L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca

 

La Terra vista da Anticoli Corrado

 

diario del Prof (scolastico e oltre)

 

giugno 2009

 

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lunedì 29 giugno

 

Il presidente del Consiglio, Joseph Ratzinger, con papa Silvio Primoeultimo.

 

Il buon Pastore

 

Joseph Ratzinger (papa): La parola fede adulta negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo si intende spesso come l’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol o non vuol credere. (La Repubblica, lunedì 29 giugno 2009). Adulti? Mai. Il Ratzinger ci vorrebbe bambini per tutta la vita. E bambini senza immaginazione né intelligenza, capaci solo di credere, credere, credere. E senza nemmeno poter decidere che cosa credere. Ma “bambini” siffatti sarebbero mostriciattoli. Non Esseri Umani, ma “pecorelle”. Tutte uguali e tutte in fila dietro i loro “bravi” “Pastori”. Sorvegliate, naturalmente, dai cani dei “Pastori”.

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giovedì 25 giugno

 

don Ali Khamenei e layatollah Antonio Sciortino

 

La faccia dei preti

 

Frastornato e amareggiato” dalle notizie sulla vita privata del Berlusconi, il signor Antonio Sciortino ― il direttore di Famiglia Cristiana che alcuni chiamano don ― ha detto che la Chiesa non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del paese. A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2009). Che faccia questi preti, eh? Mentre la teocrazia fondamentalista islamica sciita dell’ayatollah Alì Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, fa sparare sulle Ragazze che pacificamente manifestano contro di essa, la teocrazia cattolica apostolica romana non si vergogna di tentare di ergersi a nostra “Guida Suprema” rimproverandoci o elogiandoci a seconda di come ci comportiamo.

 

Sì, è vero, “don” Sciortino e compagnia salmodiante, è orribile vedere le nostre Ragazze aggredite e distrutte da un potere mediatico e politico che non si ferma dinanzi ad alcuna porcheria. Ma sarebbe ancora peggio vederle assassinate a sangue freddo dalle Guardie più o meno “svizzere” della da voi auspicata teocrazia italiana. Non vogliamo né la padella né la brace, “don” Sciortino e compagnia orante. Anzi: non vogliamo né la brace né la brace. Abbiamo mangiato la foglia, “don” Sciortino e compagnia litaniante: sappiamo, ormai, che non esisterebbero menti “educate” a odiare e disprezzare le Donne come esseri inferiori, se in quelle menti i preti non avessero per primi inculcato l’idea dell’inferiorità di tutti gli Esseri Umani. A questa o quella divinità.

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domenica 21 giugno

 

Francisco Goya (1746 - 1828), "Los Caprichos": "Linda maestra!"

Francisco Goya (1746 - 1828), Los Caprichos: Linda maestra!

 

Linda maestra!

 

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Tra i Caprichos di Goya (1746-1828), Linda maestra! è uno dei più sconvolgenti. Raffigura una strega ― una vecchiaccia decrepita, ossuta, spelacchiata, gli occhi come anfratti bui nella nuda roccia del cranio deforme ― che vola sulla scopa portando via con sé una fiorente ragazza che con entrambe le mani le si aggrappa ai capelli, quasi fossero la parte del corpo della megera che meno le ripugna toccare, e così facendo ci nasconde il volto, forse bellissimo, e al tempo stesso ci trasmette la paura che il baratro su cui è sospesa le incute, la vergogna, forse l’orrore per quel che si sta lasciando fare, e soprattutto la rassegnata cecità che è quel che più ci terrorizza (in questo spettacolo che sappiamo irreale e al quale invece, come in certi incubi, ci sembra d’aver già tante volte assistito nella realtà) poiché in essa non possiamo non riconoscere la prima fase del ridursi dell’umano a cosa ― a mero automatismo della macchina corporea, a impossibile rappresentazione vivente del non umano per mezzo dell’umano ― di cui la parvenza di vita rimasta alla strega è l’ultimo stadio: la meta del funesto viaggio.

 

Poiché il viaggio della povera ragazza non è solo un viaggio. Lo dice il titolo dell’opera, scrittura che si fa parte dell’immagine connettendola a un pensiero quasi insopportabile: la strega non è solo una strega, è anche una maestra. Che è linda!, cioè bella!, per un’ironia la cui ferocia cela la disperata speranza che la giovane allieva ne sia ― in qualche (ai tempi di Goya) inconcepibile modo ― toccata, colpita, riportata indietro prima che sia troppo tardi. E se la strega è anche una (linda!) maestra, allora il viaggio è anche una (linda!) scuola: una traiettoria distruttiva che sostituirà all’umano la contraffazione del non umano, al vivente il non-morto, al sentimento l’anaffettività, all’immaginazione l’indifferenza, all’intelligenza il calcolo; e quelle che sulla scopa vediamo ― noi che inconcepibilmente siamo, con Goya, lassù insieme a loro ― volare impalate l’una all’altra come su uno spiedo sono anche due età umane che però non è vero che debbano per forza susseguirsi, così come la vecchiaia segue ineluttabilmente l’età matura e quest’ultima la giovinezza, poiché il viaggio, il processo, possono essere interrotti; e Goya lo “sapeva”, in fondo, o che senso avrebbe avuto l’ironia di quel linda!?

