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Pensier(in)o del giorno... (n° 262)

Infelice chi può impartire un ordine, o trasmetterlo, senza sentir per ciò stesso di fallire.

Pensier(in)i precedenti

 

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sabato 4 settembre alle 18, ad Anticoli Corrado, ancora una volta Luigi Scialanca andrà

alla Ricerca dellAnticolano

nella saletta del circolo del Partito democratico in piazza delle Ville. Ingresso libero.

La Terra vista da Anticoli Corrado

La Terra vista da Anticoli Corrado

 

Baciamo le mani e spezziamo le reni

 

Dal mafioso e assassino Vittorio Mangano allo spietato dittatore

Muammar Gheddafi, passando per l’ex spia del Kgb Vladimir Putin e per il signor Joseph

Il Berlusconi bacia le mani del Gheddafi.

Il Berlusconi bacia le mani del Ratzinger.

Il Berlusconi, con i suoi scherani Tremonti e Gelmini, spezza le reni alla Scuola.

Ratzinger, monarca assoluto dello Stato non democratico della Città del Vaticano: come il capo del berluscìsmo, così gli individui dinanzi ai quali il berluscìsmo s’inchina oscillano fra il comico e il tragico, ma in una cosa sono tutti uguali: nel calpestare i diritti, il futuro e la vita di chi non può difendersi. Variano i contesti, e i metodi più o meno spicci che tali contesti permettono, ma l’odio contro i Bambini, le Donne, i Migranti, i Poveri, i Lavoratori è per tutti lo stesso: c’è chi gli rende la vita un inferno coalizzandosi in mostruose organizzazioni criminali, come gli “eroi” alla Vittorio Mangano, chi con la violenza dei suoi sbirri torturatori, come il Gheddafi, chi con la lucida e fredda malignità di dogmi antiumani, come il Ratzinger, chi con il gigantesco apparato repressivo criminal-spionistico ereditato dal potere sovietico, come il Putin, e chi, come il Berlusconi, aizzando coi media l’odio di classe, la disperazione e il terrore dei miserabili contro i miseri. Ma se si trova il coraggio di alzare gli occhi da terra e le menti dagli inginocchiatoi, non è difficile vedere che al di là dei riti, delle chiacchiere, delle manfrine e delle buffonate, uno è il grido di tutti loro, tanto rozzo quanto disumano: baciamo le mani ai forti, spezziamo le reni ai deboli. A quale scopo? Ancor più che per il potere e il denaro, perché nei deboli gli sembra di veder sempre risorgere, intatta, l’Umanità che da sempre odiano e con ogni mezzo si sforzano di distruggere.

 

Matto? Forse. Ma più lucido di un serial killer

 

La Repubblica del 18 agosto 2010 senza mezzi termini descrive il defunto Cossiga come un matto. Fu un depresso per tutta la vita, scrive Eugenio Scalfari. La

Gli uomini si dividono in due categorie: questi son di quelli che si reincarnano all’infinito. Poi ci sono gli unici e irripetibili.Gli uomini si dividono in due categorie: questi son di quelli che si reincarnano all’infinito. Poi ci sono gli unici e irripetibili.

