ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata alle scoperte di Massimo Fagioli e alla Costituzione.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma).

Pensiero del Giorno.

Pensiero del Giorno n° 1.122

Pensieri precedenti

Ogni anno, in settembre e in giugno, si apre e si chiude

la seconda e ultima porta del futuro dell’Umanità: la Scuola.

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ScuolAnticoli va in ferie: arrivederci al 1° agosto e...

...Buon Luglio a Tutti!!!

(Giovedì 29 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Primo. Di queste istruzioni potete tranquillamente fregarvene, tanto non verrò a saperlo. Ma non ditemelo finché vivo: la mia reazione potrebbe non piacervi affatto.

Secondo. Il solo modo non idiota di annunciare la mia morte è: Luigi Scialanca è morto. Non scrivete: È scomparso, non sono il mago Houdini. Né: Si è spento, non sono una lampadina. Né: È defunto, è deceduto, è trapassato, non muoio mica perché voi possiate esibire la vostra conoscenza dell’Italiano. Né: Se n’è andato, o qualche spiritoso potrebbe a buon diritto domandarvi: Dove? Nell’Aldilà? Su Marte?. Né: È passato a miglior vita, se siete religiosi sono fatti vostri, non me ne può fregare di meno, ma a sproloquiare su di me non vi ci voglio. Né: Ci ha lasciato, è vero che talvolta non vi sopporto, ma non fino al punto di voler crepare pur di non vedervi più. Scrivete, semplicemente: Luigi Scialanca è morto, se vi è rimasto un minimo di buon senso.

Terzo. Dite esplicitamente cosa mi ha ucciso: non mi va che la gente fantastichi chissà che. E siate chiari: espressioni come dopo una lunga malattia servono solo a irritare chi vuole dati precisi per calcolare le probabilità di fare la stessa fine.

Quarto (repetita iuvant). Non siate così imbecilli da scrivere: Riposa in pace. O così taccagni, oltre che imbecilli, da scrivere: R.i.p.. O, ancora più taccagni: Rip.
Siete religiosi? E allora che cavolo vi significa quel riposa? Credete che esista una qualsivoglia Aldilà in cui si riposi? Nell’Aldilà si gioisce o si soffre o ci si rompe le scatole per l’eternità, ma di sicuro non si riposa. (E in ogni caso, ve l’ho già detto, se siete religiosi v’invito fermamente a parlare di santi e lasciar stare i fanti). Siete atei? E allora che cavolo vi significa quel riposa? Avete mai visto un marciume che riposa? O, quando i vermi sono sazi, ossa che riposano? Il riposo è cosa da vivi, non da cadaveri.

Quinto. Più in generale, scrivendo che sono crepato, astenetevi dal rivolgervi a me come se fossi vivo. È stupido, grottesco e perfino malvagio dire a un morto: Ci mancherai - Grazie - Addio - Arrivederci - Eri questo o quest’altro - Resterai nei nostri cuori (che schifo, immaginare il mio cadavere divorato da voi!), ecc. ecc.. Addirittura malvagio? Certo! Se avete voglia di parlare con me, fatelo finché campo! Altrimenti lo state solo fingendo quando ormai non posso più smentirvi, mentre in realtà desideravate la mia compagnia di gran lunga meno di quella dei vostri televisori.

Sesto. Scrivete in Italiano, cavolo! Se siete di quelli che scrivono beh, o se non usate un pronome relativo neanche se vi pagano, o se credete che il congiuntivo sia una malattia degli occhi, fate a meno di commentare la mia morte: non per fare un piacere a me, che non lo saprò mai, ma per non rattristare ancora di più chi mi piange (ammesso e non concesso che qualcuno lo faccia) con le vostre scempiaggini. E non chiamatemi un personaggio: i personaggi stanno nei romanzi, io sono un essere umano.

Settimo. Non inventatevi cavolate del tipo: Voleva essere cremato o Voleva donare il suo cadavere alla scienza. Mai ho espresso volontà di sorta su quel che fare delle mie frattaglie. Per quel che me ne frega, quella robaccia potete darla in pasto ai cani (ma tenetene lontani i preti, quelli sì). Fatene ciò che vi pare, insomma, e dopo che l’avrete fatto cercate di organizzare invece un funerale decente per il mio ricordo, se di me resterà qualcosa di umanamente valido da ricordare.

Ottavo. Non siate così ingenui ― o, piuttosto, così sciatti nei miei confronti ― da chiedere a qualsivoglia “autorità” di intitolarmi un vicolo o un’aula scolastica o una targhetta su un muro più o meno ammuffito: ho sempre detestato il potere, ed esso mi ha sempre ignorato o ha diffidato di me, che non vi venga in mente di permettergli di sfruttarmi da morto!

Nono. Se mi odiate, non andate in giro a dire quanto mi volevate bene, né tanto meno quanto vi amavo io, né come e qualmente abbiamo trascorso bei momenti insieme o quant’altro: sappiate che la mia esecutrice testamentaria ha una lista completa delle vostre malefatte nei miei confronti, e vi smentirà punto per punto.

Decimo. Se invece mi amate, e di conseguenza non avete perso occasione per cercare la mia compagnia (non me ne ricordo, ma è possibile che talvolta lo abbiate fatto), be’, non siate troppo tristi: è stato bello, finché è durato, e quel bello non ve lo toglierà la mia morte, ma solo la vostra.

(Sabato 24 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Temo, cari ragazzi, che alcuni di voi non stiano bene. Pochi, certo, ma questo non attenua affatto il dolore e la preoccupazione.

C’è chi si gonfia giorno dopo giorno di odio antiumano (fascista, nazista, o anche odio e basta, senza nome). Chi non studia più, non legge più, non s’interessa più di niente. Chi non si diverte più per il piacere di farlo, ma solo per stordirsi. Chi non fa che ubriacarsi. Chi assume sostanze.

Derive, cari ragazzi, che sono il sintomo di un disagio mentale che può, se non curato, diventare grave. Dovete chiedere aiuto. Forse, anzi, lo state già chiedendo. Forse, voglio dire, mentre vi rovinate così, senza rendervene conto state anche gridando: “Fermatemi! Aiutatemi!” Sperando che chi vi vuol bene smetta di far finta di niente.

Io non sono uno psicoterapeuta. Ma non per questo voglio star zitto e fare, anch’io, finta di niente. Qualcosa la so, e perciò ve la dico.

Primo. Ciò che vi sta riducendo così sono stati e sono i rapporti che vi sono toccati, fin dalla nascita (e che poi, a partire da un certo momento, vi siete anche cercati): rapporti miseri, poveri di affetti, poveri d’intelligenza, poveri di umanità. L’unica cosa che può farvi star meglio, perciò, sono rapporti diversi, migliori. Esistono di sicuro: dovete cercarli e trovarli, e il solo cercarli già vi farà bene, finché non li trovate. Ma anche una buona psicoterapia, preferibilmente di gruppo, può aiutarvi moltissimo.

Secondo. Cercate in voi stessi, intorno a voi e ovunque, perfino nei vostri smartphone pensieri, parole, gesti, immagini ricchi di sentimenti: non ve ne rendete conto, ma siete assetati di sentimenti, ed è per questa sete insoddisfatta che le vostre menti rischiano di impazzire.

Terzo. Fatevi meno seghe. Non sto scherzando, sono molto serio. Non in quanto seghe, ma in quanto assolutamente prive di sentimenti. State meno soltanto fra maschi, e innamoratevi di più. Di chi? Di ragazze diverse dalle vostre madri. Per quanto le ragazze possano essere “difficili”, per quante delusioni possano talvolta darvi, amarle e rispettarle vi farà immensamente bene.