 

Più di una volta abbiamo ripensato alla Linda maestra! di Goya, nei nostri venticinque anni d’insegnamento. Non pochi, fra colleghe e colleghi, ce l’hanno più o meno plasticamente ricordata. Alcuni dei quali ritraemmo nel 2007, qui su ScuolAnticoli, in una fortunata (o sfortunata, a seconda dei punti di vista) serie di articoli: Smaschera il tuo falso insegnante!.

 

Poi, il 7 maggio scorso, durante la famosa puntata di Anno zero che Michele Santoro dedicò alla vicenda Berlusconi-Noemi, abbiamo ascoltato (e visto) la seguente conversazione tra l’inviata di Anno zero a Napoli, Monica Giandotti, e un’insegnante della scuola di Noemi, l’Istituto “Nitti” di Portici:

 

Fotogramma della puntata di "Anno Zero" trasmessa da Rai2 giovedì 7 maggio 2009.

Fotogramma della puntata di Anno Zero trasmessa da Rai2 giovedì 7 maggio 2009.

 

Intervistatrice: “Lei prima mi ha detto: «Magari tutti avessero un papi!...»”

Insegnante (ridacchiando): “Ma gliel’ho detto così...”

Intervistatrice: “No, ma... Mi dice che cosa voleva dire?”

Insegnante: “Avere tanta confidenza con una persona di prestigio è importante, no? Eh!”

Intervistatrice: “Importante perché?”

Insegnante: “Eh, be’!... Tutti quanti ce lo auguriamo di avere una persona importante in famiglia che ti...”

Intervistatrice: “Ma perché è importante?”

Insegnante (col tono di chi ripete cose ovvie): “Eh, perché penso che ti potrebbe aiutare... Ma queste sono cose... voglio dire... di tutti, no? Tutti lo pensiamo, no? Pure lo zio medico ti aiuta, no?, se vuoi, ad avere una visita magari prima...”

 

Come tutt’Italia sa, la sfortunata Noemi Letizia ha da poco compiuto diciott’anni. Quello che si è appena concluso, dunque, dovrebbe essere stato il suo ultimo anno nella Scuola pubblica italiana. Cioè l’ultima sua occasione, forse ― l’ultima, se non altro, prima che l’orgogliosa consapevolezza della maggior età renda ancor più dura, in lei, la stretta delle braccia intorno al volto, sulle orecchie, sugli occhi, e delle mani tra i capelli di chi la porta via con sé ― d’incontrare un’insegnante (o un insegnante) che non solo non sopportasse di vederla impalata su quel manico di scopa che è l’onnipervasivo “pene” inanimato di una Società costruita sull’odio, il disprezzo e la violenza contro l’essere umano (poiché non basta non sopportare: già troppi, non sopportando, si voltano da un’altra parte sospirando come beghine) ma fosse anche abbastanza pesante, aggrappandosi al suo tallone per trattenerla, da non farsi portar via insieme a lei. Ma questi insegnanti davvero lindi ― davvero belli, senza ironia ― la povera Noemi non li ha trovati. O li avremmo uditi gridare come folli dai tetti, per il dolore di non essere riusciti a fermarla.

 

Non sappiamo se l’istituto “Nitti” di Portici usi celebrare la fine dell’anno scolastico con un “saggio”. Forse no. Forse i “saggi” si fanno solo nella Scuola Elementare e Media, perché poi i ragazzi si stancano di esibire ― per rassicurare genitori e insegnanti d’esser veri genitori e veri insegnanti ― realizzazioni di cui non si sentono più così sicuri come da bambini, quando gli bastava che i “grandi” fossero materialmente presenti e applaudissero e sorridessero per esser certi che nessuna strega li stava portando via con sé su un manico di scopa. Nelle Scuole della Valle dell’Aniene il saggio di fine anno ― poetico, teatrale, musicale, coreutico ― è un’istituzione che non conosce crisi, molto più solida perfino del presepe natalizio: anche nei giorni scorsi ce ne sono stati molti, uno per ogni plesso scolastico, due o anche tre per ogni paese della Valle, e a non pochi abbiamo personalmente assistito.

 

E più di una volta, come ogni anno, ci è accaduto di provare imbarazzo e disgusto (naturalmente non diremo dove, naturalmente non diremo a opera di chi) vedendo bambine e ragazzine tra i dieci e i tredici anni costrette ― da colleghe il cui aspetto non sempre ricordava quello delle arpie e dunque non sempre avvisava del pericolo, ma qualche volta sì, eppure nessun genitore è corso a strappargli le figlie dalle grinfie (costrette? sì, costrette, poiché si vedeva bene che si vergognavano, poverine, anche se non potevano coprirsi gli occhi con le braccia; ed è costrizione, se non altro psicologica, indurre un minore ad atti che confliggono, primancora che con le sue idee, con i suoi sentimenti) ― a esibirsi in movenze da veline a cui le loro realtà umane non riuscivano, non potevano piegarsi senza un’evidente forzatura.

 

Francisco Goya (1746 - 1828), Los Caprichos: No te escaparas (Non sfuggirai)

 

Avremmo voluto insorgere, fare una scenata, ma non ne siamo stati capaci. Dovevamo alzarci, parlare con voce forte, sicura, e con tutto il nostro peso (che non è poco) aggrapparci ai manici di scopa (niente affatto esili) delle colleghe e impedire che si alzassero in volo. E invece, come ci accade quasi sempre, eccoci qui, a scrivere, dopo che non siamo riusciti a intervenire. Ma saremo molto chiari, in compenso.

