ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata dalle scoperte di Massimo Fagioli

e dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma)

L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

Pensiero del Giorno.

Pensiero del Giorno n° 760

Pensieri precedenti

Tengo vivi gli affetti. Concordo con tutti.

Vado d’accordo con nessuno. Ma in queste

tre cose sono almeno d’accordo con me stesso.

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(Mercoledì 27 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Le esperienze dei nonni hanno influito sui nostri geni?

Le esperienze dei nostri nonni hanno influito sui nostri geni?

(Immagine tratta dal sito DiscoverMagazine).

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Su Le Scienze di ottobre ho letto un interessante articolo di Michael K. Skinner, docente di biologia presso la Washington State University. L’articolo, intitolato Un nuovo tipo di eredità, inizia con queste parole:

Molecole dannose, stress e altri fattori possono modificare permanentemente l’attivazione dei geni, senza cambiarne il codice. Sempre più studi mostrano che i cambiamenti “epigenetici” vengono trasmessi alle generazioni successive, e potrebbero causare patologie.

Ed ecco la sintesi dell’articolo: Le azioni dei geni possono essere regolate da fattori “epigenetici”, cioè da molecole che si attaccano al DNA e alle proteine dei cromosomi e che esprimono informazione indipendentemente dalle sequenze di DNA. Tuttavia, gran parte delle modificazioni epigenetiche vengono cancellate poco dopo il concepimento. Ma gli inquinanti, lo stress, la dieta e altri fattori ambientali possono causare cambiamenti persistenti nella miscela di modificazioni epigenetiche nei cromosomi, e in tal modo possono alterare il comportamento delle cellule e dei tessuti. Sorprendentemente, alcuni cambiamenti acquisiti possono essere trasmessi ai discendenti. In teoria, la vostra salute e quella dei vostri figli potrebbero essere modificate da fattori a cui è stata esposta la vostra bisnonna. L’eredità epigenetica potrebbe avere un ruolo in patologie come l’obesità e il diabete, nonché nell’evoluzione della specie.

Gli esperimenti che dimostrano quanto sopra, condotti personalmente dall’autore o da altri studiosi e illustrati nell’articolo, sono stati effettuati sui ratti (esempio: Quando i ratti della quarta generazione sono maturati sessualmente, nei maschi sono emersi problemi simili a quelli dei loro antenati contaminati da una minuscola dose di composti agricoli di largo consumo). Questo può naturalmente indurre allo scetticismo chi sa che gli esiti degli esperimenti sugli animali non umani non sempre possono essere automaticamente considerati validi anche per l’Homo sapiens. In questo caso, però, non siamo di fronte a un tentativo di estendere alla nostra psiche questa o quella “scoperta” della cosiddetta “zoopsicologia”, ma ad esperimenti e studi che, riferendosi ai meccanismi biologici dell’ereditarietà, devono essere considerati validi ― mi sembra ― per ogni essere vivente.

Il professor Skinner, a ogni modo, non si nasconde il problema. Ecco come: Sono ora in corso ricerche che potrebbero portare a determinare se le epimutazioni abbiano effetto su diverse generazioni negli umani così come accade nei topi. Uno di questi studi è la conseguenza di un tragico “esperimento” naturale. Nel 1976 l’esplosione di un impianto chimico a Seveso, in Lombardia,

espose i residenti alle concentrazioni di diossina più alte mai registrate per una fuoriuscita di questo composto.

È stata quindi misurata la quantità di diossina nel circolo sanguigno di quasi mille donne, che sono state seguite per controllarne la salute. Nel 2010 i ricercatori hanno osservato che per ogni aumento di dieci volte dell’esposizione di una donna alla diossina durante l’incidente, il tempo medio per rimanere incinta è aumentato del 25%, ed è raddoppiato il rischio di sterilità. Inoltre, nel 2013 si è visto che le donne che all’epoca dell’incidente avevano meno di 13 anni, da adulte avevano il doppio del rischio di sviluppare la sindrome metabolica, un complesso di patologie, tra cui ipertenzione e iperglicemia, che predispone al diabete e a malattie cardiache. Molte nipoti delle donne esposte hanno risultati anomali nelle analisi della tiroide.

