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Pensier(in)o del giorno... (n° 181)

Niente sulla Terra ci lega gli uni agli altri. Se non quel che abbiamo salvato

dell’inconsapevole scoperta, il primo giorno di vita, di non poter farne a meno.

Pensier(in)i precedenti

 

La tua opinione?

La Terra vista da Anticoli Corrado

La Terra vista da Anticoli Corrado

 

La “scienza”

de La Repubblica

 

Con qualche giorno di ritardo ― è quasi impossibile star dietro ai mille spettacoli

pirotecnici al giorno che i media allestiscono a uso e consumo del colto e dell’inclita ― non possiamo non occuparci dell’Umberto Galimberti de La Repubblica del 23 gennaio (La nostalgia dell’innocenza perduta che

Mickey Mouse, alias Topolino, nei panni dell'Apprendista Stregone in "Fantasia", di Walt Disney.

leggiamo nello sguardo dei cuccioli) e dell’Elena Dusi ( Piccoli sogni crescono: assenti nei bimbi, si formano con l’età, con accompagnamento di Giulio Tononi) de La Repubblica del 25. Inizio fulminante del Galimberti: siamo tutti matti. Infatti curiamo i nostri animali domestici “con attenzioni che forse neppure lontanamente riserviamo ai nostri simili” ― matti, quindi, perché nemmeno a un figlio vogliamo bene quanto al cane o al gatto di casa ― “oppure con una crudeltà che, se fosse praticata ai nostri simili, ci porterebbe subito, se non sempre dietro le sbarre, certamente in qualche casa di cura”: non solo matti, dunque, ma anche pericolosi. Alternative non ce ne sono, tertium non datur, non è previsto che qualcuno tratti sanamente Fido per quel che Fido è: il nostro comportamento nei confronti degli animali domestici certifica che siamo matti per tutte le ruote. Come, del resto, qualsiasi nostro comportamento, se diamo retta agli articoli e ai libri del Galimberti, fitti da anni come un’invasione di cavallette perenne: è quel che più tiene a dirci, sembrerebbe, e non perde occasione per farlo. “L’uomo non è un animale,” prosegue il nostro. E che cos’è, allora? Il Galimberti non si pronuncia. Segno che ci lascia liberi ― speriamo ― di ritenerci animali umani. “Gli uomini non hanno ‘istinti’”, aggiunge, ma “solo ‘pulsioni’, spinte generiche a meta indeterminata”. (Distinzione suffragata, secondo il nostro, non solo da Freud, ma anche da “una lunga tradizione” che vede Kant ― dimentico, supponiamo, di aver scritto la Critica della ragion pura ― a braccetto con l’idealista Platone, e l’ateo Nietzsche, convertitosi, far pappa e ciccia con il “santo” Tommaso d’Aquino). Ma che cos’è una “spinta generica a meta indeterminata”? Pietoso, il nostro spiega che, per esempio, “in presenza di una pulsione sessuale, l’uomo, a differenza dell’animale, può concedersi a tutte le perversioni oppure a una sublimazione delle pulsioni che mette capo al mondo dell’arte e della poesia”. Ecco, dunque, in che modo per il Galimberti “l’uomo non è un animale”: non lo è perché è un matto nato, appunto (“tutte le perversioni” vuol dire non solo la pedofilia ma anche la zoofilia e la necrofilia, e “concedersi” all’una o all’altra non sarebbe che una questione di gusti), straordinaria “scoperta” di cui si compiacciono da sempre le chiacchiere da bar senza che i chiacchieroni riscuotano per esse principeschi onorari dai media; e non è un animale, inoltre, perché l’uomo, se impara a controllarsi, può distillare le proprie “naturali” perversioni in arte e poesia occultandole così ai magistrati, agli psichiatri e perfino a sé stesso. E come vede l’animale vero, questo non-animale-mostro che sarebbe l’uomo? “Vedere l’animale,” afferma il Galimberti citando Nietzsche, “fa male all’uomo” (in generale, come se tutti gli umani fossero così infelici da dover invidiare le bestie) poiché al confronto dell’animale egli si vanta della sua umanità e tuttavia guarda con invidia alla felicità di quello, giacché questo soltanto egli vuole, vivere come l’animale, né tediato né fra dolori; che lo vuole però invano, perché non lo vuole come l’animale”. Commenta il nostro: “La coscienza, infatti, espone l’uomo...,” ecc. Diremo dopo a cosa lo espone, ma prima notiamo che con quell’infatti il Galimberti ha stabilito (a spese proprie?, a spese di Nietzsche?) che è la coscienza che fa dell’uomo un non-animale-matto-infelice-di-esserlo-e-invidioso-dell’animale-vero. E perché proprio la coscienza? Poiché essa espone l’uomo alla ricerca di una felicità che non può escludere l’apertura al senso, essendo questa apertura ciò per cui l’uomo è uomo e non animale. Ricapitioliamo. Fin qui abbiamo appreso: 1, che il nostro comportamento nei confronti del cane e del gatto dimostra che siamo matti; 2, che non siamo animali perché siamo (non solo pazzi, ma anche) perversi nati che (talvolta) riescono a non farne di tutti i colori dandosi all’arte; 3, che non siamo animali, inoltre, perché siamo consapevoli di noi stessi; 4, che non siamo animali, infine, perché cerchiamo la felicità e di dare un senso alle cose. Un essere umano, dunque, per il Galimberti, si distingue da un animale in quanto per natura matto e perverso, mostruoso, e tuttavia alla ricerca di felicità e di senso. Ma il peggio (se possibile) deve ancora venire. A che cosa è destinata ad approdare, infatti, la ricerca di senso di questi poveri non-animali matti e mostruosi che saremmo noi? Al “tragico” della “vista della morte”, cioè della constatazione di essere “aperti per nulla”. E a questo punto ― è chiaro ― anche “la ricerca della felicità” va a farsi benedire: quale felicità è mai possibile a chi è certo di dover decedere e (tra una perversione e l’altra) non riesce a pensare che alla morte? Lo diceva anche lo Hegel...