(Mercoledì 21 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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L’insegnante obiettivo... è stupido e cattivo

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Quale che sia la tua professione, immagina di scoprire che stai per essere sostituito da una macchina. Da un computer. Da un robot. Insomma: da un algoritmo. Cosa faresti, da uomo (o donna) intelligente? O cosa, se invece fossi stupido?

Da intelligente ― quale sei ― cercheresti di dimostrare che un robot non può sostituirti poiché, quello che sai fare tu, nessun robot saprà farlo mai.

Se invece fossi stupido, o stupida, cercheresti di competere col robot in ciò che sa fare “lui”. E non solo verresti sconfitto alla grande, ma dimostreresti a tutti ― e quel ch’è peggio a te stesso ― di essere ormai superfluo (o superflua).

Immagina, ora, di essere un insegnante: un robot potrebbe sostituirti?

La risposta non cambia: soltanto se tu cercassi di competere col robot in quel che “lui” sa fare meglio di te. Molto meglio.

Ma cosa un robot o un computer, cioè un algoritmo, sa fare molto meglio di un insegnante?

Semplice: somministrare una verifica e valutarla, assegnandole un punteggio, senza alcun rapporto con l’allievo.

E cosa significa senza alcun rapporto?

Semplice: senza provare sentimenti di sorta, come se esista solo la verifica ― e l’algoritmo in base al quale valutarla ― ma non esista l’allievo (se non come “dispositivo-sorgente” della verifica medesima).

In altre parole, nessun insegnante potrà mai competere con un algoritmo nel valutare una verifica obiettivamente, cioè come un oggetto (dal latino obiectum).

Ecco: in fatto di obiettività un robot-insegnante sarebbe imbattibile, poiché, essendo incapace di provare sentimenti, le sue valutazioni sarebbero assolutamente oggettive.

Un insegnante, quindi, è tanto più stupido quanto più cerca di essere obiettivo.

Cercare di dimostrarsi superfluo: cosa c’è di più stupido?

Si dirà: “Un insegnante intelligente sarebbe dunque un insegnante non obiettivo? Ingiusto? Uno che valuta come gli gira?”.

No. L’obiettività non è giustizia. L’obiettività è assenza di rapporto. Soprattutto avendo a che fare con l’essere umano. Poiché essere obiettivi, avendo a che fare con l’essere umano, è ridurlo a obiectum. A un “qualcosa”, cioè, nei confronti del quale è impossibile provare sentimenti.

Quale didattica, quale pedagogia sono possibili in assenza di sentimenti per tutto quel che accade nel rapporto con l’allievo, ivi comprese le verifiche che egli sottopone alla valutazione dell’insegnante? È dubbio che perfino del “comportamento” delle particelle subatomiche si possa capire qualcosa, senza considerare il rapporto dell’osservatore con esse, figuriamoci di un essere umano!

“Ma... allora... un elaborato d’Italiano, un compito di Matematica, una traduzione dal Francese, una verifica di Storia, come si dovrebbero valutare? Non obiettivamente?!”

Esatto. Non obiettivamente. Non come le valuterebbe (molto meglio di un insegnante) un algoritmo, ma come soltanto un essere umano può valutarle: in contatto, costante e profondo, con la realtà umana dell’allievo, la sua storia, i suoi rapporti con gli insegnanti e con tutti gli altri, i suoi problemi, le sue capacità, i suoi continui progressi e regressi, le sue vittorie e sconfitte... In contatto costante e profondo con tutto, insomma, quel che nell’hic et nunc dello svolgimento del compito assegnatogli ha influito sul risultato. Nonché, altrettanto fondamentale, con quel che l’insegnante si propone di ottenere in futuro nel rapporto con lui.

“Ma... allora... in un elaborato d’Italiano, in un compito di Matematica, in una traduzione dal Francese, in una verifica di Storia, non si dovrebbero più correggere e contare gli errori?!”

Correggere, sì. Contarli, no. Non con l’intenzione che il contarli sia determinante per la valutazione. La valutazione di quel che un essere umano fa deve far di conto il meno possibile.

Immagino già l’obiezione dell’insegnante stupido: “Ma tu, professor So-tutto-io, un domani, dall’allievo diventato idraulico o ingegnere, pretenderai o no che quel che fa non contenga errori?”

Rispondere è facile: “L’idraulico i cui scarichi perdono, l’ingegnere i cui edifici crollano, caro Stupido, sono gli allievi tuoi, non i miei. Gli allievi che da te furono convinti che la valutazione di quel che fanno gli esseri umani si esaurisca nel conteggio obiettivo delle risposte esatte e di quelle sbagliate. E che da te, pertanto, furono indotti poi sempre a truccarli, quei conteggi, una volta persuasi che quel che importa non è la sostanza dell’essere umano, ma solo l’apparenza dell’obiectum da lui prodotto”.

E l’insegnante intelligente, invece, cosa obietterà? Be’, prevedere le manifestazioni dell’intelligenza è infinitamente più difficile che prevedere quelle della stupidità... Diciamo che otrebbe obiettare, forse, che le pressioni che un insegnante subisce affinché sia obiettivo come un algoritmo sono tali e tante (ideologiche, politiche, mediatiche) che resistervi è difficilissimo e penoso.

Ma resistere lo è sempre. Poiché resistere significa, né più né meno, rimanere umani.

Post scriptum. Mi sorge un dubbio: è mai possibile, mi domando, che un insegnante stupido sia così stupido da non capire tutto ciò? Così stupido, da illudersi di poter valutare “algoritmicamente” le prove di un allievo... meglio di un algoritmo?

No, mi rispondo. Nessuno può essere tanto stupido. Ne consegue che l’insegnante stupido non è stupido. O piuttosto: lo è, ma perché è cattivo. Poiché già per suo conto, fin da prima che i computer cominciassero a contendergli il posto, ha creduto e voluto degradarsi a macchina. E ormai, di conseguenza, non sa più fare altro che quel che una macchina fa meglio di lui.

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(Lunedì 19 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Interessante articolo, su Internazionale del 9 giugno 2017 (Nel nome del padre, di Ben Jackson, pp 66-68) sul grottesco e inquietante fenomeno delle megaChiese ereditarie della Corea del Sud (ma che cominciano a diffondersi, guarda caso, anche negli Stati Uniti). Eccone alcuni estratti, così significativi ― e leggibili anche in chiave “nostrana”, direi ― che mi pare superfluo commentarli...

“La chiesa presbiteriana di Myung-sung, che ha decine di migliaia di fedeli, è l’ultima delle cosiddette megaChiese della Corea del Sud a trovarsi invischiata in uno scandalo sulla successione ereditaria dell’ufficio di pastore: Kim Sam-hwan sta cercando di lasciare la Chiesa al figlio, e non tutti ne sono felici.

[...] Il 25 aprile, alle otto e mezza del mattino, un uomo dai capelli bianchi vestito di grigio, impalato dinanzi alla Chiesa di Myung-sung, regge un grande cartello di plastica con la scritta: Eredità: successione del patrimonio, dello status o dell’occupazione tra le generazioni di una singola famiglia. Una chiesa non si eredita.

[...] La Chiesa presbiteriana di Myung-sung è stata fondata nel 1980 dal pastore Kim Sam-hwan [...]. Da allora è diventata una congregazione gigantesca, con una sede imponente, un pastore potentissimo, e una lunga storia di scandali e pettegolezzi. I suoi ricavi provengono quasi tutti dalle offerte dei fedeli.

