ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata dalle scoperte di Massimo Fagioli e dalla Costituzione italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma).

Pensiero del Giorno.

Pensiero del Giorno n° 871

Pensieri precedenti

Forse, ama davvero le donne solo chi mai è stato

in pericolo di non amarle. O lo ha del tutto vinto.

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Le armi non sparano da sole. Una certezza disumana sì.

Le armi non sparano da sole. Una certezza disumana sì.

Il sistema Usa, modello dei governi e delle classi dirigenti europee di destra e di finta sinistra, non è basato sulle armi, come si sostiene, ma sulla disumana certezza che il nemico, nel mondo o a due passi da casa (o addirittura in casa) debba essere annientato.

Un sistema, come dice uno che stimo molto, fondato sulla certezza disumana che essere è eliminare.

Il più grande aiuto che possiamo dare agli Americani è rifiutarlo, questo loro “bel” sistema. E, prima di tutto, rifiutare lidea mostruosa che lo sorregge.

(Tabella a pag. 17 del Corriere della sera di venerdì 28 agosto 2015).

(Venerdì 28 agosto 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Mercoledì 26 agosto 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Lunedì 17 agosto 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Chi ha ragione e chi ha torto, tra Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, e Nunzio Galantino, segretario (generale) della Conferenza episcopale italiana? Tra il Salvini che dichiara, per esempio, che in Italia si sta compiendo una sostituzione etnica (Roma, piazza del Popolo, 28 febbraio 2015) e il Galantino secondo il quale (intervista a Radio Vaticana, 10 agosto 2015) in Italia c’è un atteggiamento che viene purtroppo alimentato da questi quattro piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse?...

Be’, a parer mio la ragione e il torto, almeno in fatto di razzismo (ma forse anche in altri ambiti) non esistono: o si è razzisti o non lo si è.

Il Salvini, certamente, lo è: è un razzista e un propagatore di razzismo, lui e tutti quelli che parlano e scrivono con la stessa disumanità, insensatezza e violenza. E il Galantino? E il suo datore di lavoro, Jorge Bergoglio?

Io penso che non lo siano di meno. Anzi: che forse lo siano di più. Molto di più.

Non “solo” perché Bergoglio ha dichiarato (8 gennaio 2014) che un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso. Grazie a questo sacramento i cristiani sono immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d’amore di tutta la storia. E grazie a questo amore possiamo vivere una vita nuova, non più in balìa del male, del peccato e della morte, ma nella comunione con Dio e con i fratelli: parole da incomparabile Maestro di razzismo, dinanzi alle quali anche il peggior Salvini sembra un chierichetto...

Non “solo” perché il Galantino, commentando il referendum che ha introdotto in Irlanda le nozze gay, ha parlato (lo ricorda il Corriere della sera di oggi) di delirio dell’emotività e sonno della ragione (come se si possa essere razzisti “solo” contro i gay senza essere razzisti del tutto: lo ripeto, razzisti, o lo si è o non lo si è)...

Ma, soprattutto, perché tutti i razzisti come Salvini son “figli” della stessa “madre”, cioè dell’idea di Dio.

L’idea che esista un Dio, infatti, è l’idea che noi esseri umani siamo inferiori a un Essere perfettissimo e onnipotente. Talmente perfetto da giudicare quanto siamo a Lui vicini o da Lui lontani. Ma l’idea che si possa essere più o meno vicini a un Essere perfettissimo che altro è se non l’idea che noi esseri umani non siamo uguali?

Attenzione: non che non siamo uguali perché alcuni sono più bravi a fare il caffè e altri meno, o perché alcuni ammazzano e altri salvano vite... No: non siamo uguali perché alcuni sarebbero più umani (i bambini battezzati, per esempio) e altri meno umani (i bambini non battezzati, per esempio). Perché alcuni, cioè, sarebbero più vicini a... un niente, e altri, da quel... niente, sarebbero invece più lontani.

Niente?! Ma che dici?! Dio per te è niente?!... Be’, vedete, il fatto è che miliardi di donne e di uomini non l’hanno mai visto, Dio. E ognuno, dunque, quando pensa a quel non visto-niente, lo riempie come gli pare: chi se lo raffigura bianco, chi nero, chi eterosessuale, chi gay, chi assolutamente non somigliante ai Rom, chi assolutamente non somigliante agli Ebrei, chi assolutamente non somigliante ai Cristiani... eccetera.

In un’idea vuota, ognuno ci mette quel che vuole. Dopo di che, giudica meno perfetto, meno umano, chi dalla sua idea si discosta. Questa è la Madre dei razzisti.

Poi si può anche definire il Salvini un piazzista da quattro soldi, e si può anche, astrattamente, avere “ragione”, definendolo così. Ma ciò non toglie che le “idee” che il “piazzista” mette... in piazza non esisterebbero, se non le figliasse, sempre incinta, l’idea che gli esseri umani non sono uguali.

Chi è più piazzista? Il piazzista, o chi i piazzisti li fabbrica (e poi, per incantare i non-razzisti ingenui, li insulta)?

(Martedì 11 agosto 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Gabriella B. fu mia compagna di Scuola, per qualche mese, nel secondo anno di Liceo classico all’Istituto Francesco Vivona di Roma. Apparve e scomparve, come una stella cadente, e anche in quel tempo brevissimo si assentò molto spesso. Poi non la rividi mai più. O chissà, forse sì.

A un certo punto mi chiese di aiutarla a studiare, a “mettersi in pari”. Perché proprio a me, che me la cavavo ma non ero certo il primo della classe (mi piacevano troppo le ragazze e le mie letture, per esserlo)? Non me lo disse, e io non glielo domandai. Forse.

Per alcune settimane, dunque, andai a trovarla a casa, in certi pomeriggi invernali che sembravano notti, spostandomi in autobus dall’Eur, dove malauguratamente risiedevo (ma d’altra parte, se avessi abitato altrove, forse non l’avrei conosciuta) a una vietta, dalle parti di piazza dei Navigatori, della quale ricordo soltanto che portava un nome di donna. E importante, con ben due cognomi.