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Martedì Grasso a Roviano il 3 marzo del 1987: 55 nostalgiche fotografie di 23 anni fa... cliccando qui!

Martedì Grasso a Roviano

il 3 marzo del 1987

55 nostalgiche fotografie di 23 anni fa

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Martedì Grasso a Roviano il 3 marzo del 1987: 55 nostalgiche fotografie di 23 anni fa... cliccando qui!

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"Le Storielle Andicurane" di Antonietta De Angelis. Cliccando qui!

Ogni settimana, in esclusiva su ScuolAnticoli...

Le Storielle Andicurane

di Antonietta De Angelis

 

Diciassettesima Puntata:

 

’Na bbona lavatura...

 

’Na vòta l’acqua corrente pe’ lle casi n’ze tenéa; puru pe’ beie se ll’éanu da i’ a ’ngóllane addo’ stéa co’ lla conga ’n gapu, figuremoce pe’ sciacquà i panni: éanu da ine pe’ ggli fossi, eppo’ co’ llo passà ’egl’anni alla Fondanèlla o agliu Piscicareglio...

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E tra qualche settimana (o prima) arrivano...

E tra qualche settimana (o prima) arrivano... Le bellissime fotografie inedite delle Gite di Vicovaro dell'84-'85 e i bellissimi e inediti Diari della Prima B di Vicovaro dell'84-85! Se sei di Vicovaro (e anche se non lo sei) non puoi non tornare a trovarci!

Le bellissime fotografie inedite delle

Gite di Vicovaro dell84 - ’85

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e i bellissimi e inediti

Diari della Prima B di Vicovaro

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Se sei di Vicovaro (e anche se non lo sei)

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Letture

La copertina del numero 5 di "left", in edicola a partire da venerdì 5 febbraio 2010.

È in edicola il numero 5 di left, la rivista della Sinistra Vera! Clicca qui per il sommario!)

È in edicola il n° 39 di Aequa, la rivista della Valle dell’Aniene! Clicca qui per il sommario!

È in edicola il numero 39 di "Aequa", la rivista della Valle dell’Aniene! Corri a comprarla, ma prima clicca qui per sapere cosa ci troverai!

 

Il Mondo dei Bambini

 

Cap.6: L’Isola

del Tesoro

(4a puntata)

 

“Vuoi andare tu

Eclario Barone, "L'Isola del Tesoro", inchiostro su carta, 2005 (particolare).

