ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata dalle scoperte di Massimo Fagioli

e dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma)

L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

Pensiero del Giorno.

Pensiero del Giorno n° 756

Pensieri precedenti

Dove un uomo non c’è, mai c’è stata una donna.

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Fanny, diciottenne, rivede la famiglia che lasciò quand’era bambina...

 

[Suo fratello] William era partito e la casa in cui l’aveva lasciata era ― Fanny non riusciva a nasconderselo ― da quasi tutti i punti di vista esattamente il contrario di ciò che avrebbe potuto desiderare. Vi regnavano il chiasso, il disordine, la sconvenienza. Nessuno si trovava al posto che gli sarebbe spettato, niente era fatto come si sarebbe dovuto fare. Non riusciva a rispettare i genitori. Non aveva alimentato speranze molto ottimistiche circa suo padre, ma ora lo vedeva così com’era: più incurante della famiglia, con abitudini peggiori e modi più grossolani di quanto si fosse aspettata. Non gli mancavano le capacità; ma la sua curiosità e le sue cognizioni non andavano oltre quanto riguardava la sua professione; leggeva solo il giornale e il bollettino della marina sui movimenti delle navi; parlava solo del cantiere, del porto, di Spithead e del Montherbank; bestemmiava e beveva; era sudicio e volgare. Non le era mai riuscito di rammentare, nel modo in cui l’aveva trattata in passato, qualcosa che si avvicinasse alla tenerezza. Nel ricordo le era rimasta soltanto una generica impressione della sua voce troppo forte e dei suoi modi rozzi; e ora quasi non le prestava attenzione se non per farla oggetto di qualche battuta volgare... Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli! Oppure:

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(Venerdì 17 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 17 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Solo i regimi scrivono sulle pareti delle Scuole

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Non mi meraviglia, purtroppo, con l’aria di regime che tira, che ci sia chi crede di poter scrivere le proprie “verità” sulle pareti delle Scuole. Non mi meraviglia, purtroppo, che ci sia chi crede di poter permetterlo e imporlo, e magari, addirittura, di poter vantarsene pubblicamente. E non mi meraviglia, purtroppo, che ci siano media ― di finta sinistra, è ovvio, poiché oggi è la finta sinistra, in Italia, che sta diventando regime in combutta con una parte della destra ― pronti a celebrare tali scempi.

Fece scalpore, qualche anno fa, il caso della “scuola leghista” di Adro, in provincia di Brescia, che l’amministrazione comunale di portatori di moccichino verde aveva creduto di poter “decorare” con ben 700 simboli leghisti di ogni dimensione. Com’è andata a finire? Così: nell’ottobre del 2013, per decisione della Corte dei conti, il primo cittadino di Adro, dopo aver dovuto rimuovere, dalle pareti della Scuola che forse credeva sua, la propaganda del regime che auspicava, è stato condannato a un’ammenda di 7.398 euro, mentre gli assessori se la son cavata con 528 euro a cranio.

Domanda: c’è qualche differenza tra propaganda “cattiva” e propaganda “buona”? Domanda ancora più netta: è possibile immaginare, sulle pareti di una scuola, una propaganda che non sia di regime?

No. Sulle pareti delle Scuole le autorità, quali che siano, NON possono scrivere. Punto e basta. Né possono arrogarsi il potere di far scrivere altri. Per il semplice motivo (forse non tanto semplice per certe intelligenze?) che non esiste, in Italia ― e non esisterà finché l’Italia sarà democratica ― un’autorità che detenga il potere di assoggettare i bambini e i ragazzi a una “verità” unica, che ne escluda ogni altra.

Immagino la possibile obiezione: ma se le “verità” sono belle, giuste, generose, intelligenti, umane, perché non si dovrebbe poter scriverle sulle pareti delle aule scolastiche?

L’obiezione, ahimé, è inconsistente, e non è difficile dimostrarlo.

Anche il più intelligente e generoso dei pensieri ― una frase di Gramsci, o di Gandhi, o di Albert Einstein, o di ogni altro genio o benefattore dell’Umanità ― una volta scritto sulle pareti di un’aula scolastica, si tramuta in un’imposizione ideologica. Diventa Verbo. Diventa, cioè (talora contro le intenzioni coscienti di chi non arriva a capire che, scrivendola su quelle pareti, non si limita a citarla, a proporla, ma, per effetto della maggior forza che l’autorità di cui è investito gli conferisce, la prescrive) una “verità” unica che, per il fatto di star lì da sola, non soltanto esclude tutte le altre, non soltanto limita (se non, addirittura, impedisce) la libera espressione del pensiero e la libera discussione, ma soprattutto coarta le giovani menti degli alunni a considerare quella particolare “verità” più vera di ogni altra.

Anche il più intelligente e generoso dei pensieri, cioè, una volta scritto sulle pareti di una Scuola, passa in secondo piano rispetto al diseducativo e disumano messaggio che diffonde. Qualunque cosa sembri dire, quello che in realtà dice ai bambini e ai ragazzi è: Esiste un’unica verità, ed è questa verità. Esiste il potere di farla scrivere sui muri invece di qualsiasi altra, ed è il mio potere.