Gli anni settanta e ottanta offrivano condizioni particolarmente favorevoli alla crescita delle megaChiese. Esse offrivano un nuovo senso di appartenenza ai migranti sradicati dalle campagne.

[...] Furono costruiti luoghi di culto sempre più imponenti. E molte Chiese hanno poi allargato la loro presenza sul territorio aprendo giornali, emittenti radio, scuole, ospedali, organizzazioni di beneficenza e altro.

[...] Oggi, molti dei pastori che hanno fatto crescere le Chiese durante gli anni del boom sono vicini all’età della pensione o l’hanno superata. E i candidati favoriti alla successione sono, il più delle volte, i loro figli. [...] Nel 2014 il gruppo Protest 2002 registrava 95 casi di successione ereditaria. Nel 2017 il numero dei casi segnalati è salito a 122.

In Corea del Sud c’è una netta distinzione tra Stato e Chiesa, quindi esistono poche leggi che regolano la pratica religiosa. E la successione ereditaria è perfettamente legale.

[...] Perché questa pratica è così diffusa? Kim Ae-hee, direttrice di Protest 2000, spiega che molto dipende da una serie di antichi fattori culturali: Nelle Chiese sono profondamente radicati molti elementi del confucianesimo, dice. C’è un ordine gerarchico rigidissimo, molte Chiese sono dominate dalla figura del pastore, e spesso i consanguinei sono considerati gli eredi legittimi della sua autorità spirituale.

[...] Tuttavia Yoon Gwan, presidente del sindacato studentesco dell’Università presbiteriana e seminario teologico di Seoul, paragonando il comportamento della Myung-sung a quello di un grande conglomerato industriale, cita una serie di voci secondo le quali la successione ereditaria servirebbe a coprire un grave illecito finanziario della famiglia Kim”.

Che dire?

Solo questo: chi è in grado di farlo, ne tragga le conclusioni che il buon senso gli ispira.

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(Giovedì 15 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Cattolici razzisti in Italia, visti da Mark Twain... nel 1867

Sono passati centocinquant’anni esatti da quando Mark Twain, visitando l’Italia, così vide trattare gli Ebrei ― in tutto il Paese, ma specialmente nello Stato della Chiesa ― durante il pontificato di Pio IX:

Gli Ebrei non vengono trattati come esseri umani, ma come bestie.

Non possono svolgere qualsiasi attività lavorativa essi vogliano.

Non possono vendere oggetti nuovi di fabbrica.

Non possono aprire farmacie.

Non possono esercitare la professione medica tra i Cristiani. Anzi, ai Cristiani non possono neanche stringere la mano, né hanno il diritto di frequentarli come un normale essere umano fa con qualsiasi altro essere umano.

Sono costretti a rimanere reclusi in un angolo delle città: non possono risiedere dove preferiscono, né acquistare terra o case.

I soldati li obbligano ad andare in chiesa per ascoltare le maledizioni lanciate contro di loro.

E durante il carnevale, per divertire la gente, vengono costretti a correre nudi per le strade gareggiando con gli asini.

(Mark Twain, In questa Italia che non capisco, Mattioli 1885, pag. 126).

(Mercoledì 14 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 9 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Venerdì 9 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Testimonianza tratta dalle cronache del Grande Panico di Torino del 3 giugno 2017 (30.000 persone in piazza, 20 minuti di fuga di massa, 1527 feriti, di cui 8 in codice rosso): “Pugni e gomitate selvagge come il colpo che mi ha fatto saltare i denti. La gente correva verso i varchi e per guadagnare un metro picchiava e strattonava chi aveva davanti e dietro, gente con la quale fino a pochi minuti prima stava abbracciata” (Corriere della sera, 5 giugno 2017, pag. 10).

Siamo dunque davvero dei mostri? Pronti a scannarci l’un l’altro non appena riemerga in noi, irriducibile e incontenibile, il mors tua vita mea (o l’homo homini lupus) che l’evoluzione ha scritto una volta per sempre nel nostro patrimonio genetico, e che la “civiltà” può “educare”, controllare e reprimere solo fino a un certo punto? E davvero è soprattutto in una folla in pericolo (o che si crede in pericolo) che questa volontà di sopraffarci l’un l’altro si rivela, anziché un’aberrazione individuale, un “primordiale istinto” che ci caratterizza tutti?

In realtà vi sono tre tipi di folla: 1. La folla “casuale”; 2. La folla che non è casuale, ma crede di esserlo; 3. La folla che non è casuale, e sa di non esserlo. Ed è nelle ultime due, mai nella prima, che può accadere ciò che è accaduto a Torino.

Solo la folla n° 1, quella che si è formata per caso ― e tanto più quanto più è numerosa ― è (di solito) statisticamente rappresentativa dell’intera Umanità. E solo dal suo comportamento, quindi, possiamo trarre conclusioni sulla natura umana.

Qual è il più tipico esempio di folla casuale? È la folla riunita da un’improvvisa catastrofe, per esempio da un terremoto. Ebbene: tutte le testimonianze, fin dai tempi più remoti, sono concordi nell’affermare che in tali folle l’impulso predominante nella stragrande maggioranza di coloro che le compongono è quello di soccorrersi a vicenda per salvarsi insieme. Leggete, per sincerarvene, il documentatissimo e appassionante saggio storico di Rebecca Solnit intitolato Un Paradiso all’Inferno - Le straordinarie comunità solidali dei terremoti e altri disastri.

Ma poi vi sono folle che non si riuniscono per caso, ma per un motivo comune. E che, di conseguenza, sono tanto meno rappresentative dell’intera Umanità quanto più quel motivo, di per sé stesso, seleziona i componenti della folla medesima. Il desiderio di trascorrere al mare una bella giornata estiva, per esempio, seleziona pochissimo i componenti delle folle che si accalcano sulle spiagge nei mesi di luglio e agosto, poiché quel desiderio accomuna una percentuale assai elevata di esseri umani. Di conseguenza, le folle che si riuniscono d’estate in prossimità del mare sono quasi altrettanto rappresentative dell’intera Umanità di una folla casuale.

Diversa è la folla che, per esempio, si riunisce su una nave da crociera di gran lusso: essa crede di essere casuale (tipo 2) ma non lo è, poiché è stata selezionata dal censo (dalla ricchezza). Di conseguenza non rappresenta l’intera Umanità, ma solo la parte più predatoria di essa. E si può star certi, quindi, che difficilmente in caso di naufragio si comporterà in maniera solidale, altruistica e generosa.

E la folla che si riunisce, per esempio, per partecipare a un rito religioso? O a un evento calcistico? O a una manifestazione politica?

Queste sono folle non casuali che sono consapevoli di non esserlo (tipo 3). Folle che non possono essere considerate rappresentative dell’intera Umanità (analogamente a quelle del tipo 2) e il cui comportamento più probabile, in un’eventuale emergenza, è selezionato a priori dal motivo comune che le ha riunite.

