Saggezza

è compagna

di vecchiaia...

Ma il cuore

di un bambino

è puro!

 

(Hrundi V.

Bakshi, 1968)

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Sito per i Ragazzi, le Famiglie e gli Insegnanti di Anticoli Corrado e della Valle dell’Aniene

 

Pensier(in)i dei Giorni...

 

...precedenti!

 

Hrundi Bakshi con Michelle Monet nel 1968

Hrundi V. Bakshi

con Michelle

Monet nel 1968

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189.

 

Come il rispetto per l’ambiente, espressione del progresso scientifico, così i Diritti

non ci vengono dalla volontà di qualcuno né tanto meno da un dio, ma dai progressi

nella conoscenza e comprensione dell’Essere umano. Che le leggi li riconoscano o meno.

(venerdì 5 marzo 2010)

 

188.

 

Il malato di mente è spesso troppo disorganizzato per impedirsi,

come fa il più o meno sano, di intuire quel che c’è di più valido in te.

E ti trova e ti odia, per le tue cose belle, più di quanto il sano per esse ti ami.

(mercoledì 3 marzo 2010)

 

187.

 

Nelle scuole private, Bambini separati dai coetanei perché creduti diversi e inferiori

pagano l’Istruzione che agli altri, nella Scuola di Tutti, è donata dalla Società per amore.

Nelle religiose, i più Abbandonati fra gli Abbandonati sono addirittura restituiti a Dio.

(lunedì 1° marzo 2010)

 

186.

 

Realizzarsi o distruggersi è tutto ciò che un animale umano, in quanto umano,

in ogni suo istante può fare. E realizzandosi contrastare la morte,

o distruggendosi accoglierla nella mente e nel cuore.

(giovedì 25 febbraio 2010)

 

185.

 

Ciò che sembra così naturale da non richiedere alcun impegno ― esser presenti a noi stessi

e a quel che accade ― poggia su un edificio d’immaginazione al cui equilibrio, solidità

e bellezza ci siamo dedicati, benché inconsapevoli, fin dal primo giorno di vita.

(lunedì 22 febbraio 2010)

 

184.

 

Comandare e ubbidire non sono mai del tutto umani.

Solo per necessità, per un tempo limitato e in base a regole concordate

si può tollerare di dare ordini o di eseguirli. E solo scambiandosi di continuo le parti.

(giovedì 18 febbraio 2010)

 

183.

 

Quale che sia il potere di cui disponi, puoi esercitarlo solo trasformando,

in peggio o in meglio, ciò che stai facendo in questo momento.

(lunedì 15 febbraio 2010)

 

182.

 

Nessun essere umano è utile. Ogni essere umano è indispensabile.

(mercoledì 10 febbraio 2010)

 

181.

 

Niente sulla Terra ci lega gli uni agli altri. Se non quel che abbiamo salvato

dell’inconsapevole scoperta, il primo giorno di vita, di non poter farne a meno.

(lunedì 8 febbraio 2010)

 

180.

 

Benché il pensiero ci sembri il primo, la visione seconda e l’eventuale immagine l’ultima,

noi non pensiamo che a ciò che vediamo e vediamo a seconda di come immaginiamo:

l’immagine, inconsapevole, è prima, la visione seconda, e pensiero e parola seguono o meno.

(venerdì 5 febbraio 2010)

 

179.

 

Molti, fra i tanti che si consegnano a chi li odia, riescono, prima o poi, ad averne ragione.

Ma solo qualcuno, tra i pochi che cedono a chi li ama, riesce a sciogliersi dal suo abbraccio.

(mercoledì 3 febbraio 2010)

 

178.

 

Non vi è che la continuità del mutamento, al mondo. E, nell’animale umano, la continuità

del senso, creativo o distruttivo, che al mutamento egli imprime. Rendendolo trasformazione.

(lunedì 1° febbraio 2010)

 

177.

 

Se bella, o brutta, non è mai un’idea, o una cosa, ma il rapporto

che per esse s’instaura fra chi le crea e uno o più altri, esibirne il possesso

è invece indifferente. Poiché l’acquisto non può aver comprato anche il rapporto.

(lunedì 25 gennaio 2010)

 

176.

 

Non c’è bellezza che non sia immagine di te, donna che non hai lasciato oscurare,

nel tempo fra il primo giorno e questo, l’immaginazione di riconoscerti in essa.

(venerdì 22 gennaio 2010)

 

175.

 

Nell’infinità del mondo e degli eventi ci guida, non meno complessa, la bussola

che noi stessi siamo. E, come l’ago in essa, il meno o più umani nostro divenire.

(mercoledì 20 gennaio 2010)

 

174.

 

Non vi è atto o comportamento (di uno o di molti, creativo o distruttivo che sia)

nel quale si possa ravvisare un tratto distintivo della natura dell’intera specie,

se ogni individuo, in essa, è dotato di un’immaginazione virtualmente illimitata.

(lunedì 18 gennaio 2010)

 

173.

 

Disumani e infelici gli obblighi entro i quali non si può immaginare una via

per far solo quel che si desidera e trarne ugualmente tutto ciò che si deve.

(venerdì 15 gennaio 2010)

 

172.

 

Quel chè reso nulla, e non sparisce, fa di chi lo vuol nulla un idiota e pazzo

finché l’idiota e pazzo, eliminandolo, lo rende nulla davvero e si dà ragione.

(mercoledì 13 gennaio 2010)

 

171.

 

Rispettiamo gli Altri non perché “umani come Noi”, ma perché Noi siamo umani come Loro.

(lunedì 11 gennaio 2010)

 

170.

 

Più di tutto è il sonno, il sogno, che dà o nega bellezza e senso al mondo e alla storia.

Come il riposo o l’affanno al lavoro, la gioia o la delusione al desiderio,

così il sonno sta alla vita, il sogno alla realtà. Che non sono in porto che in essi.

(giovedì 7 gennaio 2010)

 

169.

 

L’aria che respiriamo, gli affetti, i sogni, i pensieri: tutto, di ognuno, è in ognuno.

L’un l’altro, da sempre, ci ammaliamo e ci curiamo. E la prognosi è ancora riservata.

(lunedì 4 gennaio 2010)

 

168.

 

Siamo tanto più in rapporto con la bellezza o l’orrore, in noi e negli altri,

quanto meno siamo impegnati, contro noi stessi e contro di loro,

nell’imporre, mantenere o ristabilire un qualsiasi ordine razionale.

(venerdì 1° gennaio 2010)

 

167.

 

Se infinita è solo l’immaginazione, niente è più esteso di un nostro istante.

E niente, quindi, dura più a lungo di una vita umana.

(mercoledì 30 dicembre 2009)

 

166.

 

È il sonno che immagina l’invisibile che la veglia tramuta in pensiero, in parole, in azioni.

È la veglia che travisa o comprende, distrugge o realizza lo sconosciuto che il sonno crea.