Com’è naturale, di Gabriella B. m’innamorai all’istante. Il che, come tutti sanno, non può essere spiegato. Ma “facilitato” sì: prima di tutto dal fatto che mi aveva chiesto di aiutarla (a quel tempo, infatti, ignorando e non volendo sapere di quanto aiuto necessitassi io, trovavo molto seducenti le ragazze che condividevano questa mia presunzione fino al punto di chiedermi di aiutare loro); poi dal fatto che sembrava (e forse era) già una donna adulta, avendo “ripetuto” un anno o due (il che, per noi che avemmo diciassette anni nel ’68, era la più affascinante delle caratteristiche, in una fanciulla); poi dal fatto che suscitava in me una drammatica tenerezza (viveva, come una Raperonzolo, con zie ottocentesche in una casa sempre un po’ buia: ricca, sì, ma anche mestamente ingombra); e infine, e soprattutto, dal fatto che era straordinariamente bella: una brunetta dagli occhi scintillanti e consapevoli, minuta e tuttavia dolcemente flessuosa, sempre in minigonna, e riservata fino al mistero.

M’innamorai di lei, dunque, ma capii quasi sùbito di non avere speranze: mi trattava come un simpatico fratellino, e di tutti i miei scalpitanti sentimenti ne ricambiava solo uno: la tenerezza.

Perché arrivò a secondo trimestre iniziato? Dov’era stata fino a quel momento? Si era forse tagliata un polso? O fu davvero un gatto, graffiandola a sangue, a imporle per settimane quella fasciatura?

Un giorno mi rese felice... clicca qui per continuare a leggerlo in .pdf - oppure clicca qui per continuare a leggerlo in .doc.

(Venerdì 31 luglio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Lunedì 8 giugno 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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In questi mesi sto rileggendo e riordinando tutto ciò che ho scritto da quand’ero ragazzo a oggi: narrativa, saggistica, articoli... migliaia di pagine, separate talora da decenni e da infinite vicende.

È un viaggio nel tempo, talvolta pieno di dolore, altre volte di gioiosa meraviglia: non tanto perché riaffiorino ricordi che non sapevo più di avere, quanto soprattutto perché rivivono, intensi, gli affetti, a tal punto che per settimane (con tutto me stesso, tranne purtroppo che nell’aspetto fisico) mi ritrovo nei miei 16 anni, poi nei 24, poi nei 36, e in ogni epoca son di nuovo con coloro che amavo e odiavo, e mi ritrovo ad amarli ancora, ma... con tutta la nostalgia di chi non odia più.

È come affrontare un’interminabile tempesta in mare aperto, nel mare sconfinato dei sessantaquattro anni che ho compiuto oggi: una tempesta che va avanti da mesi, con dolci tregue in isole bellissime, e poi di nuovo in balìa di ondate gigantesche, così violente che ognuna mi riempie di paura che sia l’ultima.

Poiché rileggersi è bello, quando facendolo si realizza finalmente la certezza di aver scritto bene. Ma ritrovarsi in quel che si scrisse non è sempre altrettanto bello, o almeno è talora così doloroso che la bellezza ne è in parte offuscata.

Mi imbarco, di solito, poco prima di dormire, già a letto, così che il sonno venga presto a interrompermi... o forse non reggerei.

Ieri sera, dunque, riletti alcuni sogni del 1978, ho avuto voglia, anziché di spegnere la torcia e chiudere gli occhi, di fumarmi un’ultima sigaretta in soggiorno, al buio, davanti alla mia immensa vetrata sulla Valle dell’Aniene. E così ho fatto.

Mi son seduto, ho acceso la sigaretta, mi son voltato verso la notte e... ho visto una stella cadente!

Grande, anche.

Come faccio da quand’ero bambino, prima che svanisse, in una frazione di secondo, sono riuscito a esprimere un desiderio, tra me e me.

Sùbito dopo, ho capito il perché di questa usanza: il tempo dell’apparizione di una stella cadente è troppo breve ― e la sua caduta troppo imprevedibile, se non è la metà di agosto ― perché la razionalità cosciente possa entrare in funzione, organizzarsi e dettare la sua volontà. L’evento è così inatteso, e così rapido, che se qualcosa fa in tempo a venirti in mente puoi star certo che viene “dal cuore”. Cioè dallirrazionale profondo (ovviamente, positive o negative che siano, in quell’istante, le condizioni in cui versa).

Ecco perché si esprime un desiderio, quando si vede cadere una stella: non perché si creda sul serio che esso si realizzerà, ma per scoprire cosa si desidera davvero!

Qual è stato il mio desiderio? Non ho motivi per non dirvelo: stanotte si è espresso in un nome.

Poi ho guardato l’ora. E ho scoperto che la stella era caduta, e il desiderio mi si era rivelato, all’incirca, nel quarto o nel quinto minuto del mio sessantacinquesimo anno. Cinquant’anni dopo l’inizio dell’estate del 1965, e a quarant’anni dalla fine dell’estate del 1975.

(Lunedì 8 giugno 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Tragicamente spesso, in molti Paesi, i fondamentalisti religiosi danno fuoco alle scuole e uccidono gli alunni e gli insegnanti.

Lo fanno, proclamano, per impedire che le bambine e i bambini ricevano un’istruzione “occidentale”. Per impedire, cioè, che ricevano un’istruzione laica.

Questi crimini mostruosi, e le loro mostruose “motivazioni”, ricordano non tanto alla lontana quel che accadde in Italia dopo il 15 luglio 1877 (centotrentotto anni fa, non millenni) quando la Sinistra, da poco al potere con il primo governo di Agostino Depretis, su proposta del ministro Michele Coppino varò l’istruzione elementare obbligatoria.

Sedici anni prima, nel 1861, all’alba dello Stato unitario, gli analfabeti erano il 78% della popolazione, e i semianalfabeti quasi la metà del restante 22%. La legge Casati del 13 novembre 1859 (voluta da Gabrio Casati, ministro del Regno di Sardegna, ed estesa al Regno d’Italia dopo il 1861) aveva stabilito la gratuità dell’istruzione primaria, l’obbligo per i Comuni di provvedere a loro spese al primo biennio della scuola elementare e l’obbligo per i padri di fornire ai loro figli dei due sessi l’istruzione che vien data nelle pubbliche scuole, avvisandoli che altrimenti sarebbero stati puniti a norma delle leggi penali dello Stato. Ma ai Comuni aveva anche concesso di finanziare le scuole in proporzione alle loro facoltà, e per i padri inadempienti non si era accorta (o non aveva voluto accorgersi) che nei loro confronti le leggi penali dello Stato non contenevano, invero, la benché minima sanzione.