a prenderli?” disse Etra. Lì per lì Fabian s’illuminò e tornò a oscurarsi, come un ciel di nuvole a primavera: “Ma io ho paura di andarci...” obiettò. “Non a casa. Da Peter. Forse hanno dormito lì. La strada te la ricordi?...” “Evviva!” “Aspetta! Bevi un po’ di latte!” “Lo bevo dopo con loro!” gridò il bambino: era già sullo stradone, in mutande e senza scarpe, e avrebbe voluto correre, ma si costrinse a rallentare non per non alzare polvere su quelli che incontrava ― come pensò la maestra mentre lo guardava allontanarsi ― ma immaginando, nella polvere, di riempirsi le piante dei piedi di frescura prima di arrivare sull’acciottolato rovente. Il sole però non era ancora così alto, niente scottava: all’ingresso del paese, Fabian si mise a correre senza veder più nessuno, e nondimeno accordando a quelli che lo salutavano un saluto altrettanto cordiale, in cuor suo ― anche se dimenticato nello stesso momento in cui era proferito ― ma del tutto impercettibile per loro. Si ritrovò sulla gradinata del duomo in men che non si dica ― un po’ stupito e intimidito da piazza delle Ville così diversa dal giorno prima, così deserta che la voce della fontana suonava ovunque limpida e forte come quella di una donna che canta a gola spiegata in casa propria ― e arrivato in cima si fermò, incerto, dinanzi all’oscurità che sulla soglia teneva testa, come un bastione impenetrabile, al candore abbagliante del sagrato e all’azzurro del cielo che pur s’intravedeva, al di sopra di essa, in cima alla voragine del tetto. Ma la pietra scottava, lì, e lo costrinse a entrare. Si fermò di nuovo, cercando per abituarsi al buio di non guardare il cielo che attraeva i suoi occhi come le ali di un uccellino, e piano piano il paesaggio che ricordava affascinante e avventuroso si riformò dinanzi a lui molto diverso: tetro, precluso senza via di scampo alla vitalità del cielo d’estate che lo sovrastava senza sfiorarlo, chiuso in sé come le medievali foreste secolari di cui Fabian niente sapeva, che non poteva neanche immaginare ― la storia e le fiabe non essendo meno dimentiche di esse, là da dove il bambino era venuto, di quanto lo era lui del luogo dove l’aveva udite e di chi gliel’aveva narrate. Non osò andare avanti, e scoprì che non osava nemmeno aprir bocca: “Peter!” provò a chiamare, ma il grido gli si tramutò in un ansito, come se anch’esso avesse paura di avventurarsi in quel vuoto. “Non c’è proprio...” disse una voce a un passo da lui, cavandogli dai polmoni lo strillo che non gli riusciva: affaticata, lamentosa, smarrita, venendo sù senza forza né tono da un’ombra d’uomo che sembrava ammucchiata come una piccola catasta di legna ai piedi di un pilastro. Il bambino fu per scappar via a gambe levate, ma sarebbe passato vicinissimo all’ombra, come spaventosamente doveva essergli accaduto entrando: impietrito, sentendosi acciuffare per una caviglia con altrettanto vigore che se davvero gli stesse succedendo, aguzzò gli occhi tenendosi con una mano alla parete, per sentirsi sicuro senza bisogno di voltarsi, mentre si sforzava di vedere, di non poter senza accorgersene finire troppo vicino all’enorme buca senza luce che il giorno prima gli era parsa una valle incantata. L’ombra, allora, come se avvertisse il suo sguardo, lentamente alzò la testa per mostrargli il proprio, e Fabian senza alcun sollievo la riconobbe: era Fulvio, il giovanotto ch’era arrivato ad Anticoli con lui: alto e dinoccolato come sempre, ma doveva essere caduto e si era fatto male, o forse qualcuno gli aveva dato un sacco di botte, l’aveva abbattuto ― possibile che fosse stato Peter? ― e le sue lunghe braccia erano adesso come in procinto di essere smontate dal corpo, una di qua e una di là, e le lunghissime gambe ripiegate e schiacciate sotto il tronco come quelle di un burattino abbandonato. “Mi aiuti ad alzarmi?” chiese l’ombra, continuando a fissarlo senza batter ciglio, come aggrappandosi e già cominciando a tirarsi sù col suo sguardo. “No,” voleva dire il bambino in tutta semplicità, ma neanche questo gli fu possibile: “È stato Peter a picchiarti?” domandò invece, immaginando che da un momento all’altro gli avrebbe teso la mano ― che stava già tendendogli la mano! ― perché tutto insieme si appendesse a lui così piccolo e inerme. Il giovanotto la prese ― non appena la vide il suo braccio tornò in un attimo vivo, benché non ancora forte, e il resto del corpo sùbito dopo ― e faticosamente, ma così leggero che Fabian non barcollò di un millimetro, si tirò sù tramutandosi prima in un grande uccello scheletrito, poi ― lasciata la sua mano ― in un violento frullar d’ali nero, e infine di nuovo in un’ombra barcollante, ma alta su di lui fino al rettangolo di cielo azzurro in cima al duomo in cui penetrava col capo senza illuminarsi. “Mi son picchiato da me,” disse, attutendo con l’ironia la pena che gli faceva tremare la voce. “Lo sapevo che non ci dovevo venire, qui... E invece... ci son venuto lo stesso.” Così debole affascinava anche Fabian, anche se finora non gli aveva fatto che antipatia, e questo glielo rendeva ancora più antipatico. Ma non poteva farci niente: la repulsione, per il momento, aveva perso quasi tutto il suo potere. “Ad Anticoli?” domandò. “Sì,” disse Fulvio, e per la prima volta lasciò i suoi occhi, sbattendo le lunghe ciglia filamentose, per provare i propri alla luce che il portone cominciava a lasciar entrare dal sagrato. “Se lo sapevi perché ci sei venuto?” “Son venuto per te,” rispose l’uomo. “Son dovuto venire.” “Perché per me?” avrebbe voluto chiedere Fabian, ma il perché non venne. “Per me?” ripeté. “Credevo che l’avessi capito fin da quella notte.”... (Puntate precedenti? Clicca qui!)