(lunedì 28 dicembre 2009)

 

165.

 

Per i Giorni che torniamo ad allungare.

Per le Primavere che stiamo preparando.

Per il Tempo che per Natura e per Noi si rinnova.

Per la nostra e ogni Nascita umana... Infiniti Auguri.

(venerdì 25 dicembre 2009)

 

164.

 

Il mondo può essere non più grande della parte di esso che riesci ad amare.

Ma le tue mani non arrivino più in là.

(martedì 22 dicembre 2009)

 

163.

 

Non vi è attività in cui ai rapporti fra quanti vi partecipano non si cerchi di impedire,

con intralci sempre più invasivi ed efficaci, di tendere a una piena realizzazione.

Per questo non vi è lavoro ― e perfino consumo ― a cui non ci si senta più o meno costretti.

(venerdì 18 dicembre 2009)

 

162.

 

Vero è che tutto è grande. Come lo vedevi da piccolo, e come tornerai a vederlo da vecchio.

(mercoledì 16 dicembre 2009)

 

161.

 

Tentare di avvicinarsi alla verità escludendo sé stessi da ciò che si osserva

non può che portare a descrizioni incomplete. Al meglio, scientifiche solo in parte.

E religiose, poiché attribuire un effetto invalidante allumano è avvalorare il divino.

(lunedì 14 dicembre 2009)

 

160.

 

Il corpo che muta nel tempo. La scossa che fa tremare la casa. Le pene e le gioie,

padrone della memoria. La donna ― o l’uomo, o il figliolo ― che non possiamo deludere...

Se riconosciamo che chi è più forte è sempre qui, con noi, ecco che non c’è più Dio né Capo.

(venerdì 11 dicembre 2009)

 

159.

 

Non c’è parola che non ci allontani e al tempo stesso non ci lasci ancora intravedere

almeno uno scorcio del Paese senza parole ― diverso da ogni altro, ignoto anche a noi,

e tuttavia riconoscibile ― da cui fin dal primo giorno ogni risveglio ci separa.

(martedì 8 dicembre 2009)

 

158.

 

Ciò che una manifestazione cambia sono le notti e i sogni di quelli che vi hanno preso parte.

È in loro la trasformazione, in positivo o in negativo. Ed è solo in loro che cambia il Paese.

(sabato 5 dicembre 2009)

 

157.

 

Crediamo i sogni alle spalle, passati, finiti, o non saremmo svegli. E invece non siamo che i nostri sogni,

infiniti; e irreale è solo l’insonne sempre in lotta con essi per sostituirsi a noi.

(mercoledì 2 dicembre 2009)

 

156.

 

Poiché nulla alla nascita separa un essere umano da un altro, che cosa poi ci divide?

Voler dare a quel nulla un nome, e credere con questo di averlo reso qualcosa.

(lunedì 30 novembre 2009)

 

155.

 

Attesta che una comunità sia sana non il suo disordine ― né tanto meno il suo ordine ―

ma che a darle forma e figura partecipino alla pari tutti quelli che sono in rapporto con essa.

(giovedì 26 novembre 2009)

 

154.

 

Tutt’altro che invisibili, il nulla, il vuoto, sono evidenti in ogni nostra idea di perfezione.

E nell’incapacità di rapporto che ne consegue con noi stessi e con gli altri, in quanto imperfetti.

(martedì 24 novembre 2009)

 

153.

 

In positivo o in negativo, niente è in nostro potere. Tranne ciò che non lo è di alcun altro:

che faccia qualche differenza, qui e ora, se ci siamo o no. Magari anche solo per noi stessi.

(giovedì 19 novembre 2009)

 

152.

 

Che cos’è una semplificazione, se non la violenta pretesa che un oggetto, un fenomeno, un vivente

o addirittura un essere umano ― non consista che di una qualche legge che lo determina?

(martedì 17 novembre 2009)

 

151.

 

È la paura d’innamorarci ― e l’odio per chi potrebbe farci innamorare, che più è intenso

più forte è la paura ― a raggelare i cuori e le menti che vorremmo appassionati e tenaci

a risanare i pazzi, talvolta a noi vicini, che pazzamente s’innamorano di dei o di mostri.

(sabato 14 novembre 2009)

 

150.

 

Accade anche che siano intelligenti i nostri affetti, ma stupide le idee che altri pensano in noi.

O che d’odio siano le nostre idee, ma d’amore gli affetti che altri entrano in noi a far scaturire.

(mercoledì 11 novembre 2009)

 

149.

 

Ogni ricordo che ci emoziona, quale che sia il passato che ricrea in noi,

è una realizzazione a cui ci dedichiamo da quando siamo nati.

E che racchiude in sé, nel tempo di un istante, l’intera nostra vita.

(lunedì 9 novembre 2009)

 

148.

 

Non c’è al mondo che la bellezza che ognuno di Noi vi portò, che non sia una creazione

della nostra immaginazione: l’oggettiva bellezza di ogni animale umano.

L’unica che nessuno può creare e l’unica che ognuno può distruggere: la propria.

(giovedì 5 novembre 2009)

 

147.

 

Non c’è sapere che non cominci a diventare superstizione e violenza,

se l’immaginazione, spaventata, rinuncia a intrecciarsi con esso.

(martedì 3 novembre 2009)

 

146.

 

Esisterà un dio il giorno che nell’Universo non vi sarà più un Essere Umano.

Esisterà un dio il giorno che un dio sfuggirà, per sempre, alla nostra immaginazione.

(venerdì 30 ottobre 2009)

 

145.

 

Da dove viene l’orrore, se non dalla costrizione di sé di chi si crede libero da tutti gli altri?

(mercoledì 28 ottobre 2009)

 

144.

 

Rendere l’esperienza ― del mondo, degli Altri, di Noi ― abbastanza indefinita e incerta

da non impedire all’immaginazione di farne quel che le pare: questa è la funzione dell’arte.

Senza di che, il contrasto tra la veglia e il sogno sarebbe troppo duro per non impazzire.

(lunedì 26 ottobre 2009)

 

143.

 

Nessuno odia la natura, l’ambiente, gli animali, le piante. Chi non li rispetta è il vile,

che aggredisce solo chi non può denunciarlo. Ma sente e sa, nel colpirli, che è Noi che odia.

(sabato 24 ottobre 2009)

 

142.

 

Niente, forse, può devastare i primi anni di un essere umano più del dubbio ossessivo degli adulti

che egli sia nato imperfetto. Dubbio che è la religione a istillare, per poi “curarlo” col battesimo.

Ma che può farsi perfino più atroce nei non religiosi, che nessun incantesimo fa sentire “soccorsi”.

(giovedì 22 ottobre 2009)

 

141.

 

Quanto più sindebolisce lo Stato ― “privatizzando” ciò che si può svendere e “riformando”

ciò che si può solo strangolare ― tanto più si rafforza l’antiStato. Rendendo inutile e risibile,

spesso volutamente, ogni vantato “inasprimento” delle leggi contro la criminalità organizzata.