Dal 1861 al 1871, tuttavia, grazie alla legge Casati, gli iscritti alle scuole elementari pubbliche e private erano passati dal 54 al 67% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni. Ma il numero degli alunni effettivamente frequentanti era assai minore di quello degli iscritti, poiché i genitori, soprattutto nelle campagne, per sopravvivere avevano bisogno del lavoro dei figli fin dalla più tenera età. E per questo (e per la scarsa efficacia della scuola elementare, soprattutto nei luoghi dove durava solo due anni) la diminuzione dell’analfabetismo stava invece procedendo molto più lentamente.

Dopo il 1870 si diffuse dunque l’idea che fosse opportuno imporre l’obbligo scolastico alle famiglie mediante sanzioni fissate in modo preciso. E si giunse, così, alla legge Coppino del 1877, che stabilì l’obbligo della frequenza del primo biennio della scuola elementare per i bambini d’ambo i sessi dai 6 ai 9 anni e fissò le ammende per i genitori inadempienti ribadendo d’altra parte i doveri delle amministrazioni comunali.

Contro l’istruzione obbligatoria si erano battuti i cattolici intransigenti, preoccupati per lo sviluppo della scuola pubblica. Bisogna sapere, infatti, che fino al 1864 ― come mostrò l’inchiesta voluta da Carlo Matteucci, ministro della Pubblica Istruzione del primo governo Rattazzi ― ben i due terzi dei maestri elementari pubblici erano preti. Ma poi, grazie all’incremento delle scuole magistrali, i maestri laici erano diventati la maggioranza; e i cattolici, temendo che la scuola pubblica divenisse sempre più laica, sostenevano che l’obbligatorietà avrebbe costretto i genitori ad affidare i figli a una scuola che sempre più si sarebbe ispirata a principi contrari a quelli della Chiesa. Al punto che nel 1874, a Venezia, il primo congresso cattolico italiano aveva approvato, contro l’insegnamento elementare obbligatorio, una mozione che lo dichiarava contrario ai sacri doveri e diritti della patria potestà!

Come si vede ― quasi non fossero intanto trascorsi centotrentotto anni ― le “idee” dei fondamentalisti nostrani di allora erano identiche a quelle dei fanatici di oggi.

Due, pertanto, erano i nemici dell’istruzione delle bambine e dei bambini italiani... Clicca qui per continuare a leggere l’articolo su ScuolAnticoli - oppure clicca qui per continuare a leggerlo in .pdf - oppure clicca qui per continuare a leggerlo in .doc.

(Lunedì 8 giugno 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Perché? Semplice quanto tragico. Perché un insegnante, una volta tramutato in un galoppino, in un servile portaordini del pensiero unico governativo (controllato e sorvegliato da funzionari più alti in grado, all’uopo accuratamente scelti in modo che non debbano neanche essere addestrati) non sarà più (almeno in cattedra) un essere umano, ma una marionetta. E i bambini e i ragazzi italiani, pertanto, che fino a oggi avevano dinanzi a sé degli esseri umani, talvolta imperfetti, certo, ma umanamente e affettivamente reali, da settembre in poi (fatta eccezione per le individuali resistenze che singoli o più docenti potranno mettere in atto, ma che a ogni modo, per quanto generose, determineranno nella Scuola un’acuta, continua conflittualità non certo positiva per gli alunni) si troveranno di fronte delle finzioni, dei pappagalli ammaestrati, in una parola: dei nessuno. E dinanzi a dei nessuno, ora dopo ora, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, sperimenteranno la più spaventosa e devastante delle delusioni: quella di chi cerca un essere umano, almeno uno, che s’interessi, capisca, spieghi, aiuti, e con sua immensa tristezza e rabbia non incontra altro che statue: le statue inanimate dei finti docenti della finta Scuola renzista. Abbandono di minori o no, dunque?

(Giovedì 4 giugno 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Com’è possibile? È tragicamente semplice: nella cosiddetta “scuola” americana, modello della cosiddetta “scuola” piddino-renzista, la libertà d’insegnamento (che la Costituzione della Repubblica italiana sancisce) non esiste più: cosa e come si deve “insegnare” (in realtà, come si devono robotizzare i bambini e i ragazzi) è deciso dalle autorità politiche e applicato, pena il licenziamento, dai dirigenti-caporali di “scuole”-aziende sempre più privatizzate. Chi vuole un insegnamento vero, chi per i figli desidera Scuole vere, deve pagarseli profumatamente (ma viene anch’egli truffato, poiché ben poco di autentico, e perfino di umano, può serbarsi in “docenti” che si rassegnano a “insegnare” in enclaves di privilegio classista). In Italia, fino a settembre prossimo, un insegnante può ancora ribellarsi. Potrebbe ancora dire, se anche qui se ne desse il caso: “No, io insegno a scrivere a mano”. Da settembre prossimo, invece, dovrà sottomettersi, o rischiare il posto.

(Sabato 30 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Mercoledì 27 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Chi distrugge nei ragazzi la speranza nella Scuola?

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Le scuole di Baltimora tolgono la speranza è il titolo di un articolo di D. Watkins apparso in origine sulla rivista inglese Aeon e pubblicato in Italia su Internazionale dell’8 maggio 2015.

Ve lo racconterò fra poco, ma prima vorrei parlarvi della situazione in un Paese, l’Italia, che da tempo si “ispira” agli Stati Uniti per conseguire il medesimo scopo che laggiù è stato ormai raggiunto: lo scempio della Scuola pubblica statale, cioè della Scuola di tutti i cittadini, e la trasformazione di quel che ne rimane in un ghetto per le figlie e i figli delle famiglie più disagiate.

Con i risultati che l’immagine qui sopra orribilmente prefigura.

La prima domanda è: anche la Scuola italiana, violentata da vent’anni di berlu-renzismo agli ordini delle tirannie finanziarie globali, sta togliendo la speranza?

Risposta: la Scuola italiana cerca ancora di resistere, ma la mostruosa deforma (mi rifiuto, infatti, di chiamarla riforma) cosiddetta della “buona Scuola” le darà il colpo di grazia: i nostri istituti stanno già diventando più poveri, più disperati, più violenti, e la deforma Renzi-Giannini accentuerà e accelererà questo processo fino al parossismo, all’agonia e alla morte.

