L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

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La Terra vista da Anticoli Corrado

 

diario del Prof (scolastico e oltre)

 

agosto 2009

 

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venerdì 21 agosto

 

Una nuova specie: lo squalo leghista.

Una nuova specie: lo squalo leghista.

 

Che solo i Leghisti mangino quel Pesce

 

È una rinuncia che non vorremmo dover fare, perché il buon pesce ci piace moltissimo. Ma chi ci assicura che quello che abbiamo appena messo in pentola non si sia nutrito fino a ieri di Carne Umana? Chi ci dice che non abbia divorato tenere dita di Bimbi, teneri seni di Donne, teneri peni di Uomini? I cadaveri sono troppi, ormai, nel nostro mare, perché si possa ancora credere remota questa eventualità. D’ora in poi, se proprio non possiamo fare a meno di pesce, controlliamo almeno che non sia stato pescato nel Mediterraneo. Poiché nel tristo anno 2009, imperante il Regime dell’Odio e della Paura, a noi Italiani manca solo di diventare anche Cannibali. Mangiatelo voi, o Leghisti, mangiatelo voi, o Razzisti di Destra e di finta “sinistra”, mangiatelo voi, quel Pesce! Sarete lieti, voi, di addentare Carne Umana. Ma solo fino al giorno in cui dovrete renderne conto.

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domenica 9 agosto

 

Bagnasco-Copernico o Bagnasco-Cyrano?Bagnasco-Copernico o Bagnasco-Cyrano?

Niccolò Copernico, Angelo Bagnasco e Cyrano de Bergerac

 

Bagnasco-Copernico o Bagnasco-Cyrano?

 

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Importante articolo, su Le Scienze di agosto (tratto dal numero di gennaio-febbraio di American Scientist) dello storico Dennis Danielson, preside del Dipartimento d’Inglese dell’Università della British Columbia ed esperto di storia della rivoluzione scientifica e degli aspetti storici, letterali e culturali dell’astronomia.

 

“A metà del XX secolo,” scrive Danielson, “l’astronomo Hermann Bondi chiamò in causa Niccolò Copernico (1473 – 1543) per sostenere la cosmologia dello stato stazionario, proposta da lui e da due colleghi di Cambridge. Bondi coniò il termine di principio copernicano (CP, da Copernican Principle) per esprimere il concetto che la Terra non si trova in una posizione centrale, particolarmente favorita nell’Universo. Da allora il CP continua a essere accettato dagli scienziati, anche dopo il declino della cosmologia dello stato stazionario.

 

Nel 1973, anno del quinto centenario della nascita di Copernico, Stephen Hawking e George Ellis pubblicarono il volume The Large Scale Structure of Space-Time e ‘arruolarono’ il principio copernicano a beneficio della cosmologia del big bang. La geometria di questo universo in espansione (a grande scala) è tale che esso appare identico in tutte le direzioni, indipendentemente dalla posizione dell’osservatore. Perciò la negazione della centralità proposta da Copernico è entrata a far parte di quello che oggi è denominato modello standard.

 

Ma Hawking ed Ellis, anziché limitarsi a un’interpretazione della geometria cosmica, ammisero esplicitamente che alla loro concezione del CP non era estraneo ‘un elemento ideologico’: Dall’epoca di Copernico, la Terra è stata via via retrocessa al ruolo di un pianeta di medie dimensioni che ruota intorno a una stella di medie dimensioni ai margini esterni di una galassia del tutto normale, che a sua volta è semplicemente una componente di un gruppo locale di galassie. In effetti, ormai siamo così democratici da non ritenere che la nostra posizione nello spazio si distingua per qualsiasi aspetto.”

 

