ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca

 

Anticoli Corrado: personalità famose,

famiglie, stemmi e curiosità storiche

 

dal periodo augusteo al 1870

 

di Marco Occhigrossi

 

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Prima di affrontare l’argomento del tema, vorrei dirimere un dubbio che mi ha sempre assillato: Anticoli deriva il suo nome da antiquus locus, che è divenuto in seguito, per contrazione, Anticoli. Anzi, sarebbe più corretto dire che deriva il suo nome dal vocabolo greco Anitkuis, che vuol dire antica località. Incontriamo infatti per la prima volta la località con il vocabolo greco nella seconda metà del 600 tra i beni di San Erasmo al Celio, in Roma, dove i benedettini di Subiaco si erano trasferiti con tutte le carte catastali del loro patrimonio per sfuggire alle incursioni dei Longobardi. Che si tratti della stessa località dell’attuale Anticoli, è certo. Papa Gregorio IV, nell’anno 832, restituisce l’antico loco all’abate di Subiaco. Papa Giovanni X parla di un castello qui vocatur antiquus vicino Santa Felicita1. Gregorio V con bolla dell’anno 983 specifica la località tra l’acqua bullica e monte Grufo. Nel 996 Gregorio V la nomina Castrellum. Infine l’abate Umberto, nel 1052, lo inserisce nella lapide del chiostro di Santa Scolastica con il nome di Anticulum. Si tratta allora proprio di questo paese e non, per esempio, di Anticoli di Fiuggi. Sì, ma perché è “antico” e, quindi, famoso? Questo il dilemma. Il mio vecchio zio, parroco di Anticoli per quasi sessant’anni, benedettino doc, asseriva che San Benedetto, quando doveva venire ad Anticoli a far visita ai suoi amici pastori e contadini, diceva ai confratelli del convento: “Oggi vado loco”. Tanto era nota la località. Naturalmente scherzava.

 

Intanto il territorio era noto già nel periodo augusteo per la presenza di molti funzionari addetti alla manutenzione delle condotte d’acqua che rifornivano Roma e che costituivano la familia aquaria. Risulta che Sesto Giulio Frontino, Plinio il Vecchio, il dottissimo Vitruvio, Colummella e persino l’imperatore Nerone (a detta di Tacito) conoscessero bene la zona. Testimonianze romane dell’epoca sono visibili lungo la ferrovia vecchia, dove passava l’acquedotto neroniano. Vi si trovano sostruzioni, stralci di strade in basolato, lacerti di pavimentazioni musive e persino un ninfeo, o forse un edificio per le acque termali. Roma dava una grande importanza all’acqua e l’impianto idrico dell’Urbe era considerato una delle Meraviglie del mondo (Dionigi d’Alicarnasso). Va poi evidenziata la presenza del poeta Cesio Basso nella tenuta con villa alle Spinetta, località a ridosso di Anticoli. Cesio Basso era contemporaneo e amico di Orazio, che possedeva una villa a Licenza, e di Mecenate, famoso benefattore della cultura del tempo. Di Cesio Basso, Quintiliano, poeta e retore del III secolo, tesserà grandi lodi e apprezzamenti, considerandolo secondo solamente a Orazio. Peccato che sia perito con tutto il suo bagaglio letterario nell’eruzione del Vesuvio. Nello stesso periodo di Cesio Basso, un altro importante e facoltoso notabile viveva nel territorio circostante: Aulo Furio Rufus, appartenente a una ricca famiglia romana e proprietario di tutto il territorio dei Monti Ruffi, che da lui hanno probabilmente preso nome. Ne sono testimonianza molte epigrafi rinvenute a Rocca Canterano, Marano, Anticoli, Saracinesco e Ciciliano. Ecco svelata, allora, la vetustà e la fama del territorio. Visto, dunque, che la nostra trattazione verte anche sulla riscoperta di famose personalità della storia anticolana, eccovi le prime due: Cesio Basso, per l’appunto, e Aulo Furio Rufus.

 

C’è un salto di svariati secoli prima di arrivare al periodo dell’incastellamento e della nascita di Anticoli come comunità. Un vuoto oscurato dalle occupazioni barbariche che portarono Longobardi, Saraceni e Ungari nel nostro territorio. Tuttavia emergono in questo lungo periodo curiosità storiche, che accompagnano la nascita di Anticoli, degne di essere citate. È sorprendente, per esempio, che tra i pontefici più importanti che hanno seguito le sorti di Anticoli ve ne sono ben sei di nome Gregorio2.