(martedì 20 ottobre 2009)

 

140.

 

Una situazione sotto controllo è una situazione in cui non può verificarsi

alcun evento non contemplato, o non indifferente, ai disegni del controllante; e in cui, al limite

riducendosi l’immaginazione che ci rende umani a non poter fare che il nulla ― non resta che morire.

(venerdì 16 ottobre 2009)

 

139.

 

Dove siete? Cosa fate in questo momento? E i vostri Cari? E i Bambini? Non sappiamo.

Come non sappiamo chi Vi abbia licenziati, scacciati, fatti sparire dalle nostre vite.

Sappiamo solo che se non soffriamo e piangiamo per voi, se non lottiamo, siamo stati Noi.

(mercoledì 14 ottobre 2009)

 

138.

 

Non c’è potere che non sia violento, poiché non si ubbidisce che per paura.

Il potere non può sedurre, ma solo suscitare orrore con la minaccia di una punizione.

O con quel falso ed effimero sollievo dall’orrore che è la promessa di un premio.

(lunedì 12 ottobre 2009)

 

137.

 

Quanto più grande è il nostro potere, su noi stessi e sugli altri,

tanto più piccolo è lo spazio che ci rimane per vivere fra le sue mura.

(venerdì 9 ottobre 2009)

 

136.

 

Cresce ogni giorno il costo di ciò che non osiamo o vogliamo immaginare, di buono o di cattivo,

di noi stessi e degli altri. Ma talvolta basta riuscire a dormire ― e a sognare,

incomprensibile, il vero ― per svegliarci ricchi senza sapere di che cosa né come.

(martedì 6 ottobre 2009)

 

135.

 

È lo scherno, manifesto o implicito nel comportamento, che più tradisce la pazzia dissimulata.

Chi deride e fa ridere della bellezza più delicata ed esposta ― del bambino, della donna,

del giovane che ancora cerca e desidera ― per irreprensibile che appaia, è certo un malato di mente.

(venerdì 2 ottobre 2009)

 

134.

 

Del mondo, dei luoghi in cui viviamo e lavoriamo, dei nostri rapporti, pensieri, sentimenti,

tutto ciò che non corrisponde almeno un poco a quel che la nostra immaginazione amerebbe trovare,

è disegnato secondo l’immaginazione di altri. In gran parte morti.

(martedì 29 settembre 2009)

 

133.

 

Nati e cresciuti in mondi fantastici pretesi veri, riusciamo a immaginare infinite diverse verità,

a riportare alla luce quel che ci fu nascosto, a liberarci di quel che ci venne fatto trovare:

riusciamo, con immensa sorpresa, a creare quei fantastici noi stessi che pretendiamo veri.

(venerdì 25 settembre 2009)

 

132.

 

Con disappunto o con sollievo, il sonno ritrova spesso in noi gli stessi che trovò la sera prima.

Benché mai il risveglio trovi in noi gli stessi che la sera prima aveva trovato il sonno.

(mercoledì 23 settembre 2009)

 

131.

 

Essendo anche a noi impossibile ― come a ogni altro animale ― dubitare dei sensi,

solo i sogni possono rivelarci che la realtà (in alcuni per il meglio, in altri per il peggio)

è invece del tutto in potere dell’immaginazione che fa di noi degli animali umani.

(lunedì 21 settembre 2009)

 

130.

 

Non c’è riconoscimento in noi, né tra noi e gli altri, che scaturisca da un ordine imposto

o che da noi ci imponiamo. Ma infiniti e imprevedibili “ordini”, benché a volte drammatici,

che scaturiscono in noi, e tra noi e gli altri, da ogni nostro reciproco riconoscimento.

(venerdì 18 settembre 2009)

 

129.

 

Ciò che non ci accorgiamo di non immaginare ― del mondo, degli altri, di noi stessi ―

è la realtà, o la possibilità, o la scoperta, o l’invenzione, o la poesia, o la follia, di cui da sempre,

senza che ci accorgiamo di non immaginarlo, ci viene intimato di privare le nostre vite.

(mercoledì 16 settembre 2009)

 

128.

 

Distinguiamo, nei confronti di chi non si è mantenuto all’altezza della propria umanità,

quel che ci fa arrabbiare da quel che ci addolora: l’ira dell’essere umano che egli non riconosce in noi

dalla pena per l’essere umano che noi, suo malgrado, riconosciamo in lui.

(lunedì 14 settembre 2009)

 

127.

 

Benché niente sia così semplice che lo si possa descrivere per intero in una vita,

niente è tuttavia così complesso che non lo si possa sognare per intero in una notte.

(giovedì 10 settembre 2009)

 

126.

 

Mai sottometteremmo le nostre unioni a una religione o a un’ideologia ― né tanto meno

a chi le rappresenta ― se disperando dell’umanità della nostra natura e dei nostri rapporti

non ci lasciassimo convincere che l’una e gli altri debbano essere “umanizzati”.

(lunedì 7 settembre 2009)

 

125.

 

Che cosa non ci lascia sentire che ognuno al mondo è nostra madre o padre, sorella o fratello, figlia o figlio,

amica o amico? Soprattutto la superstizione, che sacralizzando la famiglia e le istituzioni

anestetizza i corpi e le menti al dolore e alla gioia di chi di esse non fa parte.

(venerdì 4 settembre 2009)

 

124.

 

L’unione è sempre più o meno astratta, insincera, forzata. Con amore o con odio, una volta nella vita

o cento volte al dì, solo nel separarsi o nell’unirsi si è sé stessi e umani, insieme.

(mercoledì 2 settembre 2009)

 

123.

 

Il solo accordo possibile non è d’idee né tanto meno d’interessi, ma d’immagini inconsce:

libere creazioni profonde che non si lasciano descrivere che dal nostro rapporto con noi stessi e con gli altri;

che invisibili danno forma alla realtà; e che a volte, meravigliosamente, s’incontrano.

(lunedì 31 agosto 2009)

 

122.

 

Succede di rado; e quasi mai ― anche quando succede ― ci si permette di accorgersene;

ma qualche volta, svegliandosi l’una accanto all’altro, alla donna e all’uomo

accade di scoprire di aver fatto entrambi lo stesso, bellissimo sogno.

(venerdì 28 agosto 2009)

 

121.

 

Quando tutti conserveremo intatta la salute mentale che la nostra specie, come ogni altra,

ha evoluto ― e una Società di sani non imporrà ad alcuno prestazioni contrarie alla natura umana ―

il verbo e il sostantivo “dovere” saranno cancellati dal vocabolario.

(mercoledì 26 agosto 2009)

 

120.

 

Nessuno è più schiavo di chi crede l’Essere Umano ― e quindi anche sé stesso ―

per natura nemico dell’Essere Umano: non solo è un servo che non può mai lasciar solo,

è anche un padrone a cui non può mai concedere un momento di riposo.