Ma Bondi, Hawking ed Ellis non sono stati i primi a interpretare l’eredità di Copernico come un’umiliazione della Terra (e di conseguenza dell’orgogliosa Umanità che vi abita). Tale interpretazione, scrive ancora Danielson, “sembra sia nata in Francia oltre un secolo dopo la morte di Copernico” (cioè, aggiungiamo noi, in piena Controriforma). “Cyrano de Bergerac, pur non citando alcuna prova, associa il sistema geocentrico pre-copernicano con l’insopportabile arroganza dell’Umanità, che si illude che la Natura sia stata creata solo per servirla. (...) E Bernard le Bovier de Fontenelle, nelle Conversazioni sulla pluralità dei mondi, loda Copernico ― che prende la Terra e la scaccia dal centro del Mondo ― per aver umiliato la Vanità degli uomini, che si erano innalzati al seggio più eminente dell’Universo.” Non diversa, continua Danielson, “fu l’immagine di Copernico accettata e propagata dall’Illuminismo, e magistralmente illustrata nel 1810 dalle parole di Johann Wolfgang von Goethe: Nessuna scoperta o opinione ebbe mai un effetto più grande sullo spirito umano degli insegnamenti di Copernico, poiché egli costrinse la Terra ad abbandonare il colossale privilegio di essere il centro dell’Universo.”

 

Tutti, fin da bambini, ci siamo sentiti descrivere la Rivoluzione copernicana in questi termini non solo “pessimistici e ideologici”, come li definisce Danielson, ma anche contraddittori: da un lato come un progresso incommensurabile, atto di nascita della Scienza moderna e matrice di ogni successiva conquista scientifica e tecnologica; dall’altro come un passo avanti del quale l’Umanità non avrebbe però alcun motivo d’inorgoglirsi, poiché esso, infliggendo un duro colpo alla “presunzione” da cui si dà per scontato (e mai si dimostra) che la nostra specie sia gravemente affetta, sarebbe invece un (salutare) passo... indietro!

 

E questa manipolazione della realtà ha avuto tanta “fortuna” nello sminuire l’impatto positivo della scoperta di Copernico sulla fiducia dell’Umanità in sé stessa tramutandolo in una disfatta per la sua autostima, che si è continuato sistematicamente a metterla in atto a ogni nuovo successo della fantasia e dell’ingegno umani. Come nei confronti della Rivoluzione darwiniana ― è l’esempio più illustre, ma se ne potrebbero fare molti altri ― cioè della scoperta, da parte di Charles Darwin, dei meccanismi dell’evoluzione: che confermando e appesantendo la cosiddetta “umiliazione” copernicana, a quanto sostengono perfino illustri scienziati e divulgatori, ci avrebbe costretto ad “abbassare ulteriormente la cresta” rivelandoci che non vi è alcuna differenza qualitativa fra noi e tutti gli altri animali.

 

Solo che le cose non stanno affatto così. Charles Darwin non ha umiliato l’Umanità. Anzi: restituendoci il posto che ci spetta nella Natura, ci ha liberato una volta per sempre da una condizione che ci veniva gabellata come di privilegio ― i discendenti di Adamo, le creature predilette, le uniche dotate di anima e per essa di vita eterna, quelli per i quali niente meno che un terzo della Trinità è sceso sulla Terra a farsi ammazzare, e via fantasticando ― ed era invece di speciale sottomissione imposta solo a noi: una sorta di eterna minorità, un dover essere figli fino alla morte nella casa di un padreterno che non si fa mai vedere, ma al quale non manca mai una torma di occhiuti e feroci “rappresentanti in Terra” sempre lì a controllare, a rimproverare, ad ammonire. Grazie a Darwin, tutto questo è finito, abbiamo smesso di essere e di sentirci miserabili e inessenziali appendici delle nostre “parti divine”: siamo animali come gli altri, e come gli altri siamo liberi di fare tutto ciò che la nostra natura ci permette di fare.

 

Non riuscivamo, invece, a difendere Niccolò Copernico e Galileo Galilei. Non riuscivamo a scorgere alcuna falla, cioè, nell’idea largamente maggioritaria che nel loro caso sia stata la Scienza a degradare e sminuire la Terra e l’Umanità rimuovendole dalla posizione più “esclusiva” che ci sia ― il centro, il luogo intorno al quale tutto Universo ruota! ― e che la Chiesa abbia invece tentato di salvaguardare ― benché con l’oscurantismo, l’intolleranza e la violenza che delle chiese son proprie ― la maestà e l’eccellenza dell’una e dell’altra. Né ci consolava dire a noi stessi che Copernico e Galileo ebbero ragione e la Chiesa torto: dinanzi a loro, rispondevamo, papi e preti hanno pervicacemente errato, è vero, ma sembra proprio che l’abbiano fatto al nobile scopo di preservare il primato dell’Umano sul non umano a cui la Scienza stava invece attentando. E a questo era inutile ribattere che l’intenzione della Chiesa non era affatto così generosa, ma solo di conservare il monopolio della (cosiddetta) Verità che le garantiva (e le garantisce) il monopolio del potere sulle menti che le si affidano: sia pure, ci dicevamo; ma come evitare, allora, che papi e preti proclamino buono tale monopolio, se il suo effetto è comunque quello di impedire che gli Esseri Umani finiscano per essere considerati e trattati alla stregua di animali?