Seconda domanda: cosa c’entrano la disperazione e la violenza con la deforma Renzi-Giannini? La causa di esse non è piuttosto da cercare nei ragazzi stessi e nelle loro famiglie?

So che lo pensano in parecchi, e tra loro non pochi insegnanti. Il ritornello: “I ragazzi peggiorano di anno in anno” è purtroppo molto diffuso nelle Scuole. Ma... è profondamente sbagliato. La colpa non è dei ragazzi, e nemmeno delle famiglie. La colpa è di chi, da più parti, descrive noi insegnanti in modo che rispettarci sia sempre più difficile. E di chi, al contempo, riduce noi insegnanti in condizioni tali, che per molti è sempre più difficile non assomigliare, volenti o nolenti, a tale descrizione.

Come rispettare un individuo accusato di rovinare i ragazzi? O, quanto meno, di muoversi nei loro confronti in maniera più o meno inadeguata? Anche per il più saggio degli adulti sarebbe assai difficile non diffidare di un insegnante su cui gravi un simile sospetto: figuriamoci per gli alunni!... Clicca qui per continuare a leggere l’articolo su ScuolAnticoli - oppure clicca qui per continuare a leggerlo in .pdf - oppure clicca qui per continuare a leggerlo in .doc.

(Lunedì 25 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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E se dal giorno in cui veniamo al mondo, anno dopo anno, con una serie di riti si tentasse di confondere, in ognuno di noi, l’esperienza umana della vita?

Se con un primo rito si cercasse di mistificare, nei nostri genitori e un domani in noi, il significato umano delle nostre nascite?

Se più in là, con un secondo rito, si tentasse dingannarci sul rapporto umano convincendoci che esso è sacrificio disumano di sé e dell’altro?

Se quindi, con un terzo rito, si cercasse di confonderci sullumana ricerca di ognuno di noi sulla propria storia riducendola a un’interminabile sequela di ammissioni e cancellazioni di colpe?

Se in seguito, con un quarto rito, si tentasse di cancellare, in ognuno di noi, il senso del fondamentale momento del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, e con esso il rapporto umano della donna con l’uomo e dell’uomo con la donna?

Se poi, con un quinto rito, si cercasse di devastare, in ognuno di noi, lumanità dell’amore, con le sue gioie e le sue sofferenze, raggelandola in un dogmatico dovere verso la divinità?

E se infine, con un sesto rito, si tentasse di falsificare il significato umano della morte spacciandola per una nascita? E alterando, così, il senso dell’intera vita?

Sarebbe mostruoso, vero?

Ebbene, dipende solo da noi che così non sia. Da ognuno di noi.

(Domenica 17 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Interessante (quanto deprimente) articolo del New Yorker su Internazionale della settimana scorsa (1101/2015): scopro, leggendolo (e l’interessante è questo) che i “guru” che negli anni ’60, a partire dagli Stati Uniti, magnificarono e diffusero tra i giovani le droghe allucinogene, erano quasi tutti “psichiatri”, psicoanalisti e “psicologi” di formazione religiosa (protestante o cattolica) dediti al misticismo spinto; e che (e questo è il deprimente) l’amministrazione del finto-sinistro Barack Obama sta via via allentando i divieti, imposti agli inizi dei ’70 dal destro Richard Nixon, che misero fine alla libera vendita di tali sostanze e, di conseguenza, agli investimenti pubblici e privati nelle sedicenti “ricerche” su di esse. Ora le “ricerche” riprendono, e una nuova generazione (la vecchia essendo quasi tutta anzi tempo defunta) di “psichiatri”, psicoanalisti e “psicologi” di formazione religiosa torna ad annunciare la “buona novella” della “efficacia terapeutica” degli allucinogeni nei confronti... del dolore cronico?, di qualche patologia incurabile? No. Gli allucinogeni, secondo i neo-psico-mistico-guru, sono un toccasana per la “ostinata” incapacità di alcuni di rassegnarsi a crepare. Facilitano la morte, insomma. Ma non solo.

In che modo, vi domanderete, quelle sostanze accompagnano tranquillizzati al decesso? Semplice: riducendo la “coscienza del corpo” fino a sopprimerla. Rendendo acorporeo il morente. Convincendolo di non essere che “anima” e “avvicinandolo a Dio”. Talvolta, addirittura, fino a farglieLo “incontrare”.

Un “discorso” non diverso, come vedete, da quello degli psico-mistico-guru degli anni ’60, serpi velenose in seno al ’68 che fecero impazzire milioni di ragazze e di ragazzi di tutto il pianeta convincendoli che le droghe (meglio se corroborate da “salvifiche” immersioni annullanti nel misticismo orientale) li avrebbero “liberati” dalle pastoie della “razionalità occidentale” e, con essa, dalla cultura e dagli stili di vita dominanti, dal lavoro, dalla famiglia, dall’aggressività e dalle “cattive vibrazioni” proprie e altrui, permettendo loro di “lasciarsi andare” e di godere a pieno, all’insegna del “tutto è permesso”, di qualsiasi “esperienza” avessero fino a quel momento evitato sentendola ripugnante e pericolosa.

Gli allucinogeni e il misticismo, in realtà, non li “liberarono” che da sé stessi, dalla propria storia, dai rapporti, dagli affetti e perfino dalle sensazioni, riducendoli a larve umane a cui poteva ormai accadere ed esser fatto di tutto ― e tutto effettivamente accadde e fu fatto loro ― mentre nella più totale disperazione (ma con un eterno, benevolo, fatuo sorriso sulle labbra) continuavano lentamente o rapidamente a distruggersi consegnandosi, appunto, a ogni sorta di “esperienze” pur d’illudersi di sentire ancora qualcosa, qualsiasi cosa, anche la più mostruosa, o almeno di essere ancora vivi.

È ovvio che la storiella dell’efficacia terapeutica degli allucinogeni nel “facilitare la morte” non è che una “testa d’ariete”: ciò che preme ai neo-psico-mistico-guru è allentare i divieti, poter chiedere e ottenere cospicui finanziamenti e intonare di nuovo la “canzone” di cinquant’anni fa. E non si può escludere che dietro di essi, oggi come allora, si muovano ambienti che vedrebbero con immenso piacere i nostri figli e nipoti ― che secondo i politici e i tecnocrati sgherri delle tirannie finanziarie globali sarebbero ormai una generazione “senza futuro” ― distruggersi con le proprie mani anziché lottare contro di essi.