 

Dopo l’incastellamento sarà la famiglia di Corrado de Antiochia, della casa sveva di Federico II, a dare notorietà ad Anticoli. I de Antiochia furono signori del castello dal 1240 al 1430. Un periodo di circa due secoli nel quale la casata ha sempre mantenuto un alto livello di vita e una notevole importanza di carattere politico e sociale. Anche dopo la morte di Corrado e malgrado la grave sconfitta subìta nel 1381 dai Tiburtini, i discendenti hanno mantenuto rapporti con le più importanti famiglie d’Italia. Corrado fu sempre fedele ai princìpi dell’imperatore Federico, suo amatissimo avo. Fu guerriero scaltro e coraggioso, accettato con molta simpatia dalla critica storica malgrado le sue molteplici reticenze. Fu l’ultimo grande ghibellino d’Italia. Proprio in virtù della sua notorietà, il paese di Anticoli aggiungerà al proprio toponimo il nome di Corrado. Diventando, così, Anticoli Corrado. Tale nome e... cognome compare già nel Cronicon sublacense di Capisacchi nell’anno 1573 (Anticolum Corradi oppidum). I de Antiochia cederanno il castello di Anticoli ai colonnesi di papa Martino V nell’anno 1430, in cui si chiude la dinastia, e già alla fine del 1500 non troviamo più il nome blasonato di de Antiochia ma semplicemente Corrado, Corradi e, persino, Corradini, diventando cittadini comuni. In un elenco dei poveri dell’inizio del 1600 abbiamo trovato più di un Corrado. Sic transit gloria mundi.

 

La notorietà acquisita da Anticoli in quasi duecento anni di vicende storiche suggerirono al vescovo di Tivoli di pronunciare quella fatidica frase che testimonia il prestigio e la fama di Anticoli. In una lettera del 1773, indirizzata al parroco, il vescovo scrisse testualmente: “Niuna terra della nostra diocesi di Tivoli ha dato alla luce uomini tanto illustri quanto quella di Anticoli Corrado: niuna, per divina misericordia, si trova dotata di luoghi pii e niuna, per conseguenza, merita più di ogni altra le nostre pastorali premure”. Se si pensa che la diocesi di Tivoli è stata ed è a tutt’oggi una delle più grandi d’Italia, fa riflettere un po’ apprendere che un suo vescovo credeva che Anticoli, minuscolo paese di comarca, avesse generato tanti uomini illustri. Occorre, allora, indagare.

 

Partiamo dalla fine del 1500, periodo in cui papa Sisto V, con l’istituzione della Congregazione del Buon Governo di Roma, dette alle comunità la prima impronta socio-politica permettendo loro di organizzarsi con gli ordinamenti comunali. Vi furono i primi organi elettivi (sindaci, connestabili, camerlenghi, magistrati, officiali, consiglieri, ecc.) sotto la protezione del cardinale principe e dello stesso Buon Governo. Anticoli, dal 1430 fino al 1627, fu sotto la giurisdizione amministrativa dei principi Colonna di Genazzano di papa Martino V, e dal 1630 fino al 1870 (unità d’Italia) passò sotto quella del principe Colonna Sciarra di Carbognano, piccolo paese del viterbese. (Mentre i Barberini, che tennero il castello dal 1627 al 1630, non hanno lasciato impronte degne di nota). Per tutto il lungo periodo colonnese lo stemma comunale fu rappresentato da un ovale con la scritta ANTICOLI DE CORRADO con fregi, ecc.

 

 

La vita del paese si svolgeva, nel nuovo contesto sociale, in un intreccio di rapporti con i vertici del Buon Governo, il principe e il consiglio comunale. Su questo argomento occorrerebbe fare un discorso a parte, che per il momento non ci riguarda. La nostra indagine comincia nella prima metà del 1500, periodo nel quale i primi documenti di archivio ci permettono di incontrare i primi nuclei familiari anticolani coi loro nomi e cognomi.

 

Il primo nome importante che incontriamo agli inizi del 1500 è quello di don Giovanni Antonio Salvati, un prelato anticolano che aveva il diritto di accedere alla chiesa di San Pietro, luogo destinato ad accogliere la sepoltura dei cadaveri dei parrocchiani di Santa Vittoria. Segno che si tratta di famiglia importante, facoltosa, ben inserita nel contesto sociale della comunità. Risulta, inoltre, che la famiglia avesse un proprio stemma gentilizio: un leone rampante dentro un ovale finemente fregiato da stucchi esterni.