 

Ma ecco che grazie al professor Danielson, all’American Scientist e a Le Scienze, la contraddizione che ci tormentava ― per quanto fossimo certi che era solo apparente ― perché di tale apparenza non riuscivamo a liberarci, si dissolve come per magia dinanzi ai nostri occhi: “La diffusa interpretazione ‘pessimista’ del principio copernicano e dell’opera di Copernico in generale,” scrive infatti lo storico, “sta diventando sempre più debole via via che gli studiosi si rendono conto che né l’astronomo né i suoi seguaci consideravano l’allontanamento della Terra dal centro dell’Universo come una diminuzione. Secondo Aristotele, la cui teoria fu la più accettata fino al XVII secolo inoltrato, la sfera terrestre stava immobile nel centro dell’Universo perché la terra (uno dei quattro elementi insieme con aria, acqua e fuoco) era la più pesante di tutte le sostanze, e il centro dell’Universo era il luogo dove andavano a collocarsi gli oggetti pesanti. Perciò era semplicemente la pesantezza della Terra, e non la sua nobiltà e privilegio, a spiegare la centralità cosmica di noi Terrestri.” Non solo: “Gli scrittori del Medioevo e del Rinascimento non interpretavano affatto quella posizione come eccelsa. Dante, nell’Inferno, fece coincidere i più profondi gironi infernali con il centro della Terra, che quindi costituiva il centro esatto dell’Universo. Nel 1486, nell’Orazione sulla dignità dell’Uomo, il filosofo Giovanni Pico della Mirandola affermò che la Terra occupa le parti vili e turpi del mondo inferiore. In questa prospettiva, all’epoca assai diffusa, il centro era dunque associato a una connotazione spregiativa. E ancora nel 1568, un quarto di secolo dopo la morte di Copernico, il filosofo francese Michel de Montaigne scrisse che l’Uomo è relegato nella sporcizia e nell’impurità del mondo, inchiodato e incatenato alla parte peggiore e più putrida dell’Universo, nel piano più basso della casa, e più remoto rispetto all’arca celeste.”

 

La centralità della Terra, continua lo storico, “era vista quindi assai più come un esilio che come una posizione dominante. Ma Copernico spezzò quei vincoli. Il primo resoconto dell’uso del telescopio in astronomia ― il Sidereus Nuncius di Galileo del 1610 ― contiene l’emozionata e fiera affermazione dell’autore che la Terra (essendo un pianeta) non è più esclusa dal novero degli astri erranti... e dimostreremo che gira e supera lo splendore della Luna, e non è sentina della terrestri sordidezze e brutture.”

 

“Dove la cosmologia aristotelico-tolemaica implicava che la posizione della Terra fosse bassa e umile,” commenta Danielson, “Galileo poteva sentire la nuova prospettiva copernicana dell’Umanità come esaltante e perfino presuntuosa.”

 

Non c’è alcuna “contraddizione”, dunque, né apparente né sostanziale, nella storia della Chiesa cattolica e più in generale delle religioni (fatta salva, naturalmente, la possibilità e la realtà di singoli Uomini e Donne che, credendo di essere religiose ma non essendolo, pensarono e pensano, si comportarono e si comportano “contraddittoriamente” rispetto ai religiosi veri): non la Chiesa dalla parte dell’Umano e Copernico contro, ma ― come sempre nella Storia, e oggi più che mai ― esattamente l’opposto: papi e preti talmente contro l’Umano, da rifiutarsi testardamente perfino di metter l’occhio al cannocchiale, pur di non scoprire che ciò che all’Umano appartiene e pertiene non occupa nell’Universo la posizione che nei nostri corpi è del buco del culo! E ciò per l’ottimo motivo (dal loro punto di vista) che non ci sarebbe più religione, se finalmente tutti ci rendessimo conto che non siamo creature spregevoli, sozze e infide ― da tenere sotto occhiuta sorveglianza dalla culla alla tomba, onde impedirgli di soffocare le proprie anime divine nella melma in cui sguazzano i corpi che pro tempore le racchiudono per metterle alla prova ― ma esseri viventi non diversi dagli altri, la cui evoluzione ha tuttavia portato alla luce una capacità immaginativa e creativa che ci rende orgogliosamente unici ― finora ― tra gli animali che conosciamo.

