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Ogni tanto
nuove domande... |
Cosa cerca chi ci
trova? |

...e ogni tanto nuove risposte! |
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Le
domande buffe o misteriose o interessanti che conducono decine di
navigatrici e navigatori ad
approdare a ScuolAnticoli...
Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2009.
(Siamo rimasti indietro? Scusa! Ma
nessuna ricerca resterà senza risposta!) |
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Oooocchi di bamboooole (cliccali
per ingrandirli!) |
Il vetro cooooome si utilizza?
Per faaaaare occhi per le bambooooole. Per
schiacciaaaaare minuscole creatuuuuure
sotto le lenti dei microscooooopi. Per
scaldaaaaare le piantine in inveeeeerno.
Per non far entraaaaare la pioggia dai
buchi nei muri delle caaaaase. Per
tratteneeeeere l’una
accanto all’altra
moleeeeecole in rapido movimeeeeento. Per
mostraaaaarci un’immagine
orizzontalmeeeeente capovolta di noi
steeeeessi.
Faccia come se non ci fossi
Questa è una frase che non ci piace. Gli Esseri
Umani ci sono sempre, e ci sono tutti.
Chi fa come se un altro non ci fosse, in cuor
suo l’ha
già ucciso. E dovremmo essere proprio noi ad
autorizzarlo a farci sparire? Faccia come se
io ci fossi anche quando materialmente non ci
sono, ecco che cosa dovremmo dirgli.
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Che
nervoso! Ragazzi al rogo!
Quando provi un sentimento di questo tipo nei
confronti di Bambini o Ragazzi, caro amico o
amica, considera che esso è un chiaro segno
che qualcuno, quand’eri
piccolo (o piccola), ti indusse a odiare te
stesso (o te stessa), e che tu non hai
ancora trovato la forza e l’immaginazione
per scoprire che in fondo non eri affatto una
schifezza, a quei tempi. (E ricorda che
bambino o ragazzo, dopo che hai
compiuto cinquant’anni,
è chiunque ne abbia meno di trenta!)
Quando una persona esce dal movimento di
Comunione e Liberazione,
chi rimane dentro come si comporta con lui?
Guarda: il fatto che tu ti ponga una domanda
simile (che di solito viene in mente e fa paura
a chi vuol uscire da una setta di fanatici o da
un’associazione
di criminali)
dimostra che Comunione e Liberazione è un’entità
dalla quale è meglio non lasciarsi divorare.
Esci, esci al più presto e senza voltarti
indietro! Chi rimane dentro, se per lui c’è
ancora speranza, non potrà che trarre coraggio e
fantasia dal tuo esempio. E se invece tentasse
di ostacolarti, o peggio di punirti, non
esitare: accumula prove delle sue molestie, e
denuncialo per stalking.
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Natura in Moby Dick
e
Xke Moby Dick è bianca?
Moby Dick è la Natura nel suo
aspetto più possente e talvolta tremendo: la Natura che ubbidisce solo alle proprie leggi, non si
piega alla volontà degli Umani e non li serve,
anzi: talora li distrugge. Rappresenta,
cioè, quel che non può essere modificato dalle
nostre realizzazioni, quel che non siamo ancora
stati capaci di cambiare e che forse non potremo
mai
cambiare: i terremoti, le eruzioni vulcaniche,
le stelle che esplodono distruggendo interi
sistemi solari, la morte stessa. Ma anche
―
meravigliosa se assecondata quanto terribile se
contrastata
―
la nostra natura umana. Tutto ciò,
insomma, che non possiamo che accettare com’è.
Achab, invece,
non ammette che vi siano cose che la sua
volontà, il suo
“spirito”,
non può sottomettere. Achab vuole uccidere Moby Dick
non perché gli ha mozzato una gamba, ma perché
la Balena Bianca, per lui, è il Male che bisogna
spazzar via dalla faccia della Terra; e perché
il Male, per lui, è tutto ciò che è selvaggio e
indomabile, che niente può assoggettare: né le
leggi né le preghiere, né i sogni né le |

Balena
e balenottero
(cliccali per ingrandirli!)
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poesie. È per
questo che Achab affascina i suoi uomini fino al
punto di far loro dimenticare la
bramosia di guadagni e perfino l’istinto di
sopravvivenza; è per questo che piega facilmente
la volontà dei
pochi che gli si oppongono: perché la sua
impresa è immane, è la sconfitta del Male, e
perché i suoi uomini sentono e vedono che se al
mondo c’è qualcuno che può compierla, questo è
proprio lui, Achab, che ha dimostrato di esser capace di tutto, di non arretrare di
fronte a nulla.
Ma Achab è destinato invece a
fallire, a essere distrutto, e a far perire
con lui tutti quelli che lo hanno seguito
(meno uno, naturalmente, poiché per la fantasia
umana
c’è sempre almeno uno che si
salva).
E viene sconfitto perché la Natura (quella che
ci circonda così come quella
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Moby Dick, di
Herman Mellville (1819-1891)
(clicca per ingrandire!)
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che è in noi, che ne
facciamo parte allo stesso modo di tutto
ciò che esiste) può, certo, essere trasformata e
sfruttata, ma non può e non deve essere mai
neanche sfiorata in ciò che vi è in essa,
appunto,
di selvaggio e indomabile.
