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Sito per i Ragazzi, le Famiglie e gli Insegnanti di Anticoli Corrado e della Valle dell’Aniene
Meglio Ridere!
la Pagina di Quelli che fanno Piangere... nel mese di giugno del 2008!
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In questa pagina raccogliamo le parole di chi vorrebbe farci piangere. E cerchiamo, invece, di riderne. Torna spesso: troverai sempre delle novità, perché questa è gente che una ne pensa e cento ne dice! E se vuoi segnalarci qualche “perla” che ci è sfuggita... |
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La Cassazione: Sostenere che bisogna cacciare gli Zingari (maiuscola nostra, n.d.r.) perché rubano non è istigazione all’odio razziale. La discriminazione si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo, ecc.) e non sui comportamenti. Con questa motivazione la Cassazione ha annullato la condanna al sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, che nel 2001 guidò una campagna contro i Rom affermando che “gli Zingari devono essere mandati via perché dove arrivano ci sono furti.” (La Repubblica, lunedì 30 giugno 2008). I giudici di Cassazione sono gli unici contro i quali non gridano Berlusconi e Soci. Perché? Per la mirabile intelligenza di cui son dotati, ecco perché. In Cassazione, infatti, non siedono squallidi razzisti. E dunque è al genio che si deve attribuire la loro strepitosa trovata che i diritti umani si possono aggredire come e quanto si vuole, purché si spieghi l’aggressione con il comportamento (anche immaginario) dell’aggredito. Vorresti mettere una stella gialla sul petto di qualcuno e poi spedirlo in un campo di sterminio? No problem! Basta che dichiari che non lo fai perché è Ebreo, ma perché hai sentito dire che si comporta peggio di un Rom: non ruba solo il rame, vuol impadronirsi del Mondo.

(su) Roberto Maroni (leghista, jazzista, ministro degli Interni): Dare un nome e un cognome a tutti i Rom (maiuscola nostra, n.d.r.) ricorrendo anche alle impronte digitali. Passa la linea del ministro degli Interni. I prefetti di Milano, Roma e Napoli escono dal Viminale con un’intesa di massima: per censire i campi Nomadi, rileveranno le impronte digitali anche ai minorenni. Dopo oltre due ore di riunione domenicale, viene così ricucito lo strappo del prefetto di Roma, Carlo Mosca, “colpevole” di essersi dissociato dalla linea del ministro. (La Repubblica, domenica 30 giugno 2008). Ieri, infatti, Carlo Mosca aveva dichiarato ― vedi sotto ― che così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani, non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini dei Rom. Ha cambiato idea alla svelta. Benché abbia 62 anni, sia prefetto dal 1993 e sia stato a lungo capo di gabinetto del Viminale. Neanche una splendida carriera, un’età (relativamente) avanzata e la certezza di una pensione (a buon diritto) lauta bastano dunque a liberare un uomo dalla paura? Come ha fatto il Maroni a convincerlo? Con quali mezzi di persuasione?... Vi saranno, in Italia, dipendenti del ministero degli Interni che disubbidiranno a ordini lesivi della dignità umana opponendo obiezione di coscienza? E se ordini di tal fatta fossero impartiti anche agli insegnanti?