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(Lunedì 18 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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La risposta? Alberto la sa. Ma per l’Invalsi NO.

Al mio alunno Alberto (nome di fantasia) ho chiesto l’analisi logica del seguente periodo: Il corpo docenti, afferma la Costituzione, non lavora per il progetto discrezionale di un singolo, ma per il valore nazionale dell’istruzione, nella varietà, nel senso critico, nella laicità.

All’inizio va tutto bene: Lavora, predicato verbale” dice Alberto (nome di fantasia). “Corpo docenti, soggetto. Afferma, predicato verbale. La Costituzione, soggetto...” Poi, arrivato a per il progetto, Alberto (nome di fantasia) è indeciso: ci pensa sù, si guarda intorno, guarda me con qualche preoccupazione, torna a concentrarsi sul testo, a pensarci sù... Io aspetto, calmo, sorridente, senza mettergli fretta neanche con lo sguardo, o con un gesto che possa sembrargli impaziente. Ed ecco che, dopo circa due minuti, Alberto (nome di fantasia) esclama: “Complemento di fine!”

Esatto! Sollievo di entrambi.

Secondo voi, dovrei “abbassare” il voto di Alberto (nome di fantasia) perché la risposta corretta non è venuta che dopo due minuti di riflessione?... Clicca qui per continuare a leggere in .pdf. Oppure qui per continuare a leggere in .doc.

(Sabato 16 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Mercoledì 13 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Una vera Sinistra esiste ed è maggioritaria: è l’Italia laica

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Se è vero (e lo è) che la finta “sinistra” italiana, comunque si sia chiamata e presentata nel corso del tempo, è stata finta non per altro che per la sudditanza alla Chiesa; e se è vero (e lo è) che nel sottomettersi alla Chiesa è sempre stata unita, compatta, monolitica ― una trista macchina da guerra ― malgrado ogni sua concomitante divisione e frammentazione; allora è anche vero che un’autentica Sinistra italiana può invece riconoscersi, chiamarsi a raccolta, unirsi (e perfino vincere) nel desiderio di liberare l’Italia dall’invadenza ecclesiastica.

Vero? Di più: penso che la storia del nostro Paese ci abbia già offerto, di tale possibilità, ampie e circostanziate prove.

Tutti conoscono le più vicine nel tempo: il referendum del 12-13 maggio 1974 (affluenza 87,7%), vinto dal trasversale schieramento divorzista col 59,3% dei voti; e il referendum del 17-18 maggio 1981, vinto col 68% dei voti dal trasversale schieramento favorevole alla legge 194 sull’interruzione anticipata della gravidanza.

Non tutti, invece, sanno che una battaglia laica forse non meno importante, per i suoi tempi ― anche se allapparenza solo simbolica ― fu combattuta dalla vera, trasversale Sinistra italiana, negli anni tra il 1876 e il 1889, per la realizzazione a Roma, in Campo de’ Fiori ― cioè in faccia al Vaticano, oltre che alla faccia del Vaticano ― di un monumento a Giordano Bruno, il filosofo e scrittore che, per aver sostenuto che l’Universo è infinito, è sempre esistito e sempre esisterà, il 17 febbraio 1600, torturato, nudo, con la lingua serrata in una morsa, fu bruciato vivo dal cosiddetto papa, da cardinali, vescovi e preti, dai loro sbirri e dalla marmaglia loro devota.

Ho sempre amato quel monumento. Ma ignoravo che per ben tredici anni la vera, trasversale Sinistra italiana si unì, coinvolgendo tutti i laici d’Italia e del mondo, per imporre al Comune di Roma la sua realizzazione (, proprio dove Giordano Bruno fu brutalmente assassinato) a dispetto della durissima ostilità di tutto il clero e dei clericali italiani. Cioè di tutta la vera, trasversale destra (finta “sinistra” compresa) dell’Italia di allora e di sempre. Ignoravo che la vera Sinistra non solo si unì, ma seppe ottenere il sostegno attivo, appassionato, di un amplissimo arco di forze politiche, culturali e sociali che di sinistra non si consideravano, ma che in quell’occasione lo furono.

Ha colmato questa mia grave lacuna ― e mi ha ispirato la tesi che questo scritto propone ― un libro straordinario, documentatissimo e appassionato, e che, per di più, si fa leggere d’un fiato come un romanzo di quelli buoni: Campo dei Fiori ― Storia di un monumento maledetto (Torino, Einaudi, 2015) di Massimo Bucciantini, docente di Storia della scienza all’Università di Siena.

Cliccate qui e guardate questa fotografia (Campo dei Fiori, cit., p. 236, da l’Illustrazione Italiana): fu scattata a via Nazionale, a Roma, il 9 giugno 1889, giorno dell’inaugurazione del monumento, mentre la coda del corteo era ancora in piazza dei Cinquecento e la testa era già a Campo de’ Fiori! Secondo le spie papaline, “disseminate in ogni angolo della capitale [...] a Campo de’ Fiori [si contarono quel giorno] 1970 bandiere, 34 concerti, 2.000 associazioni (oltre quelle di Roma). [In tutto] circa 30.000 manifestanti” (Campo dei Fiori, cit., p. 238) provenienti da tutta Italia e dall’estero.

Ma Campo dei Fiori ― Storia di un monumento maledetto va letto per intero, se ci si vuol fare un’idea adeguata di quale immensa unità di popolo (e non solo di borghesia progressista colta: Giordano Bruno divenne in quegli anni un mito anche fra i proletari e perfino tra gli analfabeti) si realizzò per un moto spontaneo, partito da un anonimo gruppetto di studenti universitari, che a poco a poco entusiasmò Garibaldi, arrivò fino al governo Crispi e coinvolse, ripeto, la maggioranza degli Italiani.

Più di una volta, dunque, il nostro Paese ha visto raccogliersi una vera, trasversale, maggioritaria Sinistra intorno alla bandiera della laicità. Almeno tante volte quanto quelle in cui la finta “sinistra”, divisa ma concordemente papalina e clericale, è stata sconfitta su “parole dordine” e “programmi” che essa credeva (o fingeva di credere) di gran lunga più “unitari”.