 

Gentili colleghe, perché scambiare la vostra degna professione con il mestiere di procacciatrici di future veline per le televisioni? Perché mettervi anche voi (come se non ci fossero già troppe streghe e stregoni che insinuano e corrompono) a spingere le bambine e le ragazze che vi sono state affidate verso la china che tra pochissimi anni ― da dodici a sedici ce n’è solo quattro, sapete?, solo quattro fragili anni separano le vostre alunne dall’età in cui chiunque si sia procacciato un pur minimo margine di violenza sui propri simili si farà loro addosso come uno zombie ― potrebbe condurle a farsi portar via su un manico di scopa, a impalarsi sul fallo inanimato del primo miserabile potere che gli si ergerà dinanzi, a perdersi e distruggersi... per cosa? Per niente, per un confuso pullulare e agitarsi di larve e di fantasmi all’orizzonte, per la promessa d’un ruffiano di lasciargli ripetere davanti a una telecamera le movenze di cui voi, oggi, non vi vergognate d’indurle a non vergognarsi irridendo al loro essere ancora bambine?

 

Com’è possibile, gentili colleghe, che non siate ancora arrivate a capire che la secolare Guerra Civile Italiana ― una guerra che in duecento e più anni è stata “fredda” solo a tratti, e mai del tutto ― è anche una guerra feroce per le menti e i corpi dei nostri Figli e Figlie? Come possiamo credere che solo per ingenuità, povere colleghe, non abbiate ancora visto e compreso che la violenza sulle Figlie del nemico, le Sorelle, le Madri, le Donne che il nemico ama, è da sempre l’arma più disumana ― forse la più “efficace”, senz’altro la più micidiale ― di ogni guerra contro l’Umanità? Che solo perché un po’ sciocchine non vi siate ancora rese conto che la riduzione in schiavitù delle giovani Donne in televisione, da vent’anni a questa parte, è violenza e stupro di guerra scientemente perpetrati per umiliare e annichilire il primo “nemico” dei violentatori e degli sfruttatori, l’Essere Umano che a dispetto delle religioni sa o almeno immagina la propria infinita creatività e bellezza? Che solo perché da gran tempo distrutte non soffriate voi per prime il puzzo d’invidia da decrepite streghe che promana dai giulivi sorrisetti inteneriti con cui contemplate il felice “superamento della vergogna” da parte delle vostre allieve?

 

Chi ve lo fa fare, gentili colleghe, questo brutto mestiere anziché la vostra professione così bella? Davvero è solo perché siete un po’ stupide, distrutte, da troppo tempo sperdute? O c’è qualcosa di più, e di peggio? O c’è forse un’invidiosa, maligna volontà, un’attiva complicità, in voi, con l’infame potere violento e violentatore che nei nostri Figlioli fin dai primissimi anni tenta di annientare l’intuizione e la speranza che sian diversi e più belli i rapporti fra noi, che sian diverse e più belle le fantasie e le parole, che sia diverso e più bello essere Umani? Che cosa sono questa mediocrità, questa miseria, questo disprezzo, quest’odio di non azzardarvi a immaginare di più, e di meglio, per le vostre allieve? È non potere o non volere? È solo fallimento, solo rassegnazione, solo abbrutimento, o è qualcosa di orribilmente simile a una complicità da repubblichine e da kapò col fascismo e il nazismo del nemico?

 

Intanto, mentre da ogni parte d’Italia streghe e stregoni rapiscono i nostri Figli sotto i nostri occhi, qual è per una cospicua parte degli insegnanti (lindos maestros!) il vero nemico? Ovvio: i “bulli”. E come poteva essere altrimenti? Che cosa gli raccontano i teleschermi dinanzi ai quali sera dopo sera si rimbecilliscono? Che non è questo potere violento a stuprare da vent’anni le menti delle Bambine e delle Ragazze italiane per riempire dei loro corpi i propri vivai, no: gli stupratori sono i Rumeni. Che non è questo potere violento a distruggere la Famiglia sfruttando fino al midollo i Padri e le Madri, e a distruggere la Scuola derubandola d’ogni risorsa, no: i vandali, i nemici del Genere Umano sono i bulli.

 

E allora, per concludere su una nota meno cupa (si fa per dire, ahimé) questa piccola galleria di lindos maestros!, come non offrire qualche parola di consolazione agli sventurati “bulli” che le Supreme Autorità del liceo scientifico “Newton” di Roma, capitanate dal professor Mario Rusconi, hanno colpito con una sfilza di 6 e 7 in condotta per aver liberamente manifestato e condiviso sentimenti e idee?

 

La stupefacente notizia ― che nessuno, per quel che ne sappiamo, ha finora ritenuto di dover commentare ― è apparsa sabato scorso, 13 giugno 2009, sulla Cronaca di Roma de La Repubblica:

 

Hanno scritto su Facebook commenti contro la loro scuola e sulla pagella si ritroveranno 6 e 7 in condotta, mentre i genitori, come atto «riparatorio», hanno organizzato per loro delle giornate di lavoro alla Caritas. È accaduto ad alcuni studenti del liceo «Newton», lo scientifico di viale Manzoni.