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Cosa posso fare io?

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Fiabe e Voci fuori campo

Un giorno del 1974 un (o il) professore decise di portare gli studenti a far visita alle case più povere di un villaggio del Bangladesh. Lì domandarono a una donna: “È suo il bambù che usa per lavorare?”... Clicca qui per continuare!

Anna Rita Tola

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Sempre nuove domande!

Cosa cerca chi ci trova?

Sempre nuove risposte!

Le domande buffe o misteriose o interessanti che conducono decine di navigatrici e navigatori ad approdare a ScuolAnticoli...

Ultimo aggiornamento: 1° gennaio 2010. (Siamo rimasti indietro? Scusa! Nessuna domanda resterà senza risposta!)

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Cosa cerca chi ci trova?

Ci son topi e topi. Come, naturalmente, ci son tope e tope.

Ci son topi e topi. Come, naturalmente, ci son tope e tope.

  La mia Anna è un topo 

Son cose che capitano, caro amico. E d’altronde poteva andarti peggio: la tua Anna poteva essere un pidocchio, un serpente a sonagli, una vedova nera, una tenia... Ma è un topo in che senso? È forse un ratto? O invece è una graziosa topolina tipo Minnie? Una cosa non capiamo: perché la chiami topo, al maschile? Intendi forse che la tua Anna è un topo maschio di nome Anna? Se è così va bene, altrimenti è più gentile dire che la tua Anna è una topa. E ti aiuterà a riconciliarti con la situazione. Una bella topa è sempre meglio che niente. Ma tu questo lo sai già, forse, o non parleresti di lei come della tua Anna.

 

  Racconto il Paese dei Bambini frettolosi 

 

In tutti i Paesi del mondo, una delle cose più sgradevoli che gli Adulti

La fretta? È piacevole solo quand'è per finta!

fanno (o sono indotti a fare) ai Bambini è mettergli fretta. La fretta non è mai piacevole, e niente di quel che si fa in fretta è bello. Si può mantenere la calma o meno, quando si ha fretta, ma non si è mai contenti di averla. In fretta ― per natura ― si scappa, si aggredisce, qualche volta si muore. E nient’altro. Non vedere

La fretta? È piacevole solo quand'è per finta!

l’ora, non star più nella pelle per il desiderio, non significa aver fretta: è un’esperienza gradevole, talvolta molto gradevole, in cui la fretta non è reale, ma simulata: così come i Bambini fingono la paura quando le Mamme e i Papà si fingono streghe o lupi cattivi per divertirli, allo

stesso modo ― per la gioia di vedere il mostruoso babau terrorizzante ridotto a un giocattolo ― Piccoli e Grandi fingono di aver fretta quando un piacere in avvicinamento rende giocosa un’esperienza che altrimenti è sempre insopportabile: lo scorrere del tempo in direzione di un termine che non può essere allontanato.

Quando mettiamo fretta a un Bambino, dunque, noi lo costringiamo a confrontarsi con una minaccia più o meno grave che incombe su di lui, o su entrambi: poiché l’approssimarsi di qualcosa che impone di fuggire dal Presente, che altro può essere ― in Natura ― se non una minaccia? Ma il Paese dei Bambini frettolosi ― ahinoi ― non è lo Stato

La fretta? È piacevole solo quand'è per finta!

di Natura chè il Mondo dei Bambini alla Nascita: è una Società governata ― o piuttosto tiranneggiata ― da un Ordine che altro non è che un’immensa e capillare

La fretta? È piacevole solo quand'è per finta!

Rete di Scadenze che attimo per attimo ci mette in fuga dal Presente bacchettandoci e sferzandoci con gli orologi e le suonerie. A che scopo? Perché la produzione e la vendita delle merci e il profitto che per alcuni ne consegue non rallentino mai, cascasse il Mondo (che infatti sta per cascare proprio per questo). Noi, gli Adulti, tentiamo di credere

di aver finito con l’abituarci a vivere così, di considerarlo necessario o addirittura di trovarlo appassionante, ma in cuor nostro sappiamo benissimo che ci sentiamo come animali in gabbia. Ma un Bambino è ben poco capace, almeno fino a una certa

età, di contraffare i propri sentimenti, l’immaginazione e il pensiero con la razionalità: scappare, per lui, è scappare e basta, finché non impara a mistificarne la realtà chiamandolo arrivare in tempo. E scappare è brutto, e vivere scappando è orribile, ed essere a poco a poco indotti, per assuefarvisi, a separare la mente dal corpo e dalla

La fretta? È piacevole solo quand'è per finta!

realtà... è triste da impazzire. Potrebbe andare diversamente? Certo. Le idee e la tecnologia per far sparire la fretta dalla faccia della Terra esistono già. E tanto più ne disporremo quanto più ci libereremo dal dominio delle Tirannie private.

