ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ma che ama e rispetta la Costituzione Italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma)

L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

Pensiero del Giorno.

Pensiero del Giorno n° 744

Pensieri precedenti

Grande è la soddisfazione di dimostrare, scrivere

e pubblicare l’opposto di ciò che impongono i capi.

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(Martedì 23 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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L’assassinio1 del padre buono, base di ogni potere disumano

L'assassinio del padre buono, base di ogni potere disumano

nell’Amleto di Shakespeare - Atto primo - di Luigi Scialanca

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La Danimarca di Amleto si rivela fin dal primo istante un mondo capovolto: “Chi va là?” grida Bernardo, ufficiale della guardia, al soldato che è di sentinella, Francesco. Doveva accadere l’opposto, e Francesco, quindi, giustamente ribatte: “A te rispondere. Fermati e fatti riconoscere”. Poco dopo, infatti, è Francesco a dare l’altolà a Orazio e Marcello, benché ufficiali anch’essi, e il primo addirittura amico personale del principe Amleto.

Cosa è accaduto? Perché, e come, a Elsinore la realtà si è rovesciata?

Orazio è scettico. La sua battuta di spirito (Bernardo: “C’è Orazio?” Orazio: “Sì, ce n’è un pezzo”), lì per lì incomprensibile (ma che irrita Bernardo, pur nel doveroso rispetto da cui non deflette, al punto che non estende a Orazio il “buon” con cui saluta Marcello), si chiarisce quando Marcello annuncia: “Orazio dice che è soltanto effetto della nostra fantasia”. Orazio, cioè, è lì soltanto col “pezzo” più credulo di sé stesso. (Marcello, infatti, riferendosi allo spettro che tanto ha impressionato le sentinelle, parla già di “fantasma” ― “apparition” ― benché ancora non l’abbia visto; Orazio, invece, prudente, lo chiama “quella cosa” ― “that thing”).

Apriamo una parentesi, giacché siamo in argomento, sui modi in cui si parla dello spettro o si tenta di spiegarlo in questo primo atto. Orazio: “A quale particolare ordine d’idee appigliarmi, non so; ma grosso modo credo che questo presagisca lo scoppio di qualche grave calamità per il nostro Stato”. Ancora Orazio: “È un bruscolo, questo, che viene a infastidire l’occhio della mente” (corsivi miei). Orazio, cioè, interpreta l’apparizione come un turbamento dell’ordine mentale che prefigura uno sconvolgimento dell’ordine delle cose. (Non sa, infatti, che lo sconvolgimento è già avvenuto, e non è la ribalda dichiarazione di guerra di Fortebraccio al Regno di Danimarca, ed è molto più grave di essa). Amleto concorda con Orazio fin da prima di parlare con lo spettro (“C’è qualcosa che non va” ― “All is not well”, I,2) e la pensa così anche dopo (“Il mondo è fuor di sesto” ― “The time is out of joint” ― “o maledetto dispetto della sorte che io sia nato per rimetterlo in sesto”, I, 5). Ma aggiunge all’interpretazione dell’amico un elemento tanto importante da cambiarne, almeno in parte, il senso: lo spettro, dice il principe (quando ormai lo ha “ufficialmente” riconosciuto ― “Ti chiamerò Amleto, re, padre, regale danese”, ma ancora non sa se “rechi [...] aure di origine celeste o raffiche infernali”, I, 4) porta “l’orrore nella notte” e “mette in noi, vittime degli inganni della natura (ma il testo originale dice fools of nature, “stupidi per natura”), [...] tremiti di terrore al pensiero di cose irraggiungibili per le nostre anime” (I, 4). E ancora: “There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy” (I, 5).

Capiamo, così, che il “fuor di sesto” di Amleto non coincide del tutto col turbamento dell’ordine mentale e naturale a cui allude Orazio. Per quest’ultimo (più vicino a Claudio che ad Amleto, in ciò, come vedremo) l’ordine dev’essere ripristinato, punto, poiché “nella sua filosofia” non c’è altro né sulla terra né in cielo: o l’ordine, oppure la follia e la distruzione. Ad Amleto, invece, quello stesso turbamento dell’ordine ― e l’apparizione dello spettro che ne è, allo stesso tempo, l’annuncio e un sintomo ― lasciano intravedere l’esistenza di “cose irraggiungibili per le nostre anime”. Il che porta “orrore e terrore”, certo, ma ha anche il merito di permettere una “discesa” (o una “salita”) “al di sotto” (o “al di sopra”) dell’ordine costituito, naturale e mentale e statale. Il merito, insomma, di farci vedere qualcosa al di là della nostra filosofia.