Tito Boeri (economista): Si può migliorare la qualità dell’istruzione senza aumentare la spesa o ridurre la spesa scolastica senza peggiorare la qualità dell’istruzione. Perché ciò avvenga non si può intervenire d’imperio da Roma. Bisogna che i dirigenti scolastici abbiano maggiore autonomia nel gestire gli organici..., ma anche che i loro incentivi corrispondano agli interessi della collettività, che vuole pagare meno tasse e avere una scuola migliore. I dirigenti scolastici, sfruttando anche il calo demografico, possono procedere ad accorpamenti di classi al primo anno, se possibile tenendo i docenti migliori, quindi migliorando anche la qualità della didattica. Possono anche ridurre il più possibile il ricorso ai supplenti... E bisogna che i risparmi possano essere utilizzati anche per migliorare il materiale didattico, l’unica cosa che si finisce sempre per tagliare dato che le lavagne non protestano. (La Repubblica, lunedì 30 giugno 2008). Meno tasse e scuola migliore, meno tasse e sanità migliore, meno tasse e trasporti migliori... Meno tasse, naturalmente, significa un caffè in più al giorno per il 90% di noi e un sacco di soldi per chi li usa per pagar miliardi le prestazioni di manager ladri e incompetenti, elargire lucrosi mutui a chi non potrà mai ripagarli, speculare sui futures del petrolio e dei generi alimentari e incasinare la finanza mondiale. Ma questo non lo dicono mai, i nipotini di Milton Friedman che pullulano come scarafaggi dalla finta “sinistra” in dissoluzione. I peggiori dei quali sono i tipi come il Boeri, il cui sport preferito è tirare il sasso contro la Scuola e nascondere la mano facendosi titolare l’articolo ― come in questo caso ― La Robin Tax è solo marketing, la pressione fiscale aumenterà... Un individuo che niente sa non solo di Scuola, ma dell’Italia e perfino della vita. Come dimostra la sua fatua convinzione che i “dirigenti scolastici” (che nei paesi civili si chiamano presidi), una volta dotati del potere di assumere e di licenziare, terranno i docenti migliori... I presidi! Che nella stragrande maggioranza dei casi preferiscono i meno creativi, i meno intelligenti e i meno colti, perché per loro, come per tutti i burocrati della Terra da che mondo è mondo, sono e saranno sempre i meno fastidiosi. Ma che ne sa il Boeri? Il Boeri conosce la Scuola, l’Italia e la vita come può conoscerla un tizio che ama più gli oggetti inanimati (misurabili) che gli esseri umani (imprevedibili). Un tizio che soffre per il materiale didattico e le lavagne ― che, poverini, “non possono protestare” ― e non sa immaginare le irreparabili perdite di opportunità causate alle persone (e a persone molto giovani) dal furto di tempo, d’interesse e di cura che chiama eufemisticamente “accorpamenti di classi.”

Umberto Bossi (leghista, ministro delle Riforma): Questo clima avvelenato non serve a nessuno, nemmeno a Veltroni. In questi giorni proverò a parlarci io. Bisogna abbassare i toni, essere più distesi. Farsi la guerra in questo momento non conviene, né da una parte né dall’altra. (La Repubblica, lunedì 30 giugno 2008). Con la consueta “franchezza”, il Bossi dice le cose come stanno: le discordie intestine nuocciono al sistema. Non solo perché mettono in pericolo gli affari comuni, ma anche e soprattutto perché si rischia che tra i sudditi emergano e si rafforzino idee e iniziative davvero nuove. Anche le cosche criminali, del resto, non preferiscono forse accordarsi che dichiararsi guerra?

Giorgio Del Papa (amministratore delegato della società Umbria Olii che ha chiesto 35 milioni di euro di danni ai familiari dei quattro operai che due anni fa morirono bruciati nell’esplosione di un silos pieno di gas): Secondo la procura di Spoleto, Del Papa sapeva che c’era gas esplosivo (del tipo esano, molto pericoloso) nei silos saltati in aria. E proprio quel gas, per la procura, è la causa di tutto. Per Del Papa, invece (che ha citato per danni anche i periti di parte) la colpa dell’incidente è degli operai. (La Repubblica, lunedì 30 giugno 2008). Nei 35 milioni, secondo la tabella pubblicata dal quotidiano, sono compresi un milione e seicentomila euro d’olio bruciato. Dell’olio, cioè, che bruciando ha ridotto in cenere la pelle, la carne, il sangue, la corteccia cerebrale, i ricordi e gli affetti di quattro esseri umani. Dove trovare (per non piangere) qualcosa da ridere nella contemplazione di una mente capace di voler quell’olio indietro dai figli dei martiri?... Forse solo nel ripensare a Walter Togliattino Veltroni, che pochi mesi fa, tra grandi sorrisi da coniglio mannaro, giurava che la lotta di classe è finita col ’900. Aveva ragione: questa non è lotta. Questo è stragismo di classe.

La bella Italia (a proposito dell’accordo raggiunto dal governo coi sindaci della val di Susa per la realizzazione dell’alta velocità): Tra coloro che hanno subìto uno smacco ci sono invece i vertici delle ferrovie italiane: per trovare un’ipotesi di tracciato sul versante italiano che venisse incontro alle richieste dei sindaci, è stato necessario chiedere l’aiuto informale dei tecnici francesi. (La Repubblica, lunedì 30 giugno 2008). Uno smacco solo per i vertici delle ferrovie? Nel Paese dei geometri, delle veline e dei tronisti? Che devolve all’istruzione meno denaro pubblico di tutti gli altri? Che a ogni cambio di governo, di vera Destra o di finta “sinistra”, si fa un punto d’onore di riuscire a derubare la Scuola ― cioè i bambini e i ragazzi ― più e “meglio” del governo precedente? Smacchi del genere sono di tutti noi, e le conseguenze dobbiamo ancora cominciare a vederle.

