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C’è chi scrive di Alessandro Magno o di Napoleone. Chi racconta la storia gloriosa della Repubblica di Venezia, o la grande epopea del Risorgimento italiano, o la Seconda Guerra Mondiale. Chi si occupa delle vicende delle persone comuni, e dedica anni di laboriose ricerche alla ricostruzione, per esempio, di come si viveva a Roma all’epoca di Giulio Cesare o a Firenze al tempo dei Medici... Ma chi ci racconta le vite dei nostri genitori, dei nostri nonni, dei nostri bisnonni? Chi ci rivela l’aspetto delle case, delle vie e delle piazze al tempo in cui i nostri avi erano uomini e donne, come noi lo siamo oggi, e i nostri nonni erano bambini e ragazzi come lo sono i nostri figli? Chi ci fa vedere i volti dei nostri cari che non abbiamo potuto incontrare? Chi ci aiuta ed insegna ad amare coloro che senza saperlo hanno amato noi e i nostri figli ancora prima che venissero al mondo quelli che al mondo ci hanno messo? Qualche settimana fa, ad Anticoli Corrado, è venuto a trovarmi un signore che non conoscevo e mi ha parlato di un gruppo di persone che per passione fanno proprio questo: vanno in cerca del nostro passato perduto, dei nostri cari sconosciuti, delle case che non abbiamo più ― e nelle quali non possiamo più entrare nemmeno in sogno ― e ci restituiscono tutto ciò per il puro piacere che ne traggono, per la gioia di farlo. Non lo fanno per noi. Non sono missionari, né della memoria né d’altro! Lo fanno perché li fa star bene e li diverte. Quanta gente c’è, ad Anticoli e fuori, i cui piaceri e divertimenti privati siano al contempo pubblici doni? Beati loro, ho pensato! Non solo saranno molto amati, ma per esserlo non devono far altro che ciò che gli piace!… E invece c’è gente, ad Anticoli, che non gli vuol bene. Al punto che questo signore mi ha chiesto di tacere, per ora, il suo e i loro nomi. Come si fa coi bambini sui giornali, per proteggerli da ulteriori moleste attenzioni da parte di certi adulti. Ragion per cui ho deciso di parlarne come se fossero una sola persona ― anche se in realtà sono un gruppo ― e di chiamarli, tutti insieme, Corrado: per dire che Anticoli, almeno per me, è loro, allo stesso modo in cui l’America porta il nome di Amerigo o lo stretto di Magellano il cognome di Ferdinando: poiché sono stati loro, Corrado e i suoi amici, che mi hanno svelato e restituito la mia Anticoli perduta. Ma com’è possibile ― mi son chiesto ― che ad Anticoli ci sia gente che non ama gli uomini e le donne che riempiono i vuoti dei nostri cuori e delle nostre menti restituendoci quel che è sparito o è stato fatto sparire? Proverò
a rispondere a questa domanda, e facendolo vi parlerò di Corrado e
degli uomini come lui. Ma prima vorrei “parare” un’obiezione che
ad alcuni forse piacerebbe rivolgermi: si può sapere di che cosa
t’impicci ― e che
cos’hai da dir “nostra” e “mia” parlando di Anticoli ―
tu che non sei di qui e non hai in questi luoghi né genitori né figli? Tu che non sei, non puoi essere e non sarai mai un Anticolano
vero? Be’,
vedete: sì dà il caso che gli esseri umani ― contrariamente a
quello che alcuni ci vorrebbero far credere ― non siano animali
territoriali allo stesso modo in cui lo sono gli animali non umani… Si
dà il caso, cioè, che i “territori” che noi umani conquistiamo ed
ampliamo non siano di pianure e di monti, di fiumi e di vallate. E
neanche d’asfalto e di cemento, o di terra cavata fuori dalla terra. Poiché
i nostri veri territori ― per i quali ci distinguiamo da tutte le
altre bestiole ― si estendono nei cuori e nelle menti. Non si
vedono, non si toccano. Non si misurano, non si comprano, non si
vendono. Son fatti della stessa “materia” dei sogni, dei desideri,
delle poesie, delle invenzioni. Pensate
agli imperi dei conquistatori: gli Alessandri, i Cesari, i Napoleoni.