Per Orazio, “seguire” lo spettro, cioè dargli retta, è solo perdere “il dominio della ragione” ― “the sovereignity of reason” ― e “precipitare nella pazzia” ― “madness”, I, 4 ― della quale avrebbe una gran paura anche se lo spettro non ci fosse (“Basta il solo posto, senz’altra causa, a mettere idee di disperazione in qualsiasi cervello che getti lo sguardo da tanta altezza sopra il mare”, I, 4). Per Amleto, invece, benché egli sia di gran lunga il più colpito dallo sconvolgimento in corso e dall’apparizione, tali eventi sono anche un’occasione positiva.

Perché?

Amleto, contrariamente a Orazio e a tutti gli altri, già prima dell’apparizione è (parole sue) “anche troppo al sole” (= “mal ridotto”, I, 2). Ha dentro “qualcosa che supera l’ostentazione, che supera quelle che sono appena le bardature e i paramenti del dolore” (I, 2). Amleto, addirittura, vorrebbe uccidersi: “Oh, se questa troppo, troppo compatta carne volesse struggersi, sciogliersi e ridursi in rugiada [...]! O Dio, Dio, quanto mi sembrano vieti, stantii, privi di senso e di costrutto tutti gli usi di questo mondo!” (I, 2). Amleto, cioè, già da sé è arrivato vicino alle “cose irraggiungibili dalle anime” di tutti gli altri, e proprio per questo è così turbato. Non sono i preparativi della guerra contro Fortebraccio (il “quotidiano fondere bronzo in cannoni” di cui parla Marcello, I, 1) a preoccuparlo, e del resto egli è ben più che preoccupato: soffre terribilmente, fin quasi al suicidio, per una realtà che non sente con “l’anima” (poiché per “l’anima” tale realtà è, appunto, “irraggiungibile”) né tanto meno con “la filosofia”, ma con qualcos’altro.

Con che cosa? Cercheremo (ma non basterà esaminare il primo atto) di capirlo andando avanti. Ma intanto possiamo cominciare a raccogliere indizi... Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli! Oppure:

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(Giovedì 18 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

[1] O, più “civilmente”, la rottamazione.

 

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(Lunedì 22 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Che cos’è la giustificazione delle assenze da Scuola?

Che cos'è la giustificazione delle assenze da Scuola? (Domenica 21 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

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Il “rito” laico mattutino della giustificazione dell’assenza è l’abbraccio a distanza, rinnovato ogni giorno, che solennemente ribadisce, davanti all’alunno e figlio, l’alleanza tra genitore e insegnante nell’affetto e nella cura per lui.

 

La vignetta qui sopra si riferisce alla situazione degli Stati Uniti, dove le assenze da scuola sono ormai un problema nazionale (come si può vedere anche dalla fotografia che conclude questo articolo). Ad Anticoli Corrado le cose non stanno (ancòra?) così, e tutti ― genitori e insegnanti ― operiamo perché così non stiano mai. Affinché i bambini e i ragazzi anticolani non arrivino mai a considerare “normale” un così scarso rispetto per la propria vita scolastica da indurli poi, quando andranno alle “superiori” e godranno di maggiore libertà, a comportamenti che potrebbero essere molto rischiosi.

Perciò ho deciso di scrivere questo articolo: perché ho l’impressione che alcuni (ovviamente non solo ad Anticoli, e non solo tra i genitori) si siano fatti un’idea errata del significato della cosiddetta “giustificazione” delle assenze da Scuola. E che perfino una parte di noi educatori, quale che sia il ruolo che ricopriamo, non abbia ben chiari il valore e l’importanza di quell’umile “pezzetto di carta”.

Vi è chi “pensa” e dice, addirittura, che la richiesta, da parte degli insegnanti, della giustificazione dell’assenza da Scuola sia “una dimostrazione di sfiducia nei confronti della famiglia”!