 

  Trovami le persecuzioni romane, se no ti uccido! 

Se no uccidi chi, caro amico o amica? Il computer, come sta per fare l’ossuta signorina qui a destra? O noi di ScuolAnticoli, a cui la tua furiosa ricerca è stata (chissà perché) recapitata? Temiamo, purtroppo, non potendosi privare della vita chi non ne ha, che tu ce l’abbia con noi. Eccoti la risposta, dunque: chi detiene il potere, al tempo dei Romani come oggi, perseguita chiunque gli sembri pericoloso per la conservazione del medesimo. Asterix e Obelix, per esempio. Inoltre, essendo la religione un ottimo dispositivo per l’avvilimento e l’istupidimento (e dunque il controllo) delle menti, chi detiene il potere, al tempo dei Romani come oggi, perseguita chiunque

Sentirsi molto insoddisfatti, anche dinanzi a un monitor, consegue quasi sempre dall’aver sbagliato la ricerca...

Sentirsi molto insoddisfatti, anche dinanzi a un monitor, consegue quasi sempre dall’aver sbagliato la ricerca...

gli sembri ostile alla religione. “San” Pietro e “san” Paolo, per esempio. Due le principali differenze, tra allora e oggi: 1. Il potere, da noi, fondandosi molto più sulla ricchezza che sulle legioni, teme che eccedere in persecutorietà possa intralciare i flussi di denaro: finché non ce ne saremo liberati, dunque, cerchiamo di giustificare questo timore; 2. La religione, da noi, è stata quasi del tutto sostituita dalla tivù, e il potere (dove non è nelle grinfie di perfetti imbecilli) se n’è accorto così bene che dei preti tende ormai a infischiarsene. Soddisfatto, caro amico o amica? In ogni caso, morti per morti, meglio essere uccisi per non aver saputo rispondere che per una risposta che non è piaciuta all’Imperatore e ai suoi sgherri. O al Pontefice Massimo e ai suoi...

 

  Altrimenti lei non mi direbbe di andare a trovare sua figlia 

  sentendo che io sto male, e non direbbe neanche a mio cugino 

  di andarsene a dormire da mia cugina Giovi: questo è clamoroso...

 

Siamo perfettamente d’accordo con te, cara amica. O caro amico. Per fare un po’ gli avvocati del diavolo, tuttavia, ti invitiamo a considerare la possibilità che la lei a cui ti riferisci ritenga: 1. Che andare a trovare sua figlia (nell’ipotesi che quest’ultima sia un medico o goda di potenti virtù taumaturgiche) possa guarirti dal male che stai; 2. Che il ritorno di tuo cugino nel letto di tua cugina Giovi (che poi di tuo cugino è la moglie) possa risanarti anche nella psiche dai sensi di colpa che ti affliggono per averglielo portato via. Se le cose stessero effettivamente così ― e sottolineiamo se ― la lei a cui ti riferisci agirebbe come agisce per il bene di voi tutti. E clamoroso, in tal caso, sarebbe solo che tu non te ne renda conto.

 

Il sangue, penetrando nel cervello, vi porta anche l’ossigeno di cui disgraziatamente è ricco, e questo può rendere il pensiero di gran lunga più agile. Per questo gli zombie sono così astuti.

Il sangue, penetrando nel cervello, vi porta anche l’ossigeno di cui disgraziatamente è ricco, e questo può rendere il pensiero di gran lunga più agile. Per questo gli zombie sono così astuti.

  Come comportarsi quando esce il sangue dal naso 

  e un po finisce nel cervello? 

 

Innanzi tutto mantieni la calma: sei in grave pericolo di vita, ma se farai quel che ti diremo hai circa il 6,2% di probabilità di morire senza soffrire, l’1,8% di sopravvivere gravemente menomato e lo 0,05% di uscirne illeso. Qual è il pericolo? Che tutto il tuo sangue si riversi nel cervello, tramutandoti in una mente prigioniera di un cadavere. Cioè in uno zombie più o meno paralitico. Qual è la terapia? Eccola: 1. Siediti con il tronco leggermente piegato in avanti e la bocca aperta, in modo che le vie aeree non vengano ostruite dal sangue o da coaguli di sangue; 2. Stringi la punta del naso per circa 15 minuti. Attenzione: nel frattempo, però, non dimenticarti di respirare con la bocca! 3. Lascia lentamente la presa e non toccare più il naso né soffiartelo. Se dopo 20 minuti l’emorragia non si è ancora arrestata, chiama il medico.

