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Sito per i Ragazzi, le Famiglie e gli Insegnanti di Anticoli Corrado e della Valle dell’Aniene: Forse Beatrice! di Luigi Scialanca
Presentazione de Il Segno di Eclario, quindici anni di creatività e impegno in Anticoli e nella Valle dell'Aniene |
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Eclario Barone, a dire il vero, non ha bisogno di presentazioni. Ad Anticoli e nella Valle dell’Aniene lo conosciamo tutti, lo stimiamo e lo amiamo. Sappiamo bene che è un artista vero, di quelli che non vivono se non hanno tra le mani una penna e un taccuino dai fogli bianchi, e a casa son sempre fra tele compiute e incompiute, pennelli, colori, sculture, ceramiche, medaglie, maschere, burattini, scenografie, e chi più ne ha più ne metta!
E
poi abbiamo seguito con simpatia le sue iniziative a favore della pace,
lo abbiamo visto organizzare mostre, presepi, feste,
dibattiti, concerti, abbiamo assistito ai divertenti e tuttavia
raffinati spettacoli teatrali che anno dopo anno va allestendo nelle
scuole con i bambini delle elementari e delle medie; e soprattutto, a
proposito di bambini, sappiamo quale insegnante e quale educatore egli
è, e quanto i suoi alunni gli vogliono bene, e come lo ricordano e
parlano ancora di lui dopo molti anni... |
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Sappiamo tutto questo e molto altro, e siamo felici di annoverarlo tra i nostri colleghi e amici e maestri.
Un bel giorno, infatti, Eclario Barone è arrivato nella Valle dell’Aniene e non se n’è andato più via; e il suo restare fa onore ai nostri piccoli grandi paesi e ci spinge a domandarci, piacevolmente sorpresi e un po’ increduli, che cosa vi sia, in noi, di tanto bello e importante da attrarre e interessare una persona come lui; ed è proprio così, crediamo, che gli uomini come Eclario ― senza esercitare alcun potere e quasi senza mezzi materiali, attaccando e invadendo le menti e i cuori a colpi di fantasia ― ci inducono a far qualcosa per assomigliare davvero agli splendidi esseri umani che essi benevolemente fantasticano di vedere in noi.
Tutto
ciò ― lo ripeto ― lo sappiamo tutti. Ma io ho la
straordinaria pretesa di pensare di poter dirvi, a proposito di Eclario
Barone, qualcosa che ancora non sapete, che forse non immaginate
neppure! E vi chiedo di osservare questi ritratti e questi
disegni come se fosse la prima volta che sentite parlare di lui e della
sua opera. Guardateli e riguardateli, prima di tutto perché il farlo è
un grandissimo piacere, un divertimento, una gioia per gli occhi e per
la mente... E poi, quando vi parrà d’essere ormai più che
soddisfatti, tornate a quel Forse Beatrice! e domandatevi: Perché
mai è solo “forse” che questa ragazza è Beatrice?
Allora,
se siete bravi, capirete che quel “forse” è
immenso, e terribile ― e molto strano, anche! ― e che chi osa occuparsi di cose tanto grandi e portentose
non può non essere, anche lui, una persona grande e portentosa. Uno,
cioè, che riesce a sopportare che gli oggetti e le creature siano
questo o quell’altro ― e che gli esseri umani, addirittura!,
siano questo o quell’altro ― soltanto forse. Uno che
regge all’incertezza, al non poter essere mai sicuro di aver
trovato la verità, ma che non resiste al desiderio di
cercarla. Uno che sostiene l’immensa e inconcepibile fatica di
servirsi di parole e immagini che soltanto forse rappresentano e
dicono quel che egli vuole o pensa o spera ― con tutte le forze e la
passione sua ― di riuscire a rappresentare e a dire.
Ecco:
Eclario Barone ce l’ha, questo coraggio qui! Che non è la prepotenza
che altri chiamano talvolta “forza” ― la brutalità, cioè,
di sbatacchiare le cose e le persone come se siano niente ― ma il
coraggio vero di affrontare ogni giorno e ogni momento la pena,
l’impegno, l’esaltazione e la gioia di sentire e sapere che alla
verità (di un’immagine, di una parola, di un’idea) si sta cercando
di arrivare, si sta guardando e invocando, ci si sta avvicinando sempre
di più, e tuttavia... tuttavia non si è mai sicuri di averla
raggiunta, non si può mai voltarle le spalle, non si può mai perdere
la concentrazione, non si è mai del tutto certi d’essere riusciti a
qualcosa. Oppure, se mai si è certi, si sente che però c’è di più,
c’è di più, c’è di più... e allora la ricerca ricomincia, deve
ricominciare, e si comprende, una volta ancora, che essa non avrà fine
che con la vita!