Il tutto è nato quando alcuni docenti hanno scoperto che un ex alunno aveva creato su Facebook il gruppo «Io odio il Newton». “Tre studenti del Newton si sono iscritti, con tanto di foto, e hanno espresso commenti del tipo: «Questo è il miglior gruppo esistente su Facebook,» oppure: «Avete ragione. Io odio il Newton,»” spiega il dirigente scolastico Mario Rusconi. “Abbiamo deciso di mettere ai tre alunni, del IV anno, il 6 in condotta. Per dare il 5 ci vuole almeno una sospensione di quindici giorni, ma assieme ai docenti abbiamo pensato di seguire una logica educativa, non punitiva.” E aggiunge: “Venticinque ragazzi, invece, hanno solo aderito al gruppo, ma non hanno scritto nulla. Così hanno preso 7 in condotta. Poi abbiamo chiesto ai genitori di scriverci quali azioni sociali avrebbero fatto fare ai figli come atto riparatorio nei confronti della scuola. E le loro lettere sono state sorprendenti: ci hanno scritto che hanno preso accordi con la Caritas e che i figli daranno lì una mano. C’è anche chi andrà nella propria parrocchia e lavorerà nella mensa per i poveri. C’è chi si è rivolto a Emergency. Mentre a qualche altro è stato tolto il computer.”

 

Il Liceo scientifico statale «Isacco Newton» di Roma e la homepage del sito ufficiale del Liceo (immagine tratta dal sito www.liceo-newton.com)

Il Liceo scientifico statale «Isacco Newton» di Roma e la homepage del sito ufficiale del Liceo (immagine tratta dal sito www.liceo-newton.com)

Il Liceo scientifico statale «Isacco Newton» di Roma e la homepage del sito ufficiale del Liceo

(immagine tratta dal sito www.liceo-newton.com)

 

Ventotto puniti, una decimazione. E tuttavia dovete esser grati al “vostro” preside, ragazzi (vostro tra virgolette, dato che non sappiamo se lo consideriate tale o se ― non avendo potuto eleggerlo e non potendo ora sfiduciarlo ― non lo riteniate invece il preside di qualcun altro, una sorta di viceré impostovi da una lontana e misteriosa potenza coloniale) poiché egli vi ha impartito una lezione di grande valore.

 

Voi Ventotto (voi tre 6 e voi venticinque 7 in condotta) probabilmente credevate (rammentando ciò che v’insegnò, in Terza Media, un ingenuo docente di Educazione civica) che in Italia, come promette e garantisce l’articolo 21 della Costituzione della Repubblica, Tutti abbiano il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Ebbene: non solo vi sbagliavate della grossa, ma il vostro errore, se non corretto, non vi avrebbe permesso d’inserirvi “al meglio”, da grandi, nell’Italia reale, che della Costituzione se ne strafrega. E le Supreme Autorità del vostro Liceo, il non-odiabile “Newton”, per il vostro bene ve l’hanno severamente dimostrato.

 

I Diritti Umani sanciti dalla Costituzione, cari ragazzi, vigono solo negli sparsi e angusti Distretti dell’Italia vera, dove nessun capo, capetto, capino o capoccione ― nessun dirigente, nessuna madre badessa, nessun padroncino dal puzzo di caprone ― può a suo arbitrio concederli, limitarli o negarli del tutto. Dove sono, come ci si arriva? Ahimé: i Distretti dell’Italia vera, libera, dove la Costituzione è in vigore, sono pochi, ragazzi. Sono minuscoli. E odiatissimi. Non solo dai caporaloni e caporaletti di cui l’Italia pullula, ma anche dai loro rassegnati e zelanti sottoposti, intimoriti e servili ma sempre pronti a trasformarsi in iene contro chiunque si dimostri (o anche solo gli appaia) meno mediocre, più coraggioso, più capace di loro di difendere la propria e altrui Dignità Umana. Ragion per cui i Distretti dell’Italia sana son sempre sotto assedio, ragazzi, e non vi è potere ― non un capetto o un dirigentucolo o un gran partito di Governo o di Opposizione ― che non sia disposto, pur di arrivare a cancellarli, ad allearsi finanche coi peggior nemici. Ma essi nondimeno resistono, ché dalla loro hanno le Leggi della Vita: ogni neonato è Italia vera e libera e sana, ragazzi, poiché ogni Essere Umano viene al mondo talmente stracarico di Diritti, che tantissimi dobbiamo ancora scoprirne e inventariarne; mentre a caporalonzoli e dittatorucoli scema di giorno in giorno il tempo che resta (son tutti come Capitan Uncino, il ticchettante coccodrillo l’insegue ovunque) e con il tempo scema in loro il vigore, la sessualità, la memoria, la fantasia, l’intelligenza: da un pezzo non sanno più esultare, da un pezzo non volano più nemmeno in sogno.