 

  Veltroni melenso  /  Fioroni violenza da dentro da fuori 

 

Due domande, cari amici o amiche, che assemblate si tramutano in una folgorante risposta! Sia nel Veltroni che nel Fioroni, voi suggerite, la melensaggine cela la violenza (da dentro da fuori, dici, caro amico o amica, e in quattro parole comunichi perfettamente l’idea di una violenza psichica, non fisica, che pervade ogni molecola dell’atmosfera nazionale intossicandola del tutto) ma solo unendole (l’unione fa la forza, si sa) la violenza arriva a sovrastare la melensaggine! Grazie a voi, ignoti amici o amiche, abbiamo capito a che servono i chierichetti nel Pidì.

Ci sono molte altre domande curiose o interessanti! Clicca qui!

 

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

Meglio Ridere...

di chi ci vuol far piangere!

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

Per la serie "Vennero per suonare e furono suonati": un Ermellino che invece di farsi prendere ha preso. Un ratto.

Per la serie Vennero per suonare e furono suonati: un Ermellino che invece di farsi prendere ha preso un ratto. Silvio Berlusconi (ai magistrati che incontrava dopo aver ascoltato la relazione del presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, al quale il governo ha da poco prorogato di un anno il pensionamento): Avete visto? Sul processo breve ha dato ragione a noi! Ah, ma come siete belli con quegli ermellini addosso! (La Repubblica, sabato 30 gennaio 2010). Sarà. Ma tu non vendere la pelle dell’ermellino prima di averlo preso, Berlusconi.

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

Silvio Berlusconi: Una riduzione degli extracomunitari significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere della criminalità. (La Repubblica, venerdì 29 gennaio 2010). Come fa a sapere che gli Extracomunitari vanno a ingrossare le schiere della criminalità? Per caso sono lui e il Dell’Utri gli addetti alle assunzioni?

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

Per la serie "Uomini mancanti": uno di essi.

Per la serie Uomini mancanti: uno di essi. (Su) Walter Veltroni (intombatore della Sinistra italiana ma non in grado accorgersi di esserlo): Mentre il Pidì naviga nel discredito, Veltroni va in giro per quei centri elevatissimi della cultura e della politica nazionali che sono i salotti tv della Ventura e della D’Urso e sospira che “il problema sono gli uomini, ci mancano gli uomini.... (Marcantonio Lucidi su left 4 di venerdì 29 gennaio 2010). Noi, francamente, non lo prenderemmo troppo in giro per queste sue frequentazioni. Certo, sarebbe stato meglio se il livello a lui più consono lavesse scoperto già qualche anno fa. Ma meglio tardi che mai.

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

Per la serie "Meglio mal accompagnata che la sòla che è da sóla": Renata Polverini.

Per la serie Meglio mal accompagnata che la sòla che è da sóla: Renata Polverini. (Su) Renata Polverini: Francesco Storace e Andrea Augello sono oggi i pilastri della sua campagna elettorale. La stessa coppia che ha governato la regione Lazio tra il 2000 e il 2005. (...) Un debito non certificato di circa 10 miliardi di euro prodotto da negligenze, affari e malaffari. Eppure volevano vendere gli ospedali. Erano gli anni in cui una dirigente Asl, nota ai più come lady Asl, viveva in un appartamento di lusso allo Sheraton grazie ai soldi pubblici che non sempre in modo lecito guadagnava. Prosperavano società finanziarie dalla dubbia moralità e dalla tanta liquidità: rastrellavano fatture dai fornitori della Regione a prezzo più basso, le conservavano e poi le esigevano con gli interessi maturati. Tutto ciò perché allora la Regione pagava chi capitava, senza rispettare i tempi dovuti e senza controllare la legittimità dei creditori. (...) In quegli anni è esplosa la sanità privata. Un pezzo di questa era nelle mani di celebri imprenditori operanti anche nel mondo dei media, tra cui la famiglia Angelucci, il cui padre è oggi parlamentare del Pidièlle. (...) Negli anni bui del Lazio la società Panigea, legata a Daniela Di Sotto, ex moglie di Gianfranco Fini, ottenne l’accreditamento in tempi rapidissimi (sette giorni, pare). Vi lavorava anche un altro fedele finiano, Cosimo Proietti, nonché la moglie del fratello dell’attuale presidente della Camera, medico che lavora per gli Angelucci. (...) Renata Polverini, dunque, presentata agli elettori come il nuovo volto della destra riformista, moderata e ragionevole, decide di affidarsi proprio ai protagonisti principali di quella stagione politica. (Luigi Nieri, assessore al Bilancio della regione Lazio, su Terra di giovedì 28 gennaio 2010). Povera Polverini, a qualcuno dovrà pur affidarsi, se è vero, come si dice in giro, che da sóla è una sòla.