Ebbene: io sostengo che una folla riunita da una fede (religiosa, politica, sportiva, o magari in un qualche tipo di “sballo”), ben lungi dal costituire un campione rappresentativo dell’intera Umanità, rappresenta soltanto gli esseri umani nelle cui menti il “rapporto” con l’oggetto della loro fede (rapporto sempre inesistente, qualunque ne sia l’oggetto, poiché perfino una squadra di robusti calciatori cessa di esistere come tale, nelle menti in cui viene tramutata in una divinità) è diventato di gran lunga più importante del rapporto con gli altri e con sé stessi. Ed è pertanto una folla che in un’emergenza si comporterà necessariamente nel modo meno solidale possibile: ognuno per sé e Dio per tutti, questo è il motto (più o meno consapevole) delle folle non casuali, ma riunite da una fede.

Guai a chi ci capita per caso, nelle folle così!

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(Sabato 3 giugno 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Comunista [e donna] di nascita

 

Comunista di nascita, di Orietta Possanza (Roma, 2017, L’Erudita, pp 148, € 15) è un libro che consiglio. A tutti, naturalmente, ma in special modo agli uomini.

Faccio parte di una categoria di maschi che considero (scusate!) migliore di altre: gli uomini, del resto non rari, che amano sentire una donna parlare. Perfino con irritazione, talvolta: perfino quando razionalmente non vorremmo, ma non possiamo farne a meno.

Com’è ovvio, noi uomini che amiamo sentire le donne parlare con noi non proviamo questo sentimento per tutte. Poiché ci sono arpie, purtroppo, il cui eloquio deprime più di uno stridor di denti. Ma le altre ― cioè la stragrande maggioranza ― ascoltarle è per noi un piacere e una meraviglia sempre inattesi, sempre un po’ misteriosi: un sentire il cuore addolcirsi, e la mente ravvivarsi, senza mai capire davvero come e perché ― senza, intendo, che il come e il perché abbiano in fondo alcuna importanza.

Magia? No. È qualcosa di puramente fisico, invece. È qualcosa di sessuale, anche se non è fare sesso.

Ecco. Leggere Comunista di nascita, per uno come me, è stato come trovarmi (in un bar, su un letto, su una spiaggia, su un prato, non importa dove) accanto a una donna (bella, intelligente, colta, in questo caso, ma non è quel che più mi preme sottolineare), sentirla parlarmi a lungo, con calma e con passione, di sé, della sua vita, dei suoi uomini, di ciò che per lei è importante, e provare il piacere e la meraviglia di star bene senza un perché. Del tutto al di fuori di ogni “normale” e razionale rapporto di causa ed effetto.

Anche di comunismo, anche di politica, di qualsiasi cosa abbia voglia di parlare: il bello, ben più che l’argomento, è che sia lei a parlarmene. Il “cosa” importa, certo. Ma il “come” molto di più. E in Comunista di nascita, certo, il “cosa” fluisce, si leva, discende si muove, insomma, ininterrottamente, intrigandoti pagina dopo pagina ma il “come”... eh, il “come” è la musica. Senza la quale, che ne sarebbe della danza?

Dickens, forse, è “più grande” di Jane Austen. Ma per quanto i suoi personaggi femminili siano straordinari, e la sua scrittura sia ben lungi dal “suonare” unilateralmente maschile, la sua “voce” non è mai di donna. E soffre, pertanto, di una carenza che per i lettori come me, come noi, che amiamo sentire le donne parlarci, sarebbe per sempre incolmabile se la sua epoca non fosse stata, anche, l’epoca di Jane Austen.

Mi sarebbe piaciuto, allora, che Comunista di nascita s’intitolasse Donna di nascita? Può darsi. Ma in questo titolo, forse, non avrei sentito una voce uguale e diversa accanto alla mia.

(Domenica 28 maggio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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FONTI:

«Nel 1996, nel corso del programma televisivo 60 Minutes, fu chiesto all’ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, Madeleine Albright, di commentare la notizia che “in seguito alle sanzioni contro l’Iraq mezzo milione di bambini sono morti [...] Più di quanti ne morirono a Hiroshima [...] Vale la pena di pagare questo prezzo?” Albright rispose: “Credo che si tratti di una scelta molto difficile, ma noi pensiamo che valga la pena di pagarlo”» (Howard Zinn, Storia del popolo americano, 1980, ’95, ’98, 2003, Milano, Il Saggiatore, 2010, pag. 451).

“Noi ci leviamo per degli ideali che sono più grandi di noi stessi e percorriamo il mondo non per saccheggiare ma per proteggere, non per asservire ma per liberare, non come padroni degli altri ma come servitori della libertà. La nostra è una missione divina” (George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, 2005, citato da Vittoria Calvani, Il Novecento, Milano, Mondadori, 2008, pag. 363).

L’ITALIA SI DISSOCI RADICALMENTE, UNA VOLTA PER SEMPRE, NON IN TEORIA MA IN PRATICA, DA TUTTI I MASSACRATORI PSICOPATICI PER MISSIONE DIVINA!!! (ScuolAnticoli).

Costituzione della Repubblica Italiana, Princìpi fondamentali, articolo 11: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

(Mercoledì 24 maggio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Albart Remanus è un nome fittizio, da me inventato, a cui ricorro ― concludendo la pagina dedicata al Patrimonio dell’Umanità ― per non espormi a ritorsioni da parte di chi crede e pretende, invece, di poter esercitare un “diritto” esclusivo sul pensiero umano, sulle ricerche che a esso si ispirano e perfino sull’immagine di esso nelle menti altrui (cioè sull’immaginazione di quanti vi si accostano con interesse).

Pretesa, si badi, non solo economica ― alla quale niente si può eccepire, finché la legislazione permane quella che più conviene al sistema capitalista ― ma addirittura intellettuale e morale: la pretesa, cioè, tipica delle Chiese, di stabilire dogmaticamente la “Verità” (l’unica lecita, indiscutibile e immodificabile da parte dei “non autorizzati” dalla Chiesa stessa) riguardo al pensiero in oggetto, alla ricerca su di esso, e alla sua immagine nelle menti altrui. E di perseguitare gli eventuali “eretici” denunciandoli e consegnandoli al “braccio secolare”.

Per questo ho creato Albart Remanus: per poter immaginare, pensare e scrivere di lui tutto quello che mi viene in mente, senza dover di continuo sorvegliarmi per timore di incorrere nelle ire di qualche “papa” o “papessa”.

Ma chi è Albart Remanus? ― vorrete forse sapere.

Albart Remanus è un personaggio importantissimo de Il Pianeta dei Bambini, il mio prossimo romanzo. Ecco, su di lui, qualche riga tratta dal capitolo La morte di Albart Remanus:

 

Erano gli anni convulsi che precedettero il Grande Abbandono. Avevo ventitré anni ed ero tra gli allievi di Francesco Labro, un fisico di fama mondiale. Io e alcuni altri ci riunivamo nel suo studio ogni venerdì pomeriggio per approfondire con lui le lezioni della settimana.

Una volta arrivai in anticipo, e per una decina di minuti rimasi solo, in piedi, a un passo dalla sua scrivania.

Non rammento la data precisa, purtroppo. Ma ricordo come se la vedessi ora la stanza tappezzata di libri, ampia, luminosa, e ricordo con emozione che da dietro una parete mi giungeva il battito profondo, possente, come di un cuore gigantesco, di un ascensore antico che non si fermava mai.

Mentre attendevo, guardandomi intorno, vidi il nome di Albart Remanus sulla copertina, nera come lo Spazio profondo, del suo primo, fondamentale, indimenticabile libro: L’Universo umano.