Ma allora nessuno può scrivere sulle pareti delle aule scolastiche? Al contrario: tutti possono scrivere e autorizzare a scrivere su di esse, tranne le autorità (quale che ne sia il livello: dal presidente della Repubblica al singolo insegnante) il cui potere sui bambini e sui ragazzi conferirebbe a tali scritte un’aura di sacralità che tramuterebbe la Scuola in un centro di propaganda confessionale o ideologica o politica. “Cattiva” o “buona” che sia, la propaganda a Scuola non è ammessa. E una scritta sul muro, se disposta o consentita da un’autorità che ha il potere di escluderne altre, è sempre propaganda.

A Scuola ― cioè nelle Scuole dello Stato, istituzionalmente laiche ― i bambini e i ragazzi, hanno il diritto che tutte le idee siano loro correttamente esposte (e anche correttamente criticate, se l’una o l’altra di esse è ritenuta criticabile dall’uno o dall’altro insegnante). Ma questo significa che nessuna idea, per quanto valida possa apparire, può essere loro presentata come indiscutibilmente superiore al punto di vedersela pendere sul capo per nove mesi all’anno a esclusione di tutte le altre.

Altrimenti sarebbe molto facile tramutare le Scuole in “scuole” di regime senza parere, cioè con l’ipocrisia tipica dei regimi “soft” di finta sinistra. Basterebbe dire: Stai tranquillo, bambino o ragazzo: questo “Verbo”, che io faccio scrivere sulla tua testa perché ho il potere di farlo, non ti priverà della libertà perché dice cose buone, generose, umane. “Dimenticandosi” di dire, al bambino o al ragazzo, che chi lo priva della libertà non sono quelle cose buone, generose, umane, ma chi le tramuta in dogmi.

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(Lunedì 13 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Sedici grandi “firme” prendono posizione sul decreto Sblocca-Italia, che ― nel tentativo di “rilanciare” l’economia italiana ― rischia di essere un pesante contributo alla devastazione del paesaggio, e un regalo alle lobby. Un libro, corredato da 13 vignette dei più graffianti autori satirici italiani, disponibile gratuitamente in formato pdf, affinché si apra il dibattito nel Paese e lo Sblocca-Italia (che in realtà è un Rottama-Italia) si possa fermare. Clicca qui per scaricare gratuitamente il pdf dal sito Altreconomia.

(Mercoledì 15 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 10 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Giovedì 9 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Piccole Anticolane in fuga dalle monache

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Avete presente piazzale Flaminio a Roma? Sì, vero? Be’, provate a immaginarvelo nel 1951, la notte tra il 14 e il 15 novembre 1951, verso le tre. Fatto? E adesso immaginate il vigile notturno Gino Mucciarelli che sbuca in bicicletta da piazza del Popolo e... chi vede? Due “bimbette” di pochi anni che scappano perché non vogliono più stare dalle monache. Perché, con le monache, stanno troppo male.

Erano giorni terribili per l’Italia...

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(Martedì 7 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Sono sufficienti otto anni, circa tremila giorni e quasi duemila fotografie per documentare l’inesistenza del cielo non solo su Anticoli Corrado, ma su ogni punto della superficie terrestre? ScuolAnticoli, libera Scuola di Umanità, ne è così sicura che da oggi interrompe la pubblicazione della pagina che all’inesistenza del cielo è dedicata. Se continuassimo ad aggiornarla, infatti, sembrerebbe che stiamo cercando altre prove, che l’esperimento, in qualche modo, non sia concluso... No. L’esperimento è terminato da un pezzo: al di sopra delle nostre umane teste, delle nostre materiali e immateriali realizzazioni, delle nubi, dell’atmosfera terrestre, del sole, delle stelle, delle galassie e degli ammassi di galassie, insomma: al di sopra dell’Universo infinito ed eterno non può esserci altro. Ne siamo certi, come si suol dire?, al di là di ogni (morto e sepolto) dubbio. Qualcuno, leggendo queste righe, alzerà gli occhi... al cielo nella cui esistenza continua a credere? Ce ne dispiace per lui e per lei: chi è più pazzo, infatti, di chi crede niente l’infinito, e infinito il niente?

(Lunedì 6 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Perché Jorge Bergoglio si finge di sinistra parlando? Per dar modo ai fascisti di fingersi di sinistra applaudendolo. (Venerdì 3 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Roma, Fiumicino, 13 agosto 2014. Matteo Renzi saluta Jorge Bergoglio in partenza per la Corea del Sud. Foto Ansa/Alessandro Di Meo (dal sito del Giornale dell’Umbria).
(Venerdì 3 ottobre 2014. Luigi Scialanca,
scuolanticoli@katamail.com).

 

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Non lasciarci, cara Birgitt!