capricciosità depressiva del suo carattere rendeva precario e rischioso ogni rapporto. Era imbottito di farmaci e non sempre con successo. Come tutti i ciclotimici alternava fasi di cupa tristezza e atonia a fasi euforiche e attivissime. Di grande intelligenza appoggiata tuttavia a una piattaforma psichica del tutto instabile, come ha potuto percorrere una carriera politica di quel livello? Giuliano Amato descrive una dimensione politica e pubblica investita pesantemente dalle traversie personali e psicologiche: da una parte una condizione psicologica difficile, dall’altra una grande lucidità. E Filippo Ceccarelli parla esplicitamente di follia in un paginone aneddotico che è una sorta di galleria, anche fotografica, di mezzo secolo di pagliacciate più o meno macabre. Lì per lì la cosa ci ha sorpreso: non perché fossimo all’oscuro delle condizioni psichiche dello scomparso, ma perché di solito quel poco che rimane dell’antica pietas, soprattutto verso i morti eccellenti, induce i media a un qualche riserbo sulle loro malattie, soprattutto se mentali. Per il Cossiga invece non è stato così, e sospettiamo che anche altri quotidiani si siano comportati allo stesso modo. Ma lo stupore è durato poco, perché la spiegazione dell’apparente mancanza di riguardo è semplice: ritrarre il defunto come un matto che si comportava come tale, indipendentemente dal tono pietoso o sarcastico del ritratto, mira a occultare ― forse non solo a chi legge, ma anche a colui che scrive e ha paura di scoprirlo ― quel che la malattia mentale del Cossiga può invece mostrare con grande evidenza: e cioè che la vera malattia mentale non consiste nella stranezza più o meno inquietante o buffonesca di un comportamento quale che sia, ma nel segreto rigorosamente mantenuto ― non per niente il Cossiga era un feticista del segreto ― di un pensiero che lungo l’intera esistenza si svolge assolutamente razionale, lucidissimo, perfettamente coerente, ma invisibile, e che poi all’improvviso dà di fuori in azioni spaventose pur avendo sempre lasciato e lasciando così intatto, così “normale” il comportamento, da permettere al malato qualsiasi carriera, anche suprema, e agli altri di stupirsene soltanto dopo, come sempre fanno non solo i grandi editorialisti ma tutti i vicini di casa intervistati dopo un’esplosione di follia. 1976. Francesco Cossiga diventa ministro degli Interni. 1977. Francesco Cossiga manda i carri armati a Bologna e uno studente, Francesco Lorusso, viene ucciso da un colpo di fucile sparato da un carabiniere; a Roma, poche settimane dopo, durante una manifestazione indetta per ricordare la vittoria nel referendum sul divorzio, uomini in borghese mai identificati sparano ad altezza d’uomo dall’interno dello schieramento di polizia e uccidono Giorgiana Masi. 1978. Francesco Cossiga “non riesce” a salvare Aldo Moro. 2008. Francesco Cossiga, a proposito delle manifestazioni studentesche contro la cosiddetta “riforma” Gelmini, dichiara: Maroni dovrebbe fare quello che feci io quand’ero ministro degli Interni... Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri...

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Ritorno ai Lagustelli di Percile. Con le foto dell'incontro con l'Airone, del Lagustello "minore", appartato e selvaggio, e tante altre bellissime immagini! Cliccando qui!

Ritorno ai Lagustelli di Percile

Con le foto dell’incontro con l’Airone,

del Lagustello minore, appartato e selvaggio,

e tante altre bellissime immagini!

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In duecento immagini una più bella dell'altra la Festa dell'Unità democratica di Anticoli Corrado di giovedì 19 e venerdì 20 agosto 2010. Cliccando qui!

In duecento immagini una più bella dell’altra

la Festa dell’Unità democratica

di Anticoli Corrado

di giovedì 19 e venerdì 20 agosto 2010

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Le settanta foto di una bellissima Passeggiata a Roccagiovine cliccando qui!

Le settanta fotografie di una bellissima

Passeggiata a Roccagiovine

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Tre anni di Magia delle Donne di Anticoli Corrado? Semplicemente cliccando qui! Grazie ad Anna Maria!

Tre anni di Magia delle Donne

di Anticoli Corrado

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Passeggiata ad Anticoli Corrado nel 1882 nel libro di Tito Berti "Decenti e Indecenti nella Valle dell'Aniene". Cliccando qui!

Passeggiata ad Anticoli nel 1882

nel libro di Tito Berti

Decenti e Indecenti

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Letture

La copertina del numero 34 di "left", in edicola a partire da venerdì 3 settembre 2010.

È in edicola il numero 34 di left, la rivista della Sinistra Vera! Clicca qui per il sommario!)

È in edicola il numero 41 di Aequa, la rivista della Valle dell’Aniene! Clicca qui per il sommario!)