Non ne avevo mai sentito parlare. Pensai che fosse sulla scrivania di Labro perché egli voleva parlarcene ― ero quasi sicuro, anzi, che volesse segnalarlo soprattutto a me: non ero forse io lo studente a cui più rivolgeva lo sguardo durante le lezioni?... Invece in quel momento la porta si aprì, il professore entrò senza rispondere al mio saluto seguìto da alcuni dei miei compagni, e per due ore, finché l’incontro non si concluse, non fece il minimo accenno al libro immortale che avrebbe rivoluzionato la Fisica contemporanea e tutte le Scienze umane. Così immortale, invero, che io, in qualche modo, senza rendermene conto, guardandolo ne sentivo già, almeno un po, l’immensa importanza futura.

Nei giorni successivi lo cercai dovunque, ma non riuscii a procurarmene una copia finché non mi recai alla casa editrice (che ne aveva stampate poche centinaia ed era stata colta alla sprovvista dalla rapidità con cui erano andate esaurite). Non sapevo perché lo desiderassi così tanto. Ma oggi penso che fu anche perché il professor Labro aveva fatto in modo che lo vedessimo (o piuttosto che lo vedessi io) distinguendolo dalle migliaia della sua biblioteca col metterlo sulla scrivania, e poi, invece, non ne aveva parlato.

Mai più egli accennò a L’Universo umano e al suo geniale Autore, né a lezione né nel suo studio, e mai più vedemmo quel libro sulla sua scrivania. Finché io, una volta, mi feci coraggio e davanti a tutti gliene parlai per primo.

Così, i giorni in cui seppi di Albart Remanus, delle sue scoperte e del suo pensiero furono anche i giorni in cui intuii ― senza rendermene conto, solo con un vago, incomprensibile sentimento che non tutto, intorno a lui, andasse come sarebbe piaciuto a me ― la confusione affettiva e intellettuale per cui la cerchia più “intima” del Genio tentò fin dallinizio, riguardo appunto alle sue scoperte e al suo pensiero, non solo di diffonderli con entusiasmo, ma anche di diventarne, in qualche modo, i gelosissimi “sommi sacerdoti”...

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(Domenica 21 maggio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Patrimonio dell’Umanità è la pagina di ScuolAnticoli contro chi tenta di appropriarsi delle scoperte e del pensiero altrui.

 

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(Sabato 6 maggio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Che direste, care donne (o almeno pensereste) di un uomo che nega che la donna abbia un’anima, che le impone il silenzio quando non è interpellata, che al minimo cenno di resistenza la picchia, la tortura e la brucia viva, che non fa l’amore con lei e le impone di non farlo con alcun altro, che mai le parla ma comanda soltanto, che mai l’ascolta se non quando lei umilmente si confessa, che le impedisce di lavorare ma ne fa la propria serva, che pretende di esercitare un controllo assoluto sul suo comportamento e perfino sul suo corpo, e che non solo non le permette di divorziare ma le minaccia una punizione eterna se lei lo abbandona?

Che direste, care donne, di un uomo così?

Ebbene: un uomo così, almeno, prima o poi creperebbe, e sia pure in tarda età vi lascerebbe libere per una decina d’anni! La Chiesa, invece, non crepa mai, e da venti secoli vi odia, vi disprezza, vi tormenta, vi umilia e vi domina: tutte le mostruosità di quell’ipotetico uomo, è la Chiesa che le ha perpetrate contro di voi per duemila anni, e alcune di esse ― le più “raffinate” e scaltre ― séguita a perpetrarle ancora oggi con disumana determinazione. In attesa di ricominciare a commettere anche le altre, anche le più feroci, se mai torneranno tempi per essa “migliori”.

Un uomo così, care donna, quale “cultura”, quali “idee”, quale mentalità coltiverebbe nei vostri figli? Non occorre certo che ve lo dica io: sapete meglio di me, per dolorosa esperienza, che cercherebbe di farne i “cloni” di sé stesso, di istillare anche in loro il proprio odio, il proprio disprezzo, e la medesima, più o meno consapevole, disposizione alla violenza contro di voi. Un uomo così potrebbe arrivare perfino a violentarli, i vostri figli, nel pazzo e criminale tentativo di distruggerne la naturale umanità, il naturale rispetto per voi. Ma, allo stesso tempo, li vorrebbe capaci di fingere amore (così abilmente da crederci essi stessi) per il tempo necessario a farvi innamorare e a sottomettervi.

Ebbene, care donne: quell’uomo ― quella trista, grottesca imitazione d’uomo ― è la Chiesa cattolica. La sua religione. E forse tutte le religioni. Complici e istigatrici, da millenni, di una pazzia maschile che nei malati più gravi arriva fino all’omicidio.

Come mai, allora, voi donne siete (mediamente) più religiose degli uomini? Come mai ubbidite più degli uomini ai preti, affollate più degli uomini le funzioni religiose, vi dedicate più degli uomini all’educazione religiosa dei figli e perfino delle figlie?

Non vi sembra “strana”, care donne, una vittima che adora il proprio aguzzino molto più di coloro ― gli uomini ― che invece l’aguzzino privilegia?

È un fatto. Così vanno le cose. Non solo: voi donne siete le prime e più devote seguaci dei “santoni”, degli “indovini”, dei “guaritori”, dei “guru”, dei mestatori politici, dei “duci” o aspiranti tali, di chiunque ― insomma ― approfitti della vostra sottomissione a Dio per sottomettervi anche a sé stesso.

Perché?

Forse perché voi donne siete più stupide di noi?

Io non lo penso. Ma se non è vero, se non siete più stupide di noi, per l’apparente credulità di molte di voi dobbiamo cercare e trovare un’altra spiegazione. La vera spiegazione.

Che potrebbe essere la seguente.

Non poche di voi, penso, “respirando” fin dalla più tenera età un odio e un disprezzo che addirittura precede le vostre nascite (Auguri e figli maschi!) a poco a poco finite col convincervi di essere davvero inferiori, e quindi di dovervi sottomettere e lasciar guidare. Da chi? Dagli uomini, poiché le religioni e le Chiese li proclamano superiori a voi. Da uomini, padri, mariti, santificati e divinizzati in quanto maschi a immagine e somiglianza dell’Onnipotente, maschio anche Lui.

Non solo.

L’odio e il disprezzo sparsi a piene mani dalle religioni e dalle Chiese inducono molti uomini a odiare, disprezzare e distruggere, entro sé stessi, tutto ciò che è “femminile”: a rendersi disumani, freddi, duri, razionali e anaffettivi... per non assomigliare a voi. E, di conseguenza, a costruire un mondo relazionale, culturale, sociale, economico e politico altrettanto mostruoso, in cui essi si muovono “abilmente” poiché sono essi che lo hanno edificato. Mentre voi, che quel mondo lo subìte, vi ci muovete con difficoltà, con impaccio, con profondo disagio, quando non con orrore, annaspando e soffocando come pesci fuor d’acqua, e anche per questo siete giudicate inferiori, stupide, penosamente bisognose di guida e di protezione, e talvolta finite voi stesse col sentirvi tali. Come se il mondo maschile modellato dalla razionalità religiosa sia l’unico possibile, e voi ― non riuscendo a dominarlo, a servirvene, o almeno a barcamenarvi “bene” quanto gli uomini ― dobbiate riconoscervi un’umanità deficitaria e disabile.

Come non ricordare, qui, la mia povera madre? Al cui padre, imponente patriarca della famiglia, per tutta la sua infanzia e adolescenza piacque spesso mostrarle le mani unite a mo’ di becco d’oca ― me lo raccontò lei stessa ― per significarle quanto era sciocca e credulona? Eppure lei lo adorò per tutta la vita, e più di lui adorò Dio e ubbidì ai suoi papi e vescovi e preti.