"Non lasciarci, cara Birgitt!" (Giovedì 2 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Veramente non appartengo a nessun Paese, salvo ad Anticoli per i lunghi anni di vita vissuta qui. (Birgitt Shola Starp, Vite intrecciate di artisti in Anticoli Corrado, in Aequa, 34, luglio 2008).

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Birgitt Shola Starp è su ScuolAnticoli qui (2008) e qui (2012)!

 

Premessa

Non ho detto a Birgitt che avrei scritto questo articolo. Dovevo farlo, lo so, e le chiedo scusa per non averlo fatto, ma temevo che lei, generosa e schiva com’è, mi negasse il suo consenso. Sia chiaro, quindi, che ogni eventuale inesattezza o superficialità delle righe che seguono sono da attribuirsi a chi le ha scritte. E ogni pregio, invece, a chi le ha ispirate.

 

La sera del 1° ottobre ho ricevuto da Birgitt questo messaggio: Ciao, cari amici! Per finita locazione chiudo il mio spazio espositivo/studio in via Roma 42, Anticoli Corrado. Fino al 14 ottobre vorrei cedere tutti i miei lavori, a offerta libera, al miglior offerente, invece di impacchettare tutto! Vi aspetto entro il 14 ottobre per dare nuova dimora alle mie opere! Baci, Birgitt.

Quel mattino avevo incontrato Birgitt in piazza delle Ville, dove mi aveva annunciato la sua intenzione di lasciare Anticoli e, prima di partire, di far dono alla Scuola di un suo bellissimo quadro.

Ci ho pensato sù tutta il giorno, poi mi son detto: è mai possibile che gli Anticolani lascino andar via una donna e un’artista come Birgitt senza cercare di trattenerla?... Per essere più preciso: è mai possibile che noi Anticolani (scusate se mi ci metto anch’io pur sapendo che c’è chi non lo tollera, ma è più forte di me) perdiamo una donna e un’artista come Birgitt senza dirle quanto ne siamo dispiaciuti? Senza dirle che il paese, dopo la sua partenza, non ci sembrerà, anzi: non sarà più lo stesso, e senza fare almeno un tentativo, ripeto, per indurla a cambiare idea? Non tanto per sé, quanto per noi?

Raccontando il suo primo arrivo ad Anticoli Corrado nel 1972, Birgitt, tra l’altro, ha scritto: Spronata a un’esplorazione dal vivo dal clima internazionale di arte e cultura da nomadi che trapelava nei racconti di Manfred Dietrich, accettai il suo invito a visitare Anticoli. Cercavo, infatti, un luogo per me che non rientrasse negli stereotipi e nelle regole fatte per distogliere le persone dalla vita vera: la Vita che già esiste, con le regole sue intrinseche, con le sue lezioni, i suoi rischi. I racconti di Manfred mi davano la sensazione che forse quel luogo esisteva davvero.

Conobbi così l’inglese Eric Hebborn e il suo compagno filippino Edgar Alegre [...]; conobbi Anticoli, la sua piazza con la fontana di Arturo Martini, il bar con Antonietta e Ciccu; conobbi Catena e la moglie Augusta; conobbi Schizzo e Latina nel loro ristorante; conobbi lo scultore anticolano Carlo Toppi, che mi parlò in tedesco svizzero, e il pittore spagnolo Mariano Villalta Lapayez, con cui non potei parlare in nessuna lingua che allora conoscessi. E m’incantai sulla piazza, da sola, a contemplare la presenza della Vita Vera che cercavo e che né in Danimarca né in Germania mi aveva incontrato, salvo in certi libri.

Sarà Birgitt, se ne sentirà il desiderio, a completare il suo bell’articolo per Aequa del luglio 2008 con l’interessantissimo, gioioso e insieme drammatico racconto di tutto il suo rapporto con Anticoli Corrado. A me, per sentire ed esprimere dolore per la sua partenza, son già sufficienti le poche (ma grandi) parole che ho citato, le poche (ma grandi) opere di Birgitt che ho avuto il privilegio di ammirare, le poche (ma grandi) cose che so di lei e il poco (ma straordinario) che mi sembra di averne capito.

Birgitt non è “solo” l’ultima testimone dall’interno di una stagione anticolana ― come definirla? il post-Sessantotto artistico ed esistenziale anticolano? ― che dovrebbe essere indagata, documentata, narrata e spiegata con immenso affetto e intelligenza (come, del resto, l’intera storia di Anticoli dell’ultimo secolo e mezzo che ha reso il nostro paese così particolare umanamente e culturalmente). Birgitt è anche una donna e un’artista che ― a differenza dei suoi compagni di allora e forse, in parte, nonostante essi ― è riuscita a superare quella stagione, a crescere, a evolversi, a realizzarsi ulteriormente sia dal punto di vista umano che come artista. E lo ha fatto qui, ad Anticoli Corrado, e ad Anticoli ha offerto e continua a offrire i frutti della sua storia straordinaria. Come la meravigliosa Danza delle anime gemelle, che dal 2006 rammenta ogni giorno alle Istituzioni anticolane l’esistenza e la supremazia degli affetti umani. Come le bellissime opere con cui ha partecipato, poche settimane fa, alla mostra collettiva Sette Percorsi in Bianco e Nero. Come, soprattutto, il suo esempio di instancabile ricercatrice di Vita Vera.