Meglio Ridere... di Quelli che fanno Piangere!

Per la serie "Stendiamo un burqa pietoso": Roberto Cota, Emanuela Baio, Pierluigi Mantini, Souad Sbai, Roberto Calderoli, Mara Carfagna ed Emma Bonino.

Per la serie "Stendiamo un burqa pietoso": Roberto Cota, Emanuela Baio, Pierluigi Mantini, Souad Sbai, Roberto Calderoli, Mara Carfagna ed Emma Bonino.

Per la serie "Stendiamo un burqa pietoso": Roberto Cota, Emanuela Baio, Pierluigi Mantini, Souad Sbai, Roberto Calderoli, Mara Carfagna ed Emma Bonino.

Per la serie "Stendiamo un burqa pietoso": Roberto Cota, Emanuela Baio, Pierluigi Mantini, Souad Sbai, Roberto Calderoli, Mara Carfagna ed Emma Bonino.

Per la serie "Stendiamo un burqa pietoso": Roberto Cota, Emanuela Baio, Pierluigi Mantini, Souad Sbai, Roberto Calderoli, Mara Carfagna ed Emma Bonino.

Per la serie "Stendiamo un burqa pietoso": Roberto Cota, Emanuela Baio, Pierluigi Mantini, Souad Sbai, Roberto Calderoli, Mara Carfagna ed Emma Bonino.

Per la serie "Stendiamo un burqa pietoso": Roberto Cota, Emanuela Baio, Pierluigi Mantini, Souad Sbai, Roberto Calderoli, Mara Carfagna ed Emma Bonino.

Per la serie Stendiamo un burqa pietoso: Roberto Cota, Emanuela Baio, Pierluigi Mantini, Souad Sbai,

Roberto Calderoli, Mara Carfagna ed Emma Bonino.

Roberto Cota (leghista, portatore di moccichino verde e capogruppo leghista alla Camera), Emanuela Baio (piddìna monachella), Pierluigi Mantini (uddiccìno), Souad Sbai (pidiellìno), Roberto Calderoli (leghista, portatore di moccichino verde e ministro per la Semplificazione), Mara Carfagna (pidiellìna ministro per le Pari opportunità) ed Emma Bonino (radicale, candidata alla presidenza della regione Lazio) sul burqa:

Tra Senato e Camera sono cinque i disegni di legge che, con piccole differenze, mirano a vietare burqa e niqab. Tutti intervengono sull’articolo 5 della legge 1975/152, che vieta di coprirsi il volto con fazzoletti e caschi da moto nei luoghi pubblici. Uno è targato Lega Nord (primo firmatario: Roberto Cota), due Pidì (Emanuela Baio al Senato, Sesa Amici e Roberto Zaccaria alla Camera), uno Pidièlle (Souad Sbai) e uno Uddiccì (Pierluigi Mantini). Roberto Calderoli parla di “un’iniziativa positiva, in quanto la libertà individuale dev’essere sempre bilanciata con le esigenze di tutela della sicurezza”. Mara Carfagna sostiene che “vietare il burqa è un modo per aiutare le giovani immigrate a uscire dai ghetti”. Emma Bonino dichiara: “Bene sta facendo la Francia a volerlo vietare: il burqa non è un problema religioso, ma di convivenza civile, e di questo si occupa lo Stato”. (La Repubblica, mercoledì 27 gennaio 2010). Emma, purtroppo, sbaglia tre volte in una. Sbaglia, in primo luogo, perché il niqab e il burqa, benché non siano simboli religiosi, sono percepiti e attaccati come tali. Sbaglia, poi, perché non siamo in Francia: in Italia, dove lo Stato (contro la Costituzione) concede a un’unica fede il privilegio di esporre il proprio simbolo nei luoghi pubblici, vietare ciò che come simbolo è inteso da chi lo attacca significa elevare quell’inadempienza costituzionale (per così dire passiva”) a sopruso attivo contro la comunità islamica. Sbaglia, infine, perché i due sbagli precedenti la intruppano con i crociati e gli spiritelli giulivi di cui sopra, coi quali spiace di veder confondersi una donna come lei. (P.s.: ciò non significa che non voteremo per Emma Bonino. La voteremo, ma ci piacerebbe che Emma non rendesse il nostro voto paradossale: datole, cioè, solo perché non darglielo significherebbe intrupparsi con la peggior Destra e la più finta “sinistra. Come ha fatto lei in questo caso... Clicca per continuare!