Può accadere ancora? Può, soprattutto, non solo accadere ma permanere? E avere il tempo, così, di costruire un’Italia non più succube ai “rappresentanti di Dio” e perciò davvero umana?

Sono certo di sì. Ma ad alcune condizioni.

In primo luogo, a patto che l’avversario sia individuato non nella religione (poiché non spetta a un’alleanza sociale e politica attaccare una condizione mentale) ma bensì nella pretesa della Chiesa e del clero di intervenire nelle decisioni degli Italiani, nonché negli individui e nelle forze che di tale pretesa, con la scusa della fede, si fanno portatori. L’avversario, cioè, non può essere chi crede, e nemmeno chi ubbidisce al papa, ma chi pretende d’imporre la propria ubbidienza ad altri, piegando a questo scopo le decisioni politiche e amministrative.

In secondo luogo, la battaglia non deve conoscere soluzione di continuità. Deve, cioè, lottare contro ogni singola ingerenza ecclesiastica, dalla più piccola alla più grande, nella vita politica, economica e sociale del Paese. L’asservimento alla Chiesa, in altre parole, dev’essere denunciato e combattuto sempre, ovunque esso esorbiti dalla vita privata individuale tracimando nella vita pubblica. E a ogni battaglia, anche la più modesta, dev’essere attribuito il valore massimo: quello di una battaglia di principio.

In terzo luogo, va individuato un terreno di preminente, assoluta importanza (e quale, se non quello dei Diritti civili, della Scuola e della Sanità?) e su di esso si deve agire fin dal primo momento, e con la massima decisione, per l’unità di tutti i cittadini, quali che siano le loro idee politiche, che non son più disposti a tollerare le grinfie dei preti sulle proprie scelte di vita, sulle menti dei bambini e sui propri corpi.

Non vi è coalizione di popolo che il potere, in Italia, tema di più: 1°. Poiché sarebbe, ripeto, di gran lunga maggioritaria. 2°. Poiché concorderebbe non su chiacchiere da bar contro la casta, ma sul diritto di ognuno di noi, e di tutti noi insieme, di disporre delle nostre vite. 3°. Poiché, una volta vinto, essa procederebbe a trasformare il Paese davvero, in ogni campo, con la passione, l’intelligenza e l’onestà di tutti i migliori.

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(Mercoledì 22 aprile 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

*

 

La Scuola è sotto attacco in tutto il mondo...

...e i governi, servi dell’anti-Stato criminal-finanziario globale, continuano in tutto il mondo a insultarla, a sfigurarla, a disumanizzarla, a impoverirla. Poiché essi condividono con la superstizione religiosa, col fanatismo e con la pazzia l’odio per chi, nella Scuola, insieme agli insegnanti e ai compagni, soddisfa l’umano desiderio di cercare, di sapere, di capire, di realizzarsi. Di esser libero con gli altri, e agli altri eguale.

(Diagramma tratto da Internazionale n° 1097 del 10 aprile 2015).

(Domenica 12 aprile 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 10 aprile 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 20 marzo 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Sabato 17 gennaio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 9 gennaio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Cosa dire dei discorsi dei signori Consiglieri dell’Opposizione, Francesco De Angelis e Marco Calderari, se non che condivido ogni loro parola? In particolare, ho molto apprezzato la passione, la determinazione e la chiarezza di cui ha dato prova Francesco De Angelis. Ma ho trovato interessante e condivisibile anche Marco Calderari, sono stato felice di sentirlo ringraziare ― per la prima volta, nella nostra piazza ― anche “i maestri e i professori” delle Scuole elementare e media, e mi ha toccato e coinvolto la sua commozione. Ripeto: condivido ogni loro parola. E ancor più il tono “acceso”, sinceramente appassionato, con cui sono state pronunciate.

Mi spiace, invece, di non poter condividere quello che non hanno detto...

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C’è una sola lettera di differenza, tra la parola triste e la parola tristo. Triste significa malinconico, dispiaciuto, addolorato. Tristo significa cupo, incattivito, e perciò malintenzionato. Al plurale, però, i due aggettivi non si distinguono più: tristi vale per entrambi. Perciò, se dico che ad Anticoli Corrado, in piazza delle Ville, le sere di sabato 22 e di domenica 23 agosto 2015, si sono uditi (e purtroppo anche sentiti) due discorsi tristi, nessuno può capire se quel tristi è il plurale di triste o di tristo.

Ma va bene così: ogni Anticolana e ogni Anticolano hanno cuore e intelligenza per deciderlo da sé...

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Quattro mesi fa, il 4 aprile 2015, ho pubblicato lo scritto

Elezioni libere, trasparenti, partecipate ad Anticoli Corrado

sulla pagina Facebook Anticoli 2016

Ho ricevuto solo una risposta. Privatamente, via sms, l’ex sindaco (2001-2011) Vittorio Meddi mi ha fatto sapere: Condivido le tue riflessioni sulle prossime elezioni. Auspico massima condivisione metodo e merito perché obiettivo principale è amministrare democraticamente e con equilibrio. Risposte pubbliche: zero. Prese di posizione ufficiali delle forze politiche anticolane: zero. Commenti: zero. Condivisioni della pagina: zero. E la pagina ha ricevuto solo 6 (sei) mi piace.

Mi risulta, però, che numerosissimi Anticolani abbiano letto quello scritto, in privato. Come si spiega, dunque, l’assordante silenzio pubblico? Temo che l’unica risposta possibile sia che molti Anticolani, anche se interessati a ciò che ho proposto, anche se magari d’accordo, temono di esprimersi pubblicamente su questo argomento. Se così fosse, alle forze politiche anticolane vanno poste due ulteriori domande:

1. Ritenete che sia anche a causa vostra che le Anticolane e gli Anticolani temono di esprimere pubblicamente il proprio pensiero sulla situazione politico-amministrativa di Anticoli Corrado?

2. Cos’avete fatto (questo già lo so: pochissimo) per incoraggiarli? E, soprattutto, cosa vi proponete di fare d’ora in poi?

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Quattro uomini cercarono di tornare a Trizini. Erano fuggiti al tempo dell’abbandono, come tanti altri, ma non si erano mai rassegnati all’esilio. Si conoscevano bene ― anche troppo, in un certo senso ― ma non essendo partiti insieme finirono col rifugiarsi in isole diverse e non s’incontrarono mai più.