(lunedì 24 agosto 2009)

 

119.

 

Di noi, il solo che quasi non sembra più un nostro simile è il Persecutore. Che accanendosi

contro l’Essere Umano che è in lui e nell’altro ― in lui e nell’Ebreo, in lui e nel Migrante, in lui e nel Non Proprietario, in lui e in Ognuno ― tenta l’impossibile impresa di far di sé un alieno.

(venerdì 21 agosto 2009)

 

118.

 

Se è vero che facciamo il bello per natura, e il brutto invece soltanto perché fuorviati

dalla religione e dall’ideologia, il primo ci sarebbe infinitamente più facile del secondo

se dall’uno non fossimo distolti e dell’altro imbevuti fin dalla nascita.

(mercoledì 19 agosto 2009)

 

117.

 

La bellezza è armonia senza ordine. È sapienza senza coscienza. È verità senza fede.

Ed è connaturata al non umano come all’umano, ma farla o distruggerla è possibile solo a noi.

(lunedì 17 agosto 2009)

 

116.

 

Una divinità, che vieti o comandi a tutti ciò che solo alcuni arrivano a esser capaci di fare o di trascurare,

conosce gli Esseri Umani meno di quanto molti di essi conoscano sé e i propri cari.

(venerdì 14 agosto 2009)

 

115.

 

Cose che non ci aspettavamo, e che sorprendentemente si rivelano ― talvolta in un’immediatezza di gioia, tal altra attraverso una crisi e una ricerca ― proprio quelle che desideravamo e ci mancavano:

solo questo è amore. E solo finché continua ad accadere.

(mercoledì 12 agosto 2009)

 

114.

 

Non vivendo millenni, scopriamo solo quel che è talmente forte da obbligarci a vederlo.

Più il poco che facciamo in tempo a scoprire da soli.

Più tutto ciò che altri ci ama così tanto da voler mostrarci delle sue scoperte,

e noi così tanto noi stessi e lui da voler ascoltarlo. O leggerlo.

(lunedì 10 agosto 2009)

 

113.

 

Più nobile e felice la scimmia ― libera di vivere, secondo la propria natura, il rapporto col mondo

che la sua specie ha evoluto ― che il figlio mai adulto di un padre che non si fa mai vedere,

ma i cui freddi e gelosi rappresentanti son sempre per casa a sorvegliare e ammonire.

(venerdì 7 agosto 2009)

 

112.

 

Non c’è un solo uomo, o donna, o bambino, che per il suo star bene o male con sé e con gli altri,

in questo stesso momento non chiuda o non apra una falla nella diga che incombe su tutti.

Non uno, che in questo stesso momento non renda più bello o più brutto il mondo di ogni altro.

(mercoledì 5 agosto 2009)

 

111.

 

La realtà umana si realizza negli affetti, nell’immaginazione, nel pensiero, nei rapporti ― resistendo al disprezzo di cui fin dalla nascita è vittima. Mentre l’anima, che non esiste che per quel disprezzo,

s’illude di placarlo ricaricandosi con la sottomissione e il sacrificio.

(lunedì 3 agosto 2009)

 

110.

 

Se è vero che ogni prostituta, pur fisicamente adulta, fu ed è una bambina abusata,

ogni suo utilizzatore”, benché irriconoscibile, fu ed è quello che per primo la violentò.

(venerdì 31 luglio 2009)

 

109.

 

Quanto non osiamo dire ad alcuno è la misura della nostra incapacità di amare.

Quanto non osiamo dire a noi stessi, dell’incapacità d’amare di chi ci mise al mondo.

(mercoledì 29 luglio 2009)

 

108.

 

Per natura creativo, o distruttivo ― di sé e del mondo ― in ogni istante della vita,

l’essere umano non è mai ritratto, o descritto ― né mai ritrae o descrive.

Momento per momento, sempre di nuovo immagina. E sempre è di nuovo immaginato.

(lunedì 27 luglio 2009)

 

107.

 

Siamo tanto più felici, nei rapporti con gli altri e con noi stessi,

quanto meno vi cerchiamo conferme a immagini, idee e affermazioni di terzi.

Che anche se vere, non possono surrogare le nostre senza diventare false.

(venerdì 24 luglio 2009)

 

106.

 

Uno Stato che privatizza non è diverso da un ladro che vende ciò che ha rubato.

L’acquirente non è diverso da un ricettatore. E le vittime, in ambo i casi, son Donne e Uomini

che non hanno difeso i propri Beni per averne dimenticato il valore. O perché anch’essi li avevano rubati.

(mercoledì 22 luglio 2009)

 

105.

 

Mettere ordine è tentare di paralizzare una realtà umana temuta, ribelle, pericolosa.

Ma l’ordine, in una mente sana e non coartata, è anch’esso dell’immaginazione:

sembra farsi da sé, e giorno per giorno ci incanta con inattese e ardite architetture.

(lunedì 20 luglio 2009)

 

104.

 

Solo una nostra o un’altrui realizzazione può farci contenti, se ne siamo ancora capaci.

E la contentezza si può anche non condividere.

Ma solo se l’una ha reso possibile l’altra conosciamo la gioia. E soltanto insieme.

(venerdì 17 luglio 2009)

 

103.

 

Libertà è non mettere maschere, neanche ai propri sogni, eppure non violare alcuna legge.

Condizione auspicabile? Solo nei Paesi ove non costituisce un crimine di per sé.

Felice? Solo se qualcuno riesce ad amarti senza tentare di incrinarla...

(mercoledì 15 luglio 2009)

 

102.

 

Chi ama sé stesso non sa uniformarsi agli altri. Chi ama gli altri non sa uniformarli a sé.

Non poter uniformarsi, né poter uniformare, è quel che ci rende animali umani.

(lunedì 13 luglio 2009)

 

101.

 

Dalle famiglie in sù, più una società è religiosa, o ideologica, più spinge a opprimere e celare lumano.

Solo ai deboli permette di mostrarlo ― e talvolta alle donne e ai bambini ― ma come se fosse uno stigma.

E solo finché il pregiudizio anti-umano, divenuto odio, non fa dello stigma il marchio delle vittime predestinate.

(venerdì 10 luglio 2009)

 

100.

 

Per esser liberi è necessario, anche se non sufficiente, poter non esserlo dalla casualità.

Che sia dagli altri o da noi stessi, che essa venga a trovarci.

(mercoledì 8 luglio 2009)

 

99.

 

La verità, nascendo dall’immaginazione e dalla ricerca, incessantemente si trasforma ed evolve.

La bugia invece ― per non perdere i credenti, senza i quali muore ―

cerca di non mutare, di rimanere immobile. E anche da questo si riconosce.

(lunedì 6 luglio 2009)

 

98.

