alla finestra per un ultimo consiglio o anche solo per invitarla a far presto, se non voleva perdersi il meglio del mercato. Ma lei doveva ancora lavare e vestire il bambino e sé stessa; e Fabian, come la prima sera, fu sommerso e percorso dall’acqua, dal sapone, dal pettine, dal telo, dalle mani della donna che svestivano e rivestivano, premevano e accarezzavano, dal suo buon odore che in un baleno scacciava quello non cattivo ma così invadente delle altre, dalle sue labbra che lo invitavano a sbrigarsi e un attimo dopo lo premiavano con un bacio. Finché, rive-stito con quel che il suo piccolo guardaroba conteneva di meglio, fu portato davanti allo specchio e invitato a rimirarsi; ma lui non aveva voglia che di contemplarvi il bel viso che gli sorrideva da sopra la sua testa, e continuò a farlo, mentre Etra si pettinava, finché lei non lo ridestò con la sua voce gioiosa, lo prese per mano e lo condusse fuori. “E le scarpe?” domandò il bambino, trattenendola sulla soglia...

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