Pierferdinando Casini (leader dell’Udc), Massimo Cacciari (sindaco Pidì di Venezia), Carlo Mosca (prefetto di Roma e commissario governativo per i Nomadi nel Lazio) e Alessandro Pansa (prefetto di Napoli) a proposito del decreto razzista e contrario ai diritti umani che impone ai dipendenti del ministero degli Interni di prendere le impronte dei bambini dei Rom: Non sono contrario alle impronte digitali, ma sono favorevole al fatto che ognuno di noi le dia, dal presidente della Repubblica al bambino rom (la minuscola è del quotidiano, n.d.r.). Catalogare una razza è invece un atto di razzismo (Casini). Non prendo posizione sulla questione calda delle impronte ai rom (la minuscola è del quotidiano, n.d.r.) ma confermo piena concordanza col ministro Maroni ― vedi sotto ― sul dovere di garantire condizioni decorose a quanti hanno diritto a stare in Italia (Cacciari). Così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani, non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini dei Rom (Mosca). A Napoli finora sono stati identificati 550 rom (la minuscola è del quotidiano, n.d.r.) su una popolazione stimata di cinquemila... Foto e impronte vengono prese a tutti, anche ai minorenni, solo però dai 14 anni in sù... Finora il censimento è andato avanti con la collaborazione degli stessi rom (la minuscola è del quotidiano, n.d.r.). E senza particolari tensioni (Pansa). Domanda: se un gorgo spazio-temporale ci riportasse tutti alla fine degli anni ’30, chi fra Casini e Cacciari avrebbe più probabilmente il coraggio di disubbidire o contravvenire alle leggi razziali? E fra il prefetto Mosca e il prefetto Pansa? I mostri di quei tempi bui sono ancora ovunque in mezzo a noi, a milioni (ci sono sempre, come ci ha impareggiabilmente mostrato Stanley Kubrick nell’ultima inquadratura di Shining) e molti di essi sono nella finta “sinistra...” Disubbidiranno i dipendenti del ministero degli Interni, in divisa e no?

Silvio Berlusconi e le sue “raccomandate”: L’allora aspirante premier mi sembra facesse un lavoro più da magnaccia, per piazzare questa o quella velina, che da statista. (Antonio Di Pietro citato da La Repubblica di domenica 29 giugno 2008). Poiché non sempre Tonino si esprime in maniera intelligibile, siamo andati a cercare il termine da lui usato sul dizionario Sandron della lingua italiana, edizione ― ahinoi! ― 1976. Ecco ciò che abbiamo trovato a pag. 1109: “magnàccia (meno com. magnàccio), s.m. inv., losco individuo che vive sfruttando i turpi guadagni di una donna disonesta. Etimologia: drv. del romanesco magnà, mangiare, sbafare.” Letto questo, ci sentiamo in dovere di spezzare una lancia a favore del Berlusconi, che di sicuro, con i soldi che ha, non ha bisogno di sfruttare i turpi guadagni di chicchessia. Forse Tonino intendeva dire: Mi sembra che avesse l’hobby del magnaccia. Passatempo rischioso, fra l’altro: chissà cosa gli poteva capitare, al povero Berlusconi, se ce lo beccavano sul più bello i magnaccia veri! Certo che però, che ambientino...

Walter Togliattino Veltroni: In queste condizioni il dialogo con Berlusconi e con la Destra è finito... È finito perché Berlusconi è tornato a essere ciò che è... Un’alta carica dello Stato, che poi magari diventa un’altra alta carica dello Stato, può compiere qualsiasi tipo di reato senza essere perseguibile per un tempo illimitato? No, a tutto questo io dico no. (La Repubblica, domenica 29 giugno 2008). Ci crede dei tontoloni, il Togliattino. Nelle stesse righe, dice che il dialogo con Berlusconi è finito e al contempo gli ricorda invece che il Pidì “magari” (dice proprio così: magari!) può aiutarlo a diventare presidente della Repubblica. E pensa che non ce ne accorgiamo.

Raffaele Vaffaele Bonanni (segretario generale della Cisl noto alle cronache ― vedi sotto ― per aver ordinato ai suoi scherani di “isolare” un sindacalista pensionato che si era “permesso” di fischiare Maurizio Sacconi): Scandalo alla Cisl, auto di lusso con i soldi della formazione. Indagini in Abruzzo e Molise, spariti 20 milioni di fondi Ue. Sottratti da un ente di formazione professionale (lo Ial-Cisl Abruzzo e Molise) che avrebbe dovuto aiutare i giovani a inserirsi nel mercato del lavoro. (La Repubblica, domenica 29 giugno 2008). Non sarebbe ora di isolarli, certi sindacalisti?