Davvero lasceremo che Birgitt vada via così, senza che il suo paese provi a dissuaderla? O a darle, almeno, l’occasione di spiegarci che ciò che pare un abbandono e una perdita sarà invece, per lei, il necessario punto di partenza di nuove, splendide realizzazioni? E per noi, come spesso accade dopo una separazione, un’opportunità di riuscire finalmente ad apprezzarla come ha sempre meritato e merita?

Narra Platone che 24 secoli fa, nel febbraio del 399 a. C., Socrate, sottoposto al più ingiusto dei processi da quegli Ateniesi che tanto gli dovevano, domandò di essere “punito” così: Quale pena merito di patire io? Un premio, o cittadini di Atene, se mi si deve assegnare quello che merito in verità. E quale premio si addice a un uomo che è povero e benefattore vostro, e solo prega d’aver agio e tempo per la vostra istruzione? Non c’è premio che meglio si addica, o Ateniesi, se non che tale uomo sia nutrito nel Pritanèo; ben più che non si addica a quello che con cavallo e biga o quadriga ha riportato vittoria nei giochi Olimpici. Poiché costui fa che voi sembriate felici, e io che lo siate; e quello non ha bisogno gli si dia da vivere, e io ne ho bisogno. Se dunque io debbo chiedere quello che mi spetta, questo io chiedo: di essere nutrito nel Pritanèo. (Platone, Apologia di Socrate, a cura di Manara Valgimigli, Bari, Laterza, 1966, p. 103).

Anticoli Corrado non ha, come l’antica Atene ― due millenni e mezzo prima che l’Atene di oggi fosse depredata dall’Europa delle tirannie finanziarie, delle destre e delle finte sinistre ― un Pritanèo dove mantenere, a spese della città, i grandi concittadini benemeriti, i condottieri e i vincitori delle Olimpiadi. Dovrebbe averlo, secondo me. E un giorno, se verranno donne e uomini migliori di noi, confido che lo avrà. Intanto ha però un Museo, che potrebbe allestire, per la grande anticolana Birgitt Shola Starp, un degno saluto che sarebbe anche la cornice più bella per pregarla tutti insieme di cambiare idea. E magari per chiederle di voler generosamente accettare, da ognuno dei suoi mille concittadini, un piccolo riconoscimento periodico, vita natural durante, di tutto quello che ha fatto per Anticoli Corrado.

Concedetemi di essere il primo: non lasciarci, cara Birgitt!

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Birgitt Shola Starp è su ScuolAnticoli qui (2008) e qui (2012)!

(Giovedì 2 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Jules Verne previde Osama Bin Laden

(o, se non lui, il terrorismo antioccidentale contemporaneo)

"Jules Verne previde Osama Bin Laden", di Luigi Scialanca. (Lunedì 29 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

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Dopo molte altre navi, da guerra e passeggeri, speronate e affondate con mostruosa ferocia insieme a tutti quelli che vi si trovavano, l’ultima vittima del sottomarino Nautilus fu, il 1° giugno 1868, una fregata inglese il cui nome fu tenuto segreto. Ecco gli ultimi istanti di quell’orribile tragedia nel racconto del professor Pierre Aronnax, del Museo di Storia naturale di Parigi, che era a bordo del Nautilus:

Eravamo prigionieri, testimoni forzati del dramma che incominciava. Chiusi tutti e tre nella mia cabina, ci guardavamo senza parlare. Io aspettavo, ascoltavo: nel silenzio, non vivevo che nell’udito.

La velocità si accrebbe: il Nautilus prendeva slancio. Tutto lo scafo fremeva.

Improvvisamente gridai. Si era prodotto un urto, ma abbastanza leggero. Sentii quasi in me la forza penetrativa dello sperone d’acciaio. E un suono come di rotture, di raschiamenti. Il Nautilus entrava nella nave nemica come un grosso ago nella tela!

Non potei reggere. Corsi nel salone.

Il capitano Nemo era là. Cupo, implacabile, guardava dal cristallo di babordo.

Un’enorme massa colava a picco, dietro quel cristallo; il Nautilus, accompagnandola, controllava la sua discesa nell’abisso. Vidi uno scafo squarciato in cui l’acqua affluiva spaventosamente, poi la doppia linea dei cannoni, i bastingaggi. Il ponte era coperto di ombre che si agitavano.

L’acqua saliva. Quei poveretti balzavano nel sartiame, si aggrappavano agli alberi. Era un formicaio umano, invaso dal mare.

Venne un’esplosione. L’aria compressa fece volare i ponti come se nella nave fosse scoppiato l’intero deposito di munizioni. Ne risentimmo un contraccolpo terribile, il Nautilus ebbe una forte deviazione.

Adesso il vascello sprofondava rapidamente. Intravidi le sue coffe affollate di vittime, le barre che portavano grappoli d’uomini, infine la cima dell’albero di maestra. Tutto scomparve nel risucchio.