 

"Paesi del Medaniene - Dialetti a confronto" - Relazioni, Comunicazioni, Poesie - Anticoli Corrado, piazza delle Ville, sabato 20 e domenica 21 febbraio 2010, ore 16 - 19.

 

 

"Paesi del Medaniene - Dialetti a confronto" - Relazioni, Comunicazioni, Poesie - Anticoli Corrado, piazza delle Ville, sabato 20 e domenica 21 febbraio 2010, ore 16 - 19.

 

Dialetti dei Paesi della Valle dell’Aniene a Confronto

Relazioni - Comunicazioni - Poesie

Anticoli Corrado, piazza delle Ville, sabato 20 e domenica 21 febbraio 2010, ore 16 - 19

 

 

"La mia mente è uno spazio bianco", laboratorio di tecnica teatrale applicata al mondo della Scuola, a cura di Gloria Sapio. Arsoli, Teatro Comunale, dal 2 al 30 marzo ogni martedì e giovedì dalle 17 alle 19.

 

La mia mente è uno spazio bianco

laboratorio di tecnica teatrale applicata alla Scuola.

A cura di Gloria Sapio.

Arsoli, Teatro Comunale, dal 2 al 30 marzo 2010

ogni martedì e giovedì dalle 17 alle 19.

(Clicca sulla locandina, se vuoi ingrandirla!)

 

 

ArteAnieneLab presenta: Corso base di Ceramica di Ivano Di Battista - corso trimestrale per principianti. ArteAnieneLab, via del Torrione 1, Subiaco, dal 25 febbraio, ogni martedì dalle 15:30 alle 19:30.

 

Ceramica

corso trimestrale per principianti

a cura di Ivano Di Battista.

ArteAnieneLab, via del Torrione 1, Subiaco,

dal 25 febbraio, ogni martedì dalle 15:30 alle 19:30.

(Clicca sulla locandina, se vuoi ingrandirla!)

 

Hai dei dubbi (come li abbiamo noi) sugli Psicologi a Scuola? Consulta la Carta dei Diritti del consumatore-utente di prestazioni psicologiche e tutti i nostri Materiali sull’argomento cliccando qui!

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Psicologi a Scuola?

Consulta la Carta dei Diritti del consumatore-utente di prestazioni psicologiche

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Hai dei dubbi (come noi) sul fatto che in Italia i Diritti dei Minori di 18 anni siano rispettati?

Consulta la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia

e scopri quanti Diritti ignoravi di avere

cliccando qui!

Hai dei dubbi (come li abbiamo noi) sul fatto che in Italia i Diritti dei Minori di 18 anni siano davvero e sempre rispettati Consulta la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia e scopri quanti Diritti ignoravi di avere cliccando qui!

Cerchi quella Bellissima Signora di 62 anni che è la COSTITUZIONE della Repubblica Italiana? Clicca qui e La vedrai!

Cerchi ministri

dell’Istruzione?

Mariastella Gelmini

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No al regime dell’odio e della paura

NO AL REGIME DELL'ODIO E DELLA PAURA. Difendiamo noi stessi e ogni essere umano: difendiamo i nostri cuori, le nostre menti, la nostra umanità dal regime dell’odio e della paura.

 

No al regime della divisione e dellinimicizia tra gli Esseri Umani. No al regime dell’accanimento contro i Migranti, i Deboli, i Poveri. No al regime delle leggi razziali, dei campi, delle squadracce. No al regime della distruzione della Scuola e dello Stato sociale. No al regime delle tirannie private e dello sfruttamento. No al regime della schiavitù d’Italia alla tirannia religiosa. No al regime della falsificazione e demolizione dei Diritti Umani. No al regime al di sopra della Costituzione e delle leggi.

Brutto io? Mi consenta: lei non ha idea di come sono davvero, o non parlerebbe così!

Difendiamo noi stessi e ogni essere umano: difendiamo i nostri cuori, le nostre menti,

la nostra umanità dal regime dell’odio e della paura.

 

Straniero in Italia, non sopportare: ribellati. Evitando la violenza, che ti farebbe diventare come la gentaglia che ti perseguita, ma ribellati.

Quando i Migranti eravamo Noi...

Per non dimenticare che Umani non sono solo i Migranti di oggi: siamo Umani anche Noi.

 

 

Lunedì 1° Marzo 2010: La Giornata senza Immigrati.

Lunedì 1° Marzo 2010: La Giornata senza Immigrati.

 

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Le 61 nazioni di provenienza delle 9.733 visite ricevute da ScuolAnticoli nel mese di gennaio 2010.

 

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Pensier(in)o del giorno... (n° 181)

Niente sulla Terra ci lega gli uni agli altri. Se non quel che abbiamo salvato

dell’inconsapevole scoperta, il primo giorno di vita, di non poter farne a meno.

Sito  indipendente diretto dal prof. Luigi Scialanca

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