Verso tale idea, chi opera nella Scuola e le famiglie stesse, a mio parere, devono essere compatti nel dimostrarne l’erroneità e la pericolosità. Da parte mia, faccio quel che posso da anni. E oggi con questo articolo, le cui intenzioni positive saranno comprese, ne sono certo, da chiunque non sia prevenuto.

La giustificazione delle assenze è l’opposto di una manifestazione di sfiducia nei confronti dei genitori degli alunni. È, al contrario, un pilastro (forse il pilastro) del rapporto di fiducia reciproca tra la Scuola e le famiglie, tra genitori e insegnanti. Senza la giustificazione, la Scuola (e le tante ore delle proprie vite che i bambini e i ragazzi vi trascorrono) perderebbero ogni significato, con le dolorose conseguenze che in altri paesi sono già in atto (come si vede dalle illustrazioni di questo articolo)... Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli. Oppure:

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L’insegna che negli Stati Uniti contraddistingue i locali pubblici responsabili. Il testo dichiara solennemente che il locale che lo affigge (bar, negozio, centro commerciale e quant’altro) non permette l’ingresso ai minori in orario scolastico. In basso, notate il numero della linea telefonica sempre attiva a cui chiunque è tenuto a segnalare le assenze ingiustificate da Scuola.

(Domenica 21 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Claudia onora ScuolAnticoli con la sua presenza con questa pagina e con questa.

(Martedì 16 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Come mozza le teste l'Europa e le nasconde in fondo al Mediterraneo. (Martedì 16 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

(Martedì 16 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Bentornata, Italia!!! Alla faccia di tutti quelli che non ci amano!!! (Clicca sull'immagine, se la vuoi in formato desktop!). (Mercoledì 10 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Bentornata, Italia!!! Alla faccia di tutti quelli che non ci amano!!! (Clicca sull’immagine, se la vuoi in formato desktop!).

(Lunedì 15 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Qualche altra “chicca” dell’intervista di Stefania Giannini, successore di Benedetto Croce sulla poltrona di ministro della Pubblica Istruzione, a il Fatto di martedì 9 settembre 2014? Eccole: Magari posso piacere, posso affascinare. Credo di essere gradevole. [...] Io sono sempre me stessa, anche se mi stendo a prendere il sole. Il paparazzo ha rubato un pezzo di me, s’è intrufolato in casa mia, perché il mio corpo è la mia casa: ne tengo cura, la miglioro, la capisco. [...] Io resto una ragazza di campagna. E così via, ma è meglio che vi risparmi le parti più paurose, cioè quelle più “serie”. Mentre i bambini e i ragazzi italiani soffrono, e gli insegnanti con loro, in una Scuola derubata e umiliata (e tra poco definitivamente distrutta da una “riforma” il cui unico, vero obiettivo, incostituzionale, è quello di privare i docenti della libertà d’insegnamento), la signora ministro discetta sulla propria avvenenza e sulle cure che prodiga al proprio corpo. Meschino, insensato disprezzo per tutti gli Italiani, oltre che per i bambini e i ragazzi e i loro insegnanti? No: il vero disprezzo non è della Giannini, ma di chi l’ha messa dove sta. Non era mica il povero cavallo di Caligola che disprezzava il Senato di Roma: era Caligola.

(Martedì 9 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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La grave ingiustizia del cosiddetto “accorpamento classi”

I bambini non sono sardine. (Giovedì 7 novembre 2013. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

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Contenuto dell’articolo:

1. I cosiddetti “accorpamenti” di classi sono illegittimi, dannosi e pericolosi.

2. Contro di essi, cosa possono fare i docenti, i genitori e (nelle scuole superiori) gli studenti?

3. La legislazione sulla sicurezza delle classi.

4. Modulistica per gli insegnanti e per i genitori.

 

1. I cosiddetti “accorpamenti” di classi sono illegittimi, dannosi e pericolosi.

 Nelle Scuole può il dirigente scolastico assegnare supplenze, anche brevi, per evitare che le classi siano “accorpate” (ancor più di quanto già lo sono per colpa dei governi italiani di finta sinistra-destra) danneggiando l’attività didattica e indebolendo la sicurezza fisica dei bambini?