Silvio Berlusconi, Roberto Maroni e Soci: Nella relazione tecnica che ha accompagnato in Senato il decreto c’è qualche numero che inquieta. La previsione è che il reato di “ingresso illegale nel territorio dello Stato” riguarderà 49.050 immigrati clandestini. Si ipotizza che la loro detenzione media (vi potranno essere ristretti fino a 18 mesi) sarà di dieci giorni. Il costo del pasto giornaliero sarà di tre euro (!). “L’onere annuo,” annotano i burocrati, “risulta pari a 49.050 detenuti x 10 x 3 = euro 1.471.500.” Al di là delle minuzie burocratiche, altre sono le domande. Chi controllerà questo circuito carcerario parallelo? Quali saranno le regole? Quali diritti vi saranno garantiti? Le impronte per i bambini dei Rom (maiuscola nostra, n.d.r) sono solo l’annuncio del “vuoto di diritto” che inghiottirà decine di migliaia di “non cittadini.” (Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica di sabato 28 giugno 2008). Parla bene, il D’Avanzo? Non del tutto. Peccato, in primo luogo, che non parlato così nel dicembre scorso, quando ad aprire ufficialmente la caccia ai Rumeni! fu Walter Togliattino Veltroni. Peccato, poi, che in quei mesi abbia dato il suo (per altro modesto) contributo all’insensata avventura veltroniana chiamando “professionista del rancore” chi si azzardava a denunciare la sempre più evidente collusione psicologica, culturale, politica ed economica fra la vera Destra Pidièlle e la finta “sinistra” Pidì... Adesso (insieme agli altri finti “sinistri” d’ogni grado e levatura) anche il D’Avanzo grida come un ossesso contro il Berlusconi, che alla fine del 2007, non fosse stato per il Togliattino e manutengoli vari, era ormai ridotto ad accattar senatori d’infimo livello raccomandandosi alle loro mogli e amanti non meno infime. Ma è facile prevedere che a questo giro saranno pochi quelli che si faranno menar per il naso dai D’Avanzo. Il livello medio di questi finti “oppositori”, infatti, è troppo scarso per poter anche solo vagamente intuire la portata di ciò che sta venendo alla luce in Italia in questi mesi, e le donne e gli uomini ancora dotati di sensibilità, che invece lo sentono ogni giorno sulla propria pelle, non si faranno ingannare dalle loro più o meno roboanti invettive. Al di là delle minuzie burocratiche, altre sono le domande..., scrive per esempio il D’Avanzo. E non capisce che quelle “minuzie” mostrano che nell’Italia di oggi, né più né meno che nella Germania degli anni ’30, una parte (quanto grande?) della burocrazia statale è già pronta e perfettamente “attrezzata” a tradurre il razzismo in cifre, ordinanze, circolari e “interpretazioni autentiche” senza fiatare. Mentre nessuno, fra quanti tornano ora a fingersi “di sinistra” sfiatandosi contro Berlusconi e Soci, sente l’elementare dovere di chiedere scusa per l’annosa sua opera di diffamazione e distruzione (parallela e altrettanto grave di quella compiuta dalle televisioni e dai media in genere) del patrimonio affettivo, intellettuale e di memorie che rendeva la maggior parte degli Italiani capaci di difendersi e di reagire ai deliri nazisti. E nessuno, di conseguenza, chiama la parte sana della popolazione alla disobbedienza civile, che è la sola arma efficace, quando è di massa, contro le leggi che ripugnano al sentire umano.

Walter Togliattino Veltroni e Massimo Red D’Alema: Il Pidì non ha mai avuto la presunzione dell’autosufficienza, io non ne ho mai parlato... Ho detto che l’alleanza si fa sulla base del programma e che le alleanze contro qualcuno non si fanno più (Togliattino). L’alleanza dei riformisti con la sinistra è una via obbligata. A patto che questa diventi una forza organizzata capace di fare autocritica sul suo passato e che voglia aprirsi a un dialogo con i riformisti (Red). (La Repubblica, sabato 28 giugno 2008). Vorrebbero scodinzolare, perché si fa sempre più intensa, in loro (dopo quello che hanno combinato) la paura di sparire dall’arena politica italiana entro pochi mesi. Ma non ne sono capaci, continuano a dare ordini pur mentre si prosternano, e questo rende la loro proposta di abbraccio più ridicola che mortale. Confidiamo che i sani di mente, nella Sinistra Vera, lasceranno affondare i Veltroni e D’Alema senza di loro.