 

Voi Ventotto, ragazzi intelligenti, sospettavate che il “vostro” non-odiabile “Newton” non sia nell’Italia libera nata dalla Resistenza. Non per voi, almeno. (Quanto agli altri componenti della “vostra” “grande famiglia”, bisognerebbe indagare: fàtelo voi, andate in giro a porre le famose domande scomode: gli insegnanti precari, per esempio, son sicuri di sé come quelli a tempo indeterminato o sembrano, chissà perché, intimiditi e ricattati? I bidelli hanno il coraggio di rifiutare uno straordinario oppure dicono sempre di sì? I docenti osano criticare davanti a voi le decisioni del preside o sembrano considerarlo più infallibile del papa? Qualcuno ha mai osato interrompere una sua orazione facendogli notare che si stava facendo tardi?) Voi Ventotto sospettavate che la Libertà di Espressione, fondamentale Diritto Umano, entro i confini del “Newton” sia garantita e difesa solo nei casi e nella misura in cui il suo esercizio non risulti sgradito al potere. Sospettavate che perfino la Libertà di Manifestare Sentimenti ― che a rigore non è neppure un Diritto solo Umano, dal momento che non la si può negare neanche agli animali non umani, e di fatto nessuno gliela nega ― entro i confini del “Newton” valga solo per i sentimenti positivi, sorridenti, possibilmente scodinzolanti. Sospettavate tutto ciò, ragazzi, e quindi avete deciso di esprimere le vostre idee e manifestare i vostri sentimenti su Facebook. Pensando che lì, fuori dall’enclave d’indeterminazione costituzionale entro la quale pare sia concesso alle Supreme Autorità del “Newton” di far il bello e il cattivo tempo, la loro longa manus non sarebbe potuta arrivare... Ma vi sbagliavate.

 

Ignoriamo che cosa abbiate scritto su Facebook. L’avremmo letto con piacere, e sarebbe stato per noi un onore ripubblicarlo su ScuolAnticoli, ma il gruppo “Odio il Newton” è sparito da Facebook. Però, anche se non abbiamo potuto accertarcene, non crediamo che abbiate insultato o calunniato chicchessia, o a qualche caporaluccio di complemento non sarebbe parso vero di andare a spifferarlo in giro per accrescere la vostra mortificazione. Se davvero non avete scritto che frasi come “Io odio il Newton”, del tutto innocenti e tali da suscitare perfino tenerezza, allora i 6 e i 7 in condotta che vi sono stati comminati ― i 7 addirittura solo per essersi iscritti, così gli articoli della Costituzione della Repubblica che non valgono sotto le Supreme Autorità del “Newton” salgono a due, col 18: I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale ― a nostro avviso non sono soltanto una sanzione del tutto ingiustificata, ma anche un’intollerabile prepotenza.

 

Non sappiamo come mai i vostri genitori non vi abbiano difeso. (Temiamo invece di sapere benissimo perché non vi ha difeso la multizionale Facebook ― linda maestra! ― accusata da alcuni di essere la prima Centrale spionistica mondiale in grado di penetrare capillarmente nelle vite private di chi ingenuamente s’invola con lei; ma questa è un’altra storia). Non sappiamo che cosa c’entri in questa storia la Caritas. Poco, probabilmente, almeno in senso etimologico. Abbiamo letto, sul sito ufficiale del “Newton”, il sesquipedale curriculum vitae del “vostro” preside, l’esimio ed eccellentissimo professor Mario Rusconi, e ne siamo rimasti debitamente impressionati, ammirati e invidiosi: tanto da ritener possibile che vi si celi una delle chiavi ― una di quelle influenti chiavi “bipartisan” di cui in Itala dispone solo chi non è sgradito a questo o quel potentato pio ― per comprendere l’altrimenti incomprensibile acquiescenza dei vostri Padri e delle vostre Madri. Si sono forse lasciati impressionare come ragazzini da qualche ostentata esibizione di intimità e confidenza tra caporalucci e caporaloni? Hanno a loro volta subìto, da giovanissimi, la devastante educazione all’inferiorità umana che rende così pusillanimi dinanzi a ogni sorta di piccolo o grande potere i popoli molto religiosi? Lo ignoriamo. Ma tant’è: se nessuno vi difende vi difendiamo noi, ragazzi: non solo confermando quel che i vostri cuori già sanno ― e cioè che avete subìto un’ingiustizia ― ma offrendovi libera e incondizionata ospitalità su ScuolAnticoli (e dandovi anche qualche dritta per continuare a esprimere ogni vostra idea e sentimento in assoluta sicurezza).

 

La lezione che i lindos maestros vorrebbero impartirci, cari ragazzi, è che nell’Italia reale gode di Diritti solo chi può imporne il rispetto con la forza. Con ogni genere di forza. Con la violenza criminale, per esempio. Con la forza (che è violenza criminale anch’essa) di chi è arrivato a procacciarsi un potere (talora consistente, ma nella stragrande maggioranza dei casi miserabile fino al grottesco) di danneggiare, ferire, umiliare e rendere infelici i propri simili. O con la corruzione (che è anch’essa violenza) che la ricchezza non solo rende possibile ma addirittura impone di esercitare a chi l’ha male acquistata.

 

Ebbene: la lezione è doppiamente fasulla, ragazzi. In primo luogo perché i “diritti” imposti con la forza ― quelli, cioè, che non vengono riconosciuti a tutti gli Umani ― non sono Diritti, ma sempre e solo atti d’intollerabile prepotenza che nessuno, quale che sia la sua età, deve subìre senza protestare e resistere. E in secondo luogo perché la vera Forza, quella con cui voi Ventotto potrete creare perfino all’interno della vostra scuola un Distretto dell’Italia vera e libera e sana, in tutta questa storia solo voi avete dimostrato di possederla. Dovete solo imparare a esercitarla in maniera un po’ più avveduta!