Su questo punto cruciale è in corso una difficile, talora aspra, discussione fra molti dirigenti scolasti­ci e amministrativi, contrari (la parte più paurosa dei dirigenti? la più asservita alle forze politiche? qualcuno che, addirittura, ha contratto o vuol contrarre debiti di “riconoscenza” con la classe politica?) e la stragrande maggioranza delle/dei docenti, per la maggior parte favorevoli, sostenuti dai sindacati.

Perché le famiglie degli alunni non si fanno sentire?

Sul tema, quanto mai importante, mi è stato segnalato il testo che segue... Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli

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(Lunedì 8 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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La “buona Scuola” di Matteo Renzi

L’unica buona Scuola di Matteo Renzi, del Pd democristiano e dei berluscisti è la Scuola morta, lo sappiamo da anni e ne abbiamo oggi l’ennesima conferma. Clicca qui per scaricare il mellifluo depliant pubblicitario di regime dell’ennesima finta riforma per derubare i bambini e i ragazzi italiani e per consegnarli a una casta di “caporali(alias i dirigenti scolastici e i loro “cocchetti”) e a insegnanti ridotti in schiavitù (tre anni di lavori forzati extra-contratto gratuiti, poi si vedrà) col ricatto del trasferimento forzato. E privati di ogni potere con il golpe scolastico della riduzione del Collegio docenti a consiglio dei docenti, cioè a organo solo consultivo. (Golpe che fa il paio, del resto, col colpo di Stato della riduzione del Parlamento a megafono del cosiddetto premier).

(Mercoledì 3 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Capi, capetti, "caporali"

"Capi, capetti, caporali", di Luigi Scialanca. (Martedì 2 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com)

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Cosa c’è che non va? I capi.

In ogni impresa, in ogni attività, in ogni luogo, ovunque cerchiamo di realizzare qualcosa insieme, ecco che arrivano i capi.

Chi sono? Sono quelli che nella vita non sono riusciti né a stare insieme né a far da soli. Perciò vengono a infastidire noi, a ostacolarci, ad addolorarci, a farci fallire.

A far di tutto per sfasciare tutto.

 Non capi, no: “caporali”, nell’accezione che diede al termine il grande Totò.

Un capo vero andrebbe scritto con la C maiuscola, perché è l’opposto del “caporale”...

 

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(Martedì 2 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Giovedì 28 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

(Giovedì 28 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Con chi ha parlato di Anticoli Corrado il Corriere della sera?

Con chi ha parlato di Anticoli Corrado "il Corriere della sera"? - ScuolAnticoli chiede scusa alla memoria di Rafael Alberti a nome di tutti coloro che lo stimano e lo amano. (Domenica 24 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

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La prima riga: “Si dice sempre il paese dei pittori e delle modelle. Ora di artisti ve ne sono davvero pochi.” Addirittura davvero? Non bastava (e avanzava) pochi?

L’ultima riga: “Pare infatti che il sommo avesse la pessima abitudine di lasciare in giro conti aperti, salatissimi e mai saldati

 

Vorrei sapere con chi ha parlato, ad Anticoli Corrado, il giornalista Edoardo Sassi, prima di consegnare al più importante quotidiano italiano un articolo su Anticoli (Anticoli Corrado: tra artisti, modelle e conti mai saldati, di Edoardo Sassi, il Corriere della sera, domenica 24 agosto 2014) che per l’80% è la solita raccolta di aneddoti e banalità più o meno folcloristiche, per il 15% uno spot pubblicitario al Civico Museo d’Arte moderna e per il 5% in cui è “originale” e “attuale” due “perle” di una malevolenza più unica che rara contro due realtà, del passato del presente, di cui moltissimi Anticolani vanno giustamente fieri, ma che tutti dovrebbero tenere nel massimo conto.

 

Due doverose premesse. 1.: Non ce l’ho con Edoardo Sassi. Son sicuro che ha svolto scrupolose ricerche e si è documentato con grande impegno. Per questo mi domando: Con chi ha parlato? Chi, cioè, si è fatto un dovere di contrabbandargli le due “perle” che tra poco illustrerò?

2.: Amo il Civico Museo d’Arte moderna di Anticoli Corrado e ne sono orgoglioso come tutti gli Anticolani, d’origine o d’adozione che siano. Per questo mi domando: Chi si è servito del Civico Museo d’Arte moderna (con la complicità certo ignara del Corriere della sera) per un’operazione estremamente dubbia contro gli artisti di Anticoli e, quindi, contro Anticoli? Merita, un Museo come il nostro, di essere strumentalizzato a tali scopi?