Poiché i disturbi riproduttivi e metabolici sembrano le malattie trasmesse più comunemente attraverso l’epigenoma negli animali di laboratorio, questi risultati suggeriscono che le diossine potrebbero causare epimutazioni negli esseri umani.

L’ipotesi sarà rafforzata se, nei prossimi anni, i figli e i nipoti delle donne esposte evidenzieranno tassi maggiori di infertilità, obesità e problemi correlati, e mostreranno profili di metilazione anormali.

Sfruttando un altro esperimento naturale, Marcus Pembrey, dello University College di Londra, Lars Olov Bygren del Karolinska Institut di Stoccolma e collaboratori hanno eseguito un’interessante serie di studi usando i dati provenienti da circa 300 persone nate nel 1890, nel 1905 e nel 1920 a Överkalix, in Svezia, e sui loro genitori e nonni. Sono stati confrontati i dati sulla morte dei soggetti dello studio con stime sulla disponibilità di cibo nella città, che nel XIX secolo è spesso andata incontro a bienni in cui buoni raccolti erano seguiti da pessime annate. È emerso che le donne le cui nonne paterne avevano vissuto da piccole una di queste alternanze tra abbondanza e carestia mostravano tassi di malattie cardiovascolari letali significativamente più alti. Curiosamente, l’aumento del rischio non era osservato negli uomini, né nelle donne le cui nonne materne avevano sofferto una rapida incursione nella carestia.

Per diverse ragioni, un’ereditabilità così peculiare porta a pensare che dietro vi sia l’epigenetica, e in particolare un fenomeno noto come imprinting. Osservazioni simili sono state fatte nei discendenti di una popolazione olandese che ha vissuto la scarsità di cibo durante la Seconda guerra mondiale.

Che dire? Se queste ricerche saranno confermate, penso che il concetto di crimine contro l’Umanità dovrà essere riformulato fino a comprendere i danni alle generazioni successive, e in ultima analisi allo status biologico dell’intera Umanità, causati dalle condizioni disumane (guerre, violenze d’ogni sorta, miseria, fame, sfruttamento, stress da disoccupazione o da precariato) in cui intere popolazioni sono costrette a vivere dalla prepotenza dell’ultraricchezza finanziaria e dei suoi servi.

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(Martedì 27 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Era ora: abbiamo finalmente la certezza che la teoria del Big Bang è del tutto campata in aria. Come il creazionismo. Mentre l’Universo è infinito, è sempre esistito e sempre esisterà. A differenza del creazionismo. (Martedì 27 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Lunedì 27 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Vuoi smascherare allo stesso modo la qualunque renzista che ti perseguita con la sua vocina flautata, l’eloquio furbescamente politically correct e la mal celata ferocia antiumana? Segui questo procedimento, e avrai almeno la certezza che il cattivo (o la cattiva) non sei tu.

(Sabato 25 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Immagine tratta da Segnalazioni. Cliccala per vederla meglio!

(Sabato 25 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Sarà anche vero che le tragedie della Storia, quando si ripetono, si ripetono come farse. Ma non in Italia: in Italia si ripetono come tragedie, e addirittura peggiori. Le si può evitare? Certo. Basterebbe non dar loro il modo e il tempo di crescere. Basterebbe, cioè, che gli Italiani che le causano si curassero e guarissero, una volta per sempre, dall’odio anti umano e contro le donne, dall’imbecillità e dall’ignoranza. (Martedì 21 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Fanny, diciottenne, rivede la famiglia che lasciò quand’era bambina...

 

[Suo fratello] William era partito e la casa in cui l’aveva lasciata era ― Fanny non riusciva a nasconderselo ― da quasi tutti i punti di vista esattamente il contrario di ciò che avrebbe potuto desiderare. Vi regnavano il chiasso, il disordine, la sconvenienza. Nessuno si trovava al posto che gli sarebbe spettato, niente era fatto come si sarebbe dovuto fare. Non riusciva a rispettare i genitori. Non aveva alimentato speranze molto ottimistiche circa suo padre, ma ora lo vedeva così com’era: più incurante della famiglia, con abitudini peggiori e modi più grossolani di quanto si fosse aspettata. Non gli mancavano le capacità; ma la sua curiosità e le sue cognizioni non andavano oltre quanto riguardava la sua professione; leggeva solo il giornale e il bollettino della marina sui movimenti delle navi; parlava solo del cantiere, del porto, di Spithead e del Montherbank; bestemmiava e beveva; era sudicio e volgare. Non le era mai riuscito di rammentare, nel modo in cui l’aveva trattata in passato, qualcosa che si avvicinasse alla tenerezza. Nel ricordo le era rimasta soltanto una generica impressione della sua voce troppo forte e dei suoi modi rozzi; e ora quasi non le prestava attenzione se non per farla oggetto di qualche battuta volgare... Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli! Oppure:

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(Venerdì 17 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 10 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Giovedì 9 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Sono sufficienti otto anni, circa tremila giorni e quasi duemila fotografie per documentare l’inesistenza del cielo non solo su Anticoli Corrado, ma su ogni punto della superficie terrestre? ScuolAnticoli, libera Scuola di Umanità, ne è così sicura che da oggi interrompe la pubblicazione della pagina che all’inesistenza del cielo è dedicata. Se continuassimo ad aggiornarla, infatti, sembrerebbe che stiamo cercando altre prove, che l’esperimento, in qualche modo, non sia concluso... No. L’esperimento è terminato da un pezzo: al di sopra delle nostre umane teste, delle nostre materiali e immateriali realizzazioni, delle nubi, dell’atmosfera terrestre, del sole, delle stelle, delle galassie e degli ammassi di galassie, insomma: al di sopra dell’Universo infinito ed eterno non può esserci altro. Ne siamo certi, come si suol dire?, al di là di ogni (morto e sepolto) dubbio. Qualcuno, leggendo queste righe, alzerà gli occhi... al cielo nella cui esistenza continua a credere? Ce ne dispiace per lui e per lei: chi è più pazzo, infatti, di chi crede niente l’infinito, e infinito il niente?

(Lunedì 6 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Perché Jorge Bergoglio si finge di sinistra parlando? Per dar modo ai fascisti di fingersi di sinistra applaudendolo. (Venerdì 3 ottobre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Roma, Fiumicino, 13 agosto 2014. Matteo Renzi saluta Jorge Bergoglio in partenza per la Corea del Sud. Foto Ansa/Alessandro Di Meo (dal sito del Giornale dell’Umbria).
(Venerdì 3 ottobre 2014. Luigi Scialanca,
scuolanticoli@katamail.com).

 

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Jules Verne previde Osama Bin Laden

(o, se non lui, il terrorismo antioccidentale contemporaneo)

"Jules Verne previde Osama Bin Laden", di Luigi Scialanca. (Lunedì 29 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

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Dopo molte altre navi, da guerra e passeggeri, speronate e affondate con mostruosa ferocia insieme a tutti quelli che vi si trovavano, l’ultima vittima del sottomarino Nautilus fu, il 1° giugno 1868, una fregata inglese il cui nome fu tenuto segreto. Ecco gli ultimi istanti di quell’orribile tragedia nel racconto del professor Pierre Aronnax, del Museo di Storia naturale di Parigi, che era a bordo del Nautilus:

Eravamo prigionieri, testimoni forzati del dramma che incominciava. Chiusi tutti e tre nella mia cabina, ci guardavamo senza parlare. Io aspettavo, ascoltavo: nel silenzio, non vivevo che nell’udito.

La velocità si accrebbe: il Nautilus prendeva slancio. Tutto lo scafo fremeva.

Improvvisamente gridai. Si era prodotto un urto, ma abbastanza leggero. Sentii quasi in me la forza penetrativa dello sperone d’acciaio. E un suono come di rotture, di raschiamenti. Il Nautilus entrava nella nave nemica come un grosso ago nella tela!

Non potei reggere. Corsi nel salone.

Il capitano Nemo era là. Cupo, implacabile, guardava dal cristallo di babordo.

Un’enorme massa colava a picco, dietro quel cristallo; il Nautilus, accompagnandola, controllava la sua discesa nell’abisso. Vidi uno scafo squarciato in cui l’acqua affluiva spaventosamente, poi la doppia linea dei cannoni, i bastingaggi. Il ponte era coperto di ombre che si agitavano.

