ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata alle scoperte di Massimo Fagioli e alla Costituzione.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma).

Pensiero del Giorno.

Pensiero del Giorno n° 1.071

Pensieri precedenti

Volersi liberi è molto meno compatibile

con l’affettività del volersi indipendenti.

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Dal futuro, in esclusiva per ScuolAnticoli, la copertina de le Scienze del febbraio 2027.

 

Michele è partito da questo strano mondo, un poco prima di me. Questo non significa niente. Le persone come noi, che credono nella fisica, sanno che la distinzione fra passato, presente e futuro non è altro che una persistente, cocciuta illusione”.

Albert Einstein

[da una lettera alla sorella dell’amico Michele Besso dopo la morte di quest’ultimo, citata da Carlo Rovelli ― fisico teorico, membro dell’Institut universitaire de France e dell’Académie internationale de philosophie des sciences, responsabile dell’Équipe de gravité quantique del Centre de physique théorique dell’Università di Aix-Marseille ― in Sette brevi lezioni di fisica, Milano, Adelphi, 2014, p. 65].

 

La speranza produce lo spazio e il tempo?

John A. Wheeler

[(1911-2008) ― fisico, dal 1938 al 1976 docente alla Princeton University e poi alla University of Texas ad Austin, insignito del premio Enrico Fermi nel 1968 e del premio Wolf per la fisica nel 1997 ― dal suo Diario inedito, citato da Amanda Gefter, giornalista scientifica, in Due intrusi nel mondo di Einstein, Milano, Raffaello Cortina, 2015, p. 351].

 

(Mercoledì 22 febbraio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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left 7, 2017.

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(Sabato 18 febbraio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 17 febbraio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Richiedenti asilo, benvenuti ad Anticoli Corrado!

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge (Costituzione della Repubblica Italiana, Princìpi fondamentali, articolo 10, comma 3).

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Sabato 11 febbraio 2017. Assemblea pubblica, indetta dall’Amministrazione comunale di Anticoli Corrado, sul Piano nazionale di ripartizione dei Migranti richiedenti asilo. Sottolineo: richiedenti asilo.

 

I fatti.

 

Il 2 febbraio il sindaco di Anticoli Corrado, Vittorio Meddi, e l’assessore Alessio Espositi, convocati in Prefettura insieme ad altri amministratori comunali del Lazio, sono stati informati che in base al suddetto Piano nazionale, elaborato dal ministero degli Interni, ogni Comune d’Italia deve, in proporzione al numero dei Cittadini residenti, accogliere un certo numero di Richiedenti asilo.

Sono stati informati, in altre parole, che l’accoglienza ai Richiedenti asilo ― cioè a donne, uomini e bambini in fuga da situazioni (attentamente verificate) di gravissimo pericolo per le loro vite ― non è una proposta, che si possa vagliare a tempo indeterminato e/o respingere: è un obbligo, al quale ogni Comune deve ottemperare quanto prima possibile.

Un obbligo, naturalmente, che chi non si è disumanizzato sente da sé, senza alcuna necessità che gli venga imposto. Ma che la legge, a chi non è più in grado di sentirlo, adesso impone.

I Comuni, tuttavia ― ha detto il prefetto ai nostri amministratori ― possono scegliere tra due modalità di ottemperare a tale obbligo:

1. Lavarsene le mani e lasciare che a decidere sia la Prefettura. Che in tal caso deciderà da sola, insindacabilmente, chi mandare ad Anticoli Corrado e a quali condizioni.

2. Elaborare un proprio progetto di accoglienza scegliendo, autonomamente e di concerto coi Cittadini, chi accogliere e come.

L’Amministrazione comunale di Anticoli Corrado, dunque ― hanno detto Vittorio Meddi e Alessio Espositi, coadiuvati da tutti i consiglieri di maggioranza ― propone ai Cittadini di scegliere la seconda modalità: realizzare un progetto di accoglienza per due-tre famiglie con bambini, cioè per dieci persone in tutto, dettagliato secondo le linee-guida previste dal Piano nazionale (alloggi, fornitura di gas, luce e acqua, occupazione, ecc.) e... sperare che venga accolto! Poiché, se il ministero degli Interni lo giudicasse inadeguato, Anticoli Corrado ricadrebbe nella modalità uno.

Il progetto ― della durata di tre anni, eventualmente rinnovabili ― sarebbe per il 95% a carico dello Stato e per il rimanente 5% a carico del Comune, ma con la possibilità, per quest’ultimo, di pagarlo non in denaro, ma offrendo ai Richiedenti asilo ― o, per meglio dire, alla Cooperativa che, sulla base del progetto, si prenderà cura di loro ― dei servizi che li aiutino a integrarsi nella nostra comunità: dunque, in definitiva, a costo zero per i contribuenti anticolani.

La gestione del progetto, infatti, verrebbe affidata a una Cooperativa (con almeno due anni di esperienza nel settore) che sarebbe però il Comune a individuare (ovviamente, con le dovute cautele riguardo all’affidabilità della medesima).

Per l’elaborazione del progetto, infine, l’Amministrazione comunale chiede la partecipazione e la collaborazione di tutti i Cittadini di umano sentire e di buona volontà.

I vantaggi di questa proposta mi paiono evidenti:

1. Ci dà modo di compiere un’azione umanitaria di cui essere fieri per il presente e per il futuro, e che avrebbe una più che positiva ricaduta sull’autostima e sull’immagine pubblica dell’intera Cittadinanza del nostro Paese. In altre parole: per averlo fatto, ci sentiremo tutti meglio.

2. Ci permette di decidere chi accogliere e come accoglierlo, anziché dover passivamente subire le imposizioni del ministero degli Interni e della prefettura.

3. Ci offre l’opportunità di accrescere la popolazione (anche scolastica) del nostro piccolo Paese accogliendo famiglie che non chiedono di meglio che integrarsi in un contesto civile, amichevole, affettuoso, dimenticando così, un po’ alla volta, gli orrori ai quali sono scampate per un soffio grazie a noi.

 

La “discussione”

 

Purtroppo, anziché un civile, costruttivo confronto, quello a cui ho assistito sabato 11 nell’Aula consiliare del Comune mi è sembrato, e non solo a me, un cieco attacco contro la Maggioranza da parte di un’Opposizione il cui primo obiettivo, più che quello di rispondere al dramma dei Richiedenti asilo e alle apprensioni di una parte dei Cittadini, è apparso quello di servirsene per sottrarre consensi all’Amministrazione e, probabilmente, per tentare di dividerne l’elettorato.