È in edicola il numero 41 di "Aequa" - Indagini storico-culturali sul territorio degli Equi. Clicca qui per leggere il sommario di questo bellissimo numero di "Aequa"!

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Il Mondo dei Bambini

 

Cap.6: L’Isola

del Tesoro

(puntata del 22 luglio 2010)

 

Eclario Barone, "L'Isola del Tesoro", inchiostro su carta, 2005 (particolare).

 Lui invece, preoccupato e deciso, guardava solo il gruppo davanti a sé: finalmente lo raggiunse, s’infilò a testa bassa fra quei corpi tanto più grandi, a tentoni trovò la mano di Etra in attesa della sua. Ma il gruppo si fermò, compatto, come se il suo corpicino ne avesse inceppato il movimento, e a Fabian rimase così poco spazio che dovette guardare in sù come dal fondo di un pozzo, in cerca d’aria e di luce nel blu del cielo stretto fra tutte quelle teste; poi si sentì tirare dalla maestra, e mentre avanzava a fatica, trainato da lei, inciampando in grandi piedi nudi duri e immobili come rocce, qualcosa di piccolo e morbido gli si strinse al petto: la bambolina di Carla, passata nella sua mano destra senza che se ne accorgesse. Come c’era arrivata? E Ilario? Era sparito? Ma le domande svanirono: adesso era fuori dal gruppo, davanti a lui c’erano gradini di pietre sconnesse e ciuffi d’erba verdi e bruni ― belli, ad aver il tempo di esplorarli, come una minuscola foresta per formichine ― e poco più sù altri piedi e altre gambe chiudevano la cordonata come un muro: un muro d’uomini, tutti bianchi, che guardavano in silenzio al di sopra del bambino come se fosse troppo piccolo per vederlo ― bianchi ma abbronzati, e per di più scuri in viso, le bocche quasi senza labbra, i nasi enormi ― eppure Fabian non ebbe tanta paura: sentì la bambolina stringersi a lui ancora più forte, la maestra tirarlo, e facendosi piccolo, curvo, nascondendosi dietro di lei, penetrò quella barriera umana e l’attraversò. Gli uomini non si allargarono per fare spazio ma neanche si strinsero, e ancora non dissero una parola. Solo quando furono passati: “E allora?!” si udì una voce. E poi, facendosi via via più sonora: “E allora?! Si può sapere cosa venite a fare? Parlo con te, maestra! Si può sapere cosa volete?” Fabian, riconoscendola, non poté non voltarsi: e come si era aspettato vide il sindaco tra quegli uomini, un passo avanti a loro e con un bastone nella destra puntato a terra, ma non come se vi si appoggiasse. E così anche gli altri, tutti avevano in mano qualcosa di brutto: qualcuno un bastone ― rami nodosi scelti tra la legna per l’inverno, come ne aveva anche la maestra dietro casa sotto una piccola tettoia, grossi ma maneggevoli ― e qualcuno la lama luccicante di un coltello o di un’accetta: “Parlo con te, maestra: cos’è che vuoi?” gridò di nuovo il sindaco, e questa volta la donna si voltò a rispondergli e il bambino si accorse che davanti ai Bianchi erano soli, i Neri e Ilario erano rimasti al di là; poi la voce di Etra scoccò al di sopra di lui, chiara e squillante sotto il sole come gridi di uccelli in volo verso il mare: “Devo dirlo a te cosa voglio, uomo? E da quando?” “Sono il sindaco o no? Sono il sindaco oppure no?” “E allora che bisogno hai di bastoni e coltelli? Comanda, no? Se sei il sindaco, ti ubbidiremo.” L’uomo ribatté, aggressivo, altre voci si accodarono alla sua, monche, dimesse, stanche da far quasi pena, e la donna senza perdere un istante replicò anche lei più volte, calma, battagliera, fendendo e disperdendo le parole loro con acuti limpidi suoni che sembravano cadere dal cielo; ma Fabian non li ascoltava, non li