L’acqua saliva. Quei poveretti balzavano nel sartiame, si aggrappavano agli alberi. Era un formicaio umano, invaso dal mare.

Venne un’esplosione. L’aria compressa fece volare i ponti come se nella nave fosse scoppiato l’intero deposito di munizioni. Ne risentimmo un contraccolpo terribile, il Nautilus ebbe una forte deviazione.

Adesso il vascello sprofondava rapidamente. Intravidi le sue coffe affollate di vittime, le barre che portavano grappoli d’uomini, infine la cima dell’albero di maestra. Tutto scomparve nel risucchio.

Mi volsi a guardare il capitano. Non si era mosso. Quando la tragedia fu conclusa andò verso la porta della sua stanza, dove lo vidi entrare: alla parete di fondo erano collocati i ritratti di una donna ancora giovane, di due bambini. Li guardava. Poi tese le braccia verso di essi e s’inginocchiò piangendo.

Chi era il capitano Nemo? Perché progettò e fabbricò la prima “arma di distruzione di massa” della Storia, il sottomarino Nautilus? Perché divenne il primo terrorista antioccidentale di tutti i tempi?

Il 6 novembre 1867 egli si presentò a un gruppo di prigionieri, tra i quali il professor Aronnax, con queste parole: Siete dinanzi a un uomo che ha rotto i ponti con l’umanità. [...] Io non sono quello che voi chiamate un uomo civile! Ho rotto con la società intera, per ragioni che io solo ho il diritto di giudicare. Quindi, non ubbidisco alle sue regole. Sette mesi dopo, annunciando l’imminente terribile speronamento di cui abbiamo appena letto il resoconto, egli disse: Io sono il diritto, io sono la giustizia! Io sono l’oppresso. Quello, invece, è l’oppressore! Per sua mano ciò che ho amato e adorato e venerato, patria, moglie, figli, mio padre, mia madre, tutto ho visto perire. E tutto quello che io odio è su quella nave.

Qualche anno dopo, l’ultimo uomo che incontrò il capitano Nemo poco prima che morisse fu l’ingegnere statunitense Cyrus Smith. Ecco ciò che il capitano Nemo gli rivelò di sé stesso:

Sono un indiano, il principe Dakkar, figlio di un rajah della regione allora indipendente del Bundelkund e nipote dell’eroe indiano Tippo-Saïb. All’età di dieci anni mio padre mi mandò in Europa affinché ricevessi un’educazione completa, ma con il segreto desiderio che un giorno potessi lottare ad armi pari contro quelli che egli considerava gli oppressori del suo Paese.

Dai dieci ai trent’anni mi istruii in tutte le cose, e nelle scienze, nelle lettere e nelle arti spinsi i miei studi molto a fondo e lontano.

Viaggiai in tutta Europa. I miei nobili natali e la mia ricchezza mi imponevano all’attenzione di tutti, ma le seduzioni del mondo non mi attirarono mai. Benché fossi giovane e bello, rimasi serio, ombroso, divorato dalla sete di imparare, con un implacabile risentimento che mi rodeva il cuore.

Odiavo. Odiavo l’unico Paese in cui non volli mai metter piede, la sola nazione di cui rifiutai costantemente le lusinghe: odiavo l’Inghilterra, e tanto più in quanto sotto certi aspetti la ammiravo.

In me erano tutti gli odi feroci del vinto nei confronti del vincitore. Allevato negli ideali della rivendicazione e della vendetta, ineluttabilmente innamorato del mio poetico Paese oppresso dalle catene inglesi, non volli mai metter piede su quella terra per me maledetta, a cui l’India doveva la propria schiavitù.

Tutti mi vedevano come uno scienziato e un artista cosmopolita, ma in realtà ero molto di più: nel mio cuore ero rimasto indiano. Indiano per il desiderio di vendetta, indiano per la speranza che nutrivo di poter un giorno rivendicare i diritti del mio Paese, scacciarne lo straniero, restituirgli la libertà.

Tornai nel Bundelkund nel 1849. Sposai una nobile indiana il cui cuore sanguinava come il mio per le sciagure della nostra patria. Ne ebbi due figli che adoravo. Ma la felicità familiare non poteva farmi dimenticare l’asservimento dell’India. Aspettavo un’occasione. Si presentò.