Discutere, infatti, sia pure in modo acceso, significa contrapporre alle idee e alle proposte dell’interlocutore altre idee e altre proposte. Ma gli “argomenti” dell’Opposizione, (addotti, da chi di fatto la dirige, il più delle volte urlando, e interrompendo chi per parlare aveva atteso il proprio turno) sono stati, invece, del seguente tenore:

A. “Tre anni fa, quando la Maggioranza eravamo noi, avete respinto una proposta identica!” Il che non risponde al vero, e per due motivi: 1. La proposta del 2014 non era affatto identica ma era, anzi, l’opposto dell’attuale, poiché non conteneva alcun progetto dell’Amministrazione, rimetteva ogni decisione alla prefettura, prevedeva l’arrivo di ben quaranta Richiedenti asilo ― un numero, cioè, sproporzionato alla popolazione di Anticoli ― e, quel ch’è peggio, si basava su un calcolo solo economico: accoglienza in cambio di denaro. 2. Quella proposta, presentata dall’allora sindaco Roberto Falconi, fu criticata, sì, per le sue inaccettabili caratteristiche, dai consiglieri dell’allora minoranza, ma non respinta, per il semplice motivo che essi, in quanto minoranza, non potevano respingere alcunché: chi la respinse, dunque, furono proprio gli Uniti per Anticoli, che si schierarono contro il loro stesso sindaco.

B. Idee? Nel corso dell’Assemblea, dall’attuale Opposizione non ne è venuta nessuna. Poiché beceri slogan come “Ci toglieranno il lavoro!”, “Bivaccheranno in piazza!” (o, addirittura, “Parlate di due famiglie, ma se si mettono a fare figli?!” e “Se poi qualcuno muore dove lo mettiamo, ché al Cimitero non c’è posto?!”) non sono idee, ma invettive rabbiose e insensate. Alle quali si sono aggiunti “discorsi” grotteschi come questa dichiarazione del “direttore” dell’offensiva: “Io non sono razzista, tant’è vero che il 14% dei miei dipendenti sono extracomunitari!” e, sùbito dopo: “Ma intanto i giovani di Anticoli sono disoccupati!”. Dichiarazione alla quale si sarebbe potuto ribattere domandandandogli come mai non li abbia assunti lui, i giovani di Anticoli, al posto di quel 14%...

C. Proposte? Solo questa: “Tutti gli 8.000 Comuni d’Italia devono respingere il Piano nazionale, e Anticoli Corrado dev’essere il primo!”. Dopo di che, mancava solo l’invito a tramutare il Comune in un fortilizio, circondarlo di sacchetti di sabbia e stiparlo di forconi!

Vittorio Meddi, Alessio Espositi e gli altri consiglieri di Maggioranza non sono caduti in queste provocazioni: hanno mantenuto la calma tentando, ogni volta, di ricondurre pacatamente gli avversari ai modi di una vera, corretta discussione, facendo appello all’umanità e alla civiltà degli Anticolani e chiedendo la collaborazione di tutti, anche degli oppositori, purché umana e costruttiva.

Ma potrà mai essere costruttiva un’Opposizione che urla oggi l’opposto di quel che ha solennemente approvato sette mesi fa? Come ha opportunamente ricordato il vice-sindaco Francesco De Angelis, infatti, il 29 giugno 2016 il Programma di governo dell’attuale Amministrazione, intitolato “Linee programmatiche del Gruppo consiliare Anticoli al Centro”, venne approvato all’unanimità, cioè anche dai consiglieri degli Uniti per Anticoli. Compresa ovviamente la parte, dedicata al Centro storico, in cui la nuova Amministrazione dichiarava: “[Nostro] obiettivo è la [sua] rivalutazione, che passa attraverso la ricognizione degli immobili sfitti, assegnabili tramite progetti mirati a nuovi nuclei familiari di immigrati che esprimano il desiderio di vivere il proprio futuro ad Anticoli Corrado”.

Come mai l’Opposizione, oggi, rinnega quel che solennemente sottoscrisse il 29 giugno scorso? È questo il valore che essa attribuisce alle proprie firme?

Così, poco dopo che il vice-sindaco Francesco De Angelis le aveva, come si suol dire, “rinfrescato la memoria”, l’Opposizione ha abbandonato l’Aula al séguito di chi la dirige. Dopo aver ottenuto un solo risultato: mettere in difficoltà non la Maggioranza, ma quei Cittadini, per la maggior parte donne, che erano intervenuti non per attaccare l’Amministrazione ma per esprimere le proprie comprensibili ansie e i propri legittimi dubbi, e che invece non hanno potuto farlo poiché le loro voci, tra le urla e i commenti sarcastici degli “oppositori a prescindere”, quasi non si son potute udire.

Ma la stragrande maggioranza delle Anticolane e degli Anticolani non si faranno intimidire: al contrario, e a dispetto di chi tenta di impaurirli, sono certo che saranno all’altezza dell’umanità e della civiltà che l’Amministrazione comunale, con questa proposta, ha dimostrato di riconoscere in tutti noi.

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(Lunedì 13 febbraio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Il Comune di Anticoli Corrado, come le Anticolane e gli Anticolani sanno, è povero anche perché, negli ultimi anni, centinaia di migliaia di euro di tributi e bollette non sono stati pagati. Giustamente, quindi ― ma con la dovuta cautela nei confronti della privacy e soprattutto della dignità umana dei debitori ― la nuova Amministrazione sta procedendo, se necessario anche con mezzi coattivi, all’esazione di tali somme.

Stiamo parlando di decine di famiglie. Eppure, inspiegabilmente o forse no, la “minoranza” del Consiglio comunale (termine, in questo caso, quant’altri mai adeguato in tutti i suoi significati) continua a scagliarsi contro una sola di queste famiglie in difficoltà segnandola pubblicamente a dito, con nome e cognome (poiché fare il nome della ditta da essa gestita, in un piccolo paese, equivale a fare il nome e il cognome di chi la gestisce) davanti all’intera Cittadinanza.

Come qualificare un simile comportamento? Non ci provo nemmeno, poiché per farlo dovrei usare dei termini di cui non mi piace servirmi.

Mi limito a dire che ho sofferto anch’io, in un passato non certo lontano, per consimili “attenzioni” ad personam, e so per esperienza, quindi, che in situazioni come questa si soffre così tanto, che perfino la salute può esserne danneggiata.

Mi domando, però:

È ammissibile che una famiglia in difficoltà economiche (ed essa sola, fra le tante che versano in analoghe difficoltà) debba vedersi pubblicamente additata e, per così dire, “messa alla gogna” davanti a tutti?

È ammissibile, per di più, che ad agire così siano persone che con ogni probabilità potrebbero aver avuto accesso ai dati riguardanti la morosità di quella famiglia mentre ricoprivano una pubblica funzione, ovvero per esserne state informate da chi la ricopriva?