Che cosa ne è? Spariti per sempre! Pensate,
invece, agli “imperi” dei creatori di religioni, dei grandi
pensatori, degli inventori e degli artisti: sono ancora qui! Siamo
ancora loro sudditi! Crediamo
ancora, dopo duemila anni, che sia più facile che un cammello passi
per la cruna di un ago che si salvi l’anima di un ricco, come
disse Gesù; ci commuoviamo ancora, dopo cinquecento, per l’infelice
amore di Romeo e Giulietta, come volle Shakespeare; e dopo ottant’anni
ci curiamo ancora con gli antibiotici, come prescrisse il dottor Fleming
nel 1929. Mentre dell’impero di Tiberio, della corona della prima
Elisabetta e dei ricconi che si rovinarono e suicidarono a Wall Street
in quello stesso 1929 non ce n’importa più un bel niente. Spariti
i confini di migliaia di chilometri e le possenti legioni, in rovina i
suoi grandiosi edifici, che cosa rimase di Roma? Le leggi che i suoi
legislatori concepirono, l’arte e la cultura greca che i suoi artisti
e filosofi trasmisero, la civiltà che le sue armi propagarono. Cose,
cioè, che nascono e vivono nelle menti! Mentre le pietre, se ancora
oggi le conserviamo con ogni cura, è solo perché ci aiutino a
immaginare e capire che cosa pensavano e amavano, gli uomini che con
esse costruirono le proprie città! Sono
imperi immensi, quelli di Omero e di Dante, di Galileo e di Einstein, di
Michelangelo e di Van Gogh, di Mozart e di Beethoven! Imperi che sfidano
i millenni, e che non tutti son capaci di creare. Ma accanto e dentro di
essi ci sono anche i piccoli appezzamenti che ogni essere umano degno di
questo nome dissoda e coltiva a poco a poco: il campicello d’amore che
riesce a far suo nel cuore di una donna, la vigna di saggezza che riesce
a lasciare nella mente di un figlio, il frutteto di bei ricordi che ha
tirato sù nella memoria degli amici... Ed è per questi territori non
materiali, piccoli o sconfinati che siano, che ci distinguiamo dalle
creature che marchiano gli alberi e le pietre con l’urina e li
difendono con i denti e gli artigli! Quindi
non vi stupite, vi prego, perché chiamo mia la vostra Anticoli: insegno
qui, parlo con i vostri bambini, scrivo cose che voi leggete! E dunque
possiedo anch’io la mia parte ― anche se non pago l’ICI
― dell’Anticoli umana che gli animali non umani non vedono e non
conoscono. L’Anticoli che non si può marchiare con l’urina, né
difendere con le zanne o con le armi, nè vendere o comprare, quella è
anche mia! E chi me la toglierà? Finché vi sarà un Anticolano che
discenda dai vostri figli, piccole parti di questo invisibile demanio
continueranno ad appartenere a me! Ma
Anticoli ― è ovvio ― non è solo mia! È di chiunque
vi lasci una traccia dei sentimenti e dei pensieri suoi, nati e
coltivati in lui. E quindi è di molti, perché sono pochi,
io credo, quelli che ad Anticoli, in tutta la vita, non hanno mai creato
niente e han solo ripetuto e sfruttato ciò che altri avevano fatto: che
non hanno dipinto, non hanno scritto poesie, non hanno alzato anche solo
una capanna o piantato un’aiuola disegnandola da sé nel pensiero e
sperando innanzi tutto che sarebbe stata bella; che non hanno mai
immaginato una critica, una ribellione al potere, alla forza e al
denaro; che non hanno a poco a poco costruito una loro saggezza per
lasciarla a un figlio allevato come si deve... No, non possono essere
molti, quelli che ad Anticoli non hanno mai dato niente di davvero
proprio! Tanti
o pochi che siano, Anticoli appartiene agli altri. Ai vivi e ai morti, a
chi vi è nato e a chi vi è giunto da fuori: a tutti quelli che ad
Anticoli ― di passaggio o in permanenza ― hanno creato
qualcosa, per minuscolo che fosse, per il puro piacere di realizzare la
bellezza che avevano in mente e nel cuore. Ma soprattutto appartiene
alle persone come i signori di cui sto scrivendo, e che ho chiamato,
tutti insieme, Corrado per dire che Anticoli è loro: alle persone, cioè,
che non solo creano, ma che lottano contro la sparizione di ciò
che è stato creato. Alle persone che ricordano, cercano, ritrovano
e ci restituiscono ciò che abbiamo fatto sparire: i volti e gli
sguardi che non siamo stati così forti da non dimenticare; le case che
qualcuno costruì per averle immaginate e che noi abbiamo abbattuto e
sostituite con altre, tutte uguali, che nessuno ha disegnato con amore