guardava più: schiena a schiena con la maestra come con uno spadaccino che combattesse per lui, non aveva occhi che per l’infelice famigliola nel cortiletto infuocato, saltata fuori nel sole accecante come da un buco nella terra: l’uomo dai capelli ritti ― il papà, era il papà di Jorge e Carla! ― che tremava tutto e con la bocca faceva versi, come se non sapesse parlare; Peter ― ecco dov’era! ― che lucido di sudore, pallido, incombeva di sbieco sul padre come un cavallo spaventato, gli occhi pieni di lampi; la donna, la mamma!, che in ginocchio abbracciava mugolando il marito saldandolo al suolo come un viluppo di radici cresciute dal suo stesso corpo; e soprattutto Jorge, che balzando di qua e di là come una cavalletta era salito sul muricciolo e lo fissava come se la vista di Fabian fosse per lui l’unica sostenibile, eppure non dava segno di riconoscerlo: “Jorge! Scendi! Scappiamo!” avrebbe voluto gridare, ma c’era troppo chiasso, a un tratto parlavano tutti insieme, e in quella tempesta di voci gli faceva paura sentire che Etra adesso lo urtava leggermente con la schiena ogni volta che rispondeva loro, come se quelli la spingessero indietro. Dov’è Carla?, pensò, e sùbito, ricordando che era a casa di Ilario, di nuovo si volse a Jorge che non smetteva di fissarlo: “Jorge!” pensò con tutte le forze, “Jorge!”; ma le labbra rimasero serrate, gli occhi non poterono più guardarlo, le gambe si mossero da sole intorno a quelle di Etra, sfiorandole con l’incavo delle ginocchia, sentendone ogni vibrazione, lo riportarono davanti a lei ― tra lei e i Bianchi che la stringevano da tre lati, e i Neri che intanto si erano mischiati ai Bianchi e con le braccia, le mani e le gambe nude ne lambivano i pugni serrati, i legni, le lame ― e poi, contro la sua volontà, da lei lo distaccarono come una fogliolina dall’albero, lo spinsero dentro la ressa ― non c’era altro modo! ― come se non più gambe fossero ma spire di serpente, e finalmente lo portarono al di là, fuori da tutti quei corpi, solo dinanzi alla cordonata deserta che tornava al mare, alla casa di Etra, e ciò nonostante più spaventato di prima, gli occhi pieni di lacrime, la mente sospesa su un precipizio ― ma senza ancora vederlo ― irto di orribili ricordi confusi di altre folle, altre grida, altri spaventi. Corse giù, ogni balzo un intero gradino, alla disperata, gambe e piedi che spiccavano salti e occhi che non facevano in tempo a precederli dove toccavano terra: vide dall’alto, come se volasse, che qualcosa gli veniva incontro, come una libellula vede per un attimo quel che sotto di lei erompe con le fauci spalancate dall’acqua stagnante, e sùbito fu preso come in una rete tra le braccia e le gambe di Fulvio chino su di lui a guardarlo beffardo, di nuovo in forze, lo sguardo e la presa pieni di frenetica energia: “Dove vai? Fermati!” gridò, tenendolo con entrambe le mani. “Scappi!” soggiunse, senza aspettare risposta, e Fabian, al pensiero che stava proprio scappando, per la vergogna smise di dibattersi. “Voglio andare a casa,” disse. “Prima volevi andare dalla maestra, hai detto. Invece l’hai lasciata sola e sei scappato.” La risposta che gli venne gli sembrò vera: “Volevo prendere un coltello,” disse. “Sei matto? Per farci cosa?” “Loro hanno tutti i coltelli e i bastoni.” “Loro chi?” “I Bianchi,” fu per dire il bambino, ma si trattenne: anche Ilario era bianco, e lo era anche lui. “Forza: torna sù con me o vattene!” ordinò il saltimbanco, liberandolo.

 

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Sempre nuove domande!

Cosa cerca chi ci trova?