Immaginate cosa accadrebbe se l’Enel o la Telecom, fra decine di migliaia di utenti che non hanno potuto pagare una o più bollette, affiggessero manifesti che denuncino uno solo di essi, e in modo che tutti possano capire di chi si tratta!!!

Ci sono o non ci sono delle leggi che vietano e sanzionano un simile comportamento?

Io, Luigi Scialanca, penso che tali leggi ci siano e come.

E aggiungo: non sopportando che solo una famiglia, fra le tante in difficoltà, sia trattata in questo modo, io, Luigi Scialanca, prossimamente mi asterrò dal pagare i tributi da me dovuti per poter farle compagnia autodenunciandomi pubblicamente come moroso.

(Giovedì 9 febbraio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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La mente, il linguaggio e il tempo secondo Arrival

Arrival (2016), di Denis Villeneuve (con Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker, dal racconto Storia della tua vita, di Ted Chiang) pone domande interessanti, offre risposte che non sono da meno, ed è bello e appassionante da vedere e... da sentire. Ecco (senza raccontarvi il film!) alcune riflessioni che mi ha suggerito.

1. L’ipotesi di Sapir-Whorf (o Sapir-Whorf Hypothesis, in sigla SWH), che il film cita e alla quale si ispira, afferma che il linguaggio non solo influisce sul pensiero, ma lo determina. Che il linguaggio, cioè, plasma la mente. O addirittura la crea.

È una teoria che non condivido. Penso che la mente umana sia un prodotto dell’evoluzione, cioè della natura, e che tra la mente e il linguaggio (come tra essa e tutti i nostri prodotti più o meno “riusciti”, cioè più o meno all’altezza della nostra umanità) si stabilisca e si svolga un rapporto dialettico dalle alterne vicende. Se così non fosse, noi non saremmo umani finché linguaggio, educazione e istruzione non ci rendono tali, e non potremmo (a meno di incontrare sovraumani Maestri venuti dallo Spazio o... dal Cielo) realizzare la nostra umanità meglio di come il linguaggio appreso e l’educazione e l’istruzione ricevute ci permettono di fare. Il che, prima ancora che moralmente inaccettabile, è scientificamente assurdo.

Ma nemmeno Arrival condivide a pieno l’ipotesi di Sapir-Whorf (che in realtà è una riproposizione in termini “moderni” di teorie vecchie di secoli) poiché, dall’inizio alla fine, oscilla tra il presentare la superiorità degli Alieni (raffigurata non solo come superiorità tecnologica, ma soprattutto come capacità di stabilire rapporti umanamente più validi della maggior parte dei nostri) da un lato, appunto, come se essa sia dovuta esclusivamente all’azione del loro linguaggio sulle loro menti, e dall’altro, invece, come un effetto della libertà delle loro menti dalla razionalità (essa sì appresa, e imposta dall’educazione e dall’istruzione) che opprime e soffoca le nostre rendendole anaffettive e calcolatrici. Inutile dire che la spiegazione che preferisco è la seconda.

2. Il linguaggio degli Alieni non è un linguaggio verbale, ma una silenziosa “emanazione” di immagini (logogrammi). Immagini che sono, allo stesso tempo, semplici e complesse: semplici perché circolari, complesse perché ognuna differisce da ogni altra per un numero molto elevato di dettagli significativi (clicca qui per un esempio). Questo linguaggio, ideato e realizzato per Arrival da un gruppo di esperti, mi è sembrato molto bello. In ogni scrittura della Terra, infatti, per quel che ne so, la bellezza del cerchio e delle linee curve è evocata e, tuttavia, tanto più “tradita” quanto più la scrittura si fa razionale e meccanica: nei logogrammi degli Alieni di Arrival, invece, fisicamente emanati dai loro corpi, essa domina incontrastata. Il che mi ha affascinato.

3. Le menti degli Alieni (grazie alla loro irrazionalità o, secondo Sapir e Whorf, al loro specialissimo linguaggio) non sono prigioniere di una concezione lineare del tempo e, pertanto, vivono un rapporto con gli eventi molto più valido del nostro. Ma anche su questo punto Arrival oscilla tra due ipotesi diverse: quella che il tempo non sia lineare poiché è circolare (idea antica almeno quanto l’ipotesi Sapir-Whorf), e quella ― che io trovo molto più convincente ― che esso non sia lineare poiché è... ubiquo. Poiché gli eventi, cioè, sono nel tempo come gli oggetti sono nello spazio: più o meno lontani tra loro e da noi, certo, ma ― a determinate condizioni, non tanto tecnologiche quanto soprattutto mentali ― mai irraggiungibili.

Vi ho fatto venir voglia di vedere Arrival? Ne sono lieto! Andateci! E poi, se vi va, riparliamone.

(Domenica 5 febbraio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Cosa accadrebbe se gli orologi rallentassero o accelerassero? Voglio dire: se ciò accadesse non al mio orologio, o al tuo, o al suo ― cosa che avviene di continuo ― ma a tutti gli orologi assieme, e a tutti nell’identica misura?

Non è possibile, direte voi.

D’accordo, può darsi che non lo sia. Ma se accadesse... ce ne accorgeremmo?

Be’, penso che se tutti gli orologi rallentassero o accelerassero (per un po’ o per sempre) nell’identica misura, noi continueremmo ad arrivare in orario agli appuntamenti ― e pian pianino, o svelti svelti, continueremmo ad arrivare, un brutto giorno, all’ultimo appuntamento della vita ― senza mai neanche sospettare che essi abbiano rallentato o accelerato.

E penso, dunque, di non poter dichiarare impossibile un fenomeno del quale, se si verificasse, non sarei consapevole.

Consapevole?, direte voi. Ma il nostro rapporto con la realtà non vive mica solo di consapevolezza! Se tutti gli orologi del mondo rallentassero o accelerassero insieme, nello stesso momento e nell’identica misura, noi non ne saremmo consapevoli, d’accordo, ma inconsciamente sentiremmo che qualcosa è cambiato, ne saremmo turbati e confusi come da una sorta di jet lag, cominceremmo a domandarci cosa ci stia accadendo e, prima o poi, troveremmo la risposta!

Può darsi. Ma ― dico io ― se gli orologi rallentassero o accelerassero non per un inconcepibile malfunzionamento simultaneo, ma perché il tempo nel suo insieme ha rallentato o accelerato, allora l’intera realtà rallenterebbe o accelererebbe con loro: il moto della Terra intorno al Sole e a sé stessa, la fioritura delle piante, il nostro metabolismo, le nostre percezioni, il nostro pensiero... Tutto, insomma! E in tal caso come faremmo a sentirlo, sia pure inconsciamente?