 

La prossima volta, per esempio ― su Facebook, se non vi fa paura il suo gigantesco manico di scopa transcontinentale, o magari qui, su ScuolAnticoli ― create un gruppo “Noi vogliamo tanto bene alla Madre Superiora” e riempitelo di elogi e peana alla venerabile religiosa a cui intitolerete il vostro fantastico Liceo ― certa Maria Ruschena Magdalena Newton, beata italoirlandese ― ma così sperticati e smielati da risultare, molto più che ironici, irresistibilmente realistici. Per esempio: Maria Ruschena Magdalena Newton era talmente pia e devota, che perfino pavoni e tacchini le facevano la ruota. Oppure: Maria Ruschena Magdalena Newton riempiva il convento di santini, con preferenza per i martiri ragazzini. O anche: Maria Ruschena Magdalena Newton rintontiva tutte le suore, facendole scribacchiare a tutte l’ore. E poi inserite commenti come: Rispetto al Collegio Salem di David Copperfield, il “Maria Ruschena Magdalena Newton” è senz’altro migliore: tanto per dirne una, la sola punizione corporale inflittavi è l’alito cattivo di alcuni insegnanti. Oppure: Siamo davvero fortunati a frequentare il “Maria Ruschena Magdalena Newton” e non il Pierpaolo Pierpaoli di Gian Burrasca: la pappa col pomodoro è ugualmente immangiabile, ma almeno non è fatta con la rigovernatura di piatti. O anche: Il “Maria Ruschena Magdalena Newton” è molto meno doloroso dell’Istituto Pencey di Holden perché non “forgia” la gioventù col ferro e col fuoco: glielo fa capire con estrema delicatezza che nessuno, nessuno, nessuno è dalla sua parte.

 

L’Istituto Pencey, ecco. Se Holden Caulfield fosse stato un allievo del “Maria Ruschena Magdalena Newton”, temiamo che il Liceo “Maria Ruschena Magdalena Newton” non solo non ne sarebbe stato orgoglioso, non solo non avrebbe cercato di aiutarlo a non lasciarsi portar via da streghe e stregoni sui loro manici di scopa, ma avrebbe trovato il modo di impedirgli una volta per sempre di scrivere che:

 

L’Istituto Pencey è quella scuola che sta ad Agerstown, in Pennsylvania. Probabile che ne abbiate sentito parlare. Probabile che abbiate visto gli annunci pubblicitari, se non altro. Si fanno la pubblicità su un migliaio di riviste, e c’è sempre un tipo gagliardo a cavallo che salta una siepe. Come se a Pencey non si facesse altro che giocare a polo tutto il tempo. Io di cavalli non ne ho visto neanche uno, né lì, né nei dintorni. E sotto quel tipo a cavallo c’è sempre scritto: «Dal 1888 noi forgiamo una splendida gioventù dalle idee chiare». Buono per i merli. A Pencey non forgiano un accidente, tale e quale come nelle altre scuole. E io laggiù non ho conosciuto nessuno che fosse splendido e dalle idee chiare e via discorrendo. Forse due tipi. Seppure. E probabilmente erano già così prima di andare a Pencey.

(...)

La vecchia Selma Thurmer ― era la figlia del preside ― (...) era una ragazza piuttosto in gamba, però. (...) Quello che mi piaceva di lei è che non vi rifilava le solite merdate che suo padre era un grand’uomo. Doveva sapere che razza di marpione sfessato che era.

(...)

A Pencey succede spessissimo che liquidino qualcuno. È una scuola ad alto livello, Pencey. Altroché. (J. D. Salinger, Il giovane Holden, traduzione di Adriana Motti, Giulio Einaudi editore, Torino, 1970, pp 4 – 6)

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domenica 14 giugno

 

Veronica Lario

 

Amori e Disastri

 

In queste settimane ho assistito in silenzio, senza reagire mediaticamente, al brutale infangamento della mia persona, della mia dignità e della mia storia coniugale. Certo è che la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui. Certo è che l’ho sempre amato e che ho impostato la mia vita in funzione del mio matrimonio e della mia famiglia.

 

Così ha scritto Veronica Lario al Corriere della Sera. Se la signora Lario non s’inganna, amare il Berlusconi per tutta la vita non l’ha portata che al brutale infangamento della sua persona, della sua dignità e della sua storia. Ma se è così, a che cosa sta portando l’Italia l’infatuazione per il Berlusconi della maggioranza degli Italiani? E quando costoro scopriranno la verità, come divorzieranno? Voteranno a sinistra, cospargendosi il capo di cenere? O voteranno ancora più a destra, pur di non dover pensare d’esser stati degli idioti?

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giovedì 11 giugno

 

Lega Nord = Nazismo del Terzo millennio? Speriamo di no. Ma prepariamo le vie di fuga.

Lega Nord = Nazismo del Terzo millennio? Speriamo di no. Ma prepariamo le vie di fuga.

 

Emergenza imminente?