Nel 1857 scoppiò la grande rivolta dei cipayes. Io ne fui l’anima. Organizzai l’immensa insurrezione. Misi i miei talenti e la mia ricchezza al servizio di quella causa. Pagai di persona; mi battei in prima fila: rischiai la vita come il più umile di quegli eroi insorti per liberare il loro Paese; fui ferito dieci volte in venti scontri, senza però riuscire a trovare la morte quando gli ultimi soldati dell’indipendenza caddero sotto i proiettili inglesi.

Il mio nome divenne famoso. Non mi nascosi, lottai a viso aperto. Fu messa una taglia sulla mia testa, e se pure non si trovò un traditore che la consegnasse agli Inglesi, mio padre, mia madre, mia moglie e i miei figli pagarono per me prim’ancora che fossi informato dei rischi che correvano a causa mia.

Ancora una volta il diritto era caduto di fronte alla forza. Tornai fra le montagne del Bundelkund. Là, ormai solo, colto da un immenso disgusto per l’umanità, pieno d’odio e di orrore per il mondo civile, deciso a fuggirlo per sempre, racimolai i resti del mio patrimonio, riunii una ventina dei miei compagni più fedeli e un giorno scomparimmo tutti.

Dove andai a cercare l’indipendenza che la terra abitata mi rifiutava? Sott’acqua, nelle profondità del mare, dove nessuno poteva seguirmi.

Lo scienziato si alleò, in me, all’uomo di guerra. Un’isola deserta del Pacifico ospitò i miei cantieri e là, su mio progetto, fu costruito un battello sottomarino. Lo chiamai Nautilus, mi ribattezzai capitano Nemo e scomparvi definitivamente sotto i mari.

Note

1. Questo articolo non è un’esaltazione di Osama Bin Laden, del terrorismo e della violenza. Ma, di sicuro, non è neanche una difesa della violenza e del terrorismo delle potenze dell’Occidente contro il resto del mondo, che già imperversava un secolo e mezzo fa e continua e imperversare ancora oggi. Il genio artistico di Jules Verne non “profetizzò” (in Ventimila leghe sotto i mari) “solo” il sottomarino, o (in Dalla Terra alla Luna) la conquista dello spazio: immaginò, anche, a quali estreme conseguenze avrebbe portato la disumana pretesa dei Paesi cosiddetti “civili” di ridurre in schiavitù l’intero pianeta. Ma le classi “dirigenti” di quei Paesi, oltre che disumane, erano (e sono) troppo imbecilli per ascoltare le “farneticazioni” di un artista, non è vero? E così, purtroppo, il capitano Nemo è diventato realtà.

2. I brani in corsivo sono tratti da due dei più famosi romanzi di Jules Verne, nato a Nantes nel 1828 e morto ad Amiens nel 1905: Ventimila leghe sotto i mari, pubblicato nel 1869, e L’isola misteriosa, pubblicato fra il 1874 e il 1875.

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(Lunedì 29 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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L’assassinio1 del padre buono, base di ogni potere disumano

L'assassinio del padre buono, base di ogni potere disumano

nell’Amleto di Shakespeare - Atto primo - di Luigi Scialanca

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dedicato a Eleonora

 

La Danimarca di Amleto si rivela fin dal primo istante un mondo capovolto: “Chi va là?” grida Bernardo, ufficiale della guardia, al soldato che è di sentinella, Francesco. Doveva accadere l’opposto, e Francesco, quindi, giustamente ribatte: “A te rispondere. Fermati e fatti riconoscere”. Poco dopo, infatti, è Francesco a dare l’altolà a Orazio e Marcello, benché ufficiali anch’essi, e il primo addirittura amico personale del principe Amleto.

Cosa è accaduto? Perché, e come, a Elsinore la realtà si è rovesciata?