 

 

Una famiglia blasonata. Le cronache riferiscono che tutti i componenti della famiglia avevano il diritto di sepoltura nella chiesa di San Pietro, con facoltà di apporre il proprio stemma sulla tomba. Noi crediamo di aver individuato tale stemma in quello che ancora esiste nel portale della vecchia casa abbandonata di via Olivella 26 (detta la casa di Pirinella). La famiglia è operativa fino agli inizi del 1800 con partecipazioni in associazioni pie e consigli comunali. Nell’anno 1737 troviamo più membri della famiglia nell’Associazione dei Bifolchi e Terricoli di Anticoli, una pia associazione nata per festeggiare il glorioso San Antonio da Padova. La famiglia Salvati, come detto, appare nelle cronache fino agli inizi del 1800, periodo in cui è patrona della cappella di San Giovanni Battista in San Pietro. La cappella era accreditata dei proventi derivanti da un vigneto di proprietà, di 5.000 mq, in contrada Pezze Calcagne.

 

Agli inizi del 1500 compare in numerose cronache il nome di Maiolo de Maiolis, Maiolo Maioli. La memoria storica popolare dice che fosse un medico venuto dall’Abruzzo ad Anticoli per esercitarvi la sua professione. Ma la notizia non è storicamente provata. C’è di certo solo la data del 1520, a cui dovrebbe risalire la costruzione del palazzo (palazzetto Maioli: MCCCCCXX Stefano Maiali fecit) e lo stemma familiare sul concio del portale d’ingresso: un serpente avvinghiato al tronco, forse, di una quercia.

 

 

Il serpente è il simbolo della medicina, ma anche dell’astuzia e del possesso, mentre l’albero rappresenta la proprietà boschiva. Va detto, per inciso, che il palazzetto è un gioiello dell’architettura provinciale italiana e che per il suo interesse architettonico, pur nella sua sobrietà, è meta di visite turistiche. Fu certamente residenza della famiglia. Dallo stemma si deduce che la casata Maioli avesse dei medici in famiglia e che, molto probabilmente, la memoria popolare avesse ragione sulla professione medica di Maiolo. Non è certa, invece, la provenienza della famiglia dall’Abruzzo. In quasi tutti i documenti rinvenuti, i membri della famiglia si sottoscrivono con la dicitura civis romanus oriundo della terra di Anticoli: si potrebbe ipotizzare, dunque, che la famiglia fosse legata a Roma e che fosse una ricca famiglia anticolana. Comunque sia, il dottor Maiolo sposò Dea De Sanctis (purtroppo non conosciamo la data del matrimonio), di ricca famiglia anticolana. Pare che fosse proprietaria di monte Licino, monte Rotondo e monte Croce o monte Santo. Nello stemma di famiglia compare, entro un ovale fregiato, un elemento arboreo ramificato che sormonta tre monti.

 

 

I due stemmi nobiliari delle famiglie apparentate appariranno uniti in molti documenti ufficiali. Dea De Sanctis coniugata Maioli svolse una grande attività sociale e culturale nella comunità di Anticoli. Con i proventi della sua proprietà4, organizzò una scuola di grammatica italiana e di latino da tenersi nella chiesa di Santa Vittoria ogni domenica pomeriggio. Diceva che i fanciulli di Anticoli dovevano imparare a leggere e scrivere gratis et amore in perpetuo. Il maestro veniva eletto da dodici consiglieri. Per molti anni fu maestro don Francesco Maioli, che fu anche arciprete dal 1709. Ma a Dea De Sanctis è legato anche il restauro della chiesa di San Rocco (1627-1633), che dedicò alla memoria del marito Maiolo, frattanto defunto, e del nipote Michele. Le cronache riportano che la chiesa era completamente distrutta.

 

Altri membri della famiglia Maioli compaiono nel 1668 con un altro Maiolo, membro della Compagnia del Santissimo Sacramento, con Gregorio nel 1730, e con Battista e Francesco nel 1734. Poi scompariranno completamente dalle cronache, mentre la famiglia De Sanctis sopravvivrà per molto tempo.

 

Coeve dei Salvati e dei Maioli sono le famiglie De Solitariis, Fabritiis, Frezza e Palma. Famiglie importanti che, però, non compaiono al di là di alcune cure e patronati di cappelle ecclesiali. Anche la famiglia Solidani è un’antica e benestante famiglia anticolana, presente in documenti di cronaca di inizio 1600. Il nome non deriva certamente da De Solitariis, come si potrebbe ipotizzare. Alla fine del 1700 compare, infatti, una Vittoria De Solitarii, ricca ereditiera zia di un Filippo Ciacia. Presente agli inizi del 1600 è anche la famiglia Tiritò: ricca gens anticolana, molto attiva nella parrocchia della Santissima Trinità, donò alla parrocchia il terreno circostante perché vi si costruisse un oratorio per i giovani. L’invito verrà raccolto dal sacerdote Francesco Cognetti, che resse la parrocchia per oltre cinquant’anni5.