Mi volsi a guardare il capitano. Non si era mosso. Quando la tragedia fu conclusa andò verso la porta della sua stanza, dove lo vidi entrare: alla parete di fondo erano collocati i ritratti di una donna ancora giovane, di due bambini. Li guardava. Poi tese le braccia verso di essi e s’inginocchiò piangendo.

Chi era il capitano Nemo? Perché progettò e fabbricò la prima “arma di distruzione di massa” della Storia, il sottomarino Nautilus? Perché divenne il primo terrorista antioccidentale di tutti i tempi?

Il 6 novembre 1867 egli si presentò a un gruppo di prigionieri, tra i quali il professor Aronnax, con queste parole: Siete dinanzi a un uomo che ha rotto i ponti con l’umanità. [...] Io non sono quello che voi chiamate un uomo civile! Ho rotto con la società intera, per ragioni che io solo ho il diritto di giudicare. Quindi, non ubbidisco alle sue regole. Sette mesi dopo, annunciando l’imminente terribile speronamento di cui abbiamo appena letto il resoconto, egli disse: Io sono il diritto, io sono la giustizia! Io sono l’oppresso. Quello, invece, è l’oppressore! Per sua mano ciò che ho amato e adorato e venerato, patria, moglie, figli, mio padre, mia madre, tutto ho visto perire. E tutto quello che io odio è su quella nave.

Qualche anno dopo, l’ultimo uomo che incontrò il capitano Nemo poco prima che morisse fu l’ingegnere statunitense Cyrus Smith. Ecco ciò che il capitano Nemo gli rivelò di sé stesso:

Sono un indiano, il principe Dakkar, figlio di un rajah della regione allora indipendente del Bundelkund e nipote dell’eroe indiano Tippo-Saïb. All’età di dieci anni mio padre mi mandò in Europa affinché ricevessi un’educazione completa, ma con il segreto desiderio che un giorno potessi lottare ad armi pari contro quelli che egli considerava gli oppressori del suo Paese.

Dai dieci ai trent’anni mi istruii in tutte le cose, e nelle scienze, nelle lettere e nelle arti spinsi i miei studi molto a fondo e lontano.

Viaggiai in tutta Europa. I miei nobili natali e la mia ricchezza mi imponevano all’attenzione di tutti, ma le seduzioni del mondo non mi attirarono mai. Benché fossi giovane e bello, rimasi serio, ombroso, divorato dalla sete di imparare, con un implacabile risentimento che mi rodeva il cuore.

Odiavo. Odiavo l’unico Paese in cui non volli mai metter piede, la sola nazione di cui rifiutai costantemente le lusinghe: odiavo l’Inghilterra, e tanto più in quanto sotto certi aspetti la ammiravo.

In me erano tutti gli odi feroci del vinto nei confronti del vincitore. Allevato negli ideali della rivendicazione e della vendetta, ineluttabilmente innamorato del mio poetico Paese oppresso dalle catene inglesi, non volli mai metter piede su quella terra per me maledetta, a cui l’India doveva la propria schiavitù.

Tutti mi vedevano come uno scienziato e un artista cosmopolita, ma in realtà ero molto di più: nel mio cuore ero rimasto indiano. Indiano per il desiderio di vendetta, indiano per la speranza che nutrivo di poter un giorno rivendicare i diritti del mio Paese, scacciarne lo straniero, restituirgli la libertà.

Tornai nel Bundelkund nel 1849. Sposai una nobile indiana il cui cuore sanguinava come il mio per le sciagure della nostra patria. Ne ebbi due figli che adoravo. Ma la felicità familiare non poteva farmi dimenticare l’asservimento dell’India. Aspettavo un’occasione. Si presentò.

Nel 1857 scoppiò la grande rivolta dei cipayes. Io ne fui l’anima. Organizzai l’immensa insurrezione. Misi i miei talenti e la mia ricchezza al servizio di quella causa. Pagai di persona; mi battei in prima fila: rischiai la vita come il più umile di quegli eroi insorti per liberare il loro Paese; fui ferito dieci volte in venti scontri, senza però riuscire a trovare la morte quando gli ultimi soldati dell’indipendenza caddero sotto i proiettili inglesi.

Il mio nome divenne famoso. Non mi nascosi, lottai a viso aperto. Fu messa una taglia sulla mia testa, e se pure non si trovò un traditore che la consegnasse agli Inglesi, mio padre, mia madre, mia moglie e i miei figli pagarono per me prim’ancora che fossi informato dei rischi che correvano a causa mia.

Ancora una volta il diritto era caduto di fronte alla forza. Tornai fra le montagne del Bundelkund. Là, ormai solo, colto da un immenso disgusto per l’umanità, pieno d’odio e di orrore per il mondo civile, deciso a fuggirlo per sempre, racimolai i resti del mio patrimonio, riunii una ventina dei miei compagni più fedeli e un giorno scomparimmo tutti.