Queste le premesse. Ma veniamo alle “perle”...

 

1. Chi ha detto al giornalista Edoardo Sassi che ora ad Anticoli gli artisti sono davvero pochi ha commesso una gravissima scorrettezza contro tutti gli artisti anticolani di oggi. Ma soprattutto contro i sette (voglio ricordare i loro nomi in ordine alfabetico, anche se so che gli Anticolani non hanno bisogno di sentirseli ricordare: Eclario Barone, Paula Caccavale, Luigi Caflisch, Patrizio Di Scullo, Valerio Falcone, Giancarlo Federico e Birgitt Shola Starp) che han dedicato ad Anticoli gran parte delle loro vite, della loro immensa umanità e della loro opera, e che in questi giorni (e almeno fino al 31 agosto) ancora una volta illustrano il paese che amano con la bellissima mostra collettiva (sottolineo la parola collettiva per indispettire, con essa, i tre-quattro individui che ad Anticoli si credono invece “unici”, “eccezionali” e “indispensabili”) Sette Percorsi in Bianco e Nero, nella bellissima chiesa della Trinità.

Chi ha detto al giornalista Edoardo Sassi che ora ad Anticoli gli artisti sono davvero pochi, e nemmeno una parola ha invece voluto spendere riguardo alla straordinaria esperienza degli artisti che ho appena citato, perché lo ha fatto? Forse la memoria (e la presenza a sé stesso e alla realtà che lo circonda) non gli funzionano più tanto bene? O forse l’ha fatto apposta, per sminuire e umiliare una ricerca e un percorso (anzi: sette percorsi) che gli danno molto fastidio perché, malgrado lui, stanno avendo un grande successo di pubblico e di critica? Sono domande alle quali sarei davvero felice di ottenere risposta. Insieme, però, alla domanda principale: chi è costui?

 

2. Chi ha detto al giornalista Edoardo Sassi che pare che Rafael Alberti avesse la pessima abitudine di lasciare in giro conti aperti, salatissimi e mai saldati? Perché costui ha voluto insozzare così non “solo” la memoria di un grande antifascista e grandissimo poeta, che ad Anticoli e alla Valle dell’Aniene ha donato versi immortali e pieni d’immenso affetto, ma anche tutti gli Anticolani che al “sommo” (come l’articolo lo definisce, ma con un’intenzione sarcastica che suscita sdegno) hanno dedicato una riconoscenza che sfida i decenni, oltre la targa che lo ricorda su una parete della casa in cui visse?

(Nota: quando domando chi non mi riferisco ― ripeto: non mi riferisco ― al “macellaio” a cui accenna l’articolo. Ritengo assai improbabile, infatti, che il giornalista abbia parlato con “macellai”. A meno che non si riferisca, con quel termine, a chi tratta Anticoli come carne da macello).

 

Concludo: chi ha parlato col giornalista Edoardo Sassi nei termini che ho esposto, a mio giudizio, ha voluto colpire, oltre i sette artisti citati e i tantissimi che li apprezzano, oltre la memoria di un grande antifascista e poeta come Rafael Alberti, soprattutto il passato e il presente più vivi, più appassionati, più creativi e più onesti di Anticoli Corrado.

Perché? Perché distruggere le radici storiche, culturali, artistiche e umane di questo paese, e i loro frutti odierni più preziosi, a costo di diffamarlo (servendosi di innocenti giornalisti e “macellai”, e strumentalizzando un prestigioso Museo) dinanzi all’Italia intera? Che senso ha?

La risposta è semplice quanto tragica: c’è chi vuole Anticoli per sempre umiliata, deprivata e sottomessa. Perché gli Anticolani non osino mai alzare la testa.

Del resto, individui di gran lunga più in alto non vorrebbero forse lo stesso per l’Italia e per l’Umanità?

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(Domenica 24 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Il Credente e la sua Cura

Il Credente e la sua Cura. (Giovedì 21 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

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Chi è il credente, allo stato puro? È chi può essere convinto di qualcosa ― qualunque essa sia ― che non ha pensato da sé. Che non ha visto coi propri occhi. Anzi: che non ha sentito con tutto il corpo. Insomma: chi può essere convinto di ciò che non gli è successo.