Sempre nuove risposte!

Le domande buffe o misteriose o interessanti che conducono decine di navigatrici e navigatori ad approdare a ScuolAnticoli...

Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2010. (Siamo rimasti indietro? Scusa! Nessuna domanda resterà senza risposta!)

 

  Perché gli Italiani disprezzano sé stessi? 

Cosa cerca chi ci trova?

Se un presidente del Consiglio non ha abbastanza rispetto per sé stesso da non piegare la schiena dinanzi a un altro uomo, potrebbe almeno evitare di farlo durante una visita ufficiale, coinvolgendo così nell’umiliante gesto tutti gli Italiani da lui rappresentati.

Se un presidente del Consiglio non ha abbastanza rispetto per sé stesso per non piegare la schiena dinanzi a un altro uomo, potrebbe almeno evitare di farlo durante una visita ufficiale, coinvolgendo così nell’umiliante gesto tutti gli Italiani da lui rappresentati.

Non tutti, cara amica o amico. Gli Italiani che si disprezzano sono molto numerosi ― e ne danno prova con le scelte e i comportamenti autodistruttivi che rendono così spiacevole, e talvolta pericoloso, condividere con loro il territorio nazionale ― ma si tratta pur sempre di una minoranza: Donne e Uomini che non sono (ancora? mai?) riusciti a liberarsi dell’idea religiosa che gli Esseri umani siano creature inferiori. Che per tale idea furono allevati come piccoli sorvegliati speciali, nella diffidenza e nell’odio per quel ch’era in loro naturalmente e spontaneamente umano. Che da tale idea sono ogni giorno messi sotto scacco in tutto ciò che tentano di valido. E che da essa non trovano scampo che nell’astuzia animalesca che rende infidi e simulatori anche i più “pii”: scampo illusorio, si sa (vivere da

animali non umani accresce il disprezzo per sé stessi) ma quale altra via d’uscita può intravedere chi diffida dell’immaginazione e della libertà umane?

 

  Luomo invidia le bestie? 

Può accadere. Gli animali non umani, infatti, hanno su (una parte) di Noi un immenso vantaggio: sono liberi di vivere secondo natura, quali l’evoluzione li ha fatti, poiché nessuno dà loro il tormento perché diventino umani. Tutt’al più li si costringe (nei circhi o in certe case) a imitare gli Umani, ma quasi mai si è così pazzoidi da pretendere che si umanizzino sul serio. Molti animali umani, invece ― che l’evoluzione ha reso tali, ma la cui naturale umanità è negata da religioni, filosofie, ideologie e da certe teorie pseudoscientifiche ― sono torturati per tutta la vita, e da sé stessi si torturano, perché diventino umani” identificandosi, con le buone o con le cattive, con i “modelli” più o meno insensati “offerti” loro (ma in realtà imposti come “verità” assolute con la minaccia di andare altrimenti incontro alla rovina personale e sociale) da quelle stesse religioni e filosofie e ideologie. Come non comprendere e compatire, dunque, che alcuni finiscano con l’invidiare le bestie? Pur di non imbattersi per cent’anni in “pastori” di tutte le risme, chi non farebbe un pensierino su un giorno da leone? Peccato che è una trappola: tentare di animalizzarsi” non è meno stupido e violento che cercare di umanizzarsi, se umani si è già e non si dispone di moltissimi anni per trarne il meglio.

Una locandina italiana del film "Il Cucciolo", diretto nel 1946 da Clarence Brown e basato sull’omonimo romanzo (1939) dell’americana Marjorie Kinnan Rawlings (1896 - 1953).

Una locandina italiana del film Il Cucciolo, diretto nel 1946 da Clarence Brown e basato sull’omonimo romanzo (1939) dell’americana Marjorie Kinnan Rawlings (1896 - 1953).

 

Per non scadere, i fratelli Marx fecero sì che nessuno sapesse quanti erano: quattro, cinque, tre? Karl Marx, invece (loro pseudoantenato) fece sì che ognuno credesse che di Marx ce n’era uno solo, il proprio. Perciò è scaduto per tutti.