Dove andai a cercare l’indipendenza che la terra abitata mi rifiutava? Sott’acqua, nelle profondità del mare, dove nessuno poteva seguirmi.

Lo scienziato si alleò, in me, all’uomo di guerra. Un’isola deserta del Pacifico ospitò i miei cantieri e là, su mio progetto, fu costruito un battello sottomarino. Lo chiamai Nautilus, mi ribattezzai capitano Nemo e scomparvi definitivamente sotto i mari.

Note

1. Questo articolo non è un’esaltazione di Osama Bin Laden, del terrorismo e della violenza. Ma, di sicuro, non è neanche una difesa della violenza e del terrorismo delle potenze dell’Occidente contro il resto del mondo, che già imperversava un secolo e mezzo fa e continua e imperversare ancora oggi. Il genio artistico di Jules Verne non “profetizzò” (in Ventimila leghe sotto i mari) “solo” il sottomarino, o (in Dalla Terra alla Luna) la conquista dello spazio: immaginò, anche, a quali estreme conseguenze avrebbe portato la disumana pretesa dei Paesi cosiddetti “civili” di ridurre in schiavitù l’intero pianeta. Ma le classi “dirigenti” di quei Paesi, oltre che disumane, erano (e sono) troppo imbecilli per ascoltare le “farneticazioni” di un artista, non è vero? E così, purtroppo, il capitano Nemo è diventato realtà.

2. I brani in corsivo sono tratti da due dei più famosi romanzi di Jules Verne, nato a Nantes nel 1828 e morto ad Amiens nel 1905: Ventimila leghe sotto i mari, pubblicato nel 1869, e L’isola misteriosa, pubblicato fra il 1874 e il 1875.

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(Lunedì 29 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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L’assassinio1 del padre buono, base di ogni potere disumano

L'assassinio del padre buono, base di ogni potere disumano

nell’Amleto di Shakespeare - Atto primo - di Luigi Scialanca

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dedicato a Eleonora

 

La Danimarca di Amleto si rivela fin dal primo istante un mondo capovolto: “Chi va là?” grida Bernardo, ufficiale della guardia, al soldato che è di sentinella, Francesco. Doveva accadere l’opposto, e Francesco, quindi, giustamente ribatte: “A te rispondere. Fermati e fatti riconoscere”. Poco dopo, infatti, è Francesco a dare l’altolà a Orazio e Marcello, benché ufficiali anch’essi, e il primo addirittura amico personale del principe Amleto.

Cosa è accaduto? Perché, e come, a Elsinore la realtà si è rovesciata?

Orazio è scettico. La sua battuta di spirito (Bernardo: “C’è Orazio?” Orazio: “Sì, ce n’è un pezzo”), lì per lì incomprensibile (ma che irrita Bernardo, pur nel doveroso rispetto da cui non deflette, al punto che non estende a Orazio il “buon” con cui saluta Marcello), si chiarisce quando Marcello annuncia: “Orazio dice che è soltanto effetto della nostra fantasia”. Orazio, cioè, è lì soltanto col “pezzo” più credulo di sé stesso. (Marcello, infatti, riferendosi allo spettro che tanto ha impressionato le sentinelle, parla già di “fantasma” ― “apparition” ― benché ancora non l’abbia visto; Orazio, invece, prudente, lo chiama “quella cosa” ― “that thing”).

Apriamo una parentesi, giacché siamo in argomento, sui modi in cui si parla dello spettro o si tenta di spiegarlo in questo primo atto. Orazio: “A quale particolare ordine d’idee appigliarmi, non so; ma grosso modo credo che questo presagisca lo scoppio di qualche grave calamità per il nostro Stato”. Ancora Orazio: “È un bruscolo, questo, che viene a infastidire l’occhio della mente” (corsivi miei). Orazio, cioè, interpreta l’apparizione come un turbamento dell’ordine mentale che prefigura uno sconvolgimento dell’ordine delle cose. (Non sa, infatti, che lo sconvolgimento è già avvenuto, e non è la ribalda dichiarazione di guerra di Fortebraccio al Regno di Danimarca, ed è molto più grave di essa). Amleto concorda con Orazio fin da prima di parlare con lo spettro (“C’è qualcosa che non va” ― “All is not well”, I,2) e la pensa così anche dopo (“Il mondo è fuor di sesto” ― “The time is out of joint” ― “o maledetto dispetto della sorte che io sia nato per rimetterlo in sesto”, I, 5). Ma aggiunge all’interpretazione dell’amico un elemento tanto importante da cambiarne, almeno in parte, il senso: lo spettro, dice il principe (quando ormai lo ha “ufficialmente” riconosciuto ― “Ti chiamerò Amleto, re, padre, regale danese”, ma ancora non sa se “rechi [...] aure di origine celeste o raffiche infernali”, I, 4) porta “l’orrore nella notte” e “mette in noi, vittime degli inganni della natura (ma il testo originale dice fools of nature, “stupidi per natura”), [...] tremiti di terrore al pensiero di cose irraggiungibili per le nostre anime” (I, 4). E ancora: “There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy” (I, 5).