Come tale, il credente è chi può essere modificato e trascinato soltanto con la parola, senza toccarlo con alcun affetto, né positivo né negativo. Il credente, dinanzi alla fredda parola ― dinanzi alla parola ripetuta freddamente ― non è capace di ribattere: “Preferirei di no”. Il credente, se si sa come prenderlo, dice sempre: “Sì, credo”. E da quell’istante è spacciato.

Pochi, naturalmente, si riducono davvero in quello stato: il credente allo stato puro, il credente assoluto, è abbastanza raro, grazie alla relativa salute mentale della maggior parte dell’Umanità. Il tipo più diffuso è il credente-non credente, che vive in una perenne, tormentosa confusione tra sé stesso (cresciuto, più o meno felicemente, interagendo con tutti quelli che l’hanno più o meno toccato e amato davvero) e l’altro, che i suoi credi hanno fabbricato in lui senza toccarlo, con freddo odio.

Il credente è più sicuro e rassicurato del non credente? Sì, ma solo nella misura in cui ubbidisce al credo. Nella misura, cioè, in cui smentisce, preoccupa, addolora e fa impazzire sé stesso, quello vero.

Cosa può fare il credente per curarsi e star meglio? Smentire tutto ciò in cui crede, e tornare a ciò che sente. Non, cioè, opporre al credo un credo diverso (non, per esempio, credere a queste mie parole), ma sentire il puro piacere di dire affettuosamente: “Non credo”. Dare a sé stesso la gioia di esprimersi, per quanto approssimativamente possa farlo agli inizi, dopo una vita di umiliazioni da parte del credente installatosi in lui. E se, le prime volte, piacere e gioia fossero così intensi da sembrare dolorosi, e perfino paurosi, non preoccuparsi troppo: le gambe non fanno forse male, quando non si è camminato per tanto tempo? Ma nessuno se le fa amputare per questo.

Qualche semplice esercizio per cominciare? Ecco qua.

Prendete una credenza (non il mobile, ma un vostro credo) e provate a smentirla con tutti i sentimenti. Dite, per esempio: “Non credo in Dio”. Se vi sentite bene e non vi vengono idee pazze (del tipo: Se Dio non esiste posso ammazzare il vicino che sposta i mobili alle due di notte), allora procedete pure. Se, invece, le prime reazioni del vostro vero io improvvisamente libero dovessero preoccuparvi (succede, quando il vero io è stato troppo a lungo maltrattato e umiliato dal falso io credente), niente panico: interrompete sùbito l’esperimento (il vostro rumoroso vicino e l’intera Umanità ve ne saranno grati), tornate a credere in Dio e in seguito andate per gradi, cominciando da credenze minime per poi arrivare, piano piano, a credenze sempre più impegnative.

Se non vi sentite sicuri, partite da credenze minuscole, come la fiducia che quel che si vede nei telegiornali sia accaduto davvero, o la convinzione che sopra di voi esista veramente una cosa chiamata cielo. L’importante, per non rischiare contraccolpi distruttivi, è non aggredire per prime le credenze più delicate. Iniziare da: “Non credo che mio padre (o mia madre, o entrambi) mi abbia mai voluto davvero bene”, per esempio, potrebbe essere azzardato quanto iniziare a passeggiare in montagna scalando l’Everest. Fate le cose con calma, non abbiate fretta: a sostituire voi stessi col credente ci avete messo una vita, non potete pretendere di compiere il processo inverso in un amen.

Be’, la prima lezione è terminata. In bocca al lupo (se credete ai lupi)!

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(Giovedì 21 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Robin Williams, ennesima vittima di un '68 in cui "la pseudocultura dell'inconscio inconoscibile" "ebbe soltanto l'ideale della libertà" e "si rivelò un fuoco che distrugge senza scaldare". Perché "la libertà senza identità è anaffettività e dissociazione mentale e comportamentale" (Massimo Fagioli, "Esigenze e bisogni, bisogni ed esigenze", in "Left", 9 agosto 2014, pag. 44). (Martedì 12 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Robin Williams, ennesima vittima di un ’68 in cui “la pseudocultura dell’inconscio inconoscibile” “ebbe soltanto l’ideale della libertà” e “si rivelò un fuoco che distrugge senza scaldare”. Perché “la libertà senza identità è anaffettività e dissociazione mentale e comportamentale” (Massimo Fagioli, Esigenze e bisogni, bisogni ed esigenze, in Left, 9 agosto 2014, pag. 44).