 

Una famiglia importante dell’epoca, anche se non blasonata, è quella dei Meddi. Domenico Antonio Meddi compare nelle cronache come pubblico notaio di Anticoli. Ordinò e raccolse tutti i documenti della chiesa ospedale di Santa Caterina, risalenti al 1513, e si adoperò per salvare l’ospedale dalla chiusura, ma senza successo. Alla fine del 1600 un Giovanni Meddi risulta medico nella comunità di Marano con uno stipendio di cinquanta scudi l’anno. Un Pietro Antonio Meddi è membro del consiglio comunale nel 1719. Nel 1668 Giovacchino Meddi è tra i fondatori della Compagnia di Sant’Antonio (vedi più avanti) e, comunque, membri della famiglia compaiono in pii sodalizi e associazioni fino ai tempi moderni. Nel 1800 (vedi più avanti) membri della famiglia Meddi svolgono funzioni di balivo in dispute terriere.

 

Un’altra famiglia importante di Anticoli, per altro blasonata, è quella degli Splendori. Agostino Ferri e Benedetto Solidani, pubblici notai della comunità, redigono un atto con il quale la faticosa famiglia di Giovanni Splendori, nell’anno 1673, per il quarto anniversario della parrocchia di Santa Vittoria, lascia alla parrocchia stessa cinquanta scudi per messe in onore di Maria dei Sette dolori e di Sant’Antonio da Padova, oltre a preziosi paramenti religiosi (casule e piviali, dalmate, ecc.). La famiglia risulta proprietaria di molte terre, con un proprio stemma familiare composto da ben sei monti sormontati da tre stelle a otto punte, il tutto racchiuso in un ovale decorato da fregi.

 

 

I monti che ricorrono in quasi tutti gli stemmi anticolani simboleggiano la proprietà boschiva, mentre le stelle, specialmente a otto punte, simboleggiano l’aspirazione a crescere e la buona sorte.

 

Nell’anno 1719 incontriamo la famiglia Ceccarelli con Giovanni, membro del consiglio comunale. Componenti della famiglia sono presenti in associazioni e opere pie, consiglieri comunali e officiali. La famiglia è però molto più attiva e importante nel 1800. Un Luigi Ceccarelli compare come esattore comunitario nel 1817, mentre un altro Ceccarelli è balivo (giudice) in alcune dispute terriere. Nel 1860 incontriamo un Francesco Ceccarelli, medico, imparentato con la famiglia di don Loreto Carboni attraverso il matrimonio con Palmira, una delle sorelle del prelato. Un Augusto Ceccarelli è sindaco della Comunità di Anticoli nel 1886. La famiglia risulta imparentata anche con la nobile famiglia Mariani della Tosa di Marano Equo, a cui apparteneva Livio Mariani, figura storica del Risorgimento6.

 

Nell’anno 1737 compare il nome della famiglia Aquilante con Domenico, membro camerlengo della Pia Associazione dei Bifolchi e dei Terricoli di Anticoli. La famiglia non ha una grande attività sociale e compare poco nelle associazioni e nei vari consigli. Diventa importante quando si imparenta con la famiglia De Sanctis e rileva una parte delle sue proprietà. Alla fine del 1800 compare un Giovanni Aquilante sacerdote, che sarà parroco (arciprete) della parrocchia di Santa Vittoria per un solo anno, il 1909. Assorbito dalla Curia romana diventerà un importante prelato e forgerà come altri il suo stemma di famiglia composto da un’aquila coronata che spicca il volo da tre monti fasciati (probabilmente gli stessi della famiglia De Sanctis) con una grande A che si fatica a rilevare. Una conchiglia all’apice ne rivela la qualità di prete pellegrino.

 

 

Nell’anno 1740 compare la famiglia Toppi. Il nome è scritto in un sacello tombale, posto nel pavimento della chiesa di San Rocco, che racchiude i resti del prelato Giacopo Toppi. A giudicare dallo stemma, con sei nappe ricadenti ai due lati del cappello a falde larghe, si può ritenere che si tratti di un prelato di alto livello (certamente un vescovo). Le spighe di grano e la stella a sei punte simboleggiano l’operosità e una discreta aspirazione al successo. Il sacello e la scritta furono opera dei nipoti Alessandro, Benedetto e Gaetano.