 

Ciò che sappiamo ― per quanto vero, bello, interessante, utile ― lo è sempre meno

di quel ch’è ancora da immaginare e scoprire. Soprattutto se saremo noi a immaginarlo e scoprirlo.

(venerdì 3 luglio 2009)

 

97.

 

Non può non odiare l’Umano che è in ognuno ― ma più percepibile in chi si trova a non poter celarlo ―

chi nel tempo si è ridotto, e lasciato ridurre, a disprezzare, temere e opprimere l’Umano che è in lui.

(mercoledì 1° luglio 2009)

 

96.

 

Il credente ― quale che sia la fede o l’ideologia a cui tenta di sottomettere la sensibilità, l’immaginazione, l’intelligenza ― sfugge il non credente non tanto perché ne teme gli affetti, le fantasie, le idee,

quanto soprattutto per la disistima e il timore che nutre nei confronti dei propri.

(lunedì 29 giugno 2009)

 

95.

 

Così freddo e infelice è il denaro ― senza desideri né doni: solo ordini, solo consegne ― che non pare nostro,

ma dell’ignara Natura. Che non sa di noi, animali umani, più che di ogni altra bestia.

(venerdì 26 giugno 2009)

 

94.

 

Non ricevi ordini, e non ne dai. Non compri. Non vendi. Nessuno ti deve qualcosa, e a nessuno tu devi.

La tua vita, in ogni momento, non dipende che dai tuoi sentimenti per gli altri, e dai loro per te.

(mercoledì 24 giugno 2009)

 

93.

 

Comanda, anche solo a te stesso, e per sempre dovrai a tua volta ubbidire, e temere i tuoi superiori.

Vivrai nella legge, che ramifica all’infinito: non ti rivedremo più noi che godiamo,

nei nostri piccoli mondi reali, di limitate possibilità di sbagliare.

(lunedì 22 giugno 2009)

 

92.

 

Se puoi, e se di loro ne sai già abbastanza, risparmiati la vista di quelli che suscitano il tuo disprezzo,

e offriti invece quella di chi lo smentisce. Altrimenti, conoscendo solo i primi,

come non arriverai a disprezzare anche te stesso, pur di sfuggire al delirio di crederti l’unico degno?

(lunedì 15 giugno 2009)

 

91.

 

Tentare di adattarsi è tentare di rendersi mostruosi. E nell’impresa, che è impossibile, impazzire.

(venerdì 12 giugno 2009)

 

90.

 

Odia di più gli altri e sé stesso chi più odia essere sorpreso. E più di lui chi più non osa sorprendere.

(mercoledì 10 giugno 2009)

 

89.

 

Non i suoni e i segni, privi di senso e di significato, dicono del mondo e di noi:

ma i sentimenti e l’immaginazione con cui li rendiamo parole, e come parole li ascoltiamo.

(lunedì 8 giugno 2009)

 

88.

 

A quali scoperte e invenzioni, a quali trasformazioni attendiamo ancora di assistere,

per trovare il coraggio di riconoscere che niente è impossibile, per l’Umanità,

di ciò che da sempre imploriamo invano da Dio?

(venerdì 5 giugno 2009)

 

87.

 

In una specie che l’evoluzione ha reso infinitamente creativa, chi pretende che una qualsiasi realtà

individuale o collettiva abbia raggiunto l’assetto più umano possibile si oppone alla tua realizzazione,

per conservare un potere su di te. O alla propria, per non incrinare il tuo potere su di lui.

(mercoledì 3 giugno 2009)

 

86.

 

Non vi è legame più forte, tra il potere spirituale e un potere temporale delirante e violento,

dell’intensa attrazione reciproca suscitata dal comune odio e disprezzo contro le Donne.

(lunedì 1° giugno 2009)

 

85.

 

Il denaro, virtualmente infinito come la serie dei numeri che lo ispirò, fu inventato per misurare il valore del lavoro umano. Che invece si sta rivelando incommensurabile: non può essere pagato, solo ricambiato. Per una specie che l’evoluzione ha dotato d’inesauribile creatività, non esistono realizzazioni definitive.

(venerdì 29 maggio 2009)

 

84.

 

A parte i danni eventualmente arrecati da geni difettosi, infermità fisiche, traumi o sostanze psicotrope,

nulla di ciò che accade in una mente umana è effetto o causa di qualcosa, né in essa né in altre.

Tutto è creato, niente è derivato. E ciò che lo sembra ― le parole e gli atti di alcuni ― è solo finzione.

(mercoledì 27 maggio 2009)

 

83.

 

Il piacere più grande non è essere accarezzati, ma accarezzare.

Purché, naturalmente, la si pensi entrambi così.

(lunedì 25 maggio 2009)

 

82.

 

Le persone che ci amano sono quelle con cui ci realizziamo, se anche noi le amiamo.

Senza che nessuno, nel rapporto, tenti di ridurre sé o l’altro a causa o effetto della trasformazione.

(venerdì 22 maggio 2009)

 

81.

 

C’è chi vuol forzarci con le buone o con le cattive, e sempre a idee mostruose.

C’è il seduttore, del quale rendiamo vere le fantasie ignorando se si riveleranno creative o distruttive.

E c’è il genio. Che forse non sapremo mai che esiste ma la cui immagine di noi, bellissima,

stiamo talvolta già realizzando.

(mercoledì 20 maggio 2009)

 

80.

 

Se davvero tutto ciò che esiste è contiguo, e interagisce a livello subatomico,
è solo un pregiudizio culturale l’idea che vi siano oggetti ed eventi

troppo lontani nello spazio o nel tempo per essere in relazione con noi.

(lunedì 18 maggio 2009)

 

79.

 

Non vi è mistero, in Natura, su cui un’immaginazione sana non possa far luce. Nè vi sarebbero misteri nelle cose Umane, se immaginazioni malate non creassero e subissero confusione e menzogne.

L’irrisolvibile, in noi e in ogni luogo, è invenzione e sottomissione.

(venerdì 15 maggio 2009)

 

78.

 

Ubbidire alle leggi e agli ordini non è necessario al sano, quando ciò che prescrivono è per lui naturale.

Disubbidire invece è doveroso, se ciò che impongono è folle in quanto contrario ai diritti umani.

E opporsi a chi vi si sottomette è il solo modo, in tal caso, per non esserne moralmente complici.

(mercoledì 13 maggio 2009)

 

77.

 

Il disprezzo per le donne, nel singolo come nella collettività, smaschera e dà la misura della distruzione

delle madri e dei padri, svela i suicidi celati nei fallimenti e nelle morti dei figli.

E, nel singolo come nella collettività, segna il principio del nazismo.

(lunedì 11 maggio 2009)

 

76.

 

Non c’è alcun equilibrio, o niente sarebbe mai cominciato. Non vi sarà, se non quando tutto sarà finito.

E non è possibile in noi, o né vita né morte potrebbero toccarci. Quel che cè ed è possibile è precisamente l’opposto: il cadere e al tempo stesso rialzarsi, attimo per attimo, di ogni cosa verso o contro ogni altra.