Capiamo, così, che il “fuor di sesto” di Amleto non coincide del tutto col turbamento dell’ordine mentale e naturale a cui allude Orazio. Per quest’ultimo (più vicino a Claudio che ad Amleto, in ciò, come vedremo) l’ordine dev’essere ripristinato, punto, poiché “nella sua filosofia” non c’è altro né sulla terra né in cielo: o l’ordine, oppure la follia e la distruzione. Ad Amleto, invece, quello stesso turbamento dell’ordine ― e l’apparizione dello spettro che ne è, allo stesso tempo, l’annuncio e un sintomo ― lasciano intravedere l’esistenza di “cose irraggiungibili per le nostre anime”. Il che porta “orrore e terrore”, certo, ma ha anche il merito di permettere una “discesa” (o una “salita”) “al di sotto” (o “al di sopra”) dell’ordine costituito, naturale e mentale e statale. Il merito, insomma, di farci vedere qualcosa al di là della nostra filosofia.

Per Orazio, “seguire” lo spettro, cioè dargli retta, è solo perdere “il dominio della ragione” ― “the sovereignity of reason” ― e “precipitare nella pazzia” ― “madness”, I, 4 ― della quale avrebbe una gran paura anche se lo spettro non ci fosse (“Basta il solo posto, senz’altra causa, a mettere idee di disperazione in qualsiasi cervello che getti lo sguardo da tanta altezza sopra il mare”, I, 4). Per Amleto, invece, benché egli sia di gran lunga il più colpito dallo sconvolgimento in corso e dall’apparizione, tali eventi sono anche un’occasione positiva.

Perché?

Amleto, contrariamente a Orazio e a tutti gli altri, già prima dell’apparizione è (parole sue) “anche troppo al sole” (= “mal ridotto”, I, 2). Ha dentro “qualcosa che supera l’ostentazione, che supera quelle che sono appena le bardature e i paramenti del dolore” (I, 2). Amleto, addirittura, vorrebbe uccidersi: “Oh, se questa troppo, troppo compatta carne volesse struggersi, sciogliersi e ridursi in rugiada [...]! O Dio, Dio, quanto mi sembrano vieti, stantii, privi di senso e di costrutto tutti gli usi di questo mondo!” (I, 2). Amleto, cioè, già da sé è arrivato vicino alle “cose irraggiungibili dalle anime” di tutti gli altri, e proprio per questo è così turbato. Non sono i preparativi della guerra contro Fortebraccio (il “quotidiano fondere bronzo in cannoni” di cui parla Marcello, I, 1) a preoccuparlo, e del resto egli è ben più che preoccupato: soffre terribilmente, fin quasi al suicidio, per una realtà che non sente con “l’anima” (poiché per “l’anima” tale realtà è, appunto, “irraggiungibile”) né tanto meno con “la filosofia”, ma con qualcos’altro.

Con che cosa? Cercheremo (ma non basterà esaminare il primo atto) di capirlo andando avanti. Ma intanto possiamo cominciare a raccogliere indizi... Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli! Oppure:

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(Giovedì 18 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

[1] O, più “civilmente”, la rottamazione.

 

*

 

Da Segnalazioni: È lecito pensare che l’improvviso arresto del cardinale pedofilo da parte della gendarmeria di Bergoglio, con i conseguenti (blandi) “arresti domiciliari” (sic!) sia servita in realtà ― o almeno anche ― allo scopo di risparmiare all’orco una dentenzione “laica” molto, ma molto meno comoda?
(Domenica 28 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com
).

 

*

 

La “buona Scuola” di Matteo Renzi

L’unica buona Scuola di Matteo Renzi, del Pd democristiano e dei berluscisti è la Scuola morta, lo sappiamo da anni e ne abbiamo oggi l’ennesima conferma. Clicca qui per scaricare il mellifluo depliant pubblicitario di regime dell’ennesima finta riforma per derubare i bambini e i ragazzi italiani e per consegnarli a una casta di “caporali(alias i dirigenti scolastici e i loro “cocchetti”) e a insegnanti ridotti in schiavitù (tre anni di lavori forzati extra-contratto gratuiti, poi si vedrà) col ricatto del trasferimento forzato. E privati di ogni potere con il golpe scolastico della riduzione del Collegio docenti a consiglio dei docenti, cioè a organo solo consultivo. (Golpe che fa il paio, del resto, col colpo di Stato della riduzione del Parlamento a megafono del cosiddetto premier).

(Mercoledì 3 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

*

 

Capi, capetti, "caporali"

"Capi, capetti, caporali", di Luigi Scialanca. (Martedì 2 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com)

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Cosa c’è che non va? I capi.

In ogni impresa, in ogni attività, in ogni luogo, ovunque cerchiamo di realizzare qualcosa insieme, ecco che arrivano i capi.

Chi sono? Sono quelli che nella vita non sono riusciti né a stare insieme né a far da soli. Perciò vengono a infastidire noi, a ostacolarci, ad addolorarci, a farci fallire.

A far di tutto per sfasciare tutto.