Dopo un simile evento, un oggetto ― un pallone, per esempio ― lanciato in aria con la medesima forza di ieri e in condizioni del tutto identiche, oggi ricadrebbe al suolo più lentamente ― o più velocemente ― ma i nostri strumenti di misurazione e i nostri sensi (compreso “il sesto”) non potrebbero attestarlo, poiché anch’essi sarebbero più lenti (o più veloci) in pari misura. I giorni durerebbero pur sempre ventiquattr’ore, le ore sessanta minuti, i minuti sessanta secondi, ma sarebbero giorni, ore, minuti e secondi più lenti (o più rapidi) di prima. E così la durata di qualsiasi oggetto o evento. E così le nostre vite.

Come forse sapete, proprio questo accadrebbe a un astronauta che si allontani dalla Terra, esca dal Sistema solare e viaggi verso la stella più vicina: in lui, nella sua astronave, e in ogni oggetto in essa contenuto, il tempo scorrerebbe più rapidamente che qui, ma senza che egli possa accorgersene o i suoi strumenti attestarlo. Se ne renderebbe conto solo al ritorno, quando troverebbe ad accoglierlo i suoi pronipoti!

Lo scorrere del tempo sulla Terra, infatti, a quanto pare, è determinato dalla locale curvatura dello spazio (tant’è che non si parla più del tempo e dello spazio come di due realtà distinte, né tanto meno come di due “categorie” percettive, ma come di un tutt’uno: lo spaziotempo). E la curvatura dello spaziotempo, a sua volta, è determinata dalla massa della Terra: ragion per cui, allontanandosi dalla Terra e dal Sistema solare, l’astronauta di cui sopra verrebbe a trovarsi in uno spaziotempo meno curvo e, di conseguenza, in un tempo più rapido.

Sembra, tuttavia, che in certe zone del nostro pianeta ― in corrispondenza delle quali, al di sotto della crosta terrestre, il mantello e il nucleo della Terra hanno una composizione diversa ― la gravità (cioè la curvatura dello spaziotempo) sia lievemente maggiore che in altre. Il tempo, in tali zone, scorre dunque più lentamente? E gli orologi, quindi, risultano colà lievemente rallentati? E le nostre vite, pertanto, a parità di ogni altra condizione, se ci trasferissimo in quei luoghi durerebbero più che altrove?

Pare che sia proprio così. Pare, addirittura, che chi va a vivere in montagna (da Roma ad Anticoli Corrado, per esempio) camperà qualche frazione di secondo di più che se fosse rimasto in città. E che, se dalla montagna precipitasse di nuovo in pianura piombando giù da un dirupo, il tempo, per lui o per lei, scorrerebbe sempre più lentamente a mano a mano che si approssimasse al (catastrofico) impatto col suolo.

Si tratterebbe, però, di differenze che definire minime sarebbe un eufemismo.

Una differenza quasi incommensurabile, invece, è quella tra la rapidità (o, per meglio dire, la relativa lentezza) di ogni nostro movimento fisico (compresi quelli interni, come la circolazione del sangue, il battito cardiaco, ecc.) e la ipervelocità dei nostri “movimenti” mentali: tra neurone e neurone, infatti, nei nostri cervelli e in ogni ramificazione dei nostri sistemi nervosi, gli impulsi elettrici “scoccano” alla velocità della luce: cioè, come forse sapete, a circa trecentomila chilometri al secondo (quanto basterebbe, per intenderci, per coprire la distanza fra la Terra e la Luna in poco più di un secondo, e quella fra la Terra e il Sole in otto minuti). Il che significa, se non vado errato, che il nostro tempo mentale, diversamente da quello fisico, è del tutto indipendente dalla locale (terrestre) curvatura dello spaziotempo: i nostri corpi si muovono alla velocità consentita loro dalla gravità della Terra, le nostre menti a una velocità che quasi niente, nell’intero Universo, può condizionare.

Attenzione: non è questo (ma ben altro) ciò che distingue noi umani dagli altri animali: perfino in un verme, gli impulsi nervosi sono altrettanto veloci!

No, qui la distinzione da fare è ― mi sembra ― un’altra.

L’evoluzione di tutte le specie della Terra, compresa la nostra, è stata locale: si è svolta, cioè, sotto la pressione congiunta di innumerevoli mutamenti genetici casuali, da un lato, e dell’ambiente terrestre dall’altro. Ragion per cui, i nostri corpi non possono sopravvivere fuori dal nostro pianeta senza portarsi appresso l’ambiente che glielo permette. Ma la velocità degli impulsi nervosi, in tutti gli esseri viventi, non è condizionata dall’ambiente locale e nemmeno, addirittura, dalla locale curvatura dello spaziotempo: infatti, poiché viaggiano alla velocità della luce, essi potrebbero farlo in qualsiasi punto dell’Universo (tranne, a quanto pare, in prossimità dell’orizzonte degli eventi di un buco nero).

Attenzione: NON penso e NON voglio dire, con ciò, che vi sia negli esseri viventi un che di acorporeo, né tanto meno di divino. Ma “solo” che la vita mi sembra essersi evoluta per “toccare” la realtà, o almeno per sfiorarla, anche dove essa non può fisicamente giungere. Anche a miliardi di anni luce da qui.

Come se gli esseri viventi non si siano evoluti e si evolvano solo localmente, ma anche universalmente. Per effetto di una pressione ambientale, infinitamente più vasta di quella terrestre, che dobbiamo ancora scoprire.

Ma che solo noi, i viventi umani (che però non saremmo mai comparsi se non ci fossero anche i viventi non umani) possiamo scoprire.

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L’immagine che illustra questo articolo è un particolare de La persistenza della memoria (1931, olio su tela), di Salvador Dalí (1904-1989).

(Mercoledì 1° febbraio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Vi sono donne che si credono tua madre. Furibonda.

Pazze? Non lo sai con certezza.

E tu? Come stai?

Forse, da quand’eri bambino, ti è rimasta dentro una fragilità: gli occhiacci, il muso di totale (e potenzialmente mortale) disamore, che ti faceva tua madre quando ti scoprivi e ti lasciavi scoprire in disaccordo con lei, riescono ancora a sconvolgerti.

Quegli occhiacci, quel muso, a un tratto così disumani, non erano arrabbiatura: erano un carcere in cui venivi mentalmente rinchiuso per sempre, se non ti ravvedevi”. Se i tuoi affetti e il tuo pensiero non tornavano, da sé, a mettersi il guinzaglio.