(mercoledì 6 maggio 2009)

 

75.

 

Chi ci attrae e chi non ci piace hanno sempre anche un qualcosa che sùbito cimpone, dolce con l’uno quanto molesta con l’altro, una certa intimità. È ciò che noi stessi, al primo sguardo, creiamo in loro.

(lunedì 4 maggio 2009)

 

74.

 

Vista da chi è prigioniero di una menzogna, la verità non può che apparire irreale.

(venerdì 1° maggio 2009)

 

73.

 

Il pensiero di uno ― nato nella sua storia, nei suoi rapporti, nella sua ricerca ― può indurre altri a pensare ― a fare altra storia, rapporti, ricerca. Ma non potrà mai essere anche il loro.

O il sovrappiù di forza, che sembrerà trarre dal moltiplicarsi, sarà in realtà violenza.

(mercoledì 29 aprile 2009)

 

72.

 

La Festa è della Liberazione perché vi è ancora molto da fare:

libertà non conquistate, libertà da scoprire, “libertà” fasulle da riconoscere come folli e violente...

Solo quando ogni autentica libertà possibile sarà di Tutti, la Festa potrà e dovrà essere delle Libertà.

(lunedì 27 aprile 2009)

 

71.

 

Credere di poter dare un’unica descrizione ― o un solo nome ― a due o più esseri umani

è delirare che umani non siano ― o che lo siano meno di noi. E non è compatibile con la salute mentale.

(venerdì 24 aprile 2009)

 

70.

 

Dobbiamo all’intera Umanità, presente e passata, un infinito universo d’immaginazione, di idee,

di intenzioni, di azioni apportatrici di gioia o di dolore, sagge o dissennate, orribili o bellissime.

Ciò che ne abbiamo fatto e ne facciamo, invece, lo dobbiamo solo a noi stessi.

(mercoledì 22 aprile 2009)

 

69.

 

Fino a una certa distanza da te, tutto ciò che mentalmente e materialmente esiste ed accade è anche opera tua, in maggiore o minor misura. E quanto sia esteso questo territorio, e fin dove giungano le sue ultime e più sottili propaggini, è cosa che stupirebbe non solo te, ma chiunque.

(venerdì 17 aprile 2009)

 

68.

 

Niente di umano si può comprare e vendere, se non ciò che anche tarli e vermi possono volere.

Con la differenza che essi, con un po’ di pazienza, possono averlo gratis.

(mercoledì 15 aprile 2009)

 

67.

 

Ciò che nessun altro animale può volere. Ciò che solo lanimale umano può immaginare

anche senza saperlo ― di trovare in quel che vuole. Questo è il desiderio, che solo noi desideriamo.

(lunedì 13 aprile 2009)

 

66.

 

La Natura che prima o poi si arrende ai desideri di alcuni

è la stessa che prima o poi manda a effetto le violenze di altri:

non vi è bene né male, in essa, che non realizzino l’amore o l’odio di qualcuno per qualcun altro.

(venerdì 10 aprile 2009)

 

65.

 

Noi non siamo direttamente in rapporto con la Natura, e la Natura non lo è con noi.

Quella che chiamiamo Natura, con tutto ciò che di benefico o nocivo sembra venirci da essa,

è la condizione ― più o meno “madre” o “matrigna” ― in cui versano le nostre reciproche relazioni.

(mercoledì 8 aprile 2009)

 

64.

 

Morire, in Italia, per un terremoto che altrove già trent’anni fa non avrebbe fatto una vittima,

è morire assassinati. Dagli evasori, da molti politici, da certi palazzinari, dai loro servi e sostenitori.

Non essere tra i quali è la sola cosa che ci consoli, un poco, per la nostra casuale sopravvivenza.

(lunedì 6 aprile 2009)

 

63.

 

A tavola, prima di mangiare, ringraziamo noi stessi per esser lì con gli altri. Gli altri, per esser lì con noi. E tutti i compagni perché ogni giorno, pur tra mille aggressioni, rinnovano l’immensa rete di rapporti umani che ogni sera ci fa ritrovare sani e salvi i nostri cari, il nostro cibo e la nostra casa.

(venerdì 3 aprile 2009)

 

62.

 

Buono non è chi ama il suo prossimo, ma chi non si è lasciato indurre a disamare sé stesso:

chi si ama così tanto, da non tollerare che vi sia qualcosa o qualcuno, al mondo, che non sia degno di lui.

(mercoledì 1° aprile 2009)

 

61.

 

Gli uomini e le donne che vediamo in tv ― apparentemente reali, ma quasi sempre così sciocchi e ignobili da indurci al disprezzo ― sono stati scelti e addestrati proprio per questo: smantellare, giorno per giorno, quel che resta della nostra originaria certezza dellinestimabile valore di ogni essere umano.

(lunedì 30 marzo 2009)

 

60.

 

Di qua dal muro oltre il quale non osiamo neanche guardare: qui è certa la stupidità.

Di là dal muro oltre il quale ci permettiamo di guardare e di andare: lì è possibile la follia.

(venerdì 27 marzo 2009)

 

59.

 

Si può diventare migliori, o peggiori. Ma non più Umani, o meno, né di sé né di altri. E come nessuno, da vivo, non esiste, così nessuno da vivo non è Umano. Sì che neppure potremmo immaginarci tali ― non Umani, non vivi ― se tali non ci vedessimo a volte, benché migliori, negli occhi dei peggiori.

(mercoledì 25 marzo 2009)

 

58.

 

In una Società ove nessuno più ostacoli ― o non assecondi ― la piena realizzazione umana,

il valore del lavoro, come di tutto ciò che è umano, diverrebbe in poche generazioni inestimabile.

E il lavoro potrebbe essere remunerato (ma non misurato) solo con altro lavoro.

(sabato 21 marzo 2009)

 

57.

 

Credere in un dio porterebbe alla follia, se al tempo stesso ― senza rendersene conto, contraddittoriamente, colpevolmente, e per la contraddizione e la colpa facendo soffrire e soffrendo ―

non si credesse, piuttosto (e non si affidasse la propria salute mentale) a qualche amato essere umano.

(giovedì 19 marzo 2009)

 

56.

 

Non c’è un essere, al mondo, il cui mondo sia del tutto identico a quello di un altro. Eppure viviamo assieme in un unico mondo comune, che è creazione di tutti. E che momento per momento, con diverse e più o meno intense passioni, contrattiamo e riformuliamo. E forse perfino trasformiamo.

(martedì 17 marzo 2009)

 

55.

 

Niente ravviva l’immaginazione e il pensiero come la percezione della presenza fisica, della bellezza e della disponibilità dell’altro sesso. Che per questo sono tanto invise al pensiero e all’immaginazione

che si vogliono invece costretti a una fede, o a unideologia ― o a un rapporto ― immodificabili.