Poiché il
selvaggio, l’indomabile,
l’irrazionale,
non è il Male, ma la fonte stessa della
vita, degli affetti, della fantasia, del
pensiero. Possiamo e dobbiamo coltivare
le piante, allevare le bestie,
ucciderle per sfamarci, curare le
malattie, asservire ogni fonte di
energia. Ma non possiamo uccidere Moby
Dick. Non possiamo uccidere ciò che non
può essere domato, perché
significa distruggere il
fondamento di noi stessi.
Ed è per questo che Achab, che invece
vorrebbe essere spirito senza
corpo, finisce per essere niente. Quanto
al colore, Moby Dick è bianca perché
nessun altro colore è per noi così
carico di immense opposizioni: caldo e
freddo, buono e venefico, purissimo e
funesto, vivificante e mortale, fonde in
sé tutti i colori così come dal noi può
scaturire tutto ciò che è umano e tutto
ciò che lo devasta.
Ci sono molte altre
domande curiose e interessanti! Clicca qui! |
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With a little Help from my Friends... a Roma, il
14 giugno 2009. (Cliccala, se
vuoi la versione large!)
(Grazie,
Massimiliano!) |
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nostra, si va al Bivio Soprano,” spiegò la donna mentre avanzavano piano
piano, insieme ad altri, dietro a un carro da cui veniva un gran
ciottolio di terraglie, “che si chiama così perché sta sopra il paese,
sulle colline, sulla strada grande che da Agatìa va a Palma...” “Dove mi
hai trovato?...” domandò il bambino. “Sì, amore mio. Invece dall’altra
parte
va al Bivio Sottano...” “Che si chiama così perché sta sotto!”
la interruppe il bambino ridendo. “Bravo! Di là non si sale, si cammina
in piano: si passa il porticciolo, si esce da Anticoli, si riprende lo
stradone e dopo neanche cento metri si arriva alla tenuta dei Mino; e da
lì, facendo il giro della tenuta, si arriva di nuovo al mare al Bivio
Sottano, appunto, dove si prosegue lungo la costa...” Il cielo era
ancora abbastanza luminoso perché si vedesse qualche rondine, più sù
dello sfarfallio dei pipistrelli, percorrerlo in lungo e in largo come
cercando qualcosa, tra frettolosi batter d’ali e brevi planate; ma in
piazza i ragazzi già accendevano fuochi, in qualche via era già passato
il lampionaio, e sui soffitti e le pareti delle cucine, attraverso le
finestre spalancate, già si scorgeva il riverbero ambrato delle lampade.
Uscendo dalla piazza, Fabian ricordò che vi era entrato sulle spalle di
Etra, tenendosi a lei fin quasi a toglierle il respiro; ora, invece,
aveva i sandaletti nuovi, belli ― dov’era il vecchio Barba Bianca dal
brontolio di tuono?, non l’aveva più visto, da quando si era dileguato
nel fumo del suo braciere! ― ed era contento di averli, contentissimo,
ma un po’ gli dispiaceva anche: la mano della maestra non gli bastava,
avrebbe voluto che lo prendesse in braccio. E poi non c’erano altri
bambini, tra la gente con cui camminavano, e Fabian era come una casetta
piccolina, stretta fra altissime torri: quasi non vedeva il cielo... E
gli aquiloni! Non aveva scelto il suo! Non aveva salutato i nuovi amici!
Questo sì era triste davvero! Ma proprio allora udì la voce che
rimpiangeva: “Fabian!” Si volse, e nel carro che li stava adagio adagio
superando ― sorpresa! ― vide Arianna che lo chiamava dal suo posto
privilegiato, a cassetta, accanto al padre sorridente. “Salite!
Fate un po’ di strada con noi!” esclamò la bambina. Prima che Etra
potesse schermirsi, Marcelo già si era chinato a offrirle un braccio
muscoloso: gli si aggrappò come una bimba, fu tirata sù senza nemmeno
dover poggiare il piede sul mozzo della ruota, e non fece in tempo a
voltarsi che anche Fabian era già salito allo stesso modo e si teneva a
lei, mentre il carro ripartiva con uno scossone, dondolando lieve, come
una barca su un’increspatura. Tutti si strinsero per far loro posto
sulle panche laterali, e Marcelo, sorridendo, aiutò la maestra ad
accomodarsi con una galanteria che a Fabian lo rese sùbito ancor più
simpatico. “Tu però vieni a sederti qui!” ordinò Arianna, e il padre
immediatamente si fece un po’ da parte per fargli posto. Gli altri gli
sorrisero, mentre si faceva strada fra le cassette di frutta e verdura e
le gambe dei piccoli e dei grandi. Si sedette fra la bambina e il padre,
guardò davanti a sé e... Meraviglia! Era altissimo, molto più alto dei
due giganteschi cavalli che se ne andavano placidi come se il carro non
gli pesasse, riposati, sazi dopo la gran giornata emozionante. “Ti ho
visto, prima, quando sei uscito dalla chiesa!” disse Arianna. Fabian la
guardò di sottecchi, senza saper che dire. “Era la tua ragazza, forse,
la bambina bianca che ne è uscita con te?” domandò, con la vocetta e la
proprietà di linguaggio da brava donnina che Fabian già conosceva. “No!”
esclamò Fabian, facendosi rosso. “Io non ce l’ho, la tua ragazza!”...
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