(Chiaro che ciò danneggia e rovina anche noi! Però non tutti, ma solo quelli di noi che cercano di rimanere umani).

Che dire, a questo punto, dei “mistici” “romantici” e “mansueti” alla Bergoglio?

Che la loro funzione, lo sappiano o meno, è quella di far sembrare “buona”, cospargendola d’incenso, una istituzione che nascondendosi dietro di loro può anche, di tanto in tanto, “riformarsi” e “modernizzarsi”, ma serbando intatta nei secoli la fede in Dio. Cioè nell’idea delirante dell’inferiorità dell’essere umano dinanzi a un’entità superiore. E, di conseguenza, nell’idea ancora più mostruosa della vostra inferiorità dinanzi agli uomini, senza la quale gli uomini potrebbero amarvi davvero e, finalmente, amandovi dimenticare Dio e liberarsene insieme a tutti i suoi scaltri “rappresentanti”.

E che dire, poi, del “vezzo” pretesco di vestirsi da donne ― e perfino di scimmiottarvi nei modi e nell’eloquio ― per convincervi di esservi più vicini degli altri uomini e più in grado di comprendervi? E, allo stesso tempo, per sottomettere più facilmente anche noi, anziché con la violenza, con la fasulla “umiltà” che ci disarma?

So, care donne, che in quanto uomo non debbo elargirvi consigli, tanto più se non sollecitati...

Infatti il mio non è un consiglio, né tanto meno una lezione, ma un’accorata richiesta d’aiuto: donne carissime, smettete di inginocchiarvi dinanzi a chi vi odia e vi disprezza! Avete più volte dimostrato, nel corso dei millenni, che soltanto voi siete capaci di cambiare il mondo davvero, e per di più senza ricorrere alla violenza: smettete, dunque, di inginocchiarvi dinanzi a Dio e ai suoi preti, e all’istante, come per un immane ma impercettibile terremoto, della Chiesa tutta non resterà pietra su pietra.

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(Sabato 8 aprile 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Quattro anni fa, quando la scienza “scoprì” l’intuizione creativa...

Mi pare che abbia un senso, a qualche settimana dal “cortese” “invito” che mi ha indotto a rimuovere da ScuolAnticoli unimmaginaria copertina futura de Le Scienze, riproporre questo mio post del maggio 2013 sullimmaginazione...

 

A più di mezzo secolo dalla prima edizione di Istinto di morte e conoscenza, di Massimo Fagioli, la scienza mainstream “scopre” qualcosa di (vagamente) analogo al concetto di immaginazione come capacità che distingue l’animale umano da tutti gli altri.

Nel numero di maggio de Le Scienze, in un articolo dedicato a Le origini della creatività, di Heather Pringle (una giornalista scientifica canadese che collabora con la rivista Archeology) leggo: Gli scimpanzè adoperano con grande abilità un’ampia gamma di strumenti: pietre per aprire noci, foglie per raccogliere l’acqua da cavità degli alberi, e stecchi per scavare nutrienti radici vegetali. Ma non sembrano capaci di far progredire tali conoscenze o di perfezionare le loro tecniche: “Gli scimpanzè possono far vedere ad altri scimpanzè come acchiappare le termiti” dice Christopher Henshilwood, dell’Università del Witwatersrand a Johannesburg, “ma non migliorano la loro tecnica, non dicono: «facciamolo con un altro tipo di bastoncino». Si limitano a fare ogni volta la stessa cosa”. Gli esseri umani, invece, non hanno questo tipo di limiti. [...] Nessun singolo individuo, per esempio, ha tirato fuori da solo tutta l’intricata tecnologia incorporata in un computer portatile: questi risultati nascono dalle intuizioni creative di intere generazioni di inventori (Le Scienze n°537, maggio 2013, p. 41; grassetto di ScuolAnticoli).

Siamo ancora ben lontani, naturalmente, dalla maggior parte (o anche solo da alcune) delle fondamentali implicazioni del concetto di immaginazione nelle scoperte e nell’elaborazione teorica di Massimo Fagioli. Ma è, finalmente, qualcosa nella giusta direzione.

E io, nel mio piccolissimo, ne sono contento anche perché da più di trent’anni insegno agli alunni anticolani (riferendomi alle scoperte di Massimo Fagioli, ma senza poter darne alcuna conferma da parte della scienza mainstream) che è l’immaginazione quel che ci distingue dagli altri animali attualmente viventi. Come ricorderanno, per esempio, le ragazze e i ragazzi che nel 1994-95 scrissero con me la sceneggiatura e collaborarono alla realizzazione del film Arriva l’Ispettore. In cui, a un certo punto, alcuni alunni della Scuola media di Anticoli Corrado trovavano non solo le tracce di un preistorico Homo Anticolensis, ma addirittura... lui in persona. Che, su loro invito, veniva a scuola a parlare di sé. E a un certo punto si esprimeva (quasi) come vent’anni dopo si sarebbe espresso il professor Henshilwood:

HOMO ANTICOLENSIS: Anche gli animali usano semplici strumenti: certe scimmie, per difendersi, usano pietre e bastoni; certi uccellini, i pavimenti delle terrazze per rompere i pinoli... Anche gli animali fabbricano nidi e dighe, scavano tane e formicai... Anche gli animali possono “dirsi” se hanno fame o paura, cercarsi o respingersi... Anche gli animali ricordano, hanno esperienza, sanno e ragionano: tendono agguati, sfuggono alle trappole, insegnano ai piccoli dov’è la vita e dov’è la morte... Eppure non sono umani. Poiché gli animali ripetono sempre. Nessun animale, mai, ha potuto cambiare qualcosa in meglio.

Farà piacere, forse, a quei ragazzi oggi più che trentenni, sapere di avere ricevuto un insegnamento dal futuro, cioè in anticipo di (almeno) vent’anni sulla scienza “ufficiale”? Spero di sì. E chissà, forse nessun egregio avvocato di un ancor più egregio avente diritto mi scriverà per censurare anche questo post.

(Venerdì 3 maggio 2013-mercoledì 23 marzo 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Martedì 14 marzo 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Fotografia di Luigi Scialanca.

(Mercoledì 8 marzo 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Richiedenti asilo, benvenuti ad Anticoli Corrado!

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge (Costituzione della Repubblica Italiana, Princìpi fondamentali, articolo 10, comma 3).

Clicca qui per scaricare il testo in .pdf. O qui per scaricarlo in .doc

(Lunedì 13 febbraio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Giovedì 19 novembre 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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(Lunedì 17 agosto 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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E se dal giorno in cui veniamo al mondo, anno dopo anno, con una serie di riti si tentasse di confondere, in ognuno di noi, l’esperienza umana della vita?

Se con un primo rito si cercasse di mistificare, nei nostri genitori e un domani in noi, il significato umano delle nostre nascite?

Se più in là, con un secondo rito, si tentasse dingannarci sul rapporto umano convincendoci che esso è sacrificio disumano di sé e dell’altro?

Se quindi, con un terzo rito, si cercasse di confonderci sullumana ricerca di ognuno di noi sulla propria storia riducendola a un’interminabile sequela di ammissioni e cancellazioni di colpe?

Se in seguito, con un quarto rito, si tentasse di cancellare, in ognuno di noi, il senso del fondamentale momento del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, e con esso il rapporto umano della donna con l’uomo e dell’uomo con la donna?