 

 

Nelle cronache dell’anno 1722 compare anche un Giambattista Toppi, medico della Comunità di Anticoli con uno stipendio di cinquanta scudi annui, un Benedetto Toppi, parroco di Santa Vittoria dal 1767 al 1799, e un Gesualdo Toppi segretario e notaio della Comunità di Anticoli. Il nome si è protratto fino ai giorni nostri ed è riportato da vari nuclei familiari, tra loro distinti. Un monsignor Lorenzo Toppi è stato parroco di un’importante parrocchia romana intorno alla metà del 1900, e un Benedetto Toppi vivente testimonia la ricorrenza del nome.

 

Famiglia altrettanto importante è quella dei Ciacia. Un Belardino Ciacia è tra i componenti della Veneranda Compagnia del Santissimo Sacramento nel 1668, anno della fondazione, e un Antonio Ciacia è nell’elenco della Pia Compagnia dei Bifolchi e dei Terricoli nel 1737. Sebastiano Ciacia e Giovanni Rosolini, officiali (assessori) della Comunità di Anticoli, sottoscrivono nello stesso anno un’istanza al principe di Carbognano per far esentare dalla tassa sul macinato un nutrito gruppo di persone povere. Il nome della famiglia ricorre spesso nei consigli comunali e nelle pie associazioni con incarichi importanti. Sebastiano, Antonio, Benedetto, Pietro Antonio, Giuseppe sono i nomi più ricorrenti. Ai primi del 1800 il cognome sarà modificato in Ciaccia. Il primo a beneficiarne è don Antonio Ciaccia, importante prelato che compare prima come parroco della Comunità nel 1818 e successivamente, in una cronaca del 1820, come protonotaro apostolico della Curia romana. Le cronache riferiscono di numerosi furti arrecati dalle truppe di Napoleone durante l’occupazione del nostro territorio (1798-1799), e il prelato, con minuziosa precisione, elenca tutti gli arredi di valore asportati dai Francesi nelle chiese di Anticoli e soprattutto in quella di San Pietro. Per sopperire alle mancanze e permettere le funzioni liturgiche egli stesso provvide all’acquisto di nuovi arredi. È pervenuto fino a noi, e si trova nella piccola galleria permanente di arte e oggetti sacri allestita nella chiesa di Santa Vittoria, un ricco e prezioso piviale, finemente damascato in oro, databile alla fine del 1700. Il prezioso arredo riporta nel retro lo stemma della famiglia, consistente in un cappello prelatizio con un pellicano, simbolo dell’amore di Cristo.

 

La famiglia Ciaccia è molto attiva anche nel 1800 con balivi, consiglieri comunali e officiali, e per tutto l’arco del secolo sarà uno dei nomi più ricorrenti. Un Gaetano Ciaccia, alla fine del 1800, sarà per molti anni segretario comunale di Anticoli.

 

 

È del 1790 una targa commemorativa nella quale un Domenico Rinaldi, con atto pubblico del 1779, lascia alla Società del Santissimo Sacramento un podere di tredici coppe di terra in contrada Valle Marta e una canapina in contrada Roscia Miccina per le messe in perpetuo a suffragio di familiari defunti. A giudicare dal generoso lascito la famiglia parrebbe benestante, anche se, in verità, un Nicola Rinaldi risulta nell’elenco dei poveri datato 1736. Tra gli atti civili di controversie soggette ai balivi compare spessissimo il nome dei Rinaldi. Ne deduciamo che siano stati grandi proprietari terrieri. Abbiamo trovato, tra carte d’archivio datate 30 ottobre 1904, anche un Massimo Rinaldi con il proprio stemma di famiglia rappresentato da un cappello a larghe falde con sei nappe ricadenti ai lati. Un guerriero romano con il simbolo della croce e la scritta in hoc signo vinces, di costantiniana memoria, ne completano l’effigie.

 

 