(Madri così non ti fanno quegli occhiacci, e non ti mettono quel muso, per qualcosa che hai fatto e che non dovevi fare. Non sentono, infatti, e perfino non vedono quello che fai. No di certo, poiché non ti amano. Qualsiasi cosa tu faccia, non puoi farle soffrire. Ma puoi farle freddamente impazzire ― puoi scatenare, in esse, la gelida furia del potere offeso ― se i tuoi affetti e il tuo pensiero si azzardano a divergere dai loro calcoli.

No, non vi è amore né odio nelle madri così: solo un metallico attaccamento al loro potere su di te, e una metallica capacità di difenderlo strenuamente. Contro tutti. Ma soprattutto contro di te).

Tu, addolorato, impaurito, sentendoti quasi morire ― sentendoti a rischio di venire ucciso! ― nonostante ciò resistevi. O, se cedevi, cedevi per finta. Continuando, sia pure in segreto, a coltivare i tuoi affetti e il tuo pensiero divergenti dai suoi calcoli. Resistevi, non cedevi ― o, se cedevi, fingevi ― pur sapendo che non saresti riuscito a nasconderlo a lungo, a una madre così.

Lei, prima o poi, te lo avrebbe letto in faccia: “Non sai, vero, com’è espressivo il tuo viso?” avrebbe detto, quando meno te lo aspettavi. “Non ti rendi conto, eh, che quel che pensi traspare da ogni tuo lineamento?”. E non lo avrebbe detto con ammirazione, sia pure fredda, né tanto meno con affetto, ma con l’ironia di un investigatore che trionfa su un criminale.

Oppure si sarebbe finta rabbonita, aspettando ― con un lievissimo, misterioso sorriso che non eri in grado, allora, di riconoscere come solo dipinto ― che tu, bambino, naturalmente desideroso di carezze e di baci, ti illudessi, smussando un poco i tuoi affetti e il tuo pensiero, di poter ancora essere amato.

E sì, devi ammetterlo, tu ci provavi a smussarli un poco, i tuoi affetti e il tuo pensiero ― a rischio dintrappolarti per sempre nei suoi calcoli ― pur di ottenere che quegli occhiacci e quel muso tornassero a simulare amore. Ma poi non bastava mai. Poi dovevi smussarli ancora di più, ogni giorno di più, sempre di più. E poi dovevi dimostrarle coi fatti, sottomettendoti a riti e cerimonie di espiazione, che dai suoi calcoli non divergevi più... Finché un bel giorno ti ribellavi di nuovo, appena un attimo prima che la tua mente e il tuo cuore morissero, e allora tua madre, furibonda come in realtà non aveva mai smesso di essere, tornava a chiuderti nel gelido carcere dei suoi occhiacci, del suo muso, della sua voce che non fingeva più di non essere dura e lacerante come l’ululato di un vento pieno di sabbia.

Gli anni passeranno, e tu sarai un uomo. Ne passeranno altri, e tu sarai un vecchio. E tua madre, povera donna, sarà morta senza aver mai, a partire da chissà quale momento, davvero vissuto. Ma tu ― per una fragilità che ti sarà rimasta dentro ― continuerai talvolta a incontrare (no, siamo onesti: continuerai talvolta a esporti) a donne così. Che si crederanno tua madre furibonda. E che crederanno te, anche se uomo o addirittura vecchio, loro figlio che non deve azzardarsi ― prim’ancora che con le parole, con gli affetti e col pensiero ― a divergere dai loro calcoli. Altrimenti ti faranno gli occhiacci. E il muso. E freddamente, senza passione, urleranno senza dir parola.

Tu ne soffrirai. Anche se, allo stesso tempo ― avendo resistito a tua madre ― sarai finalmente così forte, pur nella tua fragilità, da provare compassione per loro. E, compassionandole, ridere di loro.

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(Lunedì 30 gennaio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Da bambino e da ragazzino, per anni, sognai di fare l’astronauta. Ero così sicuro di non voler fare altro, che studiavo per conto mio astronomia e storia dell’astronautica, mi tenevo costantemente aggiornato sulle imprese spaziali americane e russe, e scrissi lettere (in italiano) a Werner von Braun (del quale allora non conoscevo i trascorsi nazisti) e a John Glenn, che cortesemente mi risposero. In estate, dopo cena, fino a tardi scrutavo la Luna, i pianeti e le stelle con un piccolo telescopio. E ogni settimana redigevo, su fogli di quaderno a quadretti piccoli, un giornalino illustrato astronomico-astronautico-fantascientifico che circolava tra i parenti al prezzo di cento lire.

Ma poi, finite le medie, i miei genitori riuscirono a convincermi, con argomenti non disprezzabili, a iscrivermi al Liceo classico anziché allo scientifico, come io desideravo. Tacendomi, però, che l’argomento per loro più importante era che se avessi scelto lo scientifico, avrei dovuto lasciare l’Istituto...

Così la mia vita prese una strada diversa. Ma la passione è rimasta intatta.

Eppure, ogni anno, quando le ragazze e i ragazzi di Terza media decidono sul proprio futuro, provo sempre una grande emozione e sono molto preoccupato per loro. Per quelli che all’apparenza non hanno sogni, naturalmente. Ma anche, e soprattutto, per quelli che mi sembra che li abbiano.

(Sabato 21 gennaio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Erra, o mente per ingannare, chi asserisce o ripete “a pappagallo che la violenza della Natura dimostra, o addirittura insegna, che noi non siamo niente.

Se davvero fossimo niente, infatti, non saremmo sconvolti e non proveremmo alcun dolore, quando un terremoto uccide e distrugge. Non soffriremmo, no, affatto, assistendo impotenti alla morte e alla distruzione... del niente. Soffriamo, forse, quando vediamo una pietra, rotolando giù da un declivio, schiacciare un insetto? Eppure, perfino un insetto è più che niente.

No. Noi proviamo un immenso dolore, quando la violenza della Natura uccide e distrugge, poiché sentiamo e sappiamo che ogni singola vita umana, anziché niente, è tutto. Poiché sentiamo e sappiamo che quel tutto, che ogni singola vita umana è, è un irripetibile infinito.

È vero l’opposto: la violenza” della Natura (che di per sé non è violenza) è tale soltanto per noi. Sia nel senso che nessun altro animale può sentirla e pensarla come tale (neanche mentre ne muore), sia (e soprattutto) nel senso che nessun’altra morte, dalla Natura causata, è la morte di un infinito tutto.

Solo a chi non vuole e non ammette che siamo tutto, la violenza” della Natura dimostra che siamo niente. Solo a chi, non volendo rimanere umano, odia l’umanità degli esseri umani. Perciò, per favore, se invece non siamo così, non ripetiamo “a pappagallo” questa pazzesca menzogna. Non mischiamoci, neanche in uno sciocco o disperato momento di superficialità, alla miseranda schiera di chi scambia il tutto col niente.