(venerdì 13 marzo 2009)

 

54.

 

Se lo scenario percettivo non mutasse mai ― tatto, olfatto, gusto, udito e vista sempre occupati dalla stessa sensazione, da un solo discorso infinite volte ripetuto, da un’unica immagine in cui niente cambi o si muova ― come vivremmo? Eppure tentiamo di vivere credendo, anziché immaginando e pensando.

(martedì 10 marzo 2009)

 

53.

 

Istigatrice di crimini contro l’Umanità non è solo l’idea delirante che esistano diverse razze o “etnie,

ma ogni fede che, come quella, ci divide tra diversi padroni: lidea che vi siano “dei, l’idea che vi siano patrie, l’idea che vi siano “giustificazioni delle diseguaglianze economiche e sociali.

(domenica 8 marzo 2009)

 

52.

 

Entra a far parte di ciascuno qualcosa ― più o meno piccolo o grande ― di ogni umano esistito o esistente.

E per questo, talvolta, pur essendone gli unici creatori, stentiamo a riconoscere noi stessi tra la folla.

(venerdì 6 marzo 2009)

 

51.

 

Nell’eternità non c’è che il morto. Poiché tutto ciò ch’è vivo è qui con noi in questo momento.

(mercoledì 4 marzo 2009)

 

50.

 

Mai del tutto certi di ciò che sappiamo perché sempre un po’ incerti per ciò che immaginiamo.

Meno stupidi e feroci quanto più immaginiamo, meno indifferenti e inetti quanto più sappiamo.

(lunedì 2 marzo 2009)

 

49.

 

Non c’è realizzazione senza rapporto. O che non sia individuale. O che non diventi collettiva.

(venerdì 27 febbraio 2009)

 

48.

 

Non vi è tempo più felice e decisivo, per un uomo e una donna,

di quello che un uomo, lasciato il proprio, vive nel tempo di una donna che non ne deve ad alcuno.

(martedì 24 febbraio 2009)

 

47.

 

Possiamo essere ingannati, come bambini, perché immaginiamo il mondo più umano di quel che è.

O possiamo ingannarci, come adulti, perché immaginiamo il mondo meno umano di quel che può essere.

(venerdì 20 febbraio 2009)

 

46.

 

È ciò che senti guardando una donna, che meglio misura quanto sia ricco, variegato, intenso

l’amalgama di sentimenti, di fantasie, di memoria e di idee che dà senso al tuo dire “io”.

(martedì 17 febbraio 2009)

 

45.

 

Niente è più bello della nudità umana. Niente, talvolta, sconvolge di più. Poiché niente

libera e muove di più l’immaginazione. Quali che siano le condizioni in cui l’immaginazione si trova.

(domenica 15 febbraio 2009)

 

44.

 

Ogni nostra reciproca percezione è un indizio. Dal primo all’ultimo giorno, ogni immagine, ogni suono, ogni contatto è tra noi un indizio, più o meno potente, dell’unicità e immensità dell’umano.

(venerdì 13 febbraio 2009)

 

43.

 

Non possiamo ― ed è un bene ― fare immagini o idee perfettamente identiche. Possiamo solo ― ed è utile ― produrne rappresentazioni esterne semplificate, e accordarci per chiamarle vere. Ma forse talvolta imprevedibilmente possiamo ― ed è splendido ― insieme provare il medesimo sentimento.

(martedì 10 febbraio 2009)

 

42.

 

Forza, destrezza, abilità, intelligenza nell’affrontare il mondo le condividiamo con gli altri animali.

Ma solo nostra è la magia bianca o nera, creativa o distruttiva che non lo accetta e lo trasforma.

(domenica 8 febbraio 2009)

 

41.

 

La realtà non cede sùbito all’immaginazione. Ma resistendole la eccita, intanto, a conoscerla.

(martedì 3 febbraio 2009)

 

40.

 

I “grandi”, sui “piccoli”, hanno il diritto che ogni essere umano ha su ogni altro:

a un’immensa considerazione, non alla fiducia e all’obbedienza.

Il “di più” ― come il meno ― è, momento per momento, una libera creazione di entrambi.

(venerdì 31 gennaio 2009)

 

39.

 

Ci fa sentire impotenti, ciò che a noi non è possibile? Ci fa sentire indegni, ciò che con noi non è condiviso?

E chi prega, ed è udito ed esaudito solo dagli dei, come fa sentire sé stesso e noi?

(mercoledì 28 gennaio 2009)

 

38.

 

Chi crede di poter impunemente acquistare il lavoro di un essere umano senza curarsi di lui

non è meno folle di chi crede di poter comprare una prestazione sessuale senza far di sé uno stupratore.

(lunedì 26 gennaio 2009)

 

37.

 

Intuisci quanto bene ti vogliano tua madre e tuo padre soprattutto da come ti accolgono.

Mentre tua madre e tuo padre intuiscono quanto tu ne voglia a loro soprattutto da come li lasci.

(venerdì 23 gennaio 2009)

 

36.

 

Scopriamo e inventiamo unillimitata diversità da coloro ai quali ci dispiacerebbe assomigliare. Tranne che per l’immensa parte che rimane identica, perché è la comune, increata, intangibile nostra umanità.

(mercoledì 21 gennaio 2009)

 

35.

 

Smascheriamo chi si dà importanza constatando, tra laltro, quanto fa sentire poco importanti noi.

Riconosciamo chi è davvero importante sentendo, tra l’altro, quanto noi siamo importanti per lui.

(lunedì 19 gennaio 2009)

 

34.

 

Fuorché nel gioco e nello sport, niente di buono può esser fatto di corsa né si può far bene.

Forzare a correre è violenza, anche quando non uccide. Sottomettervisi è schiavitù. E goderne è follia.

(sabato 17 gennaio 2009)

 

33.

 

Più grande dell’infinita ed eterna Realtà che lo contiene, l’essere umano è capace,

unico fra i viventi, dimmaginarla fatta meglio. E di renderla migliore.

(giovedì 15 gennaio 2009)

 

32.

 

In ogni nostro atto, il complicarsi dell’utile col bello è il passaggio che ci rende animali umani.

Eppure, mirare solo all’utile non è rendere i nostri atti non umani, ma complicare l’utile con l’orribile.

(martedì 13 gennaio 2009)

 

31.

 

Un essere vivente è tanto più diverso e distante dall’essere umano quanto più i suoi comportamenti sono prevedibili, e perciò controllabili. Un essere umano è tanto più vicino e in armonia con la propria natura quanto più numerose e cangianti sono le possibilità di cui il mondo si compone in lui.

(sabato 10 gennaio 2009)

 

30.

 

Non siamo certi di saper sempre essere uno. Ma sappiamo che uno è quello che siamo più di ogni altro.

E che provare momento per momento a immaginare quale sia è almeno metà di ciò che ci fa essere.

(mercoledì 7 gennaio 2009)

 

29.