Un’altra famiglia che merita tutta la nostra attenzione è la famiglia di Loreto Carboni. Essa compare agli inizi del 1800 con Luigi Carboni, capitano della compagnia dei fucilieri pontifici inviati ad Anticoli per fronteggiare i Borboni provenienti dall’Abruzzo. Anticoli, per la sua posizione collinare che si apre sulla valle, era ritenuta un punto strategico per il vicino confine con lo Stato borbonico. Da qui la gendarmeria pontificia poteva controllare facilmente il territorio fino alla dirimpettaia Oricola, avamposto borbonico. Luigi sposò Felicita Morelli, una ricca signora con privilegi nella basilica di San Pietro e parente della famiglia Pacelli, da cui verrà Pio XII. I Morelli, di origine napoletana, erano famosi avvocati molto conosciuti nel foro romano. Dalla loro unione nasce Loreto, un’importante personalità religiosa e politica dell’epoca. Lo incontriamo per la prima volta nel 1852 come arciprete della parrocchia di Santa Vittoria, che terrà per soli tre anni. Si laurea in diritto canonico teologia diventando avvocato della Curia romana con il diritto di partecipare alle cause di beatificazione. Fu anche un musicologo e un pianista di buon livello. Ma il suo nome è soprattutto legato al Risorgimento. Fu amico e favorì un gruppo di pittori garibaldini che combatterono al fianco di Garibaldi sul Gianicolo durante la Repubblica Romana del 1848-49. Il gruppo faceva capo al vallone Antoin Bourlard e comprendeva, tra gli altri, anche Nino Costa, Frederick Leimghton, Palm e altri. Dopo la disfatta del Gianicolo, Bourlard, ricercato dai papalini, venne ad Anticoli sotto la protezione di monsignor Loreto, che lo difese oltre ogni dire. Al punto che l’attività sovversiva contro il papa continuò in casa Carboni, dove venivano confezionate le camicie rosse per i Garibaldini. Le cronache raccontano che un grande quantitativo di vestiario, confezionato in casa Carboni e nascosto in carichi di derrate e altro materiale agricolo, venne portato ai Garibaldini che combattevano a Mentana (1867). Dopo l’Unità d’Italia (1870), palazzo Carboni divenne un’importante pensione per artisti, specialmente olandesi e belgi, e soprattutto per i vincitori del premio Darchis, i cui vincitori erano premiati con una borsa che permetteva loro di venire a Roma a studiare arte. Don Loreto Carboni fu dunque tra i primi a intuire, e a promuovere, la “carriera” artistica di Anticoli Corrado. Ma la sua partecipazione al Risorgimento, come quella di molti altri, è stata dimenticata dagli storici, ed egli finirà i suoi giorni in America meridionale come insegnante di teologia. Una vendetta del papa?

 

Oggi palazzo Carboni, interamente ristrutturato, è un accogliente albergo. Ma sul suo portone principale, in via Olivella, troneggia ancora intatto lo stemma familiare in stucco che rappresenta tre carboni ardenti e tre stelle a otto punte.

 

 

Della famiglia Carboni sono da ricordare anche l’avvocato Vincenzo, che continuerà a tenere in piedi la pensione per artisti, e Antonio, generale medico.

 

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Curiosità

 

Il nome più ricorrente, in tutto l’arco di tempo preso in esame, è quello dei Ciucci, seguito dagli Splendori, Ciacia, Meddi, Rinaldi, Carboni, Pompei, Falconi, Ceccarelli, Peretta, Calderari, Lucantoni, Ceccaroni, Colantoni, ecc.

Nell’anno 1668 nacque la prima Fratellanza religiosa, la Veneranda Compagnia del Santissimo Sacramento. Tra i fondatori Angelo Rosati, primo commissario, e un Colantoni sindico.

1713: supplica al principe di Carbognano per costruire una fontana alla Ficciola.

1717: richiesta al principe di spurgare il cimitero di San Pietro e risarcire la muraglia. Il principe dà risposta negativa asserendo che la spesa deve andare a carico dei “beneficiari”, non della Comunità.

1722: supplica al principe di spendere dieci scudi per riparare il tetto della pubblica scuola.

1723: supplica al principe di spendere fino a quindici scudi per aggiustare il ponte di legno sull’Aniene.

1732: supplica per la riparazione del fontanile della Ficciola. Nello stesso anno, Antonio Ciucci e Antonio Ciacia, mastri di strada della campagna, sono incaricati dal consiglio comunale di riparare tutti e undici i ponti di legno del territorio, compreso il grande ponte di legno sull’Aniene.

Nel 1737 nasce la Compagnia dei Bifolchi e dei Terricoli per onorare il glorioso Sant’Antonio da Padova. Tra i fondatori Giovacchino Meddi, Giambattista Splendori, Benedetto Solidani. La compagnia sarà attiva fino al 1942, quando si trasformerà in associazione privata per non sottostare alle disposizioni ecclesiastiche. Ultimo festarolo fu Michele Curti. Diventerà in seguito l’attuale Fratellanza di Sant’Antonio da Padova.

1852: Michele Amato apre la prima farmacia di Anticoli.

Paolina Paganucci, vedova Carreras (madre di Mimì Carreras) è la prima maestra di Anticoli Corrado, insegnando nella Scuola elementare per ben quindici anni, dal 1878 al 1883.

La persona più longeva di sempre è Caterina Scozzo, nata ad Anticoli Corrado nel 1878 e morta nel 1983 all’età di 105 anni.