Massimo Red D’Alema: Assolta. Perché “il fatto non costituisce illecito disciplinare.” Clementina Forleo, il giudice delle scalate bancarie sotto accusa per aver definito Massimo D’Alema e Nicola Latorre “complici di un disegno criminoso”, ha ottenuto la prima importante vittoria al Csm... Appassionata l’arringa difensiva del procuratore di Asti Maurizio Laudi, che ha riletto le intercettazioni tra i parlamentari e il presidente di Unipol, Giovanni Consorte: “Altro che interlocutori occasionali!...” (La Repubblica, sabato 28 giugno 2008). Ora il D’Alema ha un buon motivo per farsi chiamare Red, rosso: esprimere, almeno a parole, il rossore fisico che nei senza vergogna non si manifesta più.

Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti, Silvio Berlusconi e Soci: Cancellare il tempo pieno permetterebbe di cancellare 46.000 cattedre. Ancora più consistente il taglio se si abolissero gli insegnanti di sostegno per i bambini disabili: 96.000 docenti ai quali se ne aggiungerebbero altri 50.000, perché le classi con disabili hanno dei tetti ridotti di studenti... Si potrebbe anche pensare all’abolizione delle classi nei paesini di montagna o nelle piccole isole, ma si tratterebbe di un risparmio di poco conto. (La Repubblica, venerdì 27 giugno 2008). Dopo gli oppositori politici, espulsi dal Parlamento con l’aiuto di Walter Togliattino Veltroni, e dopo le leggi razziali contro gli “zingari”, il copione nazista prevede che si dia inizio alla soppressione dei disabili cominciando col farli odiare, nelle scuole, dalla parte emotivamente e intellettualmente più fragile delle famiglie e dei docenti. Ma poi è il tempo d’insegnamento di tutti i bambini che va aggredito e decurtato, come diritto e come espressione dell’umanità della Società: non solo per derubare la Scuola di risorse da devolvere in varie forme all’elettorato di Destra (fosse solo questo non sarebbero che ladri, anche se della sorta disgustosa dei ladri di caramelle ai bambini) ma per continuare a disumanizzare la Società fino a metterla sullo stesso piano antropologico dei leader della Destra e della finta “sinistra.” In modo che costoro, dopo una vita di umilianti confronti fra sé e gli altri, possano sentirsi per la prima volta a loro agio: disumani fra i disumani... Che c’è da ridere? C’è il tono fra il pio e il ragioneristico con cui La Repubblica riferisce l’agghiacciante conta di bambini e classi e famiglie e insegnanti come capi di bestiame: senza accorgersi di tradire, con esso, la propria (inconscia?) sudditanza e il proprio consenso.

Roberto Maroni (difendendo la decisione di prendere le impronte ai bambini dei Rom): Chi protesta, dall’Unicef in giù, dica se se la sente di consentire che nei campi nomadi i bambini convivano con i topi. (La Repubblica, venerdì 27 giugno 2008). Premesso che non è detto che sia più piacevole convivere col Maroni che coi ratti, l’idea del jazzista-leghista-ministro degli Interni che per “migliorare” una situazione sia lecito aggredire i fondamentali diritti umani di chicchessia non è neppure fascismo, è nazismo: il quale, infatti, privò i disabili e gli incurabili di ogni diritto, compreso il diritto alla vita, affermando la “necessità” di “liberarli” dalla loro condizione. Quel che fa ridere è che pare improbabile che il Maroni abbia i mezzi affettivi, intellettuali e culturali per cogliere tali nessi. Quel che fa piangere è che le sue decisioni creano precedenti di cui un domani potrebbero valersi individui più dotati e feroci.