Il primo e il secondo perirono nel tentativo, prim’ancora d’imbattersi nei turriti. Il terzo sopravvisse, nemmeno lui incontrò i nemici, ma dopo qualche tempo si diede per vinto.

Solo il quarto riuscì.

 Il primo uomo era stato solo troppo a lungo; aveva lasciato troppo indifesi i confini del suo corpo.

Sbarcò lontano da Trizini e per settimane dormì all’addiaccio nell’entroterra, dove capitava. Notte dopo notte, non appena si assopiva, i piccoli draghi dalla lingua nera gli si avvicinavano sempre più e lo esaminavano sempre meglio. I più audaci, anzi, gli si accoccolavano per ore sul petto e sul ventre, e solo quando cominciava a gemere e sussultare tornavano, con riluttanza, a rintanarsi fra le rovine.

Quali effetti producevano, sull’immaginazione del dormiente, gli oscuri bagliori di quelle pupille?

Finché, una torrida mattina di luglio, s’incamminò per il sentiero della costa, in ripida salita fra il mare e le colline aride e scoscese a sud di Trizini...

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O qui per continuare a leggerlo in .doc!

Massimo Fagioli

La violenza che rende pazzi

Ancora una volta un uomo ha ucciso una donna e si è ucciso. Ma questa volta a Riofreddo, a pochi chilometri da Anticoli Corrado, distruggendo una famiglia i cui figli hanno frequentato, nella sede di Riofreddo, lIstituto comprensivo di Arsoli di cui anche il plesso di Anticoli fa parte. Per aiutarci a capire, e a reagire, ScuolAnticoli ripubblica l’intervista che lo psichiatra Massimo Fagioli concesse a Left il 5 novembre 2010.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2015 Anno internazionale della Luce. ScuolAnticoli partecipa

all’Anno internazionale della Luce con questa pagina.

Un estratto: Le caratteristiche essenziali degli esseri viventi vanno ricercate in una specialissima organizzazione nella quale aspetti analizzabili in termini di meccanica ordinaria si trovano intimamente connessi, in misura sconosciuta alla materia inanimata, con altri di natura tipicamente atomistica...

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Qui per scaricare il testo in .pdf. O qui per scaricare il testo in .doc

Alessandro Pace, docente emerito di Diritto costituzionale, 13 febbraio: “A me non piace parlare di deriva autoritaria: crea confusione con il regime di Pinochet o dei colonnelli greci. Più semplicemente, dico che quella di Renzi sarebbe una svolta pericolosa perché elimina i contro-poteri, che non sono le autorità indipendenti, i magistrati o la Commissione europea. Sono i contro-poteri politici esterni, come il Senato elettivo, e i contro-poteri politici interni, cioè i poteri parlamentari delle minoranze. Vi sarebbe, invece, il Partito della Nazione? Ebbene: più che di Pinochet, ho paura che la Camera possa assomigliare alla Fattoria degli animali di George Orwell”.

Stefano Rodotà, docente emerito di Diritto civile, 10 marzo: “Si inizia ad avere la consapevolezza di ciò che sta accadendo: molti tra chi diceva non esageriamo, non è una svolta autoritaria cambiano idea. Si parla di un’Italia a rischio democratura, di tendenze plebiscitarie, di deperimento del sistema dei controlli. Se ne sono accorti un po’ tardi. [...] Ci sarà un accentramento dei poteri nella mani dell’esecutivo e insieme una depressione di ogni forma di controllo. Non dimentichiamo mai che questa riforma del Senato è accompagnata da una proposta di legge elettorale che costruisce una maggioranza artificiale nella Camera, che diventerà un luogo di ratifica delle decisioni del governo. [...] Se il controllo parlamentare avrà le caratteristiche derivate dal combinato disposto di riforme e Italicum, il Parlamento non sarà altro che la prosecuzione del governo”.

Massimo Villone, costituzionalista, 12 marzo: “Credo che tre legislature di Porcellum abbiano spezzato le gambe al Parlamento. Non si può sopravvivere a un tale inquinamento ― fatto di conformismo, opportunismo, fedeltà a capi e capetti ― mantenendo un’istituzione vitale. [...] Questo è un Parlamento snervato: come un malato terminale che non ha più la forza di alzarsi dal letto. [...] Non c’è forma repubblicana se non c’è una partecipazione democratica reale, se non c’è rispetto sostanziale dei diritti fondamentali. Se venissero ridotti i caratteri essenziali del sistema democratico, del rapporto tra governanti e governati, si andrebbe a toccare un elemento sostanziale della democrazia. Ed è quello che intendono i costituzionalisti che richiamano la prospettiva di una svolta autoritaria [...]. Il referendum sulla riforma sarà tale solo nell’etichetta: il contenuto vero sarà un plebiscito pro o contro Renzi. [...] Non sarà più la Costituzione della Repubblica: sarà la costituzione del Pd con escrescenze, una costituzione di minoranza”.

Lorenza Carlassare, docente emerita di Diritto costituzionale, 13 marzo: “Una repubblica democratica non può avere un Senato non elettivo che esercita funzioni costituzionali! Se uniamo questa riforma alla eliminazione delle province (che in realtà ci sono ancora, ma senza alcun organo eletto dal popolo) e ad una legge elettorale dove l’esito del voto è completamente alterato, si vede bene che il popolo è considerato, anziché il sovrano, un fastidio da tacitare. [...] La famosa legge truffa del 1953 [...] era più democratica dell’Italicum, perché il premio di maggioranza veniva attribuito alla coalizione che otteneva il 50%, ossia a chi la maggioranza l’aveva già. E poi, se nessuno raggiungeva quella soglia, il premio non scattava; e infatti non scattò! Nell’Italicum, invece, che ricorda la mussoliniana legge Acerbo del 1923, se nessuno raggiunge il 40%, il premio viene comunque attribuito dopo il ballottaggio tra le due liste più votate, qualunque sia la percentuale ottenuta! Si prende tutto anche con un seguito popolare assai modesto: una minoranza governa indisturbata”.