  Tutte le nozioni esistenti sono scadute? 

Proprio così, cara amica o amico: l’intero Universo ― non solo le nozioni ― è sempre e comunque scaduto per animali come Noi, che per natura non possono credere ad alcunché (anche se molti ne son così terrorizzati da sottoporsi a mostruose torture psichiche e fisiche per costringersi a farlo lo stesso). Ogni istante scade nellistante successivo, ogni creazione può essere invalidata in qualsiasi momento, niente ― un attimo dopo il suo indubitabile passaggio per i cinque sensi ― è al sicuro dalla nostra creativa o devastante immaginazione. Come hanno detto (se non andiamo errati) Woody Allen e Groucho Marx: Dio, Karl Marx e Freud sono morti, neanch’io sto tanto bene e l’ottima salute di cui invece gode Darwin mi fa una gran rabbia.

 

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Più Niente da Ridere...

Più Niente

da Ridere...

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Le Pagine di Chi andò

dietro alla Morte e portò l’Italia con Sé...

Più Niente da Ridere...

Degno padre di tanto figlio e degno figlio di tanto padre.

Umberto Bossi: Confermo: Bersani non solo è andato da Berlusconi a piagnucolare perché fossero evitate le elezioni anticipate, ma ha pure detto a Silvio che, in caso di rottura parlamentare, i voti per garantire al governo di andare avanti li avrebbe messi lui. (La Repubblica, lunedì 30 agosto 2010). L’anno scorso, durante le primarie del Pidì, le dichiarazioni a favore di Bersani dei leghìni-nordìni (valga per tutti il Bossi del 15 agosto 2009) e di molti berluscìsti (valga per tutti l’Alemanno del 19 agosto 2009) avevano un solo obiettivo: la vittoria del Franceschini. Gli andò male. Non solo: con Bersani il Pidì è, se non altro, un po’ meno depresso. Di qui la rabbia dei portatori di moccichini verdi e degli sbandieratori di diti medi, il cui giudizio non può che far valere l’opposto in chi è sano di mente.

Più Niente da Ridere...

17 febbraio 2009: Matteo Renzi festeggia la vittoria alle primarie del Pidì. (Ogni somiglianza delle facce dei suoi supporter con quelle di suore e preti è puramente casuale).

17 febbraio 2009: Matteo Renzi festeggia la vittoria alle primarie del Pidì. (Ogni somiglianza delle facce dei suoi supporter con quelle di suore e preti è puramente casuale). 29 agosto 2010, Matteo Renzi: Il Nuovo Ulivo (proposto da Bersani, n.d.r) fa sbadigliare: è ora di rottamare i nostri dirigenti. (La Repubblica, domenica 29 agosto 2010). Ricordiamo, brevemente ― anche se non ne avremmo voglia ― chi è il Renzi. Ex ciellìno ― che già basterebbe ― nel 2009 si candidò a sindaco di Firenze mettendo in lista l’ex “schedina” di Quelli che il calcio Elisa Sergi e dichiarò: Anche Berlusconi le preferisce belle, che male c’è... Il 19 giugno 2009 su La Repubblica appare questo interessante trafiletto: I siluri contro di lui da parte dello schieramento opposto sono partiti con un singolare ritardo: quando Renzi, con il 47 e mezzo per cento ottenuto al primo turno, aveva già praticamente in tasca la vittoria che celebrerà lunedì prossimo. “L’è evidente,” è stato il commento di chi nel Pidì non ama il giovane cattolico rampante, “Denis deve dimostra’ che il bimbo non l’ha cresciuto lui a mollichella”. Dove mollichella sta per coccole, Denis sta per Denis Verdini, plenipotenziario del Pidièlle in Toscana, e il bimbo per Renzi. Il quale, secondo la leggenda metropolitana, fu aiutato nelle primarie democratiche da votanti infiltrati dalla Destra, e a queste elezioni dalla scelta verdiniana di contrapporgli per favorirlo un avversario debole come l’ex calciatore della Fiorentina e del Milan Galli. Esser graditi a un individuo come Verdini non è un po’ peggio che essere bersaniani? Ma non finisce qui: all’improvviso, il giorno di Ferragosto del 2009, come morso da una tarantola il Renzi si mette a urlare: Mai più con la Sinistra radicale! Lungo silenzio, poi riappare