 

N.B.: I nomi elencati sono stati citati così come li abbiamo incontrati nei documenti. Non sappiamo né della loro eventuale provenienza da altre località né se le famiglie fossero in realtà più antiche.

 

1500: Salvati, Maioli, De Solitariis, Fabritiis, Frezza, Palma.

1600: Ferri, Meddi, Solidani, Splandori, Tiritò, Rosati, Carbone, Eugenij, Ciacia, Tascioto, Ceccarelli, Innocenzij, Colantoni, Tomei, Ciaraffo, Ciucci, Peretta, Rosolini, Ceccaroni, Piacentini, Lucantoni, Petricca, Lancetta, Casata.

1700: Marsili, Spaziani, Pompeo, Pagnotta, Muzij, Grifoni, Calderaro, Falconi, Marchigiano, Fabbi, Vella, Toppi, Nucenzio, Di Carlo, Corradi, Pettine, Rinaldi, Daniele, Proiecto, Curti, Savina, Cara, Pellegrini, Tretta, Corrado, Aquilante, Scozza, Massimiani, Manoppello, Lo Presto.

1800: Abbondanzij, Novelli, Giustini, Cimaglia, Pietropaoli, Frisciotti, Stelluti, Proiecto Fabbi, Mercuri, Donati, Ceccacci, Proiecto Muzij, Cognetti, De Angelis, Belardi, Placidi, Greco, Proia, Amato.

 

I balivi del 1800 (sorta di giudici di pace, dirimevano le controversie di confine, stimavano e quantificavano i danni, nell’esercizio delle loro funzioni erano considerati pubblici ufficiali): Francesco Ciucci, Luigi Rosolini, Arcangelo Meddi, Giovanni Rinaldi, Giovanni Pagnotta, Domenico Tomei, Luigi Frisciotti, Biagio Falconi, Paolo Ciacia, Domenico Pietropaoli, Franco Salvati, Benedetto Marsili, Biagio Pagnotta, Francesco Savina, Rocco Ciucci, Bernardino Falconi, Luigi Paolo Ciacia, Giacomo Ciacia, Luigi Ciaraffo, Ascenzo Ciacia, Giuseppe Novelli, Giuseppe Eugeni, Pietro Pettine.

 

I parroci della parrocchia di Santa Vittoria: nel 1668 Aurelio Graziosi; nel 1709 Francesco Maioli; 1767-1799, Giambattista Toppi; 1805, Francesco Coccione; 1852-1854, Loreto Carboni; 1857-1881, Cesare Roberti; 1882-1901, Vincenzo Cognetti; 1902, Angelo Capobianchi; 1909, Giovanni Aquilante; 1909-1913, Cesare Schettini; 1914-1933, Emilio Fernandez; 1934-1991, Vittorio Occhigrossi.

 

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Anticoli Corrado: personalità famose, famiglie, stemmi e curiosità storiche dal periodo augusteo al 1870

è il testo della relazione di Marco Occhigrossi all’Incontro di studi medioevali che si è tenuto ad Anticoli Corrado

il 6 settembre 2014, organizzato da Giovan Battista Grifoni

con la collaborazione della Pro Loco di Anticoli Corrado e dell’Associazione culturale L’Arca di Corrado.

Bibliografia: Archivio di Stato: Anticoli Corrado feudo del principe di Carbognano. Fasc. 213/217;

Archivio parrocchiale di Anticoli Corrado;

Discendenti dei Barbarossa, di Paolo Carosi, 1983;

Chronicon Sacri Monasterii Sublaci, di Guglielmo Capisacchi di Narni, 1573;

La chiesa di San Pietro in Anticoli Corrado, di Panepuccia, Iacobone, Occhigrossi, 2003;

Storia di Marano Equo, di Panepuccia e Occhigrossi, 1990.

Le fotografie sono di Alessandro Elgi.

L’impaginazione e la redazione originarie sono di Paula Caccavale.

La trascrizione per ScuolAnticoli (e gli eventuali, conseguenti errori) sono di Luigi Scialanca.

 

ScuolAnticoli ringrazia con tutto il cuore Marco Occhigrossi

per aver concesso la trascrizione di questo interessante, importante frutto

delle sue generose, impegnative e sempre attente ricerche.