Se poi, con un quinto rito, si cercasse di devastare, in ognuno di noi, lumanità dell’amore, con le sue gioie e le sue sofferenze, raggelandola in un dogmatico dovere verso la divinità?

E se infine, con un sesto rito, si tentasse di falsificare il significato umano della morte spacciandola per una nascita? E alterando, così, il senso dell’intera vita?

Sarebbe mostruoso, vero?

Ebbene, dipende solo da noi che così non sia. Da ognuno di noi.

(Domenica 17 maggio 2015. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

 

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Femmina e Maschio, un appassionante romanzo di Luigi Scialanca

Nel 2097 la Terra è un mondo abbandonato, e chi non ha potuto lasciarlo

stenta a rimanere umano. Un vecchio solitario insegue, non visto, una ragazza

in fuga dai suoi aguzzini. Per aiutarla? Per violentarla e ucciderla? Solo i lupi

dagli occhi d’oro e dal manto azzurro che li spiano dal folto sanno, forse,

pur senza esserne consapevoli, dove andare e cosa fare per non essere distrutti...

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“Ralph” disse Fabian, “hai mai visto un insegnante mangiare?”
“No” disse Ralph. “E tu?”
“Nemmeno io... È strano, no?”
“Cioè?”
“Non lo so. Tu che ne pensi? Forse... non sono come noi?”
“Non umani, vuoi dire?”
Ma umani era un termine di cui Fabian non conosceva il significato, e si vergognò di rispondere. In quel momento la figura allampanata di un insegnante maschio, come se li avesse uditi, emerse dal canneto sulla riva opposta

scrutandoli come un uccello da preda.
“Scappiamo?” disse Fabian, fingendosi calmo.
“Perché?” disse Ralph, con allegra impudenza. “Hai mai visto un insegnante nuotare?”
Risero, e per l’uccellaccio fu come un segnale: “Ragazzi!” urlò. “Tornate a scuola!” E dopo qualche istante, di nuovo: “Ragazzi! Tornate a scuola!”
Si alzarono, sapendo che altrimenti avrebbe seguitato all’infinito, e senza affrettarsi, dopo che Ralph ebbe assicurato la lenza a un arbusto, si nascosero nel folto.
“E se abboccano proprio ora?” disse Fabian.
“Sarebbe il colmo!” disse Ralph.
Il richiamo si ripeté per qualche minuto. Poi, dimenticandosi di loro, l’insegnante tacque, si allontanò e scomparve...

Da un capitolo (fra i tanti) de Il Pianeta dei Bambini, work in progress.

703/1000, Riofreddo, 10 novembre 2012.

Le Mille più Belle immagini di ScuolAnticoli...

703/1000, Riofreddo, 10 novembre 2012.

(Clicca sulla foto, per ingrandirla)   (Clicca qui per andare a vedere le prime 500)

(Clicca qui per andare a vedere le seconde 500)

Anticolane e Anticolani

Con mille scuse a quasi tutti coloro che non appaiono: sarà per la prossima volta!

(Domenica 13 maggio 2017. Luigi Scialanca, scuolanticoli@katamail.com).

Passeggiata ad Anticoli Corrado

Sette minuti di Anticoli Corrado. Sette minuti di pura bellezza.

E qualche istante di malinconia.

Clicca qui per vedere il video!

80 divertentissime immagini (e un video ancora più divertente)

del Picnic della Scienza del 28 aprile 2017

Quinta, Prima, Seconda e Terza di Anticoli Corrado in...

Anticolani ai Confini della Realtà

cliccando qui!

Clicca qui per il bellissimo video del Concerto del 22 aprile 2017!

Purtroppo si sente anche il vento (ma in compenso non si sente il presentatore).

Un vento gelido, a raffiche, il cui frastuono la pur potente telecamera

di ScuolAnticoli non è riuscita a neutralizzare... Eppure, malgrado ciò, il freddo

che intirizziva le dita dei musicisti niente ha potuto contro il tepore dei loro cuori,

e la performance di tutt’e due le Bande è stata eccezionale!

Come potrai constatare cliccando qui!

Clicca qui per andare alla pagina dedicata!

Clicca qui per il video della prima uscita di Eleonora con la Banda!

Quasi ogni donna, nell'infanzia, fu talora un maschietto. Pochi uomini, invece, furono bambine almeno una volta.

Testo di Luigi Scialanca. Immagine tratta dalla Green 'N' Growing Collection

(The History of Home Demonstration and 4-H Youth Development in North Carolina),

Special Collections, North Carolina State University Libraries - 1951, North Carolina, il cui

originale è nel North Carolina State University Libraries Special Collections Research Center.

Il libro sul banco è il testo scolastico Sharing Adventures, Macmillan Reader, 1951).

Quel giorno, Luigi tornò da Stella dopo pochi minuti e si sedette accanto a lei.

“Che ti è successo?” si stupì la ragazza. “Hai litigato?”

Il bambino scosse il capo.

“Vuoi giocare con me?”

“No, grazie.”

“Ma sei triste? Ti senti poco bene?”

“No, sto bene!” disse Luigi, e le sorrise per farle vedere che era vero.

“Vuoi che ti legga?”

“No, grazie.”

Allora Stella sprofondò di nuovo nel suo libro e Luigi, di sottecchi, spiò la bambina la cui apparizione lo aveva indotto a lasciare il pratone per poter guardarla da un luogo sicuro...

Clicca qui per continuare a leggere La Regina delle Bambine su ScuolAnticoli!

Oppure qui per scaricarlo in .pdf!

Clicca qui per le foto!     Clicca qui per il video!

Clicca qui per vedere il video! O qui per le singole immagini!

Ecco, finalmente, l’imperdibile video del

Saggio di Musica e Danza

della Prima, Seconda e Terza Media del 1996-97 !!!

Ad Anticoli Corrado, in piazza Santa Vittoria, il 10 giugno 1997,

con la prof.sa Mariangela Albanese e... ScuolAnticoli!

Cliccando qui!

30 bellissime immagini della fontana di Arturo Martini ghiacciata sabato 7 gennaio 2017... cliccando qui!

30 bellissime immagini della fontana di Arturo Martini

ghiacciata. Piazza delle Ville, sabato 7 gennaio 2017...

cliccando qui!

Il video del bellissimo Concerto del Complesso Bandistico Santa Cecilia di Anticoli Corrado di lunedì 26 dicembre 2016

Il video del bellissimo Concerto del

Complesso Bandistico Santa Cecilia di Anticoli Corrado

di lunedì 26 dicembre 2016

cliccando qui!

 giovani artisti della Terza Media di Anticoli Corrado espongono le loro prime opere nella splendida cornice del Civico Museo d'Arte moderna e contemporanea

I giovani artisti della Terza Media di Anticoli Corrado

espongono le loro prime opere nella splendida cornice

del Civico Museo d’Arte moderna e contemporanea:

35 immagini, una più bella dell’altra, cliccando qui!

E c’è anche un video!

Clicca qui per vedere le immagini del film!

E sui link qui di seguito per leggere anche il testo!

Omaggio alla Modella Anticolana

Clicca qui per scaricare il testo in .pdf     Oppure qui per scaricarlo in .doc

Storia di un “magnifico diciannovenne”, Karl Marx,

della ragazza, Jenny, che lo amò e da lui fu amata,

e della “pura perla” che per un attimo, ma non

per sempre, egli “tenne alta alla luce del sole”

Karl, Jenny, Heinrich e la pura perla

oppure, direttamente in .pdf, cliccando qui

A Ian Tattersall, paleoantropologo, scrittore e curatore emerito

dell’American Museum of Natural History di New York,

va riconosciuto un merito: è stato il “primo”

― anche se qualche decennio dopo Massimo Fagioli ―

a parlare dell’essere umano come di un caso unico tra i viventi...