Ecco:
Eclario Barone è uno che osa dire che soltanto forse
quella è Beatrice, e che lui ― perciò ― dovrà ancora a
lungo tentare, cancellare, correggere, provare e riprovare, e ogni volta
aver la forza di riguardare quel che avrà fatto e dire a sé stesso che
sì, forse, adesso è Beatrice, dopo tutto. Poiché Eclario sa
bene che non c’è niente, al mondo, che sia più importante che sapere
― e dire, o dipingere, o cantare ― com’è Beatrice,
e che però non c’è niente di più difficile, niente di meno certo,
niente che rimanga del tutto vero ― ammesso che vero sia ―
per più di qualche istante e per qualcuno. Poiché Eclario sa che il
mondo di Beatrice, cioè il mondo umano, è il solo regno della verità
― il solo luogo in cui la parola verità abbia un senso
― e che rinunciare a cercarla è lo stesso che rinunciare a vivere
da esseri umani. Ma sa, al tempo stesso ― e sulla propria pelle
― anche quanto la ricerca è lunga, e dura, e spesso ingrata; e
quante volte, cercando, tocca dover soffrire l’oscura
voglia di accontentarsi, di prender per buono il mediocre,
l’approssimativo, il meschino; e quanto è difficile il rialzarsi,
dopo che si è ceduto. Atlante, dicono, si portò il mondo sulle spalle
per un bel pezzo: gran bella prova di forza, non c’è dubbio... Ma che
razza di forza pensate che ci voglia per sostenere il peso di qualcosa
che soltanto forse è il mondo? Ebbene: Eclario, forse, è uno che quella forza
ce l’ha... E Beatrice può sperare ― finché vi sono al mondo
delle persone che come Eclario sopportano di parlare di lei dicendo forse
― che ogni sua verità, qualunque essa sia, continui a essere
cercata, trovata, perduta e di nuovo cercata. E voi, forse, avete
appena letto, su di lui, qualcosa che pur conoscendolo bene non avevate
ancora immaginato!
Nel
1889 Vincent Van Gogh scrisse queste parole: “Io sono
legato alla terra da legami più che terrestri... Sfortunatamente,
faccio un mestiere che non conosco così bene da poter esprimermi
in esso come vorrei.” Il corsivo, mio, è per farvi notare che
Vincent Van Gogh, uno dei più grandi artisti che siano mai esistiti,
nell’anno in cui dipinse ― per fare un solo esempio ― La
notte stellata, pensò di non conoscere il proprio mestiere così
bene da poter fare a meno di dire forse! E che lui stesso, perciò,
in cuor suo premise quel forse a tutte le sue opere e sperò:
forse Madame Roulin! Forse il postino Joseph Roulin! Forse
il dottor Gachet!
Si può essere più sinceri di chi dice forse?
L’arte
non è rappresentazione della realtà
com’è. L’arte è rappresentazione della realtà come forse
appare. (Come appare a chi? A un concreto essere umano, un uomo o una donna,
che ha un certo nome, una storia, è fatto in un
certo modo e abita in un certo posto.) L’arte è il frutto di una
lotta gigantesca non per raffigurare il mondo e le sue creature ―
impresa facilissima, basta studiare le tecniche e i materiali e si può
riprodurre qualsiasi cosa meglio che in fotografia! ― ma contro
l’immensa difficoltà di essere sinceri. Di capire ed esprimere
― davvero e per intero ― com’è la realtà per me.
Com’è, davvero, il giallo del grano nei miei occhi, nel mio
cuore e nella mia mente. Com’è Beatrice, davvero, se chi
la guarda sono io. Che sfortunatamente non conosco così bene non
il mio mestiere di artista (poiché quello lo conosco e come!) ma i
miei occhi e il mio cuore e la mia mente; e che non son sicuro,
perciò, di riuscire del tutto a dirvi com’è Beatrice per me. E che
pure
ho tentato, e tento, e continuo a tentare; e in questa mia assoluta e
incondizionata sincerità di artista è il senso intero e grande di ciò
che faccio, e tutto il valore della mia presenza fra voi.
Guardate e riguardate, dunque, questi ritratti e disegni che Eclario Barone ci ha fatto l’onore di pubblicare su Scuolanticoli ― accettando, per amor nostro, che la riproduzione virtuale, come tutte le riproduzioni, li rendesse un po’ meno belli e complessi ed intensi. Non sono che degli schizzi, non delle opere compiute. Ma vi parleranno, proprio per questo, di una ricerca ininterrotta. Di una ricerca che non è né un lavoro né un hobby, ma il modo di essere di un uomo. Qualcosa che egli è sempre, in ogni momento, anche mentre fa altro. E vi permetteranno così di immaginare ― mentre vi offrite questo grande piacere, questo divertimento, questa gioia per gli occhi e per la mente ― che cosa significhi davvero, forse, essere un artista: uno che di continuo è alle prese con il proprio sguardo e il proprio cuore e la propria mente invisibili a lui e a tutti quanti ― anche durante un esame, dinanzi ai ragazzi e alle ragazze che è impegnato a “valutare” con pretesa e impossibile “obiettività”. Uno che di continuo è alle prese con un assoluto bisogno di sincerità, nel manifestare agli altri il rapporto con loro che lo sguardo, la mente e il cuore continuamente intessono. Quale che tale rapporto sia.
Forse. |
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