 

Dovrebbero leggerlo e meditarlo attentamente, questo articolo dello storico Danielson, coloro che nella finta “sinistra” non solo si ostinano a credere che la Chiesa, e più in generale la religione, possano indurre a una maggiore considerazione reciproca gli Esseri Umani nei quali essa si è attenuata o è sparita, ma addirittura si stupiscono che la Chiesa (nella Società) e la religione (all’interno delle singole menti) non facciano sentire assai più alte e forti le proprie voci in tal senso.

 

Anime candide come Franco Monaco, che domenica 2 agosto 2009 scrive su La Repubblica: “Davvero era necessario lo sventolio di mutande perché gli uomini di Chiesa aprissero gli occhi sulla vera e propria regressione etico-antropologica prodotta da vent’anni di pervasiva e corrosiva ‘inculturazione berlusconiana’? È la testimonianza di un vistoso deficit di attitudine al discernimento, nonostante la fenomenologia fosse macroscopica. Il viavai di escort nei palazzi del potere altro non è che il frutto di una concezione della vita, della persona, della famiglia e della Società, che ha fatto breccia da gran tempo nelle fibre profonde del nostro Paese. Che un’istituzione educativa qual è la Chiesa, portatrice di una visione manifestamente opposta (se ho inteso qualcosa del Vangelo e della vita cristiana), se ne renda conto solo oggi, che essa non l’abbia percepita e contrastata per tempo e con la massima energia induce a qualche riflessione critica sulle sue antenne spirituali.”

 

O come il teologo di finta “sinistra” Vito Mancuso, che il 3 agosto, ancora su La Repubblica, mostra di prestar fede perfino alle seguenti parole di Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana: “La Chiesa ama l’uomo, lo ama integralmente e non solo per alcuni aspetti. È la questione antropologica, che ricorda anche il papa nell’ultima enciclica: tutto ciò che riguarda l’uomo non può non interessare la Chiesa. Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini e tutto l’uomo.” Parole che il Mancuso, angosciato, così commenta: “Ma contro l’irrisione della famiglia e delle sue regole nella vita privata di chi gestisce il potere, temo che il presidente dei vescovi, il quotidiano cattolico e le altre istituzioni ecclesiastiche non ‘scenderanno mai in campo’ con passione morale. Mi chiedo perché, e non so rispondere.”

 

Le vostre domande, o Monaco e o Mancuso, non sono meno ingenue di quella (tuttavia opposta) che noi ci ponevamo sulla Rivoluzione copernicana: com’è possibile che in quella vicenda l’immaginazione e l’intelligenza si siano schierate contro il primato dell’Umano sul non Umano, e l’anaffettività, la stupidità, l’ignoranza e la prepotenza gli siano state invece a favore? E la risposta è (sembra) semplice, una volta che qualcuno, come lo storico Daniel Danielson, si sia così appassionato a noi e alla questione da non poter non andare alla sua ricerca per nostro conto: anaffettività, stupidità, ignoranza e prepotenza mai son dalla parte degli Esseri Umani. Mai gradiscono che gli Esseri Umani siano e si sentano certi e fieri di sé medesimi. Anaffettività, stupidità, ignoranza e prepotenza non presiedono a istituzioni educative, ma diseducative. E qualsiasi “regressione etico-antropologica prodotta da vent’anni di pervasiva e corrosiva ‘inculturazione berlusconiana’” a loro non dispiace, anzi: poiché ben sanno che più in basso cadrà la stima di sé e degli Altri d’ogni Bambino, Donna e Uomo di questo Paese e del Mondo, più essi saranno persuasi di dover sottomettersi a fedi, dogmi, riti e individui (più o meno ammantati e impantofolati) che li trattengano dallo sviarsi. O all’opposto, nell’umano ma disperato tentativo di non sottomettersi, a bella posta si svieranno. Per poi sentirsi ancora più spregevoli.

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