(Robin Williams è su ScuolAnticoli ne L’attimo fuggente, 1989, Hook, 1991, e Genio ribelle, 1997).

(Martedì 12 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Politicanti servi delle tirannie finanziarie, in guerra contro l'Umanità e il Popolo italiano, stanno distruggendo la più moderna, la più saggia e la più umana delle Costituzioni. ScuolAnticoli non si rassegna al loro crimine: su ScuolAnticoli rimane in vigore la vera Costituzione della Repubblica italiana. Clicca qui per ritrovarla! (Martedì 12 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

(Martedì 12 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Gli occhi incutono timore? O ci ricordano che siamo umani?

Gli occhi incutono timore? O ci ricordano che siamo umani? (Martedì 5 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

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Sentite qua: Mettete una macchinetta self-service del caffè nell’atrio dell’università e disattivate il pagamento in monete. Accanto alla macchinetta mettete invece una scatola in cui ciascuno, a propria discrezione, può inserire il denaro che ritiene adeguato per la consumazione. Scegliete un periodo di afflusso uniforme. In certi giorni attaccate dietro la macchinetta un poster con immagini di occhi umani (o di una persona che sta guardando), in altri un poster con un prato fiorito. A parità di consumazioni, calcolate quanti soldi raccogliete nei giorni del poster “occhiuto” e quanti negli altri. Scoprirete che nel primo caso i clienti depositeranno, in media, una quantità di denaro decisamente superiore. In che cosa consiste la differenza? Nella mera sensazione di essere visti. Anche se non c’è nessuno nei paraggi, basta un occhio appeso al muro per sentirsi sotto controllo. Lo racconta Telmo Pievani, professore associato di Filosofia delle scienze biologiche dell’Università di Padova, su Le Scienze di agosto, da oggi in edicola (Il timore degli occhi altrui, pag. 16).

Ma è proprio vero, caro Telmo? O è uno di quei casi in cui la “filosofia” dello sperimentatore influisce sulla sua interpretazione dell’esito dell’esperimento (e, più in generale, sul suo modo di rapportarsi alle “scienze biologiche”) in un senso piuttosto che in un altro? E, in questo caso, in senso antiumano anziché umano?

Voglio dire: perché pensare che la vista degli occhi umani induca a una maggiore “onestà” suscitando “timore” e facendo sentire “sotto controllo”? Non potremmo pensare, invece, che la vista degli occhi umani, in noi Homines sapientes che siamo una specie naturalmente sociale, induca a una maggiore generosità ricordandoci che siamo umani? E questo perché è soprattutto negli occhi gli uni degli altri che fin dalla nascita intravediamo quello speciale “qualcosa” che ci distingue da ogni altro animale?

Io preferisco interpretare l’esperimento così, caro Telmo. E proprio per questo, se avessi scritto io quel pur interessantissimo e brillante articolo, non mi sarebbe passato neanche per l’anticamera del cervello di concluderlo, come fai tu, con un inno all’“occhio di Dio” e alla “sorveglianza sovrannaturale” che (niente meno) avrebbe favorito l’evoluzione di gruppi umani [...] in cui molti estranei cooperano fra loro e si fidano l’uno dell’altro. No, non mi sarebbe mai venuto in mente. O, se anche mi fosse venuto in mente, mi sarei vergognato di ripetere per la miliardesima volta la vecchia, stantia favoletta che siamo homines hominibus lupi che solo il controllo e l’autocontrollo (cioè soltanto la paura) possono indurre a comportarsi umanamente. Misero o ricco che sia l’emolumento per un articolo su Le Scienze, avrei cercato di guadagnarmelo in maniera un po’ più originale.

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(Martedì 5 agosto 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Prima di far di te stesso il custode di qualcosa, assicurati che NON sia l'Overlook Hotel. (Giovedì 20 febbraio 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

(Giovedì 20 febbraio 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Omaggio alla Donna anticolana

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316/1000, Simone Saccucci in "Rocce, spine, streghe - Il viaggio di Checchereché". Vallinfreda, 19 giugno 2011.