(Giovedì 19 gennaio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Interessante articolo su Le Scienze di gennaio: Un nuovo modo di vedere il linguaggio - Gran parte della rivoluzione linguistica operata da Noam Chomsky, compresa la spiegazione di come impariamo le lingue, è rimessa in discussione, di Paul Ibbotson, docente di Sviluppo del linguaggio alla Open University, con sede nel Regno Unito, e Michael Tomasello, condirettore del Max-Planck-Institut für evolutionäre Anthropologie di Lipsia, in Germania.

Secondo gli autori, “l’idea che il nostro cervello sia intrinsecamente dotato di uno stampo mentale per l’apprendimento della grammatica”, cioè la teoria della grammatica universale di Noam Chomsky, dopo oltre mezzo secolo di quasi incontrastato dominio sulla linguistica, la psicologia e le scienze cognitive, non è più sostenibile e “inizia a essere abbandonata in massa in seguito a nuove ricerche dedicate a molte lingue diverse e al modo in cui i bambini imparano a capire e parlare la lingua della propria comunità: ricerche che non confermano le asserzioni di Chomsky”.

“Nei fatti” sostengono Ibbotson e Tomasello, “l’idea di una grammatica universale innata è contraria alle prove, che rivelano invece che i bambini imparano la lingua attraverso le interazioni sociali e si esercitano nelle costruzioni della frase elaborate dalle comunità linguistiche nel corso del tempo”. Se nella capacità linguistica umana vi è qualcosa di preesistente alla nascita, si tratta piuttosto di “una facoltà specie-specifica di decodificare le intenzioni comunicative altrui: ciò che chi parla vuole dire”. Con la quale i bambini non imparano a parlare ubbidendo a strutture linguisiche innate ma poiché, desiderando comunicare, “corrispondono alle intenzioni comunicative (di coloro che cercano di capire) grazie allo stesso tipo di lettura delle intenzioni che facciamo tutti quando, per esempio, interpretiamo Puoi aprirmi quella porta? come una richiesta d’aiuto, e non di informazioni sulla nostra capacità di manovrare la porta.

C’è ancora molto da cercare e da capire perché “nel linguaggio infantile, oltre l’adesione alla norma grammaticale, vi è anche la creatività”. Ma che la grammatica universale sia in crisi è una buona notizia (con tutto il rispetto per i meriti scientifici e politici di Chomsky), poiché la teoria (platonica e cristiana) che nei bambini vi siano idee innate non è meno deleteria, per la comprensione di quel che rende unico l’animale umano, della teoria che essi siano tabulae rasae che resterebbero tali, se gli adulti non li istruissero e li educassero.

(Martedì 3 gennaio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Appollaiate sulle cime più alte, le Arpie piombano sui Bambini, li ghermiscono, e ne fanno strame per i nidi dai quali spiccano il volo.

Odiano tutti i Bambini, ma specialmente quelli che vengono da altri paesi. Odiano vederli felici, ignari di essere stranieri, insieme a compagni ignari che lo siano. Perciò le Arpie li aggrediscono per primi, frullando le nere ali, e gracchiando stonate ne storpiano i nomi fino a farglieli dimenticare. Insinuando così, nelle menti degli altri, il sospetto che i compagni venuti da lontano abbiano nomi estranei, diversi dai nomi umani. Poiché le Arpie li vogliono divisi, i Bambini, affinché comincino a perdere la naturale socialità. E con essa l’umanità.

Furono donne, in un tempo remoto. Ma fecero incubi di non voler più esserlo, e un brutto giorno si destarono da un sonno agitato tramutate in uccellacci dalle maschere di sfingi. Fuggirono, allora, le nostre piazze assolate e festose. Si annidarono sui picchi, nel vuoto e nel gelo. E di là presero a scagliarsi sui Bambini poiché l’umanità, in essi, è più intatta che negli adulti, e dunque alle Arpie più ripugnante a vedersi, ma anche più tenera e indifesa.

Dividendoli, impediscono loro di reagire e difendersi collettivamente. È l’astuzia di ogni predatore, ma le Arpie, a differenza di quest’ultimo, odiano le prede senza aver di esse alcun bisogno: le divorano non con le fauci, non inghiottendole, non digerendole, ma delirando di averne pieni i ventri a mano a mano che li confondono, li stravolgono e ― se ci riescono ― li disumanizzano. A mano a mano che li rendono, mostruosamente, creature proprie.

Iniziano, dicevo, rendendone alcuni stranieri agli occhi degli altri. E continuano, poi, a uno a uno, individuandoli e isolandoli tutti. Privilegiandone qualcuno col non aggredirlo, perché egli si creda superiore e i compagni si sentano inferiori. Starnazzando come ossesse su questo e su quello per farlo sembrare strano, anomalo, antipatico. E picchiando i più soli con le ossute ali nere, pesanti come magli, ferendoli coi gialli becchi puntuti, calpestandoli con le frigide zampe rugose.

Sui corpi dei Bambini non lasciano segni, lividi, piaghe? Sì, ne lasciano e come. Ma invisibili. E le madri e i padri, così, benché in vita loro abbiano creduto di tutto, non credono ai racconti dei figli, non credono che le Arpie li abbiano davvero attaccati, colpiti, lacerati, inghiottiti a metà senza lasciare segni, lividi, piaghe, sui piccoli corpi apparentemente integri.

Inganna i genitori, oltre che la credulità, l’ottundimento degli affetti e dei sensi che di essa è la causa. “Vedono” i figli allegri, contenti, perfino gioiosi, e non capiscono che lo sono, lontano dalle Arpie, come lo è negli intervalli tra un ascesso e l’altro chi è torturato dal dolor di denti: senza mai poter sperare, neanche per un attimo, che il dolore non torni. Che la nera tempesta starnazzante e gracchiante non si abbatta ancora sui loro piccoli corpi, da un momento all’altro, in un tempo che non sanno calcolare, e che perciò sentono sempre imminente.

E così accade perfino che vi siano donne e uomini del tutto “normali” ― che mai e poi mai alleverebbero ratti e piattole ― che recano cibo alle Arpie sottraendolo alle proprie magre risorse. Accade, perfino, che intere comunità si tassino ― pur non avendo quasi più mezzi neanche per procurarsi luce e acqua ― per nutrire le Arpie!