 

Genuflettersi e prosternarsi, quando non è gioco, è sottomettersi e umiliarsi. Far inginocchiare un bambino è tentare, a volte senza saperlo, di colpire la sua considerazione di sé e dell’essere umano.

(martedì 6 gennaio 2009)

 

28.

 

Tutto ciò che è bello ― dal cielo stellato sopra di noi alla considerazione, che è in noi, per i nostri simili ― 

è da noi stessi creato e ricreato nel cercare di rappresentarci la più bella delle nostre opere.

Che è la nuda bellezza dell’animale umano.

(sabato 3 gennaio 2009)

 

27.

 

La benefica scomparsa di un mondo senza affetti,

ove nessuno più s’interesserebbe a noi e noi non vorremmo più bene ad alcuno:

la paura della morte tanto più sbiadisce e si dilegua, quanto più scema la fede nell’aldilà.

(mercoledì 31 dicembre 2008)

 

26.

 

Una Sinistra vera può nascere solo cercando, scoprendo e vivendo, prima di tutto entro sé stessa,

forme finora ignote e non religiose di rispetto e di azione verso l’essere umano: nuovi e più umani diritti.

(lunedì 29 dicembre 2008)

 

25.

 

Non c’è fenomeno sociale che non sia la somma di miriadi di comportamenti e di rapporti individuali.

E a quella somma non c’è azione umana, per quanto piccola, che aggiunga (o tolga) soltanto zero.

(sabato 27 dicembre 2008)

 

24.

 

Il disegno intelligente dell’Universo è una realizzazione della creatività umana.

Che in alcuni, invece, deteriorandosi, nell’Universo non riesce più a riconoscere sé stessa.

(giovedì 25 dicembre 2008)

 

23.

 

C’era una volta il Natale, ricorrenza della nascita di Gesù.

Poi si capì che tutti nascono, e ogni compleanno divenne festa planetaria.

(mercoledì 24 dicembre 2008)

 

22.

 

Bello, per noi, è ciò che si accorda con limmaginazione.

E può esserlo il brutto, e perfino l’orribile,

se l’immaginazione, in noi, non ha più bellezza da accordare.

(domenica 21 dicembre 2008)

 

21.

 

Immaginare, anche solo per un istante, è impossibile per un animale non umano.

Non immaginare, anche solo per un istante, è impossibile per un animale umano.

Il non umano è sempre nella realtà. L’umano, sempre in una verità.

(venerdì 19 dicembre 2008)

 

20.

 

L’idea che in fatto di diritti umani niente ci sia più da scoprire li rende uno strumento d’oppressione,

perché blocca la ricerca che amplierebbe e rafforzerebbe, in noi, la considerazione per l’essere umano.

(giovedì 18 dicembre 2008)

 

19.

 

Per l’infinita creatività della mente umana, nessuna conoscenza è mai completa né definitiva.

E ogni conoscenza che si pretenda tale è violenta, e la sua accettazione paralizzante.

(mercoledì 17 dicembre 2008)

 

18.

 

Al sentimento d’infinita considerazione che il sano di mente ha per l’umano

dolorosamente sopperisce, in chi lo ha perduto,

l’obbligo astratto, imposto dalle Costituzioni, di riconoscere e rispettare gli altrui diritti e i propri.

(martedì 16 dicembre 2008)

 

17.

 

Armonia, bellezza, affettività, intelligenza – siamo noi a darle al mondo.

Attribuirle a Dio, o al Diavolo, significa renderci inetti a crearle, e ignari di distruggerle.

(sabato 13 dicembre 2008)

 

16.

 

Simile, molto. Quasi tutto, forse.

Ma identico, tra gli umani, può esserlo solo il vuoto. E l’uniforme, che anziché coprirlo lo svela.

(giovedì 11 dicembre 2008)

 

15.

 

La perfezione è solo del non esistente. Ed è la sua unica caratteristica.

(martedì 9 dicembre 2008)

 

14.

 

Quanto meno ci si sa (o immaginaimportanti per un altro, tanto più è difficile aver fiducia in lui.

E i rapporti economici non fanno eccezione.

(lunedì 8 dicembre 2008)

 

13.

 

Niente rimane identico. Ciò che lo fa – ciò che momento per momento, in noi o fuori, non migliora né peggiora 

è segno che non è libero.

(venerdì 5 dicembre 2008)

 

12.

 

La verità è solo nostra. L’incertezza, invece, possiamo condividerla.

(mercoledì 3 dicembre 2008)

 

11.

 

Non c’è donna più arcigna di quella che mai tradì. Non c’è uomo più torvo di quello che mai fu tradito.

(lunedì 1° dicembre 2008)

 

10.

 

La mediocrità, lerrore, la bruttezza, la violenza, la follia, hanno questo in comune: che, per quanto deforme, vi si può sempre riconoscere anche un tentativo – da parte di un essere la cui umanità è stata aggredita e più o meno danneggiata fin dai primi anni – di scimmiottare l’opposto. (Vale, naturalmente, anche per queste righe...)

(domenica 30 novembre 2008)

 

9.

 

Si vende, o si compra, solo ciò che non si può dare o ricevere per amore.

Ed è per questo che comprare, come vendere, è sempre un po triste.

(mercoledì 26 novembre 2008)

 

8.

 

La tv di una volta ― colta, raffinata, intelligente ― faceva sentire ignoranti, rozzi e stupidi metà degli Italiani. La tv di oggi ― ignorante, rozza, stupida ― fa sentire metà degli Italiani colti, raffinati e intelligenti.

(martedì 25 novembre 2008)

 

7.

 

Se niente, in cielo o in terra, valesse più dell’umano, nessuno si stimerebbe così poco da andar in cerca di un capo.

(lunedì 24 novembre 2008)

 

6.

 

Dinanzi al Genio della Lampada tentò a lungo di esprimere un desiderio.

Poi, non riuscendovi, gli chiese la fine di quel mondo così privo di attrattive.

(domenica 23 novembre 2008)

 

5.

 

Vivono e crescono sentendosi del tutto liberi e sicuri le donne e i bambini i cui mariti e padri hanno armi in casa?

(sabato 22 novembre 2008)

 

4.

 

La Donna, è matto chi non la vede; la Madonna, matto è chi la vede.

(venerdì 21 novembre 2008)

 

3.

 

Scegliere la via più breve e diretta significa raggiungere solo la meta. Quando va bene.

(giovedì 20 novembre 2008)

 

2.

 

Percuotere un bambino anche solo con uno scapaccione è disconoscere lui e sé stessi come esseri umani.

Che si distinguono dagli altri animali perché immaginano e intuiscono. Fin dalla nascita.

(mercoledì 19 novembre 2008)

 

1.

 

Cosa ci insegna la strage di Erba? Tra laltro, che il matrimonio più solido è talvolta il matrimonio più malsano.

(martedì 18 novembre 2008)

 

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Hrundi V. Bakshi

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