Orazio è scettico. La sua battuta di spirito (Bernardo: “C’è Orazio?” Orazio: “Sì, ce n’è un pezzo”), lì per lì incomprensibile (ma che irrita Bernardo, pur nel doveroso rispetto da cui non deflette, al punto che non estende a Orazio il “buon” con cui saluta Marcello), si chiarisce quando Marcello annuncia: “Orazio dice che è soltanto effetto della nostra fantasia”. Orazio, cioè, è lì soltanto col “pezzo” più credulo di sé stesso. (Marcello, infatti, riferendosi allo spettro che tanto ha impressionato le sentinelle, parla già di “fantasma” ― “apparition” ― benché ancora non l’abbia visto; Orazio, invece, prudente, lo chiama “quella cosa” ― “that thing”).

Apriamo una parentesi, giacché siamo in argomento, sui modi in cui si parla dello spettro o si tenta di spiegarlo in questo primo atto. Orazio: “A quale particolare ordine d’idee appigliarmi, non so; ma grosso modo credo che questo presagisca lo scoppio di qualche grave calamità per il nostro Stato”. Ancora Orazio: “È un bruscolo, questo, che viene a infastidire l’occhio della mente” (corsivi miei). Orazio, cioè, interpreta l’apparizione come un turbamento dell’ordine mentale che prefigura uno sconvolgimento dell’ordine delle cose. (Non sa, infatti, che lo sconvolgimento è già avvenuto, e non è la ribalda dichiarazione di guerra di Fortebraccio al Regno di Danimarca, ed è molto più grave di essa). Amleto concorda con Orazio fin da prima di parlare con lo spettro (“C’è qualcosa che non va” ― “All is not well”, I,2) e la pensa così anche dopo (“Il mondo è fuor di sesto” ― “The time is out of joint” ― “o maledetto dispetto della sorte che io sia nato per rimetterlo in sesto”, I, 5). Ma aggiunge all’interpretazione dell’amico un elemento tanto importante da cambiarne, almeno in parte, il senso: lo spettro, dice il principe (quando ormai lo ha “ufficialmente” riconosciuto ― “Ti chiamerò Amleto, re, padre, regale danese”, ma ancora non sa se “rechi [...] aure di origine celeste o raffiche infernali”, I, 4) porta “l’orrore nella notte” e “mette in noi, vittime degli inganni della natura (ma il testo originale dice fools of nature, “stupidi per natura”), [...] tremiti di terrore al pensiero di cose irraggiungibili per le nostre anime” (I, 4). E ancora: “There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy” (I, 5).

Capiamo, così, che il “fuor di sesto” di Amleto non coincide del tutto col turbamento dell’ordine mentale e naturale a cui allude Orazio. Per quest’ultimo (più vicino a Claudio che ad Amleto, in ciò, come vedremo) l’ordine dev’essere ripristinato, punto, poiché “nella sua filosofia” non c’è altro né sulla terra né in cielo: o l’ordine, oppure la follia e la distruzione. Ad Amleto, invece, quello stesso turbamento dell’ordine ― e l’apparizione dello spettro che ne è, allo stesso tempo, l’annuncio e un sintomo ― lasciano intravedere l’esistenza di “cose irraggiungibili per le nostre anime”. Il che porta “orrore e terrore”, certo, ma ha anche il merito di permettere una “discesa” (o una “salita”) “al di sotto” (o “al di sopra”) dell’ordine costituito, naturale e mentale e statale. Il merito, insomma, di farci vedere qualcosa al di là della nostra filosofia.

Per Orazio, “seguire” lo spettro, cioè dargli retta, è solo perdere “il dominio della ragione” ― “the sovereignity of reason” ― e “precipitare nella pazzia” ― “madness”, I, 4 ― della quale avrebbe una gran paura anche se lo spettro non ci fosse (“Basta il solo posto, senz’altra causa, a mettere idee di disperazione in qualsiasi cervello che getti lo sguardo da tanta altezza sopra il mare”, I, 4). Per Amleto, invece, benché egli sia di gran lunga il più colpito dallo sconvolgimento in corso e dall’apparizione, tali eventi sono anche un’occasione positiva.

Perché?