per noi e per i nostri discendenti; gli alberi che qualcuno ha piantato
perché avessimo ombra anche quando lui sarebbe stato nell’ombra per
sempre, e che noi abbiamo tagliato per denaro o per idiozia... Anticoli
appartiene agli uomini e alle donne che ogni giorno la ricostruiscono
dentro di sé, dentro di noi e in quelli che verranno dopo di noi: a
coloro che rendono immenso il nostro passato ― e quindi il nostro
presente ― molto più di quanto siamo stati capaci di fare da
soli. Corrado
e i suoi amici, nel corso degli anni, hanno cercato e ritrovato
un’Anticoli e degli Anticolani che non ci sono più, o che sono così
mutati da non ricordare quasi più quelli che furono. E qualche
settimana fa mi hanno portato queste immagini, da loro raccolte in anni
di appassionate e pazienti ricerche, e me ne hanno parlato con la calma
e la sicurezza di chi sa di star facendo un onore e un grande favore
alla persona a cui si rivolge, e con la contentezza di chi sa di
trovarsi dinanzi a qualcuno che è in grado di apprezzare il tesoro che
gli viene offerto: “Pubblichiamole su ScuolAnticoli!” mi
hanno detto. “Ci sembra che sia il solo luogo pubblico, anche se
virtuale, dove oggi, in questo nostro paese, sia possibile proporre agli
Anticolani una ricerca e un lavoro come questi!” Mi
hanno dato tre dischetti e se ne sono andati, senza chiedermi nulla: un
comportamento molto umano, poichè gli esseri umani si distinguono dagli
altri animali anche per essere gli unici che sono in grado di fare le
cose in cambio di niente. E io son tornato a casa con questo dono
― sapendo bene, com’è naturale, che non era solo per me, ma per
tutti gli Anticolani ― ho inserito i cd nel lettore del computer e ho guardato queste immagini. E la mia
mente e il mio cuore si sono riempite di uomini e donne e bambini e
luoghi e momenti che non sono mai stati nella mia
vita, che non sono mai stati i miei
cari, i miei luoghi, ma
che ora stavano diventando anche miei. Ho trascorso, guardandole, momenti
bellissimi. Non era come se stessi guardando le foto d’epoca di
qualsiasi altro luogo... Erano immagini del luogo in cui da vent’anni
lavoro, in cui trascorro la maggior parte del mio tempo. Le persone che
vedevo mi emozionavano come se fossero i miei nonni e i bisnonni, i
luoghi come se fossero quelli che ho scorrazzato in lungo e in largo
quand’ero bambino. Sentivo i miei affetti moltiplicarsi, la mia
esperienza e la mia memoria farsi più profonde, e la mia stessa vita
farsi più vasta ed estesa: come se anch’io fossi stato in piazza
delle Ville quando non era ancora lastricata; e ancora prima, quando
Arturo Martini non aveva ancora scolpito la sua bellissima fontana, e
Luigi Massimiani, detto Giggi il Moro, aveva gli anni che ho oggi io; e
ancora prima, quando Ernst Stückelberg dipingeva il Violinista di
Anticoli e la Processione di ragazze anticolane... Mi son
sentito, insomma, non solo molto più anticolano di quanto finora son
riuscito a essere, ma un anticolano migliore: più intelligente, più
profondo, più creativo, più umano. E tutto ciò lo dovevo a questi
signori ― che
ho chiamato, tutti insieme, Corrado per dire che Anticoli gli appartiene
― che un giorno hanno avuto la bella
pensata di estendere alla mia mente e al mio cuore il loro territorio
umano di lavoro e di ricerca creativa, di immagini e di idee. Il mio sentimento per loro è di
grande riconoscenza, che desidero con queste righe testimoniare. E mi
domando: quanto sarà grande, a maggior ragione, la riconoscenza per
loro degli Anticolani veri? Di quelli che davvero sono
nati qui e davvero ritrovano in questi immagini ciò che il tempo
cerca di cancellare? Di quelli che
― se non ci fossero Corrado e i suoi
amici, che “conquistano” e “occupano” parti delle nostre menti
per arricchirle di immagini e di idee
― sarebbero
preda di chi non è come loro, di chi dimentica e cancella, distrugge ed
annulla? Beati loro, io penso con un po’ d’invidia, poiché di certo
ad Anticoli tutti li stimano e gli vogliono un gran bene, per il
grande valore che essi danno e conservano ai tesori che altrimenti non
solo perderemmo, ma non sapremmo mai di aver posseduto! Tutti, intendo, gli Anticolani veri. Tutti noi.
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