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Dalla postfazione:

Perché Anthos ha scritto è un capitolo di un romanzo di circa 300 pagine, ambientato nell’Italia degli anni ’60, a cui mi dedicai, fra alterne vicende e lunghe interruzioni, tra il 1980 e il 1990; e che da un quarto di secolo, benché in me sempre vivo, giace in un cassetto. Nacque, dunque, dalla passione per la scrittura che mi allieta e mi tormenta da quando ero bambino. Ma lo ispirò l’amore, e il mio immenso rispetto, per Antonio Gramsci, ed ebbe dunque origine anche da un’altra passione, meno precoce ma non certo meno intensa: la passione per la politica. Nacque, insomma, da una duplice ricerca, che ha continuato a dar frutti nella mia vita fino a oggi e continuerà a farlo...  Continua.

I primi quattro testi:

Il bastone del cieco, di Massimo Alvaro

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Non erano ragioni valide le ragioni logiche, di Neri Pozza

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Donne nell'assedio di Firenze, di Roberto Papi

Clicca qui per scaricare il testo in .pdf     Clicca qui per scaricare il testo in .doc

Eugenio Curiel, di Elio Vittorini

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440/1000,Betlemme a Tivoli. Tivoli, manifestazione di Sel, 23 dicembre 2011.

Le Mille più Belle immagini di ScuolAnticoli...

440/1000,Betlemme a Tivoli.

Tivoli, manifestazione di Sel, 23 dicembre 2011.

In questa pagina ci sei anche tu?... Be, si vede che lo meriti.

(Clicca sulla foto, se vuoi ingrandirla)     (Clicca qui per andare a vederle tutte)

L’Immaginazione di Tattersall

di Luigi Scialanca

un affascinante viaggio nell’unicità umana... cliccando qui!

Di che si tratta? Guarda le immagini-anticipazioni che seguono:

1. Perché Tattersall?... - 2. Tattersall finirà creazionista?

3. La donna che scrisse a Darwin - 4. Comunione&liberazione contro Tattersall

5. Immaginazione e linguaggio - 6. Gli scopiazzatori di Tattersall

7. Tattersall a Roma nel 2012 - 8. E se la mente “vacilla”?...

e con le Bande di Anticoli Corrado-Roviano, Cervara, Pereto, Rocca Santo Stefano, San Lorenzo e Dorsino (Trento) e Vicovaro

in 160 bellissime immagini da non perdere... cliccando qui!

Una mostra talmente bella anche, forse soprattutto, per lo straordinario rilievo che riconosce all’immagine femminile che più di un visitatore rischierà la sindrome di Stendhal... Luigi Scialanca

E ScuolAnticoli tenta di darvene un’idea (che certo non può competere neanche lontanamente con una visita) con sessanta immagini, una più bella dell’altra...

...che potrete vedere cliccando qui!

Hortus Conclusus - Pois(s)on d’Avril

Silvia Gambini, Paula Caccavale (e molti altri artisti)

a Subiaco dal 1° al 25 aprile 2015

e su ScuolAnticoli, 60 bellissime immagini... cliccando qui!

Anticoli Corrado a UnoMattina il 3 novembre 1995

Anticoli Corrado a UnoMattina il 3 novembre 1995

quasi 100 immagini, una più nostalgica e divertente dell’altra...

Cliccando qui!

Omaggio alla Donna anticolana

di Italia D’Andrea e Gianni Guardigli

Cliccando qui!

ScuolAnticoli ringrazia con tutto il cuore

Marco Occhigrossi

per aver concesso la trascrizione di questo interessante, importante frutto

delle sue generose, impegnative e sempre attente ricerche.

Cliccando qui!

Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell’Aniene prosegue con l'Antica Locanda Arcos di Anticoli Corrado - un luogo dove ogni finestra è un quadro: cento immagini, una più bella dell'altra, cliccando qui!

Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell’Aniene prosegue con...

lAntica Locanda Arcos ad Anticoli Corrado

...dove ogni finestra è un quadro

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Spiegare un Film a un Bambino... cliccando qui.

Esilarante Religione

Grandi Scrittori atei e irriverenti che hanno riso

delle religioni e dei loro ministri.

Dio, cioè lolio di ricino n.3...

Religioni, Chiese e preti secondo Sc’vèik

di Jaroslav Hašek (1883-1923)

Mr Weller, il “nemico di Dio”, salda il conto

al reverendo dal naso rosso

di Charles Dickens (1812-1870)

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Dopo otto anni, la pagina Inesistenza del cielo su Anticoli Corrado si conclude avendo raggiunto il suo obiettivo fondamentale:

La più vasta documentazione mai raccolta sull'inesistenza del cielo: L'Inesistenza del cielo su Anticoli Corrado.

La più vasta documentazione mai raccolta sull’inesistenza del cielo:

Inesistenza del cielo sopra Anticoli Corrado

La prima homepage di ScuolAnticoli nel febbraio del 2006.

Alla ricerca del tempo perduto...

Tutte le Classi di Anticoli dal 1982 in poi...

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Tutte le Classi di Roviano dal 1982 in poi...

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi della Scuola Media Statale Celestino Rosatelli di Arsoli (Roma) e delle sue sedi staccate di Anticoli Corrado, Camerata Nuova, Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti, dai primi anni '80 a oggi

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi dal 1980 in poi...

dei ragazzi di ieri e di oggi di Anticoli Corrado, Arsoli, Camerata Nuova,

Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti, dai primi anni ’80 a oggi.

Vuoi leggere ma non hai tempo? In "Righe di Libri" il tempo per te lo mettiamo noi.

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La Guerra incostituzionale italiana in Afghanistan.

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left 33, 29 agosto 2015 - a sinistra senza inganni

left 33, dal 29 agosto 2015

a sinistra senza inganni

left 33, 29 agosto 2015 - a sinistra senza inganni

I quattro libri fondamentali della teoria di Massimo Fagioli. In migliaia di pagine, la scoperta della teoria della nascita che ha demolito le false idee di religione e ragione. - L'asino d'oro edizioni.

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L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

ScuolAnticoli

La Terra vista da Anticoli Corrado

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata dalle scoperte di Massimo Fagioli

e dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma).

Aggiornata al 29-8-2015. Buona domenica 30 agosto a tutti.

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Pensiero del Giorno n° 871

Forse, ama davvero le donne solo chi mai è stato

in pericolo di non amarle. O lo ha del tutto vinto.

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L’immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell’artista danese Viggo Rhode (1900-1976).

L’ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

 

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