Amleto, contrariamente a Orazio e a tutti gli altri, già prima dell’apparizione è (parole sue) “anche troppo al sole” (= “mal ridotto”, I, 2). Ha dentro “qualcosa che supera l’ostentazione, che supera quelle che sono appena le bardature e i paramenti del dolore” (I, 2). Amleto, addirittura, vorrebbe uccidersi: “Oh, se questa troppo, troppo compatta carne volesse struggersi, sciogliersi e ridursi in rugiada [...]! O Dio, Dio, quanto mi sembrano vieti, stantii, privi di senso e di costrutto tutti gli usi di questo mondo!” (I, 2). Amleto, cioè, già da sé è arrivato vicino alle “cose irraggiungibili dalle anime” di tutti gli altri, e proprio per questo è così turbato. Non sono i preparativi della guerra contro Fortebraccio (il “quotidiano fondere bronzo in cannoni” di cui parla Marcello, I, 1) a preoccuparlo, e del resto egli è ben più che preoccupato: soffre terribilmente, fin quasi al suicidio, per una realtà che non sente con “l’anima” (poiché per “l’anima” tale realtà è, appunto, “irraggiungibile”) né tanto meno con “la filosofia”, ma con qualcos’altro.

Con che cosa? Cercheremo (ma non basterà esaminare il primo atto) di capirlo andando avanti. Ma intanto possiamo cominciare a raccogliere indizi... Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli! Oppure:

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(Giovedì 18 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

[1] O, più “civilmente”, la rottamazione.

 

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La “buona Scuola” di Matteo Renzi

L’unica buona Scuola di Matteo Renzi, del Pd democristiano e dei berluscisti è la Scuola morta, lo sappiamo da anni e ne abbiamo oggi l’ennesima conferma. Clicca qui per scaricare il mellifluo depliant pubblicitario di regime dell’ennesima finta riforma per derubare i bambini e i ragazzi italiani e per consegnarli a una casta di “caporali(alias i dirigenti scolastici e i loro “cocchetti”) e a insegnanti ridotti in schiavitù (tre anni di lavori forzati extra-contratto gratuiti, poi si vedrà) col ricatto del trasferimento forzato. E privati di ogni potere con il golpe scolastico della riduzione del Collegio docenti a consiglio dei docenti, cioè a organo solo consultivo. (Golpe che fa il paio, del resto, col colpo di Stato della riduzione del Parlamento a megafono del cosiddetto premier).

(Mercoledì 3 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Capi, capetti, "caporali"

"Capi, capetti, caporali", di Luigi Scialanca. (Martedì 2 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com)

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Cosa c’è che non va? I capi.

In ogni impresa, in ogni attività, in ogni luogo, ovunque cerchiamo di realizzare qualcosa insieme, ecco che arrivano i capi.

Chi sono? Sono quelli che nella vita non sono riusciti né a stare insieme né a far da soli. Perciò vengono a infastidire noi, a ostacolarci, ad addolorarci, a farci fallire.

A far di tutto per sfasciare tutto.

 Non capi, no: “caporali”, nell’accezione che diede al termine il grande Totò.

Un capo vero andrebbe scritto con la C maiuscola, perché è l’opposto del “caporale”...

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(Martedì 2 settembre 2014. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Weblog quotidiano di informazioni e segnalazioni dalla stampa e dai giornali on line, di Fulvio Iannaco.

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Nel Castello di Collalto Sabino

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332/1000, L'Auriella di Anticoli Corrado. Fotografia di Stefano, 16 agosto 2008.

Le Mille più Belle immagini di ScuolAnticoli...

332/1000, L’Auriella di Anticoli Corrado.

Fotografia di Stefano, 16 agosto 2008.

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Alla Sèa con Gianni

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Passeggiata a Ricetto

90 immagini, una più bella dell’altra...

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Omaggio alla Donna anticolana

di Italia D’Andrea e Gianni Guardigli

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ScuolAnticoli ringrazia con tutto il cuore

Marco Occhigrossi

per aver concesso la trascrizione di questo interessante, importante frutto

delle sue generose, impegnative e sempre attente ricerche.

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Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell'Aniene prosegue con "Passeggiata a Nespolo": 115 immagini, una più bella dell'altra, cliccando qui!

Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell’Aniene prosegue con...

Passeggiata a Nespolo

115 immagini, una più bella dell’altra...

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Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell'Aniene prosegue con "Passeggiata a Pietraforte": 80 immagini, una più bella dell'altra, cliccando qui!

Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell’Aniene prosegue con...

Passeggiata a Pietraforte

80 immagini, una più bella dell’altra...

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Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell’Aniene prosegue con l'Antica Locanda Arcos di Anticoli Corrado - un luogo dove ogni finestra è un quadro: cento immagini, una più bella dell'altra, cliccando qui!

Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell’Aniene prosegue con...

lAntica Locanda Arcos ad Anticoli Corrado

...dove ogni finestra è un quadro

100 immagini, una più bella dell’altra, cliccando qui!

Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell'Aniene prosegue con "Passeggiata a Montorio in Valle": oltre 60 immagini, una più bella dell'altra, cliccando qui!

Il Tour in progress di ScuolAnticoli nella Valle dell’Aniene prosegue con...

Passeggiata a Montorio in Valle

oltre 60 immagini, una più bella dell’altra...

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Dopo otto anni, la pagina Inesistenza del cielo su Anticoli Corrado si conclude avendo raggiunto il suo obiettivo fondamentale:

La più vasta documentazione mai raccolta sull'inesistenza del cielo: L'Inesistenza del cielo su Anticoli Corrado.

La più vasta documentazione mai raccolta sull’inesistenza del cielo:

Inesistenza del cielo sopra Anticoli Corrado

La prima homepage di ScuolAnticoli nel febbraio del 2006.

Alla ricerca del tempo perduto...

Tutte le Classi di Anticoli dal 1982 in poi...

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Tutte le Classi di Roviano dal 1982 in poi...

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi della Scuola Media Statale Celestino Rosatelli di Arsoli (Roma) e delle sue sedi staccate di Anticoli Corrado, Camerata Nuova, Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti, dai primi anni '80 a oggi

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi dal 1980 in poi...

dei ragazzi di ieri e di oggi di Anticoli Corrado, Arsoli, Camerata Nuova,

Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti, dai primi anni ’80 a oggi.

Vuoi leggere ma non hai tempo? In "Righe di Libri" il tempo per te lo mettiamo noi.

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La Valle a portata di click: Paesi e Meteo della Valle dell’Aniene.

Tutta la Valle dell'Aniene a portata di click: tutti i Paesi e tutti i Meteo della Valle dell'Aniene.

Le bellissime pagine della Maestra Cristina:

per grandi e piccini.

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Le Pagine della Valle dell’Aniene, luogo tra i più belli del Lazio e d'Italia.

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Le Pagine delle nostre Scuole, dei Ragazzi, delle Famiglie e degli Insegnanti: clicca qui per vederle tutte!

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Cosa cerca chi ci trova? Curiose

domande e ancor più

curiose risposte.

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Una Bellissima Signora di 65 anni: la Costituzione della Repubblica Italiana.

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Lo Statuto dei Lavoratori, per conoscere tutti i tuoi Diritti di Lavoratore.

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Quando i Migranti eravamo Noi: una pagina per aiutarci a restare Umani.

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La Guerra incostituzionale italiana in Afghanistan.

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E tutte le altre Pagine che rendono ScuolAnticoli sempre più interessante.

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"Si può ritenere che la meraviglia della vita sia sempre a disposizione di ognuno di noi in tutta la sua pienezza, anche se essa rimane nascosta, profonda, invisibile, decisamente lontana. Tuttavia c'è, e non è ostile né ribelle" (Franz Kafka): "I giorni e le notti" - Diario Polifonico.

Il blog di Domenico Fargnoli, psichiatra e scrittore.

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"Maurizio Fioretti: un musicista, un pittore, un poeta di immagini? Sono tre dimensioni che coinvivono nei suoi quadri in cui il colore campisce lo spazio definendo superfici diverse per intensità e spessore".

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L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

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Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata dalle scoperte di Massimo Fagioli

e dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma)

Aggiornata al 29-10-2014. Buon giovedì 30 ottobre a tutti.

Pensieri precedenti

Pensiero del Giorno n° 760

Tengo vivi gli affetti. Concordo con tutti.

Vado d’accordo con nessuno. Ma in queste

tre cose sono almeno d’accordo con me stesso.

Pensiero del Giorno.

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L’immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell’artista danese Viggo Rhode (1900-1976).

L’ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

 

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