Michele Serra (giornalista): Mi viene da dire che la natura è “di destra”, la cultura “di sinistra”. La natura ― ivi compresa la natura umana ― contiene, fra gli altri istinti fondamentali, l’impulso alla predominanza, alla sopraffazione, alla selezione. È vitale, primordiale, affascinante. Cultura è tutto ciò che insegna a governare questi istinti, a limitarne gli effetti egoistici, a prevederne le conseguenze. In ciascuno di noi è rappresentata questa dialettica fra “destra” e “sinistra”, tra istinto di predominanza e cultura del limite. Tra ferinità individuale ed etica della socialità... Il bambino di solito è una specie di adorabile despota, tende all’onnipotenza, desidera tutto e vorrebbe che il mondo intero gli fosse sottomesso... Spianare foreste, divorare i frutti della Terra finché ce n’è, e senza chiedersi per quanto ancora, è perfettamente insito nella natura della scimmia nuda. (Il Venerdì della Repubblica, venerdì 27 giugno 2008). L’uomo è una bestia, diceva una mia anziana bambinaia tanti anni fa. Intendendo, con ciò, che dagli esseri umani non si può cavare alcunché di buono se non con la costrizione e le busse. Come si può vedere, il livello “culturale” degli sproloqui del Serra è il medesimo. Con la differenza che l’infanzia e tutta la vita della mia povera bambinaia erano state devastate da esperienze attraverso le quali ben pochi sarebbero riusciti a traghettare intatta l’innata fiducia negli esseri umani con cui tutti veniamo al mondo. Mentre l’infanzia e l’intera esistenza del Serra... Ma che ne sappiamo, in fin dei conti? Possono essere state anche peggiori... Di che ridere, allora? Be’, per esempio del fatto che il Serra ― giornalista “di Sinistra” ― pensa che solo chi è di Destra sia autentico e spontaneo, mentre chi è di Sinistra sarebbe un fasullo sempre intento a controllarsi per non dar di fuori. E che l’autenticità consisterebbe nell’essere idioti e violenti, mentre un buon rapporto con la realtà sarebbe solo apparenza, finzione e autocontrollo. Michele, ― viene spontaneo dirgli ― parla per te! Ma poi la nostra “cultura” ci induce a controllarci, e pietosamente a concedergli che simili idiozie non possono esser vere neanche per quelli come lui.

Francesco Cossiga (in un’interpellanza al ministro della Giustizia sulla giudice Nicoletta Gandus, presidente ricusata del tribunale che giudica Silvio Berlusconi nel caso Mills): Chiedo se le partecipazioni di Gandus a convegni con la presenza di esponenti rivoluzionari di sinistra populista e di guerriglia siano compatibili con lo status di magistrato investito di funzioni giudicanti. (La Repubblica, venerdì 27 giugno 2008). E che significa? In questo Paese c’è perfino chi fu considerato compatibile con la carica di presidente della Repubblica benché fosse stato ministro degli Interni mentre le “brigate” “rosse” rapivano e assassinavano Aldo Moro...

Silvio Berlusconi (al telefono, parlando dell’attrice Antonella Troise): Scusa, dille, sottolinea un mio ruolo attivo... Perché io continuo a dirglielo ma lei dice, pensa che io le sia di ostacolo, addirittura, che è una cosa folle, io non sono mai stato ostacolo a nessuno in vita mia, in nessun campo... va bene, però è pazza, quindi... Fammi questa cortesia perché sta diventando pericolosa. (La Repubblica, venerdì 27 giugno 2008). Siamo giusti: qui il poveretto all’inizio fa un po’ pena. Ma poi, quando si è riflettuto su quel “pazza”, fanno pena entrambi: lui e lei.

Giulio Tremonti: alla Scuola saranno tolti, nei prossimi tre anni, 8 miliardi di euro. (La Repubblica, giovedì 26 e venerdì 27 giugno 2008). Lo ripetiamo: rubare il tempo d’insegnamento, ch’è amore e interesse per i bambini da parte della Società adulta, per abbassare le tasse ai ricchi, da Berlinguer-De Mauro a Berlusconi-Moratti, da Padoa Schioppa-Fioroni a Berlusconi-Tremonti-Gelmini: più d’ogni altra indecenza, ciò che rende mostruose le facce della Destra e della finta “sinistra” è l’abietta consapevolezza d’essere gli aggressori del rapporto tra l’Umanità e i suoi bambini, che è ciò che più distingue gli umani dagli altri animali. Con la Chiesa in prima fila a esigere la violenza.

Roberto Maroni e Marco Minniti (ministro degli Interni e ombra del ministro degli Interni): Anche i bambini che vivono nei campi nomadi verranno identificati con le impronte digitali... Tecnicamente sarà un “censimento” e non una “schedatura etnica,” dice Roberto Maroni... Marco Minniti invita invece a obbligare i genitori nomadi a mandare a scuola i loro figli: si toglierebbero i minori dalle strade e si avrebbe un loro censimento. (La Repubblica, giovedì 26 giugno 2008). Il “ministro” della finta “sinistra” si guarda bene dal dare del razzista al ministro della vera Destra, e certo non gliene importa un fico che i figli dei Rom frequentino una Scuola che la finta “sinistra” ha contribuito a impoverire e depotenziare né più né meno della Destra: vuol solo far arrivare agli elettori della Destra il messaggio che lui farebbe le stesse cose in maniera assai più “pulita”, più “civile”, più “presentabile.”