I Bambini paiono sani, malgrado non pochi siano già per metà divorati. Essi stessi, fidando nelle madri e nei padri, arrivano talvolta a credere che le Arpie siano buone, e cattivi siano loro. Finché, dopo anni, nei più fragili appariranno i primi sintomi di un disastro umano che si aggraverà per decenni. Sintomi di cui nessuno comprenderà la causa. Che nessuno collegherà agli attacchi di neri uccellacci appollaiati sulla cima più alta. Poiché nessuno ha l’amore e il coraggio, finché si è in tempo, di vederli e sentirli come li sentono e li vedono le Bambine e i Bambini ai quali nessuno crede.

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(Mercoledì 28 dicembre 2016. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Giovedì 19 novembre 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Lunedì 17 agosto 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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E se dal giorno in cui veniamo al mondo, anno dopo anno, con una serie di riti si tentasse di confondere, in ognuno di noi, l’esperienza umana della vita?

Se con un primo rito si cercasse di mistificare, nei nostri genitori e un domani in noi, il significato umano delle nostre nascite?

Se più in là, con un secondo rito, si tentasse dingannarci sul rapporto umano convincendoci che esso è sacrificio disumano di sé e dell’altro?

Se quindi, con un terzo rito, si cercasse di confonderci sullumana ricerca di ognuno di noi sulla propria storia riducendola a un’interminabile sequela di ammissioni e cancellazioni di colpe?

Se in seguito, con un quarto rito, si tentasse di cancellare, in ognuno di noi, il senso del fondamentale momento del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, e con esso il rapporto umano della donna con l’uomo e dell’uomo con la donna?

Se poi, con un quinto rito, si cercasse di devastare, in ognuno di noi, lumanità dell’amore, con le sue gioie e le sue sofferenze, raggelandola in un dogmatico dovere verso la divinità?

E se infine, con un sesto rito, si tentasse di falsificare il significato umano della morte spacciandola per una nascita? E alterando, così, il senso dell’intera vita?

Sarebbe mostruoso, vero?

Ebbene, dipende solo da noi che così non sia. Da ognuno di noi.

(Domenica 17 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 20 marzo 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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652/1000, Passeggiata a Bellegra, 8 luglio 2011.

Le Mille più Belle immagini di ScuolAnticoli...

652/1000, Passeggiata a Bellegra, 8 luglio 2011.

(Clicca sulla foto, per ingrandirla)   (Clicca qui per andare a vedere le prime 500)

(Clicca qui per andare a vedere le seconde 500)

Domenica mattina, 29 gennaio 2017, in piazza delle Ville ho ricevuto una coltellata al cuore che ricorderò finché campo. Ma non entrerò nei dettagli, non è di coltellate che voglio parlarvi. Vi dirò soltanto che poi sono stato male tutto il giorno. Dapprima “solo” moralmente, sentendomi offeso negli affetti e allo stesso tempo impaurito (poiché l’odio, oltre che ferirmi, mi fa tremare come per un pericolo imminente), poi anche fisicamente, come se mi stessi ammalando. E oggi, lunedì, quando mi sono svegliato, benché la sofferenza e la paura si fossero dileguate nel corso della notte (chissà, forse per un bel sogno?), il malessere fisico si era aggravato, tanto che sono andato a Scuola col timore di dover assentarmi già domani, nel pieno dell’ultima settimana prima degli scrutini...

Invece, come mi è successo altre volte, due ore con i ragazzi che mi aiutano a insegnare loro mi hanno completamente guarito. O almeno, così mi sembra.

Certi rapporti fanno star male, certi altri curano: è proprio così.

La Scuola, in particolare, ha questo potere, quando è davvero una buona Scuola. E che lo sia non dipende dalle tecnologie di cui dispone, e neppure dalle innovazioni didattiche e pedagogiche, ma dalla qualità del rapporto tra l’insegnante e gli alunni, e tra gli alunni e l’insegnante. Quanto più il rapporto è umano, tanto più fa star bene; quanto più lo è in entrambi, tanto più fa star bene sia lui che loro.

Tutto il resto è un di più. Il quale ben venga, sia chiaro, ma a condizione che non se ne faccia, superstiziosamente, un idolo.

Detto ciò, guardate la foto qui sopra (e, se volete, cliccatela per ingrandirla). È di Frank Meadow Sutcliffe (1853-1941), grande fotografo inglese, fu scattata nel 1893 a Whitby, e l’autore la intitolò Libera educazione. Protagonisti: Robert Ledley, un libero insegnante che per vivere faceva il pescatore (Whitby è una città di mare) e... i suoi liberi allievi.

Liberi? In che senso?

Non certo “liberi” dallo Stato, come immagino stiano pensando (ammesso che càpitino su ScuolAnticoli) gli spregiatori e i distruttori della Scuola pubblica. No: liberi da tutte le sovrastrutture (dalla tecnologia alle ideologie, dalla burocrazia all’occhiuta sorveglianza dei “caporali”) che alcuni stupidamente credono essenziali al rapporto tra l’insegnante e i bambini (o i ragazzi) che lo aiutano a insegnare loro. Mentre a quel rapporto (oltre, naturalmente, al sapere, senza il quale non si ha niente da insegnare) solo una cosa è essenziale: l’affettività.

(Post scriptum: mamme e papà di Anticoli, avete notato, nella foto, che quella libera classe è felice... nonostante sia una pluriclasse?)

(Martedì 31 gennaio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Una Scuola che funziona. Nonostante le pluriclassi.

E in cui i bambini arrivano dalle Elementari preparati e interessati. Nonostante le pluriclassi.

(Ripeto, ma solo per chi non vuol sentire o non è più in grado di pensare e capire: nonostante le pluriclassi).

(Gli alunni sono della Classe 2016-2019 della Scuola media di Anticoli Corrado. La perfetta ricostruzione in legno dell’esterno e dell’interno di un tempio greco è un’opera originale della loro professoressa di Educazione artistica, Alessandra Malatesta).

(Giovedì 26 gennaio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Ecco, finalmente, l’imperdibile video del

Saggio di Musica e Danza

della Prima, Seconda e Terza Media del 1996-97 !!!

Ad Anticoli Corrado, in piazza Santa Vittoria, il 10 giugno 1997,

con la prof.sa Mariangela Albanese e... ScuolAnticoli!

Cliccando qui!

30 bellissime immagini della fontana di Arturo Martini ghiacciata sabato 7 gennaio 2017... cliccando qui!

30 bellissime immagini della fontana di Arturo Martini

ghiacciata. Piazza delle Ville, sabato 7 gennaio 2017...

cliccando qui!