Clicca qui per continuare a leggere su ScuolAnticoli,

qui per scaricare il testo in .pdf o qui per scaricarlo in .doc

Il 22 gennaio 1891 nasce ad Ales, in Sardegna,

Antonio Gramsci (1891-1937).

Antonio Gramsci è su ScuolAnticoli in:

Una boccata d’aria pura

Antonio Gramsci sulla religione e sulla Chiesa cattolica

Antonio Gramsci sull’immaginazione e la fantasia (in .pdf)

Antonio Gramsci su Giordano Bruno (in .pdf)

Clicca qui per vedere il progetto e le immagini nei dettagli!

Clicca su questi link per il video della presentazione

Prima Parte - Seconda Parte - Terza Parte

girato da Carmine Toppi, con gli interventi del prof. Scialanca, degli architetti Misnoli e Saldaneri, e del pubblico in sala!

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Alla ricerca del tempo perduto...

Tutte le Classi della Scuola media di Anticoli dal 1982 in poi...

Tutte le Classi della Scuola media di Arsoli dal 1982 in poi...

Tutte le Classi della Scuola media di Riofreddo dal 1982 in poi...

Tutte le Classi della Scuola media di Roviano dal 1982 in poi...

E inoltre...

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi della Scuola Media Statale Celestino Rosatelli di Arsoli (Roma) e delle sue sedi staccate di Anticoli Corrado, Camerata Nuova, Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti, dai primi anni '80 a oggi

(Quasi) Tutte le Gite e i Viaggi dal 1980 in poi...

dei ragazzi di ieri e di oggi di Anticoli, Arsoli, Camerata Nuova,

Riofreddo e Roviano: dalle più antiche alle più recenti,

dai primi anni ’80 a oggi.

ScuolAnticoli sulla Scuola

(per la Scuola vera, che è di tutti

contro la “scuola” “buona”, che è dei piddino-renzisti)

Perché noi Docenti non dovremmo eleggere i nostri rappresentanti nel comitato di valutazione

(Lunedì 16 novembre 2015)

La “buona” (da mangiare) Scuola renzista

(Venerdì 18 settembre 2015)

Chi è “il primo della classe”?...

(Sabato 12 settembre 2015)

Chi distrugge nei ragazzi la speranza nella Scuola?

(Lunedì 25 maggio 2015)

Un governo che aggredisce gli insegnanti davanti agli alunni non è diverso da...

(Lunedì 8 giugno 2015)

Perché blocchiamo gli scrutini?

(Giovedì 4 giugno 2015)

La “scuola” americana modello della “scuola” renzista: in 45

degli Stati Uniti la scrittura a mano è una materia facoltativa

(Sabato 30 maggio 2015)

La Scuola è un luogo di realizzazione nei rapporti umani...

(Mercoledì 13 maggio 2015)

La Scuola è sotto attacco in tutto il mondo...

(Domenica 12 aprile 2015)

Che cos’è la giustificazione delle assenze da Scuola?

Adempimento ed evasione dell’Obbligo Scolastico

La Fine della Rosatelli di Arsoli, simbolo della Distruzione

della Scuola degli Italiani e della nostra Memoria

Riconosci i falsi insegnanti

Il registro personale del docente - normativa

Hai dei dubbi su cosa sia lobbligo scolastico?

Clicca qui e ti saranno tolti.

Non trovi la pagina di ScuolAnticoli che cerchi? Clicca qui, vai alle "Pagine da non perdere" e la troverai!

Dopo otto anni, la pagina Inesistenza del cielo su Anticoli Corrado

si conclude avendo raggiunto il suo obiettivo fondamentale: la

più vasta documentazione mai raccolta sull’inesistenza del cielo.

La più vasta documentazione mai raccolta sull'inesistenza del cielo: L'Inesistenza del cielo su Anticoli Corrado.

Le bellissime pagine della Maestra Cristina:

per grandi e piccini.

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Le Pagine della Valle dell’Aniene, luogo tra i più belli del Lazio e d'Italia.

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Le Pagine delle nostre Scuole, dei Ragazzi, delle Famiglie e degli Insegnanti: clicca qui per vederle tutte!

Le Pagine delle Scuole

dei Ragazzi, delle Famiglie e degli Insegnanti.

Vuoi tirarti sù?

Vedrai che

l’Inesistenza del Cielo su Anticoli ti farà bene.

Vuoi tirarti sù? Vedrai che l'inesistenza del Cielo su Anticoli Corrado ti farà bene!

Le bellissime Pagine dei nostri ottimi e cari Collaboratori e Amici.

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Le Pagine di Anticoli Corrado: com'era, com'è e come (forse) sarà.

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com’era, com’è

e come (forse) sarà.

Vuoi leggere ma non hai tempo? In "Righe di Libri" il tempo per te lo mettiamo noi.

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La Valle a portata di click: Paesi e Meteo della Valle dell’Aniene.

Tutta la Valle dell'Aniene a portata di click: tutti i Paesi e tutti i Meteo della Valle dell'Aniene.

Una Bellissima Signora di 65 anni: la Costituzione della Repubblica Italiana.

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Lo Statuto dei Lavoratori, per conoscere tutti i tuoi Diritti di Lavoratore.

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Quando i Migranti eravamo Noi: una pagina per aiutarci a restare Umani.

Quando i Migranti eravamo Noi: una pagina per aiutarci a restare Umani.

La pagina della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

Hai dei dubbi (come li abbiamo noi) sul fatto che in Italia i Diritti dei Minori di 18 anni siano davvero e sempre rispettati Consulta la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia e scopri quanti Diritti ignoravi di avere cliccando qui!

La Guerra incostituzionale italiana in Afghanistan.

La pagina della Guerra incostituzionale italiana in Afghanistan

Hai dei dubbi (come li abbiamo noi) sugli Psicologi a Scuola? Consulta la Carta dei Diritti del consumatore-utente di prestazioni psicologiche e tutti i nostri Materiali sull’argomento cliccando qui.

Psicologi a Scuola? Consulta la Carta dei Diritti e i nostri Materiali su questo argomento.

Non trovi la pagina che cercavi? Clicca qui, sulle PAGINE DA NON PERDERE, e vedrai che salterà fuori.

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La dichiarazione dei diritti degli animali

Hai dei dubbi (come noi) sul fatto che in Italia e nella Valle dell'Aniene i diritti degli animali siano rispettati? Leggi la Dichiarazione universale dei diritti degli animali.

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L'immagine di sfondo di questa pagina, raffigurante piazza delle Ville ad Anticoli Corrado, è un dipinto dell'artista danese Viggo Rhode (1900-1976). L'ha segnalata a ScuolAnticoli il signor Peter Holck. Rielaborazione grafica di Luigi Scialanca.

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Libera Scuola di Umanità, senza fedi né credi,

ispirata alle scoperte di Massimo Fagioli

e alla Costituzione della Repubblica Italiana.

Diretta da Luigi Scialanca - Anticoli Corrado (Roma).

Aggiornata al 29-6-2017.

Buon luglio a tutti!

Pensieri precedenti

Pensiero del Giorno n° 1.122

Ogni anno, in settembre e in giugno, si apre e si chiude

la seconda e ultima porta del futuro dell’Umanità: la Scuola.

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