Luca Barbareschi (attore e regista di scarsissima consistenza ma fisicamente ben dotato, deputato del Pidièlle e rappresentante di Gianni Alemanno nel Cda della Fondazione che organizza la Festa del Cinema, commentando l’incendio doloso degli uffici di una sua società): Non riesco a stare zitto. E così, quando vado in giro per l’Italia, spesso finisce che litigo. Ad esempio, ho protestato per i treni in Sicilia e ho anche discusso col sindaco di Palermo, che è del mio stesso partito. (La Repubblica, giovedì 26 giugno 2008). Sarà più intelligente lui o chi ha preso un treno siciliano per venire a incendiar l’ufficio a lui?

Paul Marcinkus (arcivescovo, presidente della banca vaticana, defunto): “Renatino riciclava denaro sporco attraverso Marcinkus,” ha raccontato la Minardi ai pm. “Fu lui a ordinare il rapimento di Emanuela Orlandi, che poi fu gettata in una betoniera e sepolta a Torvaianica. Il sequestro avvenne per dare un messaggio a qualcuno sopra Marcinkus. Ma anche perché nelle mani del padre di Emanuela, commesso della prefettura vaticana, erano finiti documenti che non avrebbe mai dovuto vedere...” La prossima mossa della Procura potrebbe essere di ispezionare la cripta nella chiesa di Sant’Apollinare, nei pressi della quale Emanuela venne vista il giorno della sua sparizione e dove nel ’92 fu sepolto De Pedis. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2008). Qualcuno sopra Marcinkus? Non sappiamo, naturalmente, se questa testimonianza sia veritiera o meno. Ma una cosa sembra certa: Emanuela Orlandi e Mirella Gregori (nate ― lo riteniamo importante ― nel ’68) a quindici anni finirono in un verminaio ecclesiastico-politico-criminale sopra il quale dicono ci sia solo Dio. Un verminaio tuttora attivo, da cui pullulano ancora oggi lutti e miserie attraverso i discendenti o i successori dei protagonisti. Impossibile ridere di tutto ciò. Ma si può forse ridere, anche se con sofferenza, di chi continua a bersi come verità rivelate le parole di “supreme” “intelligenze” che non ebbero neanche la sana sensibilità di diffidare, anziché sollevarlo ai più alti incarichi, di un individuo come Paul Marcinkus. Al quale chi, fra i sani di mente, avrebbe osato volgere le spalle anche solo per un secondo?

Silvio Berlusconi e Soci: Il Senato approva il decreto sicurezza. Compresa la norma “salva-premier” e quella che introduce l’aggravante legata alla clandestinità. Tutta la maggioranza dice sì: 163 voti. Le opposizioni votano contro: 123 no. Cossiga si astiene. Ma a Palazzo Madama significa bocciare il provvedimento. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2008). In una botta il Berlusconi ha creato in Italia tre etnie distinte: i Superuomini (il Berlusconi più tutti quelli che casualmente abbiano commesso prima del 2002 reati che comportino pene massime inferiori a dieci anni) al di sopra della legge; gli Uomini (tutti coloro, compreso chi ha commesso quegli stessi reati dopo il 2002, per i quali le leggi restano in vigore e i processi continuano); e i Sottouomini (per i quali le leggi si fanno più severe).

Roberto Maroni (jazzista leghista e ministro degli Interni): La norma contestata è una norma che nel 1998 il governo di Massimo D’Alema aveva proposto al Parlamento proprio per stabilire priorità fra processi e processi: della serie quando la facciamo noi non va bene, quando la fa la sinistra invece va bene. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2008). Il Maroni mente: il D’Alema non è di Sinistra, e già nel 1998 non lo era da (almeno) nove anni. (Anche se ora tenta di nuovo di prender per il naso i creduli chiamando Red la sua corrente per la conquista del potere sul Pidì...)

Anna Finocchiaro (presidente dei senatori del Pidì): I nostri elettori sono seccati. “Ci risiamo,” ci dicono. Il Paese ha problemi più seri di cui occuparsi piuttosto che pensare ai processi del presidente del Consiglio. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2008). Seccati?! Qui le cose sono due: o agli elettori del Pidì (quei pochi che gli son rimasti) nelle vene circola acqua distillata al posto del sangue, oppure Anna (In)Finocchiaro li conosce poco. Data la sua scarsa frequentazione dei medesimi, noi propendiamo per la seconda ipotesi. (E però ci spiace notare che la Finocchiaro si sta rammollendo: ha dimenticato la neolingua di regime al punto da usare correttamente l’avverbio piuttosto...)