 il 28 aprile scorso e detta questa ponderosa dichiarazione: Se il Pidì è solo il gruppo dirigente, c’è da stare preoccupati. Ma se è l’esperienza di popolo, quello non ossessionato da Berlusconi, allora vedo entusiasmo ed energia. Non ce l’ho con Bersani, anzi: siamo pronti a dare una mano. Ma al Pidì, non al disegno di Fini. Perché, c’è qualcuno, a Sinistra, che straveda per Fini? Ma il Renzi si preoccupa lo stesso: ha l’ossessione di Fini, lui, mica di quel povero caro utilizzatore finale di “belle donne” del Berlusconi. Tutto qua: il Renzi, chissà perché, esterna solo ad aprile e ad agosto. Ma si evolve: adesso usa il verbo rottamare riferendosi a Esseri umani. Non più da ciellino ― i ciellini queste cose le pensano, certo, ma non le confessano neanche a sé stessi ― ma già quasi da fascista. O, più modernamente, da leghìno-nordìno. (P.s.: tutto questo, naturalmente, non per difendere Bersani ― che continuiamo a considerare con una certa diffidenza e amiamo, per ora, solo perché ha fatto abbandonare la nave del Pidì a un discreto numero di papalini ― ma per l’antipatia che sentiamo per i fasullissimi furbetti della parrocchietta come il Renzi e per tutti quelli che si fanno incantare dalle loro moine da cicisbei, vuote come palloncini scoppiati)... Clicca qui per continuare!

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"Grandi Amori e DisAmori - Nove bei Film (e un filmino) da Vedere (anche) Insieme". Anticoli Corrado, piazza delle Ville, saletta del circolo del Partito democratico, venerdì 16 e 30 luglio, 13 e 27 agosto, 10 e 24 settembre, 8 e 22 ottobre, 5 novembre. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Clicca qui per leggere il programma!

Grandi Amori e DisAmori

Nove bei Film (e un filmino) da Vedere (anche) Insieme

Anticoli Corrado, piazza delle Ville,

saletta del circolo del Partito democratico

sabato 11 e 25 settembre, 9 e 23 ottobre, 6 novembre

dalle 18 alle 20 circa - ingresso libero fino a esaurimento posti

Clicca qui per leggere il programma!

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NO AL REGIME DELL'ODIO E DELLA PAURA. Difendiamo noi stessi e ogni essere umano: difendiamo i nostri cuori, le nostre menti, LA NOSTRA UMANITA' dal regime dell’odio e della paura.

No al regime dell’odio e della paura

 

No al regime della divisione e dellinimicizia tra gli Esseri Umani.

No al regime dell’accanimento contro i Migranti, i Deboli, i Poveri.

No al regime delle leggi razziali, dei campi, delle squadracce.

No al regime della distruzione della Scuola e dello Stato sociale.

No al regime delle tirannie private e dello sfruttamento.

No al regime della schiavitù d’Italia alla tirannia religiosa.

No al regime della falsificazione e demolizione dei Diritti Umani.

No al regime al di sopra della Costituzione e delle leggi.

Difendiamo noi stessi e ogni essere umano: difendiamo i nostri cuori, le nostre menti,

la nostra umanità dal regime dell’odio e della paura.

 

Straniero in Italia, non sopportare: ribellati. Evitando la violenza, che ti farebbe diventare come la gentaglia che ti perseguita, ma ribellati.

Quando i Migranti eravamo Noi...

Per non dimenticare che Umani non sono solo i Migranti: siamo Umani anche Noi.

 

 

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