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316/1000, Simone Saccucci in Rocce, spine, streghe - Il viaggio di Checchereché. Vallinfreda, 19 giugno 2011.

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Le bellissime foto di Benedetta della Classe 1999 - 2002 di Anticoli Corrado (e non solo): oltre 60 immagini, una più divertente dell'altra, cliccando qui!

Le bellissime foto di Benedetta

della Classe 1999 - 2002 di Anticoli Corrado (e non solo):

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C'è una persona per bene ad Anticoli, di libero pensiero, professionalità indiscutibile e raro spessore culturale, che non dovremmo mai smettere di ringraziare per il lavoro svolto con i nostri ragazzi negli ultimi venti anni. In un momento in cui la mediocrità sembra essere lo strumento migliore per il successo e elemento distintivo di molti uomini e donne delle nostre istituzioni, penso sia importante rinnovare pubblicamente la nostra più assoluta stima per Luigi Scialanca, da 23 anni grande professore di Lettere nella nostra scuola media e cittadino attento e partecipe alla vita della nostra comunità. Generazioni di ragazzi hanno avuto la fortuna unica di essere guidati a scuola e nella vita dai suoi insegnamenti, dalla sua didattica innovativa e di altissima qualità, dal suo esempio costante di impegno e serietà. Alcune sue iniziative didattiche, come quella del cineforum e del libroforum, hanno insegnato ai nostri ragazzi a non fermarsi all'apparenza, ad analizzare il senso vero e meno visibile delle cose e degli accadimenti, aiutandoli a diventare adulti consapevoli e responsabili. Molti di loro, alcuni ormai padri e madri a loro volta, ben consci della positiva influenza avuta sulla loro formazione dal suo insegnamento, ancora gli esprimono stima ed affetto. Ritengo che la sua presenza e il suo lavoro qui ad Anticoli (invidiato da molte scuole ed esempio per molti insegnanti), la sua umanità e il suo amore per i bambini ed i ragazzi siano beni preziosi da preservare. Grazie, professore, e buon anno scolastico. Laura Amicone.

Quando incendiarono il Comune di Anticoli... (Giovedì 12 giugno 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Quando incendiarono il Comune di Anticoli

Giovedì 25 aprile 1974, la prima pagina de l’Unità era dedicata al ventinovesimo anniversario della Liberazione dal fascismo e dal nazismo: Nel nome degli ideali della Resistenza e della vittoria sul fascismo25 APRILE: DIFENDIAMO UNITI LE LIBERTÀ E I DIRITTI CIVILI. L’editoriale, Il nostro “No”, era firmato dal comandante partigiano Arrigo Boldrini (1908-2008). Accanto a destra, molto grande, un titolo tipico di quegli “anni di piombo”: Dopo i criminali attentati terroristici dei giorni scorsi FASCISTA SORPRESO A MILANO CON DUE SACCHI DI ESPLOSIVO; in basso, ma molto più piccolo, un titolo non meno drammatico, Si spera nel rilascio di Sossi dopo il blocco delle ricerche, ricordava ai lettori che il magistrato Mario Sossi (1932, vivente) era da una settimana nelle mani delle “sedicenti Brigate rosse”...

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(Giovedì 12 giugno 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Torneo di pesca ad Agosta: Ottanta immagini, una più divertente dell’altra, cliccando qui!

Torneo di pesca ad Agosta domenica 8 giugno 2014

Ottanta immagini, una più divertente dell’altra, cliccando qui!

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Quando in piazza del Mercato ci si arrampicava sulle rocce... Anticoli che non sparisce, su ScuolAnticoli.com, cliccando qui!

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(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi della Scuola Media Statale Celestino Rosatelli di Arsoli (Roma) e delle sue sedi staccate di Anticoli Corrado, Camerata Nuova, Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti, dai primi anni '80 a oggi

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi dal 1980 in poi...

dei ragazzi di ieri e di oggi di Anticoli Corrado, Arsoli, Camerata Nuova,

Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti, dai primi anni ’80 a oggi.

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L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

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Pensieri precedenti

Pensiero del Giorno n° 744

Grande è la soddisfazione di dimostrare, scrivere

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L’ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

 

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