 

L’infermità di Umberto Bossi ha dimostrato che la Lega Nord esiste davvero e va a gonfie vele anche “senza” di lui. Sarebbe lo stesso per il Pidièlle, il giorno che non ci fosse più Berlusconi? Noi pensiamo di no. Riteniamo, anzi, che quel giorno il Pidièlle si rivelerebbe per quel che è: un gigantesco serbatoio (o piuttosto una gigantesca incubatrice) di voti leghisti (molto più dell’ala papista e padronista del Pidì, che è invece solo una piccola incubatrice di voti leghisti). A partire da quel giorno, nel giro di pochi mesi o addirittura di settimane, la Lega potrebbe diventare il primo partito italiano, e come tale chiedere e ottenere la guida del governo. Il potere passerebbe dalle mani di chi pensa solo agli affari propri (e alle veline) alle mani di chi, permeato fino al fondamentalismo di ideologia razzista autoritaria e violenta, fanaticamente pensa invece solo alla politica e non vive che per essa. E i beni, i diritti, la libertà e la vita di chi non vorrà né potrà piegarsi saranno in gravissimo pericolo.

 

Fantapolitica? Un futuro tanto improbabile quanto remoto? Speriamo. Ma ricordiamo:

 

1. Che il Pidièlle è appeso a un filo, cioè a Berlusconi, la cui sopravvivenza politica (come si augura chiunque sia sano di mente) e fisica (come naturalmente non gli auguriamo) può aver termine da un giorno all’altro.

 

2. Che una ripresa e un aggravamento della crisi economica potrebbero accelerare la degenerazione della democrazia fino al parossismo. Lo ripetiamo: speriamo che sia solo un brutto sogno d’inizio estate. Ma cominciamo, chi ne ha la possibilità, a preparare il “piano B”: fuga rapida dall’Italia entro due-tre giorni da quando tutto il Paese sarà nelle condizioni in cui è già oggi Verona.

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martedì 9 giugno

 

Uno dei tre sta molto male. Anzi: è morto. Ma anche gli altri due non hanno una bellissima cera.

Uno dei tre sta molto male. Anzi: è morto. Ma anche gli altri due non hanno una bellissima cera.

Uno dei tre sta molto male. Anzi: è morto. Ma anche gli altri due non hanno una bellissima cera.

Uno dei tre sta molto male. Anzi: è morto. Ma anche gli altri due non hanno una bellissima cera.

 

“Onestamente” la Repubblica nasconde la Verità?

 

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 È proprio vero che in Europa la Destra avanza? Secondo noi, non del tutto. Secondo noi, la Destra avanza a Strasburgo, non in Europa. Mentre quella che davvero avanza in Europa ― cioè nella realtà ― è l’astensione di una parte degli elettori di Sinistra.

 

È una parte degli elettori di Sinistra, cioè, che astenendosi determina il crollo dei partiti della finta “sinistra” (per i quali votava prima che essi la deludessero) e fa sì che la Destra incrementi la propria maggioranza nel Parlamento europeo pur non essendo maggioritaria in Europa. Ce lo siamo sognato? No. Lo dicono i numeri: l’astensione cresce in tutti i Paesi europei, ma solo i partiti della finta “sinistra” ne risentono. La Destra passa da 373 seggi a 397. L’estrema Destra avanza, purtroppo, anch’essa (tranne in Italia, dove l’estrema Destra è al governo). La Sinistra vera, anche se più modestamente, cresce: da 83 seggi a 85. Solo i Socialisti calano insieme ai votanti, passando da 216 a 161 seggi.

 

Dunque gli astensionisti sono soprattutto ex elettori dei Socialisti. Delusi da partiti che fingono di essere di Sinistra, ma che non lo sono più da un bel pezzo, né punto né poco. (Tranne il Partito socialista spagnolo di Luis Zapatero, che infatti, pur arretrando, riesce a contenere le perdite. Ed è ovvio che sia così: in economia il Pse è finto quanto gli altri, ma a preti e vescovi non le manda certo a dire).

 

Altre controprove? Una, ottima, ce la fornisce proprio la buona tenuta ― e in qualche caso le vittorie ― della Sinistra vera. In Gran Bretagna, la finta “sinistra” laburista, orfana di Blair passato dalle dipendenze di Bush a quelle di Ratzinger, prende solo il 16% (mai così poco dal 1910!) mentre i Verdi salgono al 9. In Portogallo, la finta “sinistra” del Partito socialista scende al 26,6% e il Blocco di Sinistra sale al 10,7. In Francia, la finta “sinistra” del Partito socialista scende al 16,8% (minimo storico) mentre il Front de Gauche prende il 6,3 e i Verdi del sessantottino-sessantenne Cohn-Bendit addirittura il 16,2...In Germania, la finta “sinistra” socialdemocratica, orfana di Schroeder passato alle dipendenze di Putin, scende al 20,8% (minimo storico) mentre i Verdi salgono al 12,1 e Die Linke (gli ex comunisti dell’Est) salgono al 7,5 e per la prima volta penetrano nell’Ovest. In Svezia, la finta “sinistra” socialdemocratica non supera il 24,6% mentre i Verdi prendono il 10,8, il Partito della Sinistra il 5,6 e i Pirati di Internet il 7,1. Perfino in Italia i due partiti della Sinistra, se si fossero presentati insieme, avrebbero ottenuto il 6,5%, con i Radicali l’8,9 e con gli elettori di Di Pietro (e magari con Di Pietro medesimo) il 16,9!