 Non capi, no: “caporali”, nell’accezione che diede al termine il grande Totò.

Un capo vero andrebbe scritto con la C maiuscola, perché è l’opposto del “caporale”...

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(Martedì 2 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Prima di far di te stesso il custode di qualcosa, assicurati che NON sia l'Overlook Hotel. (Giovedì 20 febbraio 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

(Giovedì 20 febbraio 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Weblog quotidiano di informazioni e segnalazioni dalla stampa e dai giornali on line, di Fulvio Iannaco.

328/1000, Rose d'ottobre. Anticoli Corrado, 20 ottobre 2014.

Le Mille più Belle immagini di ScuolAnticoli...

328/1000, Rose d’ottobre. Anticoli Corrado, 20 ottobre 2014.

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Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell'Aniene prosegue con "Passeggiata a San Lorenzo": 40 immagini, una più bella dell'altra, cliccando qui!

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Omaggio alla Donna anticolana

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ScuolAnticoli ringrazia con tutto il cuore

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per aver concesso la trascrizione di questo interessante, importante frutto

delle sue generose, impegnative e sempre attente ricerche.

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Le bellissime foto di Benedetta della Classe 1999 - 2002 di Anticoli Corrado (e non solo): oltre 60 immagini, una più divertente dell'altra, cliccando qui!

Le bellissime foto di Benedetta

della Classe 1999 - 2002 di Anticoli Corrado (e non solo):

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C'è una persona per bene ad Anticoli, di libero pensiero, professionalità indiscutibile e raro spessore culturale, che non dovremmo mai smettere di ringraziare per il lavoro svolto con i nostri ragazzi negli ultimi venti anni. In un momento in cui la mediocrità sembra essere lo strumento migliore per il successo e elemento distintivo di molti uomini e donne delle nostre istituzioni, penso sia importante rinnovare pubblicamente la nostra più assoluta stima per Luigi Scialanca, da 23 anni grande professore di Lettere nella nostra scuola media e cittadino attento e partecipe alla vita della nostra comunità. Generazioni di ragazzi hanno avuto la fortuna unica di essere guidati a scuola e nella vita dai suoi insegnamenti, dalla sua didattica innovativa e di altissima qualità, dal suo esempio costante di impegno e serietà. Alcune sue iniziative didattiche, come quella del cineforum e del libroforum, hanno insegnato ai nostri ragazzi a non fermarsi all'apparenza, ad analizzare il senso vero e meno visibile delle cose e degli accadimenti, aiutandoli a diventare adulti consapevoli e responsabili. Molti di loro, alcuni ormai padri e madri a loro volta, ben consci della positiva influenza avuta sulla loro formazione dal suo insegnamento, ancora gli esprimono stima ed affetto. Ritengo che la sua presenza e il suo lavoro qui ad Anticoli (invidiato da molte scuole ed esempio per molti insegnanti), la sua umanità e il suo amore per i bambini ed i ragazzi siano beni preziosi da preservare. Grazie, professore, e buon anno scolastico. Laura Amicone.

Quando incendiarono il Comune di Anticoli... (Giovedì 12 giugno 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Quando incendiarono il Comune di Anticoli

Giovedì 25 aprile 1974, la prima pagina de l’Unità era dedicata al ventinovesimo anniversario della Liberazione dal fascismo e dal nazismo: Nel nome degli ideali della Resistenza e della vittoria sul fascismo25 APRILE: DIFENDIAMO UNITI LE LIBERTÀ E I DIRITTI CIVILI. L’editoriale, Il nostro “No”, era firmato dal comandante partigiano Arrigo Boldrini (1908-2008). Accanto a destra, molto grande, un titolo tipico di quegli “anni di piombo”: Dopo i criminali attentati terroristici dei giorni scorsi FASCISTA SORPRESO A MILANO CON DUE SACCHI DI ESPLOSIVO; in basso, ma molto più piccolo, un titolo non meno drammatico, Si spera nel rilascio di Sossi dopo il blocco delle ricerche, ricordava ai lettori che il magistrato Mario Sossi (1932, vivente) era da una settimana nelle mani delle “sedicenti Brigate rosse”...

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(Giovedì 12 giugno 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Torneo di pesca ad Agosta: Ottanta immagini, una più divertente dell’altra, cliccando qui!

Torneo di pesca ad Agosta domenica 8 giugno 2014

Ottanta immagini, una più divertente dell’altra, cliccando qui!

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(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi dal 1980 in poi...

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L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

ScuolAnticoli

La Terra vista da Anticoli Corrado

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata dalle scoperte di Massimo Fagioli

e dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma)

Aggiornata al 20-10-2014. Buon martedì 21 ottobre a tutti.

Pensieri precedenti

Pensiero del Giorno n° 756

Dove un uomo non c’è, mai c’è stata una donna.

Pensiero del Giorno.

Non tutti i Gatti vengono per Nuocere: Clicca e Vedrai!

 

 

 

 

L’immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell’artista danese Viggo Rhode (1900-1976).

L’ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

 

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