 

Di Marco Occhigrossi, su ScuolAnticoli, anche:

I proverbi anticolani raccolti da Vittoria Desanctis

Alla ricerca del tassobarbasso

 

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[1] Papa Giovanni X nel 940 parla di Antiquulum come territorio di Santa Felicita. Ora in prossimità di Agosta c’era un’antica chiesa intitolata alla martire romana (se ne notano tuttora i ruderi) e quindi il territorio di Anticoli non sarebbe quello attuale. Tuttavia vi sono molti indizi che portano a pensare che la prima chiesa di corte del Castrellum di Anticoli fosse intitolata proprio a Santa Felicita e non a Santa Vittoria, il cui culto è molto più tardivo. È vero che nella chiesa di San Pietro esiste un affresco del 1300 con la figura di Santa Vittoria in posizione privilegiata, ma nessuna cronaca la indica come patrona del paese. Secondo un’annotazione di cronaca la parrocchhia intitolata a Santa Vittoria sarebbe nata nell’anno 1669 (vedi descrizione della famiglia Rinaldi).

 

[2] Gregorio I, che nell’anno 596 conferma l’antica località ai monaci benedettini di Subiaco; Gregorio IV, che nell’anno 832 restituisce il territorio ai benedettini dopo il periodo di possesso dei monaci di San Erasmo al Celio; Gregorio V, primo papa tedesco, cugino dell’imperatore Ottone III, che dichiara ufficialmente castrellum l’antica località nell’anno 996; Gregorio VII, che nell’anno 1068 conferma il castello a Oddone, e quindi a un membro della famiglia Crescenzi Ottaviani, togliendolo al potere temporale e spirituale dell’abbazia di Subiaco (e che permetterà, dunque, più tardi, la relazione dei de Antiochia con la nobile casata di Giovanni di Poli attraverso il matrimonio di sua figlia Margherita con Federico de Antiochia, padre di Corrado. E ricordiamo, per inciso, che proprio a papa Gregorio VII e all’abate Giovanni V è legata la vicenda storica, riportata dal Cronicon sublacens e da altre fonti, della botte con all’interno il comandante della guarnigione di Rocca Surici fatta rotolare lungo il pendio fino a fondovalle, e della frase divenuta uno slogan anticolano: “Abballe signo’”); Gregorio IX, che indìce nel 1240 il concilio per dirimere i dissidi con l’imperatore Federico II, nonno di Corrado de Antiochia, concilio che l’imperatore stesso fece fallire uccidendo tutti i cardinali convocati a Roma (un’azione a dir poco ignobile, che fece morire di crepacuore il povero pontefice); Gregorio X, che liberò Corrado dopo la battaglia di Tagliacozzo e dopo lo scambio con gli Orsini prigionieri a Saracinesco.

 

[4] In una nota del 1709 Dea De Sanctis, moglie di Maiolo Maioli, con riferimento agli atti del 1679, con i quali furono donati con atto irrevocabile inter vivos dieci dei monti camerali, dispone che con il frutto di detto benficio si dovesse tenere in Anticoli un maestro di scuola in perpetuo per insegnare ai fanciulli la grammatica italiana e la lingua latina gratis et amore e senza altro salario. Le lezioni si dovevano tenere ogni domenica, dopo pranzo, nella chiesa parrocchiale di Santa Vittoria. Per scegliere tale maestro, tra almeno due candidati, si dovevano tenere elezioni tra almeno dodici consiglieri. In caso di discordia tra i consiglieri doveva decidere il più vecchio della famiglia Maioli. Nel 1709 Paolo Maioli nominò maestro il più anziano della famiglia, il sacerdote don Francesco Maioli.

 

[5] La famiglia Cognetti compare ad Anticoli nella prima metà del 1800. Francesco Cognetti fu parroco della Santissima Trinità dal 1822 fino al 1877, anno della sua morte. Molto devoto alla Madonna del Carmine, creò nella terra intorno alla chiesa donata dalla famiglia Tiritò un oratorio che intitolò alla Vergine del Carmelo. Per evitare alle persone anziane di recarsi in chiesa a piedi nelle giornate invernali, adattò a proprie spese uno stabile di proprietà della famiglia a chiesa intitolata alla Madonna del Carmine. Vincenzo Cognetti, nipote, fu arciprete della parrocchia di Santa Vittoria dal 1882 al 1902

 

[6] Livio Mariani fu un noto militante del Risorgimento. Visse a Marano con la famiglia. Affiliato alla Carboneria, fu più volte arrestato e detenuto a Castel Sant’Angelo. Eletto deputato, fu ministro, prefetto, presidente di comarca e altro. Fu tra i fautori della Repubblica Romana del febbraio 1849 e triunviro con Saliceti e Calandrelli. Dopo il ritorno di Pio IX fu esiliato in Grecia, dove morì nel 1855. Lasciò importanti scritti di storia ed economia e una storia dell’abbazia di Subiaco.

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