Walter Togliattino Veltroni: C’è tensione nell’opposizione. Nel pomeriggio Walter Veltroni si informa sulle motivazioni che hanno portato la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato a bocciare all’unanimità l’arresto del senatore Pidièlle Di Girolamo, accusato di falso per essersi candidato all’estero senza essere davvero residente in Belgio, come aveva dichiarato. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2008). Niente di strano: mentre il governo se la prende coi deboli rendendo i loro reati più gravi di quelli dei forti, la finta “sinistra” salva insieme al governo un prepotente d’infima tacca. Che ci troviamo da ridere? Il Veltroni che s’informa sul comportamento dei parlamentari del Pidì. S’informa come? Interrogando sé stesso allo specchio come Jim carrey ne Il Truman Show?
“Beppe” Fioroni (ex ministro della Pubblica Istruzione e vice-leader dei chierichetti del Pidì, parlando del cosiddetto Red – Riformisti e democratici – neopartito di finta “sinistra” messo sù da Massimo D’Alema): Si sono iscritti al fan club dalemiano come fosse il fan club dell’Inter. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2008). Che “Beppe” sia davvero così tontolone come noi lo dipingiamo? Sembra che creda davvero che il D’Alema sia più di “sinistra” di Veltroni. Invece di ringraziarlo, povero D’Alema, ché col suo Red qualche elettore fra i più gonzi al Pidì glielo conserva...

Goffredo Bettini (eminente eminenza grigia del Veltroni): Mangio dieci chili di mozzarella alla settimana. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2008). Meno male. Il suo aspetto, ogni volta che i media malauguratamente ce lo rammentavano, induceva in noi la disgustosa fantasticheria che si cibasse di materie assai peggiori.

Davide Bordoni e Massimo Cacciari (assessore alle Attività produttive della giunta Alemanno e sindaco di Venezia per la finta “sinistra”): Nei giorni scorsi era allo studio. Ora il divieto di circolare nel centro di Roma con sacche e borsone senza avere un’autorizzazione diventa un’ordinanza... A Venezia ha fatto lo stesso il sindaco Massimo Cacciari, ma il Bordoni ci tiene a sottolineare che l’ordinanza romana è più incisiva di quella veneziana... Scontenta la Confcommercio, che insiste che oltre ai venditori bisogna colpire con le multe anche i compratori. (La Repubblica, mercoledì 25 giugno 2008). Vorrà dire che fino a quando non sarà obbligatorio per legge entrare e fare acquisti nei negozi degli elettori di Destra, ci toglieremo lo sfizio di servirci solo ed esclusivamente presso la grande distribuzione. Non che ci piaccia neanche quella, intendiamoci bene, ma... una catena di supermercati, non andandoci, non è che puoi illuderti di contribuire a farla fallire.

Giulio Tremonti: La rinegoziazione dei mutui porterà a rate più basse anche di 90 euro. Ma i costi per chi cambia saranno alla fine superiori di 13.000 euro. Sono le cifre della convenzione sottoscritta tra il governo e l’Abi dopo l’iniziativa del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. (La Repubblica, martedì 24 giugno 2008). Noi l’avevamo detto ai fascistelli del Pidì che cominciavano a preoccuparsi: state tranquilli, nessuno nel governo turberà la vostra opera ventennale resuscitando l’idea che siano possibili politiche di Sinistra. Nemmeno Tremonti.

La finta “sinistra” italiana (1): In settecento, ieri davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, per manifestare contro il blocco salva-premier dei processi... Sul palco ci sono i vessilli di Rifondazione, verdi, dipietristi, e solo un’ora dopo l’inizio della manifestazione compare il tricolore del Pidì. (La Repubblica, martedì 24 giugno 2008). Il solo motivo per cui i dirigenti del Pidì in questo momento effettivamente ce l’hanno un po’ col Berlusconi è che li costringe a partecipare a qualche manifestazione convocata loro malgrado e a salire su qualche palco eretto senza interpellarli. Il cosiddetto “dialogo” e il governo “ombra” sono molto più appaganti: sentirsi così vicini al potere! Manifestare, invece, significa allontanarsene. Ed essere al governo è, se possibile, ancora più deludente, perché al governo, se non sei più che di destra, il potere non ti si fila neanche quel tanto che basta per prendersi il disturbo di venire a romperti la testa e la schiena a calci e a manganellate.

La finta “sinistra” italiana (2): Ho ricevuto l’invito a partecipare all’assemblea costituente del Pidì ( – vedi sotto – ) con soli cinque giorni d’anticipo. In questi giorni aspettavo di vedere l