 

Cosa ci dicono queste cifre? Che la finta “sinistra” è in crisi in tutta Europa, perché ha umiliato e deluso i propri Elettori con politiche liberiste quando non ultra-liberista; che in tutta Europa solo una parte dei suoi ex elettori diserta le urne (determinando la crescita della Destra in Parlamento) mentre la parte “meno fragile” consolida la Sinistra vera; che in Italia, in particolare, gli elettori di Sinistra delusi, se si unissero, potrebbero dar vita alla Sinistra Vera più forte d’Europa (Rifondazione + Sinistra & Libertà + Radicali + Italia dei Valori = 16,9%!) perché il Pidì (quanto meno nella sua componente papista e padronista) è il partito di “sinistra” più finto d’Europa.

 

Resta una domanda: come mai tutto questo non si legge sulla stampa italiana cosiddetta di “sinistra”? Come mai La Repubblica di oggi (martedì 9 giugno 2009) dedica ben 19 pagine alle elezioni in Italia, solo 4 alle elezioni in Europa, e in quelle misere 4 pagine si guarda bene dall’allineare e confrontare ― come abbiamo fatto noi in queste righe ― il crollo delle varie finte “sinistre”, la tenuta e in qualche caso l’avanzata della Sinistra vera, l’analogia tra i risultati italiani e quelli europei, e preferisce invece continuare imperterrita a osannare al Pidì di Franceschini come se non avesse perduto 4 milioni di voti?

 

La risposta a questa domanda (per quanto involontariamente, da vero comico-suo-malgrado) ce l’ha data in anticipo Massimo Giannini, l’ineffabile vicedirettore de La Repubblica, sabato 6 giugno, quando in un esilarante articolo contro il Berlusconi (esilarante perché i tipi alla Giannini sono, più o meno consapevolmente, i migliori alleati del Berlusconi) si è lasciato sfuggire che al Cavaliere manca il pregio minimo della “dissimulazione onesta”. E ci ha rivelato, così, che per La Repubblica (o quanto meno per quella parte della sua redazione che con noi, elettori di Sinistra, fa il poliziotto cattivo) esiste un modo “onesto” di “dissimulare”. Cioè di alterare, mistificare e nascondere la verità.

 

Ci tocca ringraziarla, Giannini: senza questa sua preziosa ammissione, oggi avremmo rischiato di non capire come mai il suo giornale stia dissimulando così accuratamente (e “onestamente”, oh sì, tanto “onestamente”) che la finta “sinistra” è alla frutta in tutta Europa, che proprio per questo la Destra avanza, e che solo l’unità della Sinistra vera potrà evitare all’Europa di finire come noi.

 

(Post scriptum: chi, invece, come dissimulatore è francamente un disonesto, è Dario Franceschini. Che ieri ha avuto l’incredibile faccia tosta di dichiarare: “Alla nostra percentuale dovete aggiungere i Radicali, e a quel punto saremmo al 30”. (La Repubblica, lunedì 8 giugno 2009). Fingendo di dimenticare (ops!) che appena quattro mesi fa, il 5 febbraio, il capo della sua (del Franceschini) segreteria politica ― tale Antonello Giacomelli ― ha fatto partire una raccolta di firme tra i deputati del Pidì per cacciar fuori i Radicali dal gruppo parlamentare. Tanto gli Italiani son tutti degli smemorati, vero, signor Franceschini?)

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giovedì 4 giugno

 

Raffaello Sanzio (1483-1520), "Il Giudizio di Salomone" (1518-19), Palazzi Vaticani.

Raffaello Sanzio (1483-1520), Il Giudizio di Salomone (1518-19), Palazzi Vaticani.

 

Chi porterà la Gelmini davanti a Salomone?

 

È ogni giorno più chiaro a quale matrigna il governo della Destra abbia consegnato i Bambini e i Ragazzi italiani. Mentre decine di migliaia di insegnanti e di bidelli precari piangono il lavoro perduto, la Scuola Media di un paese come Riofreddo, che tutta la Valle dell’Aniene conosce e ama, ci offre un piccolo esempio dell’insensata violenza che sta devastando le Scuole appartenenti al Popolo Italiano: una classe, dal prossimo anno, avrà ben TRE insegnanti di Lettere: sei ore con un docente, sei con un’altra, tre con un’altra ancora. Ma cosa importa, se tagliuzzando e spezzettando si accumulano miserabili guadagni sulla pelle dei nostri Figli?

 

Per la matrigna Gelmini e per i suoi padroni, gli studi e il futuro dei Bambini e dei Ragazzi italiani si possono senza cuore fare a fette, pur di succhiargli denaro (il denaro che a loro appartiene) licenziando precari. Ma non fu così che il saggio Re Salomone smascherò la finta madre che tentava di rubare il bambino alla vera? Non fu minacciando di tagliarlo in due? Come la finta madre, con lo stesso ghigno, la Gelmini smaschera sé stessa: Squartiamoli pure, dice, e gli evasori fiscali s’ingrasseranno col loro sangue.

 

Citate in giudizio la finta madre, Genitori della Valle dell’Aniene e d’Italia, dinanzi al tribunale di Salomone dei vostri cuori di madri e di padri!

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L’immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell’artista danese Viggo Rhode (1900-1976).

L’ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

 

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