Il video del bellissimo Concerto del Complesso Bandistico Santa Cecilia di Anticoli Corrado di lunedì 26 dicembre 2016

Il video del bellissimo Concerto del

Complesso Bandistico Santa Cecilia di Anticoli Corrado

di lunedì 26 dicembre 2016

cliccando qui!

 giovani artisti della Terza Media di Anticoli Corrado espongono le loro prime opere nella splendida cornice del Civico Museo d'Arte moderna e contemporanea

I giovani artisti della Terza Media di Anticoli Corrado

espongono le loro prime opere nella splendida cornice

del Civico Museo d’Arte moderna e contemporanea:

35 immagini, una più bella dell’altra, cliccando qui!

E c’è anche un video!

Clicca qui per vedere le immagini del film!

E sui link qui di seguito per leggere anche il testo!

Omaggio alla Modella Anticolana

Clicca qui per scaricare il testo in .pdf     Oppure qui per scaricarlo in .doc

Storia di un “magnifico diciannovenne”, Karl Marx,

della ragazza, Jenny, che lo amò e da lui fu amata,

e della “pura perla” che per un attimo, ma non

per sempre, egli “tenne alta alla luce del sole”

Karl, Jenny, Heinrich e la pura perla

oppure, direttamente in .pdf, cliccando qui

A Ian Tattersall, paleoantropologo, scrittore e curatore emerito

dell’American Museum of Natural History di New York,

va riconosciuto un merito: è stato il “primo”

― anche se qualche decennio dopo Massimo Fagioli ―

a parlare dell’essere umano come di un caso unico tra i viventi...

Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli,

qui per scaricare il testo in .pdf o qui per scaricarlo in .doc

Il 22 gennaio 1891 nasce ad Ales, in Sardegna,

Antonio Gramsci (1891-1937).

Antonio Gramsci è su ScuolAnticoli in:

Una boccata d’aria pura

Antonio Gramsci sulla religione e sulla Chiesa cattolica

Antonio Gramsci sull’immaginazione e la fantasia (in .pdf)

Antonio Gramsci su Giordano Bruno (in .pdf)

Clicca qui per vedere il progetto e le immagini nei dettagli!

Clicca su questi link per il video della presentazione

Prima Parte - Seconda Parte - Terza Parte

girato da Carmine Toppi, con gli interventi del prof. Scialanca, degli architetti Misnoli e Saldaneri, e del pubblico in sala!

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Leggi qualche pagina in .pdf cliccando qui!

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Alla ricerca del tempo perduto...

Tutte le Classi della Scuola media di Anticoli dal 1982 in poi...

Tutte le Classi della Scuola media di Arsoli dal 1982 in poi...

Tutte le Classi della Scuola media di Riofreddo dal 1982 in poi...

Tutte le Classi della Scuola media di Roviano dal 1982 in poi...

E inoltre...

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi della Scuola Media Statale Celestino Rosatelli di Arsoli (Roma) e delle sue sedi staccate di Anticoli Corrado, Camerata Nuova, Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti, dai primi anni '80 a oggi

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi dal 1980 in poi...

dei ragazzi di ieri e di oggi di Anticoli, Arsoli, Camerata Nuova,

Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti,

dai primi anni ’80 a oggi.

ScuolAnticoli sulla Scuola

(per la Scuola vera, che è di tutti

contro la “scuola” “buona”, che è dei piddino-renzisti)

Perché noi Docenti non dovremmo eleggere i nostri rappresentanti nel comitato di valutazione

(Lunedì 16 novembre 2015)

La “buona” (da mangiare) Scuola renzista

(Venerdì 18 settembre 2015)

Chi è “il primo della classe”?...

(Sabato 12 settembre 2015)

Chi distrugge nei ragazzi la speranza nella Scuola?

(Lunedì 25 maggio 2015)

Un governo che aggredisce gli insegnanti davanti agli alunni non è diverso da...

(Lunedì 8 giugno 2015)

Perché blocchiamo gli scrutini?

(Giovedì 4 giugno 2015)

La “scuola” americana modello della “scuola” renzista: in 45

degli Stati Uniti la scrittura a mano è una materia facoltativa

(Sabato 30 maggio 2015)

La Scuola è un luogo di realizzazione nei rapporti umani...

(Mercoledì 13 maggio 2015)

La Scuola è sotto attacco in tutto il mondo...

(Domenica 12 aprile 2015)

Che cos’è la giustificazione delle assenze da Scuola?

Adempimento ed evasione dell’Obbligo Scolastico

La Fine della Rosatelli di Arsoli, simbolo della Distruzione

della Scuola degli Italiani e della nostra Memoria

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Il registro personale del docente - normativa

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lAntica Locanda Arcos ad Anticoli Corrado

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Le bellissime pagine della Maestra Cristina:

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left 7, 2017.

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I quattro libri fondamentali della teoria di Massimo Fagioli. In migliaia di pagine, la scoperta della teoria della nascita che ha demolito le false idee di religione e ragione. - L'asino d'oro edizioni.

Weblog quotidiano di informazioni e segnalazioni dalla stampa e dai giornali on line, di Fulvio Iannaco.

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Le 100 nazioni di provenienza delle 12.285 visualizzazioni di pagina effettuate su ScuolAnticoli nel gennaio 2017.

Le 100 nazioni di provenienza delle 12.285 visualizzazioni di pagina effettuate su ScuolAnticoli nel gennaio 2017: 6338 dall’Italia, 1559 dagli Stati Uniti, 254 dalla Romania, 232 dalla Cina, ecc.... (Servizio fornito da Aruba)

ScuolAnticoli non è una testata giornalistica o un periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità dei materiali. Pertanto non si può considerare un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7/3/2001: Clicca per continuare

ScuolAnticoli nacque nel 2003 dal lavoro, in orario extrascolastico, della Classe 2000-2003 della Scuola media di Anticoli Corrado, della signora Paola Scialanca e del professor Luigi Scialanca. Dall’agosto del 2006 è una Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca. Il contatore sottostante registra solo le visite alla homepage. Nel 2009 ScuolAnticoli ha avuto 89.853 visualizzazioni di pagina, nel 2010 125.454, nel 2011 150.974, nel 2012 137.123, nel 2013 150.110, nel 2014 160.679, nel 2015 163.144, nel 2016 130.944. Dal 1° gennaio 2017, 20114.

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L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

ScuolAnticoli

La Terra vista da Anticoli Corrado

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata alle scoperte di Massimo Fagioli

e alla Costituzione della Repubblica Italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma).

Aggiornata al 22-2-2017.

Buon giovedì 23 febbraio a tutti!

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Pensiero del Giorno n° 1.071

Volersi liberi è molto meno compatibile

con l’affettività del volersi indipendenti.

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L’immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell’artista danese Viggo Rhode (1900-1976).

L’ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

 

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